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	<title>Parigi Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Parigi: la deuxième fois</title>
		<link>https://www.borderliber.it/parigi-la-deuxieme-fois-impala-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 22:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Parigi: la deuxième fois&#8221; è una poesia di Sebastiano Impalà. La foto in copertina è stata scattata dall&#8217;autore Parigi mi sta sulla pelle sul collo, negli occhi e le ascelle, pazzia di un mattino ribelle, sul neo sulla coscia sinistra, le ossa che scricchiolano in metro. Ti amo bellissima donna che femmina ti vesti di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><strong>&#8220;Parigi: la deuxième fois&#8221; è una poesia di Sebastiano Impalà. La foto in copertina è stata scattata dall&#8217;autore</strong></div>
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<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Parigi mi sta sulla pelle</div>
<div dir="auto">sul collo, negli occhi e le ascelle,</div>
<div dir="auto">pazzia di un mattino ribelle,</div>
<div dir="auto">sul neo sulla coscia sinistra,</div>
<div dir="auto">le ossa che scricchiolano in metro.</div>
</div>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Ti amo bellissima donna</div>
<div dir="auto">che femmina ti vesti di sera</div>
<div dir="auto">col tuo décolleté conturbante,</div>
<div dir="auto">la luce sensuale che emani</div>
<div dir="auto">nei viali di gente comune,</div>
<div dir="auto">colori di mille persone</div>
<div dir="auto">che annusano amori e sgomenti.</div>
</div>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">La mente tu nutri con libri,</div>
<div dir="auto">teatri musei e concerti</div>
<div dir="auto">mangiando baguette</div>
<div dir="auto">nei parchi, su torri,</div>
<div dir="auto">boulevard e la Senna.</div>
</div>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Tu ami i tuoi figli più grandi</div>
<div dir="auto">filosofi scienziati e cantanti,</div>
<div dir="auto">poeti pittori e scultori</div>
<div dir="auto">che stringi al tuo seno di mamma</div>
<div dir="auto">donandogli latte e speranza</div>
<div dir="auto">e secoli d&#8217;indipendenza.</div>
</div>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Montmartre li protegge dall&#8217;alto,</div>
<div dir="auto">Lachaise li abbraccia dormienti</div>
<div dir="auto">con tombe coperte da sassi,</div>
<div dir="auto">margherite matite e pennelli.</div>
</div>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Non voglio staccarmi da te,</div>
<div dir="auto">sorella anarchica e assorta</div>
<div dir="auto">ti lascio i miei liquidi versi</div>
<div dir="auto">sui muri, le crepe e i canali</div>
<div dir="auto">sperando tu possa baciarmi</div>
<div dir="auto">adesso, domani, per sempre.</div>
<div dir="auto">&#8212;</div>
</div>
<h4 dir="auto">Chi è Sebastiano Impalà?</h4>
<p>Sono nato a Torregrotta, in provincia di Messina nel 1960 e vi ho vissuto fino al 1984. Dopo gli studi liceali ed universitari mi sono trasferito a Milano per motivi di lavoro. Attualmente vivo a Reggio Calabria, con la mia famiglia, dove lavoro come funzionario statale. Scrivo poesie, aforismi e racconti sin dall’infanzia e considero la poesia come quintessenza della vita stessa. Della Sicilia porto sempre i colori e le essenze della natura e del mare che tanto mi hanno ispirato.</p>
<p>Ho pubblicato quattro sillogi dal titolo:<br />
&#8211; Ossigeno e pensieri (David and Matthaus edizioni) 2013/2014 in due diverse edizioni<br />
&#8211; Normanni e visi d’arabi (Maurizio Vetri editore) 2016<br />
&#8211; Donne a cavalcioni d’asino (Convivio editore) 2018<br />
&#8211; Mimose pudiche e rami d’ulivo (VJ edizioni) 2022</p>
<p>Di prossima pubblicazione un romanzo e una nuova silloge di poesie.</p>
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		<title>Non regalate orsacchiotti agli sconosciuti</title>
		<link>https://www.borderliber.it/non-regalate-orsacchiotti-grandinetti-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2025 23:01:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Grandinetti]]></category>
		<category><![CDATA[Incontro]]></category>
		<category><![CDATA[Ironia]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Orsacchiotto]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non regalate orsacchiotti agli sconosciuti&#8221; è un racconto di Daniela Grandinetti. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autrice «Non posso, davvero non posso accettarlo.» «È così che ringrazi per i regali?» «Ma questo non è un regalo!» «Per me lo è e tu lo stai rifiutando!» Lo ammetto, in testa girava un’espressione che non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Non regalate orsacchiotti agli sconosciuti&#8221; è un racconto di Daniela Grandinetti. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autrice</strong></p>
<p>«Non posso, davvero non posso accettarlo.»<br />
«È così che ringrazi per i regali?»<br />
«Ma questo non è un regalo!»<br />
«Per me lo è e tu lo stai rifiutando!»<br />
Lo ammetto, in testa girava un’espressione che non osavo proferire: “ma sei scemo?”, ma come si fa a ferire un ragazzo così tenero, così dolce…. ragazzo poi! Per quel che ricordo non era più tanto un ragazzo. Aveva 27 anni o giù di lì. Era quasi un uomo, anzi, senza quasi.<br />
Già la settimana precedente ero rimasta perplessa davanti al garzone del fioraio…. no, garzone del fioraio è brutto, però fa tanto film francese, sì, lo so che garçon è cameriere e non c’entra niente, ma il suono in compenso fa molto Parigi e già li vedi i chioschi sulle piazzette all’uscita del metrò con tutti quei fiori di campo dai colori bellissimi, giallo, viola, arancione, rosa. Ti richiamano subito la fisarmonica e la voce di Juliette Greco che intona <strong>Sous le ciel de Paris</strong> e ti vedi volteggiare in un vestito leggero a maniche corte a fiori minuscoli che svolazza mentre il tuo compagno ti stringe alla vita con presa sicura e a passo di danza girate tutt’intorno alla piazza che è umida di una pioggerellina che sulla pelle è benefica, ballate in mezzo alla gente, voi non li vedete, ma loro muovono la testa a ritmo seguendo la musica e i passi, e sorridono, sorridono, partecipi, compiaciuti….. no, aspetta, non correre, torna indietro.<br />
Era garzone appunto, non garçon. E garzone se mai ricorda il commesso malpagato, il ragazzo di bottega della salumeria di <strong>Sor Mario a Tiburtina</strong> che fa le consegne a domicilio e odora di mortadella.<br />
Ecco. Aveva sbagliato tutto. Se m’avesse mandato, che so, un panino con la mortadella, di quella rosa, sottile, profumata, con i pistacchi, a me non sarebbero venuti in mente tutti quei pensieri scemi su Parigi che avevano fatto sì che guardassi il ragazzo del fioraio (che poi magari era proprio il fioraio in persona, che ne so?) in modo strampalato da fargli dire:<br />
«È lei M.N.? perché se è lei, questi sono suoi.»<br />
“Questi” era un mazzone di rose rosse, non me lo ricordo quante fossero, ma erano tante. Un mazzone appunto.<br />
Ora, se mi mandi un mazzone di rose rosse, altro che <strong>Juliette Greco</strong> e la visione romantica di <strong>Parigi</strong>, a me vengono in mente le vene gonfie del collo di <strong>Massimo Ranieri</strong> che con piglio virile va dicendo rose rosse per te ho comprato stasera e il mio cuore lo sa cosa voglio da te.<br />
A parte il fatto che il tuo cuore sappia cosa vuole da me, non significa affatto che il mio voglia la stessa cosa, anzi non mi pare proprio, ma quella canzone dice anche: d’amore non si muore.<br />
E allora se già dichiari in partenza che il tuo non sarà mai un amore per sempre e nonostante tutto, che me le mandi a fare tutte ste’ rose?<br />
«Signorina ha capito o no che queste rose sono per lei?»<br />
Presi il mazzo come se fossero carboni ardenti e richiusi la porta. Magari avrei dovuto dargli una mancia, ma secondo me quello era il fioraio in persona, mica si dà la mancia al padrone che oltretutto co sto’ mazzone di rose oggi s’è fatto la giornata.<br />
C’era una bustina bianca con il mio nome tra le rose, discreta, timida, sembrava avesse timore a farsi notare. La apro e dentro c’era un foglio scritto a mano. Una poesia. Bella, per quanto ricordi. Ma è un ricordo vago. Lui scriveva poesie, me le aveva fatte leggere qualche volta, ma quella era proprio per me, l’aveva scritta per me.<br />
Se uno vi dedica una poesia, cioè la pensa, la sente, la scrive, la corregge, la rende unica e poi l’appiccica a un mazzone di rose e ve la manda, spendendo anche dei soldi, beh… vuol dire che nella testa di quella persona siete importanti. La cosa quanto meno vi lusinga e voi quella poesia la mettete in un luogo sicuro dove rimarrà – comunque vada – per sempre. Anche perché che ne sapete voi che magari quello un giorno diventerà un poeta famoso e voi, zacchete!, la tirerete fuori e diventate all’improvviso la musa che lo ha ispirato, l’artefice della sua arte?<br />
Voi, non io.<br />
Io non lo so dove l’ho messa. L’ho persa.<br />
E comunque per quel che ne so non è diventato un poeta famoso, credo sia diventato qualcosa tipo un chimico di qualche casa farmaceutica. Un avvelenatore a mezzo di farmaci. Quindi avevo visto giusto.<br />
Insomma, già ero perplessa per le rose, figuriamoci quando quella mattina questo delicato ragazzo biondo cenere (biondo cenere è quello che assomiglia al castano? Perché se no non è quello giusto, tanto per intendersi) mi piomba alle spalle mentre ero intenta sulle mie sudate carte di un libro in biblioteca e mi dice:<br />
«Puoi interrompere un attimo?»<br />
Mi mette in mano le chiavi di un cassetto di quelli dove era obbligatorio lasciare le borse quando entravi in biblioteca e mi fa:<br />
«Vai ad aprire il numero 35, c’è una cosa per te.»<br />
A dire il vero il numero l’ho inventato, non posso ricordare il numero di un cassetto di più di vent’anni fa, no anzi, 30 (ma com’è che il tempo passa così in fretta che mi sbaglio sempre?)<br />
Insomma, ci vado. Lui mi segue.<br />
Io sono curiosa. Lui è impaziente.<br />
Quando lo apro vedo un orsacchiotto, chiaro, seduto, composto, come se fosse lì tranquillo e ubbidiente ad aspettare.<br />
«Cos’è?» Chiedo<br />
«Non lo vedi?» Risponde.<br />
Lo vedevo sì, ma non era una cosa nuova, bello era bello, ma era vecchiotto.<br />
«È mio, è stato il mio amico d’infanzia.»<br />
Mi aveva parlato della sua infanzia difficile, aveva avuto non ricordo bene che malattia, una per cui non poteva correre o affaticarsi, quindi giocava poco con altri bambini. Una cosa triste insomma. Però dell’orsacchiotto non sapevo niente.<br />
«Non si regalano cose così.» Dissi.<br />
«E perché?» Replicò.<br />
«Perché è una cosa importante, un ricordo, un giorno ci ripenserai e lo rivorrai indietro e magari io chissà dove sarò. Te ne pentiresti.» Questo chiamasi mettere le mani avanti.<br />
«Per me è una cosa importante e se voglio regalartelo vuol dire qualcosa.»<br />
«Appunto.» Replicai.<br />
Mi stava davanti, così tenero, con lo sguardo quasi supplichevole. Sentivo che stava cominciando ad offendersi. In fondo mi stava facendo dono di un pezzo della sua vita e io cosa stavo facendo? Lo stavo spingendo a razionalizzare un gesto emotivo del quale avrebbe potuto pentirsi. Avrebbe, ma mica era detto. In fondo che diritto avevo io di azzerare quell’illusione? Se gli piaceva regalarmelo, e sia.<br />
Presi l’orsacchiotto, che era davvero bello. Conservato benissimo, doveva averne avuto molta cura.<br />
Chissà dove sarà finito adesso. Non lo so, come la poesia, non ne ho la minima idea. Magari in una discarica.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La biblioteca di Parigi. Charles e il racconto della memoria</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-biblioteca-di-parigi-charles-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2025 23:01:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>
		<category><![CDATA[Falzone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;La biblioteca di Parigi&#8221; di Janet Skeslien Charles, Garzanti, 2020 Una giovane francese; una biblioteca multiculturale; una guerra. Una Parigi spenta e minacciata, che tenta di sopravvivere e di trovare un motivo per sorridere ancora. Due linee narrative, due tempi, due punti di vista legati perfettamente. La prima linea [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;La biblioteca di Parigi&#8221; di Janet Skeslien Charles, Garzanti, 2020</strong></p>
<p>Una giovane francese; una biblioteca multiculturale; una guerra. Una <strong>Parigi</strong> spenta e minacciata, che tenta di sopravvivere e di trovare un motivo per sorridere ancora. Due linee narrative, due tempi, due punti di vista legati perfettamente.</p>
<p>La prima linea ci catapulta in un posto che fa subito sognare. Il mondo di <strong>Odile</strong> viene presentato con parole e numeri: l’autrice ci immerge subito nel mondo della biblioteconomia e crea delle immagini efficaci per costruire la scena nella nostra mente, dove possiamo anche noi percepire le folate di vento parigino.</p>
<p>La seconda linea temporale si svolge a distanza di circa quarant’anni, quando rivediamo <strong>Odile solitaria, nel Montana, in America</strong> con un atteggiamento ritroso. E conosciamo la giovane Lily.</p>
<p>Vengono attraversati, infatti, gli anni dall’inizio della seconda guerra mondiale, che si presagisce con timore; gli anni dell’occupazione tedesca a <strong>Parigi</strong> e della povertà dei francesi costretti alla sottomissione; gli anni dell’antisemitismo e dei campi di internamento. Di questo il lettore ha conoscenza, percepisce il pericolo di camminare per le strade con dei documenti che attestano lo stato di straniero; le privazioni in alimenti e vestiario; le conseguenze dei numerosi arresti; le omissioni sulla crudeltà degli attacchi a certe donne.</p>
<p>Sono le piccole cose che in <strong>&#8220;La biblioteca di Parigi&#8221;</strong> destano sorpresa o sgomento: <strong>Odile</strong> che passeggia per le strade ricordando i colori e gli odori di botteghe ormai chiuse; le file delle donne francesi per le razioni di cibo; il silenzio di una città che è sempre stata viva; le stelle gialle che compaiono sugli abiti di alcuni parigini, che la ragazza nota con la coda dell’occhio.</p>
<p>A volte colpisce di più quello che non viene detto, piuttosto che quello che si espone apertamente. E così, il libro ci accompagna in una Parigi cambiata, senza più musica, senza teatro, senza colore, dove sorridere è diventato sempre più difficile e fare la cosa giusta può risultare una scelta pericolosa. Ma i grandi protagonisti del romanzo sono i libri.</p>
<p>In un momento in cui i libri vengono accusati di diffondere idee contrarie alla propaganda tedesca e di sviluppare la resistenza, le biblioteche di tutta Europa subiscono il saccheggio di migliaia di testi incriminati. Preoccupati per la collezione pregiata che possiedono, gli impiegati dell’ALP decidono di rischiare la vita per proteggerli, nonostante siano quasi tutti stranieri e le loro ambasciate li abbiano esortati a fuggire.</p>
<p>La narrazione mi ha trasportata a Parigi, mi ha fatto amare Odile e l’American Library. Lo stile dell’autrice è semplice ma molto elegante, scorrevole e poetico nei momenti giusti. La storia è qualcosa di unico, è un omaggio alla lettura, alla resistenza, alla capacità dell’essere umano di rinascere anche in mezzo alle pagine di un libro, mentre fuori imperversa una tempesta.</p>
<p>La guerra ha devastato anime, corpi, arte, musica e letteratura, ha ricomposto alcuni animi forse mancanti di diversi pezzi, ma pronti a rialzarsi, come la <strong>Biblioteca Americana di Parigi</strong>, un rifugio, una casa per Odile che ha tenuto con sé mille colpe e mille segreti fino all’incontro con <strong>Lily</strong>, giovane e ficcanaso che ha riaperto ferite, ha invaso la sua vita salvandola, come uno dei libri più belli che possiamo sfogliare: <strong>l’amicizia</strong>.</p>
<p>I temi più importanti in <strong>&#8220;La biblioteca di Parigi&#8221;</strong> ci raccontano della solidarietà, dell’amicizia e soprattutto del valore delle parole e della comunicazione, intesa come patrimonio da trasmettere. È infatti nel continuum tra la vita e gli insegnamenti di Odile alla maturità raggiunta da <strong>Lyli</strong> che troviamo il nodo centrale del libro. Le generazioni che si rinnovano e si raccontano, il confronto che accresce e migliora e infine il valore della memoria.</p>
<p>Un romanzo potente e ricco. Ricco di amore e di storia. Un bellissimo libro assolutamente da leggere.</p>
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		<title>Toulouse-Lautrec al &#8220;Mastio&#8221; della Cittadella di Torino</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lautrec-mostra-torino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2024 04:01:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Disegno]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Toulouse-Lautrec al &#8220;Mastio&#8221; della Cittadella di Torino&#8221; è un articolo di Antonio Maria Poretti. Le foto sono state fornite dall&#8217;autore &#8220;Quando la matita inizia a muoversi deve essere lasciata libera di muoversi o &#8211; bang! &#8211; non succede più nulla&#8221; Il conte Henry-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec disegnò incessantemente per tutta la sua vita, sin dall&#8217;età di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/lautrec-mostra-torino/">Toulouse-Lautrec al &#8220;Mastio&#8221; della Cittadella di Torino</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Toulouse-Lautrec al &#8220;Mastio&#8221; della Cittadella di Torino&#8221; è un articolo di Antonio Maria Poretti. Le foto sono state fornite dall&#8217;autore</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>&#8220;Quando la matita inizia a muoversi deve essere lasciata libera di muoversi o &#8211; bang! &#8211; non succede più nulla&#8221;</em></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-10208 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/06/1000246779.jpg?resize=456%2C568&#038;ssl=1" alt="" width="456" height="568" data-recalc-dims="1" />Il conte Henry-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec disegnò incessantemente per tutta la sua vita, sin dall&#8217;età di quattro anni. <strong>Minato dalla picnodisostasi, una m</strong><strong>alattia genetica delle ossa con manifestazioni cliniche simili al nanismo</strong>, trovò attraverso l&#8217;esercizio del disegno il mezzo ideale per poter esprimere tutta quella vitalità che il corpo gli negava. Per questo Enfant Prodige (almeno quanto Terrible) dell&#8217;arte di fine Ottocento, matita e fogli avevano la stessa valenza e funzione del respiro.</p>
<p>La mostra in corso fino al 21 luglio 2024, presso il Mastio della Cittadella di Torino, si concentra e si propone di dare il massimo rilievo alla sua intensissima attività grafica. Grazie alla tecnica di incisione della Cromolitografia, Toulouse -Lautrec poté riprodurre in numerose copie non solo i suoi dipinti a olio e i suoi pastelli, ma anche i suoi schizzi che spesso servivano da prove, fasi preparatorie delle sue opere più note. <strong>Una sorta di &#8220;entraînement&#8221; per cogliere l&#8217;essenza del soggetto che intendeva raffigurare.</strong></p>
<p>Il tratto è rapido, nervoso, quasi dominato da un&#8217;ansia di fissarsi sulla carta, eppure sempre controllato da una rigorosa e disciplinata capacità di osservazione priva di forzature o abbellimenti di compiacenza. Uno stile in cui <strong>Toulouse-Lautrec</strong> unisce la sua solida formazione artistica, maturata soprattutto nell&#8217;atelier di Fernand Comon, alle istanze del nuovo gusto influenzato dai canoni rappresentativi dell&#8217;arte giapponese.</p>
<p>Un virtuosismo mirato a scovare l&#8217;autenticità di mondi su cui la morale del tempo preferiva sorvolare, se non del tutto ignorare, pur essendo anche troppo consapevole della loro presenza e influenza. Emarginato dalla natura e dal suo ambiente, <strong>come non avrebbe potuto egli diventare un ambasciatore dei cabaret, dei café-chantant e dei bordelli di Montmartre?</strong></p>
<p>Degli artisti, dei bohémien, delle prostitute e delle grisettes che infiammavano la vita notturna<img decoding="async" class="alignright wp-image-10210 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/06/1000246773.jpg?resize=451%2C644&#038;ssl=1" alt="" width="451" height="644" data-recalc-dims="1" /> di Parigi? Come poteva evitare di eleggere a sua patria di elezione quel sobborgo che volgeva dalle alture della sua posizione o di porre il suo sguardo sogghignante e beffardo sugli splendori di facciata e rappresentanza della Ville Lumière?</p>
<p>Le litografie selezionate e raccolte seducono e stupiscono tanto per la veemenza, quanto per il rispetto che impongono nell&#8217;esporsi all&#8217;occhio del pubblico.</p>
<p>Si viene catapultati all&#8217;interno di piste da circo, locali, stanze private che diventano alcova di una<strong> lassitude amara</strong>, senza nessuna speranza nel domani. Stordirsi, annullarsi e evaporare nelle bollicine di una schiavitù camuffata da ebrezza di vita prossima all&#8217;agonia. C&#8217;è un livello di autenticità che turba, forse perché anche noi non siamo troppo distanti oggi da quei paradisi artificiali a cui lo scoppio della <strong>Grande Guerra</strong> avrebbe fatto risuonare le sue campane a morto.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-10209 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/06/1000246776.jpg?resize=449%2C565&#038;ssl=1" alt="" width="449" height="565" data-recalc-dims="1" />E forse la vita volle mostrarsi gentile con Henry, facendolo morire il 9 settembre del 1901, a soli trentasette anni, affinché non assistesse al disfacimento del suo mondo. Non avrebbe più potuto praticare il suo credo: <strong>&#8220;Sempre e dovunque anche il brutto ha i suoi aspetti affascinanti; è eccitante scoprirli dove nessuno prima li ha notati&#8221;.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un medico calabrese tra i Bonaparte di Riccardo Guerrieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 00:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Bonaparte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un medico calabrese tra i Bonaparte&#8221; è il nuovo libro dello studioso Riccardo Guerrieri, pubblicato da Pace edizioni, fa luce sulla sua complessa e intrigante biografia, e su presunti “avvelenamenti”. Questo articolo è un comunicato stampa Contiene un quesito amletico “Antonio Pitaro, un medico calabrese tra rivoluzioni e restaurazioni, tra certezze e ambiguità” (Pace edizioni), [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Un medico calabrese tra i Bonaparte&#8221; è il nuovo libro dello studioso Riccardo Guerrieri, pubblicato da Pace edizioni, fa luce sulla sua complessa e intrigante biografia, e su presunti “avvelenamenti”. Questo articolo è un comunicato stampa</strong></p>
<p>Contiene un quesito amletico “<strong>Antonio Pitaro</strong>, un medico calabrese tra rivoluzioni e restaurazioni, tra certezze e ambiguità” (Pace edizioni), il nuovo libro di Riccardo Guerrieri che concilia i risultati della sua lunga e appassionata ricerca biografica sull’illustre personaggio affermatosi a <strong>Parigi</strong> (e di cui aveva scritto nel 2020 su Calabriamundi, riflettendo su quel che di lui si è tramandato in regione): fu artefice di “avvelenamenti”, o tentati tali, dell’imperatore francese <strong>Napoleone Bonaparte?</strong></p>
<p>Nella “leggenda” generalmente diffusa sulla sua figura, Pitaro è indicato come medico di Napoleone. Secondo alcuni biografi francesi coevi, fu invece medico di sua madre, la corsa <strong>Letizia Ramolino</strong> (che si esprimeva in italiano quando parlava con i figli regnanti in Europa). Nei documenti disponibili, non si trova però traccia della sua presenza quale medico della <strong>“Mère de l’Empereur”</strong>, né se ne legge alcunché nei tanti scritti consacrati al console, all’imperatore o all’esule <strong>Napoleone Bonaparte</strong>. Eppure &#8211; e di questo c’è invece prova &#8211; tanti personaggi coinvolti o implicati nell’ambiente napoleonico furono a stretto contatto con questo grande medico calabrese, che il patriota <strong>Guglielmo Pepe</strong> non esitò a definire suo amico.</p>
<p>Il libro è di taglio biografico, ma il suo personaggio naviga in acque tante torbide, e la trama del volume diventa un <strong>“romanzo giallo”</strong> in cui omonimia, sete di potere e ricchezza, segreti inconfessabili, amanti e avvelenamenti si alternano in dosi tali da rendere avvincente una vicenda che meriterebbe di diventare lo storyboard di un thriller.</p>
<p>La figura di <strong>Antonio Pitaro</strong> non cessa di interessare. Nato a <strong>Borgia</strong>, in provincia di <strong>Catanzaro</strong>, verso il 1774, studiò a <strong>Squillace</strong> e a<strong> Napoli</strong>. Insegnante nella capitale partenopea all’Ospedale militare, e poi medico presso il<strong> Real Conservatorio dello Spirito Santo</strong>, partecipò ai dibattiti culturali dell’epoca con interventi sul <strong>Giornale letterario di Napoli</strong> e varie pubblicazioni. Fu presente nella successiva, cosiddetta, <strong>Rivoluzione partenopea</strong>, del 1799, e partì con gli esuli verso la Francia, dove rimase sino al suo decesso, avvenuto a Parigi nel 1832.</p>
<p>La sua posizione di medico con vaste conoscenze nel campo della fisica, della chimica, della fisiologia, della clinica, gli permise di affrontare meglio di tanti altri italiani il periodo di permanenza nella turbolenta capitale francese. I biografi italiani dell’epoca evocano Pitaro, come detto, quale medico personale della madre di Napoleone Bonaparte. <strong>Nessuna traccia risulta, però, nei documenti ufficiali riguardanti la famiglia di Napoleone</strong>. Invece, Pitaro appare nei documenti della polizia segreta, in quanto probabile spia dell’allora re di Napoli: <strong>Giuseppe Bonaparte</strong>.</p>
<p>Pitaro dovette soprattutto sperare nell’indipendenza di tutta l’Italia dal giogo degli stranieri, per austriaci o francesi che fossero. Certo è che il generale <strong>Guglielmo Pepe</strong> si lamentò per la sua morte: quella del patriota Pitaro, che tuttavia aveva ottenuto l’acquisizione della nazionalità francese subito dopo l’avvento al trono del re <strong>Luigi XVIII</strong> e richiesto la prestigiosa <strong>Legione d’onore al Re della Restaurazione</strong>, non si può sapere per quali servigi resi.</p>
<p>Da segnalare che a questo libro come detto essenzialmente biografico (acquistabile su Amazon), a breve seguirà un altro dello stesso autore, dedicato stavolta all’opera letteraria di <strong>Pitaro</strong>.</p>
<h4>Chi è l&#8217;autore?</h4>
<p>Riccardo Guerrieri, calabrese di Borgia (Cz), vive a Parigi. Laureato alla Sapienza di Roma e alla Sorbona di Parigi, dottore in Ricerca sociologica, ha esercitato in quanto insegnante e sociologo in Italia ed in Francia, e lavorato al Comune di Parigi. Ha pubblicato in numerose riviste scientifiche francesi, svizzere ed italiane, in particolare sul tema della cura alla tossicodipendenza (“La Critica sociologica” e altre), sulle cure cercate dagli italiani in Francia, e su temi afferenti agli italiani di Francia e alla Calabria. Si occupa della divulgazione del patrimonio culturale ebraico calabrese sulla guida internazionale on line “jguideeurope.com”.</p>
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