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	<title>Heidegger Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>G7 2024: un incontro con cocktail</title>
		<link>https://www.borderliber.it/incontro-cocktail-g7/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 23:04:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;G7 2024: un incontro con cocktail&#8221; è un articolo di Saverio Di Giorno. Foto di Martino Ciano Non vedevo Ferdinando da due o tre anni. Ed era ancora di più il tempo che non parlavamo diffusamente, di fronte ad un aperitivo, con calma. Circa setto o otto anni. Colleghi della triennale in Scienze Politiche: anni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;G7 2024: un incontro con cocktail&#8221; è un articolo di Saverio Di Giorno. Foto di Martino Ciano </strong></p>
<p>Non vedevo Ferdinando da due o tre anni. Ed era ancora di più il tempo che non parlavamo diffusamente, di fronte ad un aperitivo, con calma. Circa setto o otto anni. Colleghi della triennale in Scienze Politiche: anni di continui e serrati dibattiti su ogni notizia. Entrambi a sinistra, socialista e forse un po’ più radicale io, liberale e riformista lui. Come va? Abbastanza bene. Per il resto? Ecco, per il resto non tanto, è stato eletto Trump! Be&#8217;, allora non va neanche tanto male. Va esattamente come setto o otto anni fa. Una delle ultime discussioni era proprio questa. Ma allora cosa è cambiato?</p>
<p>Abbiate pazienza: di che altro possono parlare due ex studenti di Scienze Politiche che si incontrano di nuovo? Certo, setto o otto anni fa più che una vittoria di Trump era una sconfitta della Clinton, della sinistra elitaria, ora è proprio una sua vittoria. E via di analisi, commenti salvo poi passare al cinema e ai film di Sorrentino. Entrambi abbiamo macinato un po’ di chilometri in questi otto anni, messo da parte qualche carta in più. Il barista ci serve l’aperitivo in bicchieri di vetro; un tempo sarebbero stati di plastica nota Ferdinando. Si è imborghesito, ormai il turismo ha alzato gli standard, dico. E no, siamo noi che non sembriamo più studenti a cui rifilare la plastica, risponde.</p>
<p>Mi pare un’argomentazione debole. Il vetro non è un testimone attendibile, signori della giuria. Respingo l’accusa, con tutto me stesso. L’altra settimana sono salito a Napoli a manifestare contro il G7 della difesa esattamente come sette o otto anni fa. Insomma, signori, io ci sono sempre dietro gli striscioni, dalla stessa parte della barricata! Il battesimo di fuoco fu il 2019, la prima volta che Salvini entrava a Napoli e al Sud. Una manifestazione imponente, diverse migliaia di persone. La mostra d’oltremare (per chi non fosse pratico è abbastanza lontana dal centro storico di Napoli, particolare da tenere a mente), blindatissima. Chilometri a piedi all’andare tra i canti e di corsa al ritorno seguiti da camionette e cariche. Ne parlarono i tg per giorni degli scontri. E anche adesso stesso clima teso, ma magari un po’ di consapevolezza in più sulle dinamiche di un corteo. Questa volta il G7 era a Palazzo Reale (nel pieno centro di Napoli) e sono bastati pochissimi chilometri a piedi.</p>
<p>Ancora una volta qualche corsa, qualche fumogeno. Roba da G7, insomma. Ecco signori della corte: questo è cambiato! Anni fa li sbattevano fuori dalla città a parlare di morte. Ora nel centro. Contro la zona rossa e il cordone, prima, ci si impattava dopo una bella marcia, adesso subito. La loro avanzata è quella di Trump. Si sono incattiviti loro, non sono io che bevo al bicchiere di vetro. Loro nei palazzi, noi nelle strade come da insegnamenti. Nessun accomodamento. Il mio dovere l’ho fatto sempre!</p>
<p>Ferdinando non cede all’arringa. Nonostante mi sia accalorato e stia sudando a novembre (ecco quello climatico è un altro cambiamento). Mi dice che sono caduto in errore dicendo che “ho fatto il mio dovere”. Era un compito da assolvere, e non un piacere da seguire, dunque?</p>
<p>Be&#8217;&#8230; Entrambi, forse. Sorseggio dal mio bicchiere di vetro. Mi accomodo solo un po’ per calmarmi. Non mi pare il caso di sottilizzare sulle motivazioni recondite, provo a minimizzare. Ecco, magari potrei aver pensato, nel tempo, che, se si riesce ad agire sul mondo di una sola persona con uno scritto, una parola, un singolo gesto, potrebbe essere tanto importante quanto farlo sul mondo di tutti.</p>
<p>Insomma, a me la vita l’hanno sempre cambiata alcuni gesti di sfuggita, alcune singole persone, non i manuali né i manifesti. Le poesie, quelle che non si consumano nemmeno se imparate a memoria, a differenza degli slogan. Forse è questo quello che adesso mi va di presidiare: le singole persone, i momenti intimi, le occasioni contro cui resistere. Poi l’Esser-ci per essere, usare il corpo, certo quello resta. È un dovere, appunto. Ecco questo forse è cambiato. Più che un’arringa, ora, è una confessione.</p>
<p>È più facile! E no, facile obiezione, me l’aspettavo. Non è più facile, anzi. Le barricate del sentire delle persone si forzano molto meno facilmente di quelle del sapere. Occorre superare abitudini, diffidenze, paure. E non nemmeno più immediato. Ma è più definitivo! Concludo trionfante; ma incrocio un’alzata di sopracciglia, non persuasa né da poetica né da retorica e nemmeno dai giochini di parole di Heidegger.</p>
<p><em>Il tuo mondo, il suo mondo… Mentre tu pensi ai mondi personali. Il mondo questo è: quello che sta arrostendo, dove vince Trump e la questura autorizza due chilometri invece di venti. E la prospettiva è sulle piccole e singole vittorie non perché pensi sia più facile, né più immediato, ma perché pensi siano le uniche possibili. Questo è cambiato in questi otto anni. E lo pensi perché in questi otto anni malaccio non ci è girata, altrimenti penseresti che nemmeno i percorsi singoli siano possibili.</em></p>
<p>Mi accomodo un po’ meglio. E sorseggio dal mio bicchiere di vetro. Il mio testimone. Sì, il dover-partecipare, invece del voler-partecipare era un’ammissione di sconfitta. La sentenza l’aveva data il barista dicendo che eravamo tipi da vetro e non più da plastica e spritz annacquato. I baristi sanno sempre tutto delle persone. Ed era una sentenza, perché ogni sconfitta è una colpa. Chi non crede, pecca. E scriverne è l’unica espiazione e redenzione, anche dal G7.</p>
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		<title>Il tempo: l&#8217;evento che non sa più di esistere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-tempo-levento-che-non-sa-piu-di-esistere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 14:37:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[attimo]]></category>
		<category><![CDATA[Heidegger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il tempo: l&#8217;evento che non sa più di esistere&#8221; è un articolo di Martino Ciano  già pubblicato su Suddiario Il mistero del tempo Guardate quanto è silenzioso lo scorrere del tempo. Ci tiene per mano, ci guida e poi ci lascia. Finiamo noi, termina lui. Nulla torna indietro. Tutto svanisce. Poco ci ricordiamo, molto proviamo a rievocare, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il tempo: l&#8217;evento che non sa più di esistere&#8221; è un articolo di Martino Ciano  già pubblicato su <a href="https://suddiario.it/il-tempo-levento-che-non-sa-piu-di-esistere/">Suddiario</a></strong></p>
<h2>Il mistero del tempo</h2>
<p>Guardate quanto è silenzioso <a href="http://www.treccani.it/vocabolario/tempo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="lo scorrere (apre in una nuova scheda)">lo scorrere</a> del tempo. Ci tiene per mano, ci guida e poi ci lascia. Finiamo noi, termina lui. Nulla torna indietro. Tutto svanisce. Poco ci ricordiamo, molto proviamo a rievocare, troppo non ha forma e colore. In lui, tutte le cose sono vecchie e nuove, rinascono e muoiono all’istante. Chi guida il tempo, che come un sogno non sa di esistere se non nell’attimo in cui si palesa? È come un miraggio che dà sollievo. È come un incubo che spaventa. Tranquilli, entrambi passano.</p>
<h2>Il tempo dai punti cardinali sfuggenti</h2>
<p>Pensiamo a quanto lontane siano le cose di <em>prima </em>e quanto irraggiungibili siano quelle di <em>dopo</em>. Quanto ricordiamo di Notre Dame in fiamme? Che cosa è rimasto delle polemiche del Salone del Libro di Torino? Quanto rimane dei nostri anniversari? Cosa ricordiamo dei nostri giorni? E domani sarà davvero un altro giorno? <em>Oggi </em>non è che un modo per delimitare <em>l’adesso</em>. <em>Ora </em>è solo un sinonimo di <em>qui</em>. Ma come sono sfuggenti questi punti cardinali che vivono nel nostro animo. Avvertono la densità di questo mare in costante espansione, si spostano, ci abbandonano e ci disorientano. I giorni feriali si compattano in unico blocco e il fine settimana diventa un traguardo.</p>
<h2>Esiste un tempo interno, personale</h2>
<p>Intanto, il nostro corpo viaggia sul tempo interno. Un orologio invisibile ci impone un ritmo che ci portiamo per tutta la vita. Non ha niente a che fare con quelle lancette che si muovono meccanicamente lungo i quadranti dei tanti orologi contro cui si imbattono i nostri occhi. È forse questo l’unico tempo che esiste ma che ignoriamo. È l’unico tempo che vale la pena di vivere a pieno, ma non abbiamo il <em>tempo </em>per assaporarlo. Andiamo di corsa. Tutto è vissuto come evento, ma per <em>evento</em> s’intende qualcosa di unico e di irripetibile. Eppure, oggi siamo eventi, perché tutto ciò che sta al di fuori del tempo oggettivo si svela unicamente a noi… un’epifania.</p>
<h2>Una società fatta di eventi, di Epifanie</h2>
<p>Siamo una società che vive di soli eventi, quindi, di Epifanie. Quelle tragiche ci piacciono più di tutte. Ci incollano agli iPhone e ai televisori. Pensate all’incendio che ha distrutto Notre Dame di Parigi. Per giorni se n’è parlato, tutti si sono sentiti ardere dentro. Adesso, in pochi ricordano questa tragedia. Non se ne parla più. L’evento è finito. Tutto sembra lontano. Pochissimi ricorderebbero il giorno in cui è avvenuto. I più dovrebbero ricercare la notizia su <em>internet </em>per rinfrescarsi la memoria. Sono passati meno di due mesi dall’accaduto, ma nella nostra mente sembrano anni.</p>
<p>Questa percezione malata del tempo lo ha reso così ostile. Mal sopportiamo i suoi <a href="https://suddiario.it/chiamami-col-tuo-nome-e-il-capriccio-del-tempo/">capricci</a>; poco ci sveliamo attraverso lui; poco resta della sua vivacità. Così sacro e dispettoso, il tempo scorre pur non sapendo di esistere e, forse, noi neanche immaginiamo di attraversarlo.</p>
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		<title>Esserci autenticamente</title>
		<link>https://www.borderliber.it/esserci-autenticamente-unopportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 16:44:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Esserci]]></category>
		<category><![CDATA[Essere e tempo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#8220;Esserci autenticamente&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato su Zona di Disagio In copertina una foto scattata ed elaborata dall&#8217;autore Di fronte a questo virus siamo diventati autentici? Partiamo da qui per riflettere su questo momento di fragilità, ma che attraverso gesti amorevoli e solidali ci sta pienamente ricollocando nella nostra umanità. Ritornano [&#8230;]</p>
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<p><strong>&#8220;Esserci autenticamente&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2020/03/18/nel-tempo-dellautenticita-una-soluzione/">Zona di Disagio</a> In copertina una foto scattata ed elaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Di fronte a questo virus siamo diventati autentici? Partiamo da qui per riflettere su questo momento di fragilità, ma che attraverso gesti amorevoli e solidali ci sta pienamente ricollocando nella nostra <em>umanità</em>.</p>
<p>Ritornano adesso le parole di Martin Heidegger. Nel suo <em>Essere e Tempo</em> si concentrò molto sulla differenza tra <em>Ci </em>e <em>Si</em>, due particelle usate distrattamente, ma che rendono perfettamente l’idea di quanto riusciamo a inserirci nella storia e nel <em>qui-ora</em>.</p>
<p>Se <em>Ci</em>, attributo dell’EsserCi, ossia, dell’uomo in cammino e custode dell’Essere, indica uno stato di partecipazione e di autenticità, <em>Si </em>diventa un distanziamento da ogni Ente e da ogni Tempo che non sentiamo nostri. Ma se il mondo è tutto ciò che noi vediamo e tocchiamo, se esso è in continuo dialogo con noi, come è possibile prenderne le distanze?</p>
<p>Heidegger nota che l’uomo allontana da sé l’dea della morte proprio nel momento in cui dice <em>si muore</em>. È attraverso questa spersonalizzazione della morte, come se essa non toccasse mai <em>me ma solo gli altri</em>, che il filosofo tedesco intravedeva la disumanizzazione del pensiero e la volontà di svestirsi dei panni da <em>pastore dell’Essere</em>. Ecco perché per Heidegger <em>l’uomo è vero nella morte</em>, perché solo nel momento in cui riconosce la sua caducità, egli è pronto a prendersi cura dell’Essere e a vivere nel tempo propizio.</p>
<p>E qui pongo una domanda, vale la pena chiedersi se la vita abbia o meno un senso?</p>
<p>Ecco perché, in questo momento di quarantena forzata e di limitazione delle libertà personali in nome della salute pubblica non possiamo dire <em>l’altro si ammala</em>, ma solo <em>noi ci ammaliamo</em>. È in questo ritorno a un linguaggio <em>attivo </em>e <em>autentico</em> che partecipiamo alla storia dell’Essere, che non è qualcosa di astratto, ma una epifania del tempo propizio.</p>
<p>L’autenticità dell’Esserci, ossia, dell’uomo, si mostra attraverso la <em>cura</em>, che nel linguaggio heideggeriano è l<em>’aver cura con</em>, in quanto è un atto che inizia in <em>me </em>e termina nel <em>noi</em>.</p>
<p>Ecco, è ora il momento di essere autentici, di esserci autenticamente, e questa non  è una speranza ma un imperativo categorico.</p>
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