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	<title>Festa Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Prosa di Capodanno: un giorno, un&#8217;ora, per sempre</title>
		<link>https://www.borderliber.it/capodanno-prosa-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Dec 2023 21:50:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Prosa di Capodanno: un giorno, un&#8217;ora, per sempre&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è dell&#8217;autore Eravamo ancora convinti che le luci splendessero per noi e che nel cielo la fortuna si fosse solo appartata, pronta a farci un regalo comparendo all&#8217;improvviso come un sicario. Così aspettavamo l&#8217;anno nuovo. Eravamo intenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>&#8220;Prosa di Capodanno: un giorno, un&#8217;ora, per sempre&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è dell&#8217;autore</b></p>
<p>Eravamo ancora convinti che le luci splendessero per noi e che nel cielo la fortuna si fosse solo appartata, pronta a farci un regalo comparendo all&#8217;improvviso come un sicario. Così aspettavamo l&#8217;anno nuovo. Eravamo intenti ad ascoltare l&#8217;oroscopo propiziatorio, a bruciare incenso nelle chiese per dire grazie al Signore, a indossare mutande rosse che avremmo tolto per mostrare un rinnovato benessere, un virile senso di speranza.</p>
<p>Così i nostri totem continuavano a restare eretti. Era la notte di San Silvestro, ma noi pensavamo a come uscire dai nostri debiti morali, a come azzerare le paure del domani, a come essere ancora forti e radiosi, a sentirci bambole o pupazzi desiderati. Ci siamo incantati davanti al conto alla rovescia che scorreva su un tabellone, come se la nostra vita dovesse finire, come se a ogni scoppio di petardo corrispondesse il nostro nome.</p>
<p>C&#8217;era intanto vicino a noi un tizio che vomitava le lenticchie mangiate durante il cenone. La fortuna l&#8217;aveva abbandonato prima della mezzanotte e anche dopo continuava a resistere quella malasorte. Quel vomito ribelle, che odiava l&#8217;ottimismo, era l&#8217;essere più allegro del cosmo. Suonò anche una campana. Dio azzerò il suo pallottoliere.</p>
<p>Finita la festa ci rimase il tempo per prendercela con qualcosa. D&#8217;altronde il nuovo anno rinnova anche le bestemmie. Ci siamo guardati in faccia, abbiamo aperto per rito i nostri occhi davanti al sole novello e abbiamo capito di aver partecipato a gioie differenti ma pur sempre indifferenti. Il vino intanto stagnava in noi, abbiamo vomitato una prosa di Capodanno.</p>
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		<title>Il Natale dei tanti natali</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-natale-dei-tanti-natali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Dec 2023 02:11:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Attesa]]></category>
		<category><![CDATA[Candore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosa e foto di Martino Ciano C&#8217;era questo Natale da superare, da oltrepassare, da rendere vivo nel nome della tradizione e della continuità dei gesti. C&#8217;era questo mistero di nascita pura, immacolata, che avrebbe dovuto dare speranza. Qualcosa di impossibile in cui credere, l&#8217;ostacolo della ragione, il candore e l&#8217;innocenza di un presepe assemblato solo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Prosa e foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>C&#8217;era questo Natale da superare, da oltrepassare, da rendere vivo nel nome della tradizione e della continuità dei gesti. C&#8217;era questo mistero di nascita pura, immacolata, che avrebbe dovuto dare speranza. Qualcosa di impossibile in cui credere, l&#8217;ostacolo della ragione, il candore e l&#8217;innocenza di un presepe assemblato solo per non dimenticare. Cosa?</p>
<p>Avevamo lasciato il vino nelle botti; era diventato aceto. Avremmo voluto berlo insieme a coloro che da anni non c&#8217;erano più. Cari estinti, ex cari ancora vivi ma con cui avevamo litigato. Ci aveva percorso addosso per qualche ora la voglia di fare pace, di chiedere scusa, di perdonare e di essere perdonati.</p>
<p>Sgorgò in noi la malinconia, il ricordo della fanciullezza, la veloce discesa dal letto, la corsa verso l&#8217;albero, la ricchezza o la povertà dei doni ricevuti; abbiamo però deciso di non pensarci. Ci siamo rivolti a coloro che erano ancora con noi. Le uniche cose rimaste; il volto della mamma, della sorella, del fratello, del padre o dei nonni. Eravamo cresciuti, invecchiati tutti anno dopo anno. Sarà così per sempre?</p>
<p>Ci è venuto un pensiero d&#8217;amore; non l&#8217;abbiamo espresso. Era in noi il giorno chiamato Natale. Contavamo le ore, sarebbe passato senza sapere cosa fosse. Eravamo in attesa di qualcosa, ma a nulla sono servite le nostre attese. Abbiamo guardato nei nostri cuori; erano vuoti, solo lo stomaco reclamava la tregua. Abbiamo invocato pietà attraverso un sorriso; il cielo non ha risposto.</p>
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		<title>È il tempo dei pensieri</title>
		<link>https://www.borderliber.it/poesia-gervasi-tempo-ricordi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Oct 2023 02:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
		<category><![CDATA[Festa]]></category>
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		<category><![CDATA[Paese]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordo]]></category>
		<category><![CDATA[Ritorno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Un paese, dopo la bella estate, indossa un vecchio vestito. A passi lenti nei vicoli assopiti ti accompagna la malinconia, il sorriso di un bimbo che corre e si nasconde, una nonna che socchiude una porta, un nonno che si appoggia al bastone, un cane che sbadiglia, un gatto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Un paese, dopo la <em>bella estate</em>,<br />
indossa un vecchio vestito.<br />
A passi lenti nei vicoli assopiti ti accompagna la malinconia,<br />
il sorriso di un bimbo che corre e si nasconde,<br />
una nonna che socchiude una porta,<br />
un nonno che si appoggia al bastone,<br />
un cane che sbadiglia,<br />
un gatto che salta da un muretto,<br />
un suono di fisarmonica vestito di bianco,<br />
un calzolaio che urla le sue imprese,<br />
un sagrestano che suona le campane,<br />
un nostalgico spazzino che loda i tempi andati e un cantante del vino,<br />
che ride col dito in bocca.<br />
Un paese è un padre che ti attende,<br />
la carezza di una madre, una luce accesa,<br />
una porta aperta in attesa di un ritorno.</p>
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		<title>Pasquetta nel cuore</title>
		<link>https://www.borderliber.it/pasquetta-lamonica-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Apr 2023 01:49:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Bottiglie]]></category>
		<category><![CDATA[Festa]]></category>
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		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Pasquetta]]></category>
		<category><![CDATA[resurrezione]]></category>
		<category><![CDATA[Sposami]]></category>
		<category><![CDATA[Tavola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Wanda Lamonica Come un lunedì, ma un lunedì di festa. Una tavola apparecchiata, ma su tovaglie d&#8217;erba. L&#8217;amicizia, quella vera, che resta. Come il buon cioccolato, dopo aver aperto le uova con la sorpresa. Mi piacciono i tuoi sorrisi che sanno di primavera, le partenze come questa, fatte proprio per tornare. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Wanda Lamonica</strong></em></p>
<p>Come un lunedì, ma un lunedì di festa. Una tavola apparecchiata, ma su tovaglie d&#8217;erba. L&#8217;amicizia, quella vera, che resta. Come il buon cioccolato, dopo aver aperto le uova con la sorpresa.</p>
<p>Mi piacciono i tuoi sorrisi che sanno di primavera, le partenze come questa, fatte proprio per tornare. Mi piacciono le bottiglie al fresco, sotto il tiglio, con tutte le sue foglioline a cuore.</p>
<p>Abbiamo cibo e sole quanto basta. La quiete, la rinascita, la speranza. I giochi all&#8217;aria aperta, l&#8217;aria frizzante della sera. I dolci della Pasqua che ognuno chiama alla propria maniera. Conservami questo soffio gioioso che oggi mi rende leggero il respiro. Promettimi Pasquette così belle nelle stagioni fredde del cuore.</p>
<p>Sposami adesso, con un bacio sul naso e un anello di fiori.</p>
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		<title>Mi sono messo nei tuoi panni</title>
		<link>https://www.borderliber.it/mi-sono-messo-nei-tuoi-panni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 00:06:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Festa]]></category>
		<category><![CDATA[Quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[Raccontare]]></category>
		<category><![CDATA[Tornare]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Daniela Grandinetti Ieri sono andato al supermercato e ho comprato un secchio nuovo, quello che c’era in terrazza era ormai un rottame, roso dal caldo e dal sole di quest’estate. Ho anche comprato uno straccio e un detersivo disinfettante, almeno così dice l’etichetta. Non potendo disinfettare il sangue nel quale ancora circola la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Daniela Grandinetti</strong></em></p>
<p>Ieri sono andato al supermercato e ho comprato un secchio nuovo, quello che c’era in terrazza era ormai un rottame, roso dal caldo e dal sole di quest’estate. Ho anche comprato uno straccio e un detersivo disinfettante, almeno così dice l’etichetta. Non potendo disinfettare il sangue nel quale ancora circola la vita, ho pensato che era l’ora di lavare i pavimenti che calpesto ogni giorno da quando te ne sei andata. Ho anche messo le lenzuola pulite al letto, dopo quasi due mesi.</p>
<p>Non l’avevo fatto perché speravo tu tornassi e sapevo che sarebbe stata la prima cosa che tu avresti fatto. Avresti messo tutto in lavatrice e li avresti stesi al sole e la notte avrei sentito profumo di pulito. Ma non sei tornata. Così mi sono armato di pazienza e l’ho fatto, devo dire decentemente. Ho anche aggiunto una coperta, che qui la notte comincia a essere freddo. L’ho trovata in garage, in una cassapanca, c’erano strisce di carta sparse qua e là che odoravano vagamente di lavanda. Sono tante le cose che devo cercare, ero convinto di avere tutto sotto controllo, ma ci sono mille piccole cose delle quali non m’importava e che adesso mi accorgo sono necessarie. E pensare che tra i due eri tu quella distratta, la smemorata. Non trovavi mai niente, dimenticavi dove avevi lasciato le chiavi, le carte di credito, gli occhiali. Io ero l’antidoto alla tua distrazione. Dimenticavi di prendere perfino le medicine.</p>
<p>Mi sembrava fosse questo il senso della vita a due, quando con il tempo si diventa l’uno il supporto dell’altro. È che pensavo di essere io a guidare la mia, la tua, la nostra vita. Adesso mi guardo intorno e tutto è capovolto. Ogni regola, ogni abitudine, ogni sentimento è sovvertito, costretto come sono a misurarmi con una prospettiva fatta di solitudine e di vuoto. Stamattina, ad esempio, ho fatto la doccia. Mi sto sforzando di tenere pulito, ma i bordi stanno diventando neri, ho notato lingue di calcare che si stanno allungando minacciose lungo il perimetro. Le pareti sono un mosaico opaco di gocce che lasciano implacabili le tracce del loro passaggio. Tu lo dicevi sempre. Io non sopportavo che nei fine settimana tu sprecassi il tempo in quelle pulizie idiote. Rispondevi che qualcuno doveva pur farlo. Ribattevo che nessuno lo chiedeva. Adesso risento la tua voce “Se non lo facessi più – dicevi – forse ti accorgeresti che qualcuno lo deve fare.”</p>
<p>Avevi ragione. Adesso mi accorgo della differenza. Quelle macchie odiose danno la misura dei giorni che passano. Dell’ingiuria del tempo. Sto facendo del mio meglio per non lasciare andare tutto in malora. In cucina con le pulizie ho maggiori difficoltà, forse per via dell’uso, visto che devo mangiare almeno due volte al giorno. Al supermercato ho anche comprato un detersivo sgrassante. L’ho usato ieri, non risplende come promette l’etichetta ma quanto meno – dopo aver sommato incrostazioni e patacche nelle ultime settimane – è pulito. Un po’ come il cuore, il mio. Almeno è quello che ho pensato strofinando le chiazze di caffè, le gocce di sugo rosso di pomodoro, il bianco latteo dell’acqua quando cuoci il riso. È sorprendente ci siano preparati chimici che dosati in piccola quantità su spugnette abrasive possano cancellare qualsiasi cosa. Sarebbe così difficile inventare qualcosa di simile anche per gli esseri umani?</p>
<p>Lo so, nel mondo scoppiano bombe all’improvviso, ci sono bambini in mezzo alle guerre, ho perso amici spazzati via dal cancro. Insomma, c’è di peggio. Io sono vivo, e almeno fisicamente sto bene. Solo che è dura svegliarsi ogni giorno e prepararsi a una quotidiana resa dei conti. Lo ammetto, non ero preparato a questo.</p>
<p>Le foto, ad esempio. Sono là dove sono sempre state, eppure basterebbe nasconderle, levarle di torno. Io invece non ho cambiato di un millimetro la disposizione degli oggetti. È tutto lì esattamente dove stava. A parte la polvere, quella sì sta cambiando l’aspetto della stanza. Però la polvere non mi dispiace, è come se pulviscolo dopo pulviscolo si depositasse ovunque, con leggerezza. Arriva a coprire ogni cosa e la protegge, la pone in uno stato di attesa. Anche per questo tengo le finestre chiuse, perché l’aria non la sposti. Sì. Le finestre è bene stiano chiuse. Così proteggo la polvere e la mia vita, la tua, la nostra.</p>
<p>Perché tu torni. Lo so che torni.</p>
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