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	<title>Eros Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Ciliegie di Francesca Romana Rotella</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ciliegie-rotella-poetessa-roma-recensione-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 22:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Ciliegie&#8221; di Francesca Romana Rotella, Ensemble, 2025 Se con &#8220;Un rossetto e un taccuino&#8221; Rotella ci ha portato in una poetica intrisa di eros, in cui tutto era ritorno alla vita, con &#8220;Ciliegie&#8221; ci ritroviamo in una sorta di enfatizzazione dell&#8217;esperienza in ogni suo aspetto. Il punto di contatto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Ciliegie&#8221; di Francesca Romana Rotella, Ensemble, 2025</strong></h4>
<p>Se con <strong>&#8220;Un rossetto e un taccuino&#8221;</strong> Rotella ci ha portato in una poetica intrisa di eros, in cui tutto era ritorno alla vita, con <strong>&#8220;Ciliegie&#8221;</strong> ci ritroviamo in una sorta di enfatizzazione dell&#8217;esperienza in ogni suo aspetto.</p>
<p>Il punto di contatto tra la prima e la seconda raccolta sta nell&#8217;unione tra passato e presente, tra ricordo e necessità di testimoniare ciò che accade. Lo scenario è <strong>Roma</strong>, ambiente domestico e alieno, che fa fuoriuscire sentimenti contrastanti, tanto da essere serbatoio di innocenza e luogo di profanazione.</p>
<p><strong>&#8220;Ciliegie&#8221;</strong> diventa un contesto di amori persi e di riappropriazioni, di emozioni clandestine e di rivoluzioni dell&#8217;anima. L&#8217;io del poeta non resta chiuso in sé, ma compenetra negli spazi, ne assorbe le caratteristiche, adattando ogni cosa alla sua dimensione. Rotella è viandante e meticolosa ricercatrice: la vita è qualcosa che si costruisce a priori e a posteriori. L&#8217;importante è scardinare la prima impressione, quella che può essere fatale in quanto bloccherebbe sul nascere ogni attraversamento.</p>
<p>La poetica dell&#8217;autrice è quindi matura, senza freni inibitori, priva anche di perplessità. L&#8217;esperienza è stata fatta maturare ed è stata mangiata e digerita. Ogni componimento non è però lo scarto di questa attività, ma la sua parte nutriente, l&#8217;essenza che mai andrà via dal corpo e dall&#8217;anima.</p>
<p>Le ciliegie sono portafortuna per gli innamorati. Sono legate ad <strong>Afrodite</strong>. Questo è un altro elemento che va messo in chiaro, perché racchiude il discorso sulla continuità con la raccolta precedente. Ed è proprio tale aspetto che ci aiuta a inquadrare la poesia di Rotella in un&#8217;ottica di evoluzione del suo percorso, del linguaggio e dello stile.</p>
<p>Per dare a <strong>&#8220;Ciliegie&#8221;</strong> la sua giusta collocazione ho anche riletto <a href="https://www.borderliber.it/rossetto-taccuino-rotella/"><strong>&#8220;Un rossetto e un taccuino&#8221;</strong></a>, proprio per ritrovare quel filo conduttore che rende &#8220;personale&#8221; ogni verso che perfettamente si interseca nell&#8217;universalità dei concetti.</p>
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		<title>La vita in più di Marta S. Paola Musa e ciò che trapassa con noi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-vita-in-piu-di-marta-s-paola-musa-e-cio-che-trapassa-con-noi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 22:01:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La vita in più di Marta S&#8221; di Paola Musa, Arkadia editore Un gioco della mente o ciò che davvero accade nel passaggio tra la vita e la morte? Il romanzo di Paola Musa ci pone sul misterioso confine su cui nessuno potrà fornirci certezze, se non altro perché [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La vita in più di Marta S&#8221; di Paola Musa, Arkadia editore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un gioco della mente o ciò che davvero accade nel passaggio tra la vita e la morte? Il romanzo di <strong>Paola Musa</strong> ci pone sul misterioso confine su cui nessuno potrà fornirci certezze, se non altro perché parliamo di una condizione irreversibile.</p>
<p><strong>&#8220;La vita in più di Marta S&#8221;</strong> si diverte a unire la narrativa con il meglio delle idee che circolano sulla reincarnazione, chiamando in sua difesa <strong>il matematico Roger Penrose e lo psichiatra Brain Weiss</strong>, personalità illustri che sul perdurare della coscienza dopo la morte hanno detto diverse cose. Logicamente, sono tutti argomenti che godono di molto scetticismo, ma l&#8217;intento del libro di Musa non è quello di stabilire cosa sia vero e cosa sia falso.</p>
<p>Partiamo dalla protagonista del romanzo, ossia <strong>Marta Scacchi</strong>, ingegnere che lavora nell&#8217;industria del sesso. L&#8217;interesse per tale attività avrebbe inizio fin dall&#8217;adolescenza, quando la maggior parte del suo tempo lo passa nel <strong>Sexy Shop</strong> del padre. Ma a ciò bisogna aggiungere anche certe visioni, accompagnate da vere e proprie ossessioni, che si manifestano in lei fin dalla tenera età. Immagini innate, istinti che secondo<strong> Marta</strong> provengono da un passato remoto che non appartiene alla sua attuale esistenza.</p>
<p>Da qui la costruzione di un fantasioso viaggio a ritroso che investiga, senza volerlo, sull&#8217;eros in ogni sua forma. <strong>Marta si convince di portare sulle spalle quello che potremmo definire un debito karmico.</strong> Nulla la schioda dall&#8217;idea di aver bazzicato per necessità o per curiosità luoghi di promiscuità e di disinibizione. Raccoglie prove e si domanda quale sia il senso del suo passaggio terreno.</p>
<p>Ciò che innesca alcuni suoi quesiti è l&#8217;esplosione del palazzo nel quale abita. Un incidente da cui si salva ma che permetterà anche l&#8217;incontro con <strong>Virgilio</strong>, un infermiere che in lei risveglia un timore ancestrale. <strong>Musa</strong> costruisce tutto sospendendo il suo personaggio <strong>tra mondi onirici e reali, tra lucidità mentale e stati alterati della coscienza</strong>, fino a giungere a episodi di regressione che spalancano le porte sulle vite precedenti.</p>
<p>Per gli argomenti toccati, il romanzo spazia anche in gradevoli divagazioni che rendono ancora più solide le convinzioni della protagonista, spingendo pure noi a una leggera quanto interessante autoanalisi. <strong>&#8220;La vita in più di Marta S&#8221;,</strong> infatti, non si ferma all&#8217;apparenza, <strong>non spara nel mucchio dei mondi possibili</strong> ma dà voce a un personaggio che incarna le preoccupazioni della nostra epoca.</p>
<p>Vita, morte, sesso, edonismo, eros, promiscuità e invadenza del cyberspazio. Insomma, tra le pagine del libro troveremo frammenti che riescono a legarsi con naturalezza. <strong>La personalità di Marta è una metafora della nostra coscienza collettiva.</strong> La protagonista attinge da più parti pur di dare una spiegazione alla propria inquietudine; va addirittura al di là della vita e della morte, creando una mappa della sua evoluzione spirituale.</p>
<p>Ma questo attraversare i secoli nasconde una triste realtà: l&#8217;impossibilità di appartenersi del tutto, di conoscersi completamente, di dominarsi da cima a fondo.<br /><br /></p>


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		<title>Voglio fare l’amore con te: poesie erotiche dell&#8217;antichità classica</title>
		<link>https://www.borderliber.it/voglio-fare-lamore-con-te-poesie-erotiche-dellantichita-classica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2025 23:01:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Filomena Gagliardi. In copertina: &#8220;Voglio fare l’amore con te. Poesie erotiche dell&#8217;antichità classica&#8221; a cura di Nicola Gardini, Ponte Alle Grazie, Milano 2025 Basterebbero già la copertina &#8211; un fondo rosa antico con due gigli bianchi, accostati ma non attaccati, uniti da una delle loro ombre -, e il titolo &#8211; un lapidario [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Filomena Gagliardi. In copertina: &#8220;Voglio fare l’amore con te. Poesie erotiche dell&#8217;antichità classica&#8221; a cura di Nicola Gardini, Ponte Alle Grazie, Milano 2025</strong></p>
<p>Basterebbero già la copertina &#8211; un fondo rosa antico con due gigli bianchi, accostati ma non attaccati, uniti da una delle loro ombre -, e il titolo &#8211; un lapidario <strong>Voglio fare l’amore con te</strong> &#8211; per invogliare chiunque alla lettura. Potrei aggiungere il formato tascabile, che lo rende una sorta di ἐγχειρῐ́δῐον (manualetto), o ancora la casa editrice &#8211; <strong>Ponte alle Grazie</strong> &#8211; sempre elegante e aggraziata (nomen omen); posso fermarmi svelando il nome del curatore: <strong>Nicola Gardini, professore, latinista, traduttore, poeta, artista a tutto tondo.</strong></p>
<p><strong>Ma voglio approfondire.</strong></p>
<p>Quella che Gardini ci propone è, come recita il sottotitolo, <strong>Poesie erotiche dell’antichità classica</strong>, una selezione di quelle che per lui, a suo insindacabile giudizio, sono le poesie d’amore meglio riuscite della grecità e della latinità.</p>
<p>Resta fondamentale una nota lessicale e semantica, che non vuole assolutamente essere un sofisma, ma una chiave interpretativa fondamentale per accedere a questa lettura. Ed è l’autore stesso che ce lo fa capire dal titolo e dal sottotitolo: quando parlavano di <strong>Eros i Greci univano ad esso il verbo “fare l’amore”</strong>. Come si diceva nella lingua ellenica antica? Probabilmente in tanti modi, tanto era ricca e fertile, ad esempio συνηβᾶν. Tale forma verbale significa alla lettera “passare la giovinezza insieme con” e, spigolando qua e là tra altri testi presenti nel libello, capiremo il nesso esistente nella mentalità greca tra il fare l’amore e il rimanere giovani. Il verbo si trova all’interno di un frammento del poeta lirico <strong>Anacreonte</strong> che Gardini traduce come segue: “<em>Voglio fare l’amore con te,/ perché hai grazia”</em> (fr.402 Cambell). Probabilmente il primo verso del distico qui riportato è quello che ha ispirato il titolo della silloge ricostruita da Gardini. Nella citazione qui riprodotta in modo completo emerge la totale mancanza di volgarità nel desiderio erotico: l’io lirico, infatti, è selettivo in quanto l’oggetto del suo desiderio merita il desiderio stesso. Insomma non si va con tutti, ma con chi ci piace, ovviamente.</p>
<p><strong>L’intento di Gardini</strong>, restituire la pienezza del senso <strong>dell’Eros greco</strong>, è evidente, direi studiato ed intenzionale, fin dalla prima poesia che egli traduce e che pone in apertura della sua raccolta: <em>“Eros lascivo/io voglio cantare/, inghirlandato di fiori:/a lui sottostanno gli dèi, a lui si piegano gli uomini”</em>. I versi sono sempre di Anacreonte (fr. 505 Campbell) e <strong>lascivo</strong> in greco è detto con l’aggettivo ἀβρός, forse legato al sostantivo che in greco significa giovinezza (ἥβη) e parente etimologicamente del συνηβᾶν di cui sopra. La giovinezza è grecamente intesa come l’età in cui si è nel pieno del proprio sviluppo, in fiore si dice, sia fisico che edonistico: in effetti anche l’elegiaco Mimnermo così si lamenta in un componimento, anch’esso selezionato da Gardini: <em>“Che vita, che piacere senza l’aurea Afrodite?/Ch’io muoia, quando più non abbia a cuore/gli incontri clandestini,/i dolci doni,il letto,/i fiori della giovinezza cari agli uomini e alle donne&#8230;” </em>(dal fr.1 Gerber). Afrodite infatti è la dea dell’amore e il nome in greco è Ἀφροδὶτη: si nota la somiglianza fonetica della prima parte del sostantivo, ᾿αφρός, con il già citato ἀβρός anche se il primo è un sostantivo e il secondo un aggettivo, anche se il primo esprime la schiuma dell’acqua da cui nacque <strong>Venere</strong>: questa schiuma è quella dello sperma che per natura è giovane e fecondante.</p>
<p>L’Eros, dunque, assomiglia ad un sentimento teso non solo ad essere un dono per l’altro, ma anche volto a conquistare un bene per se stessi, visto come piacere, sicuramente, ma anche come conservazione di se stessi, della giovinezza, della pienezza della vita: questo è il motivo per cui i Greci ammettevano anche l’amore omosessuale, tra un adulto e un giovane, sia al maschile che al femminile; a differenza del nostro modo di vedere, come spiega bene Gardini, i Greci non consideravano il genere della persona amata, ma pensavano a quest’ultima come oggetto del desiderio, a prescindere se fosse maschio o femmina.</p>
<p>Ciò, in un certo senso, slega l’amore dalla procreazione, elemento imprescindibile per la mentalità cristiana; certo per gli antichi era importante conservare se stessi anche attraverso la prole: pertanto esisteva un amore coniugale a ciò votato; ma esisteva anche uno spazio in cui gli effetti dell’accoppiamento, l’eccitazione, il mescolarsi delle salive valgono in modo intrinseco, nell’atto stesso del loro prodursi, con buona pace di Lucrezio che, mentre descrive la copulazione, ne ammette tutta la vacuità, in quanto destinata a finire: <em>“…E infine,/quando, accoppiati, si godono il fiore/degli anni, e il corpo sente già il piacere/e Venere sta per inseminare/il campo della donna, avidamente/s’avvinghiano mischiando le salive/e ansimano mordendosi le bocche,/inutilmente, perché non potranno/strapparne niente, né compenetrarsi/e dissolvendosi scambiarsi i corpi./Sembra proprio che questo abbiano in mente,/che per questo combattano: con tanta/foia s’avvincono nelle strettoie di Venere, finché le membra, scosse/dal violento piacere, illanguidiscono” </em>(da Sulla Natura, IV libro).</p>
<p>Non mancano certo dimensioni più <strong>“spirituali”</strong> o meglio elegiache dell’Amore, ad esempio quando Didone, ormai completamente innamorata di <strong>Enea</strong>, riesce a ricordarlo anche quando lui non è con lei: “Assente, l’assente sente e vede” (da Eneide IV libro). Riporto anche il latino perché suona meglio: <em>“Illum absens absentem audit videtque”</em>.</p>
<p>Anche questa capacità della regina è però del tutto speculare alla sua follia d’amore, al suo essere ormai completamente fatta di lui, come Virgilio ci mostra nel libro quarto. Non manca poi la pura gioia di un ritorno inatteso: <em>“Ottenere qualcosa che desideravamo/fuor di speranza, questo sì dà gioia/Una gioia è per me, più cara assai dell’oro,/riaverti dopo tanto desiderio, /Lesbia. Tu che ritorni e più non ci speravo,/tu di nuovo mia!Oh giorno da segnarsi!/C’è un uomo più felice di me?Chi potrà dire/che esista vita più bella di questa?&#8221; </em>(Catullo, Carmi 107).</p>
<p><strong>Eppure si torna sempre lì… </strong>verso la dimensione erotica. Allora, in modo circolare, Gardini chiude la sua rassegna con il poeta libertino per eccellenza dell’antichità, che forse pagò con l’esilio la sua schiettezza, scambiata dal potere per oscenità. Sto parlando di Ovidio che ci descrive un incontro molto ravvicinato con una donna: <em>“Appena, tolto il velo l’ebbi davanti agli occhi,/difetto non apparve in alcun punto./Che spalle contemplavo, che braccia, e toccavo!/I seni come mi stavano in mano!/ E sotto i? Il petto eccelso com’era liscio il ventre!/E il fianco che splendore! La coscia che sodezza!/Ma a che i dettagli? Solo meraviglie vedevo./ E dunque nuda me la strinsi addosso./Chi non conosce il resto? Stanchi poi riposammo. /Così tornate o pomeriggi, spesso!”</em> (da Amori I 5).</p>
<p>Con l’augurio di buona lettura nonché di buon meritato Eros a tutti, chiudo qui la mia recensione scritta tra il giorno di Carnevale e quello del mercoledì delle ceneri, in una condizione quindi di confine <strong>(border)</strong> tra eccesso e castigo.</p>
<p>Devo però dire che, il lessico pepato dei Greci e dei Latini, ha arrecato anche a me un piacere che, sebbene non paragonabile a quello di ovidiana memoria, non è stato certamente solo platonico:<strong> tale è l’effetto della parola degli antichi, nel suo essere schietta e sincera ma anche attraente e penetrante per la sua ricchezza semantica.</strong></p>
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		<title>Madonne con la Polaroid. Concetta Rundo tra mistico ed erotico</title>
		<link>https://www.borderliber.it/madonne-polaroid-rundo-maddalena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Dec 2024 23:24:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;Madonne con la Polaroid&#8221; di Concetta Rundo, Euno Edizioni Siké, 2023 Spiazza l’inizio di questo libro di Concetta Rundo, che esordisce (nel preludio) con un inno alla maternità: “L’unica eternità, in effetti, spiegabile, umana: la maternità”. Una maternità che Concetta confessa di non poter sperimentare (“A quanto pare, io [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;Madonne con la Polaroid&#8221; di Concetta Rundo, Euno Edizioni Siké, 2023</strong></p>
<p>Spiazza l’inizio di questo libro di <strong>Concetta Rundo</strong>, che esordisce (nel preludio) con un inno alla maternità: “L’unica eternità, in effetti, spiegabile, umana: la maternità”. Una <strong>maternità</strong> che Concetta confessa di non poter sperimentare (“A quanto pare, io non sarò madre&#8230;”). Poi, nei versi del lato A (c’è scritto proprio così in copertina: <strong>Madonne con la Polaroid, Lato A, Poesia in placenta</strong>) si sente un sapore di certe poesie di <strong>Adriana Zarri</strong> di <strong>&#8220;Tu&#8221;</strong>, quasi preghiere, ma anche una certa “carnalità” che si potrebbe trovare nei versi di <strong>Alda Merini</strong>.</p>
<p>Per esempio, nei versi della prima pagina di <strong>Madonne con la Polaroid</strong>: <em>&#8220;Shh! Lasciami in ascolto dei tuoi passi/ora liberi dai mocassini/scalzi/Perché nell’amore è così che si entra: nudi”</em>. Spiazza il richiamo alla madre del preludio (e le foto di copertina e retrocopertina vanno in questo senso?) e poi la scoperta dell’amore per una donna, un’amante e compagna di vita (i primi versi, sotto il titolo <strong>Motel</strong>, mi fanno pensare alla madre, poi…).</p>
<p>Già nel terzo “filare” di versi (“Di novembre, quando tutto tace e freme e geme…”) è più palese (anche se sempre accennato e mai troppo svelato) l’incontro dei corpi. Così come le canzoni e il candore di <strong>Bobo Rondelli</strong> contagiano amore a chi gli sta intorno, le poesie e i racconti (ma soprattutto le poesie) di <strong>Concetta</strong>, contagiano un afflato quasi pervasivo, qualcosa che prende pelle, cuore e sensi, un andare che va dritto all’anima, un trasporto senza filtri e senza infingimenti, per quanto sia vero l’assunto di <strong>Pessoa,</strong> secondo il quale “il poeta è un fingitore” (ma a un livello diverso, e non letterale).</p>
<p>L’afflato di Concetta è anche mistico, testimoniato dalla devozione alla <strong>Madonna delle Lacrime di Siracusa</strong>, alla quale è dedicato il libro (oltre che a sua madre e a sé stessa), ma anche quando è sensuale, l’eros che esprimono le sue parole non è mai “violento” o dirompente, intenso sì, incontenibile forse, contagioso, come già detto.</p>
<p>Gli otto racconti brevi del <strong>Lato B</strong>, sono quasi tutti ambientati nel periodo della primavera del 2020, quindi durante il primo “confinamento”, sono racconti tutti, o quasi, di e su donne, con diciture indicative e ambivalenti (valgono sia per il Covid che per la Polaroid: ogni racconto riporta questo titolo con un numero davanti!): <strong>Emanuela. Positiva; Pina. Negativa.</strong></p>
<p>In <strong>Polaroid 5</strong> c’è un<strong> “diario della librivendola”</strong> (così lei si definisce, per dire che fa la libraia) che parte dalla suggestione di <strong>Simonetta Agnello Hornby</strong> la quale “chiede” a Concetta: “La cuntintizza per una libraia, sapresti raccontarla?”. Ovviamente, a un certo punto del libro c’è il <strong>Lato A</strong> e il <strong>Lato B</strong> “musicale”, con diciotto brani (quindi trentasei!) scelti da Concetta, ognuno abbinato alle fasi del verseggiare e del “novellare”: ne ho ascoltati diversi: da Prospettiva Nevskj (nella versione ) di Alice a Porta Vagnu di Ivan Segreto, Penelope di Achille Lauro ed Emma, Il bacio sulla bocca di Fossati ed altri.</p>
<p>C’è anche<strong> Coraline dei Maneskin</strong>, nella versione cover di Linda Riverditi, X Factor 2022. Sia per Achille Lauro che per i Maneskin e X Factor mi viene da storcere il naso, perché sono un pp&#8217; “diffidente” verso certi “stili”, ma li ho ascoltati e apprezzati. D’altronde anche io, anni fa, ho apprezzato la canzone <strong>La sera dei miracoli di Lucio Dalla</strong> (presente, tra l’altro, nel Lato A) cantata a X Factory da Camilla Musso.</p>
<p>Voglio consigliare anche io una mia breve playlist in tema: Ex Factor di Calogero Incandela e, visto che lo abbiamo citato, Cielo e terra di Bobo Rondelli e, immancabilmente, Mistica erotica di Angelo Maddalena. Ah, dimenticavo, c’è una doppia copertina, al contrario: <strong>Madonne con la Polaroid</strong>, lato B. Prosa e rose. Lode, quindi, a Emilio Barbera, editore di questo gioiellino in forma di libro “duplice”, Sikè è il nome della casa editrice, “figlia” di Euno (primo nome della casa editrice nata ormai quindici anni fa a Leonforte, mentre Sikè è un marchio più recente).</p>
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		<title>Un rossetto e un taccuino. Rotella e la riscoperta del quotidiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 23:04:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[Ensemble]]></category>
		<category><![CDATA[Eros]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Rossetto]]></category>
		<category><![CDATA[Taccuino]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Un rossetto e un taccuino&#8221; di Francesca Romana Rotella, Ensemble, 2023</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Un rossetto e un taccuino&#8221;</strong> è il racconto di ciò che le donne non dicono ai loro partner e a loro stesse; è una parafrasi sui misteri che l&#8217;amore si porta dietro e ciò comprende anche l&#8217;amore verso le cose, la vita, la quotidianità e quello che è andato perduto.</p>
<p><strong>Francesca Romana Rotella</strong> sorride di sé, in alcuni casi si compiace anche, forse per quel coraggio di dire con leggerezza, attraverso versi talvolta in rima, di quell&#8217;oscuro andamento delle emozioni.</p>
<p>Ecco il dialogo incessante che il cuore intrattiene con il cervello, sovvertendo i sensi e le sensazioni, mandando in confusione la percezione. <strong>Forse l&#8217;amore si prende gioco di noi?</strong> Ci chiede pure questo l&#8217;autrice, traendo forza dalla riscoperta dell&#8217;eros.</p>
<blockquote>
<p><em>Così chiaro/liscio/turgido/ti ergi davanti a me/magnifico monumento alla vita/per vincere le mie segrete più profonde./Feroce/bestia impazzita/non trovi pace/che nella piccola morte/dal caldo liquore.</em></p>
</blockquote>
<p>Ogni componimento è arioso, anche quando evoca immagini più malinconiche. Con parole semplici si racconta il sentimento più difficile da trattare, proprio perché abusato e usato come frivolo appiglio a cui attribuire troppe responsabilità. Amare invece è scegliere consapevolmente qualcosa di irrazionale. In amore, infatti nessuno sa cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. </p>
<p>Così il rossetto diventa inchiostro passionale con cui imbrattare un taccuino che altrimenti sarebbe rimasto bianco. Ma la sfida è proprio questa: <strong>lasciare traccia di quel flusso di emozioni che si scatena in noi</strong>, senza dimenticare che forse ciò da cui siamo attratti è solo un&#8217;illusione, magari è una veloce risposta a necessità ben più profonde, se non vitali.</p>
<p>Dopotutto, sentimenti ed emozioni sono qualcosa di cui facciamo esperienza ma di cui non riusciremo mai a capire il &#8220;perché. Infatti, la domanda più stupida che possiamo porre a ciò che fa parte dell&#8217;esistenza di tutti, tra cui l&#8217;amore, è proprio la seguente:<strong> &#8220;cosa sei?&#8221;</strong>.</p>
<blockquote>
<p><em>Guardami!/Sono qui, tutta d&#8217;oro/ma senza braccia,/indosso una veste/sembro una pagliaccia./Fredda sotto la luna/calda sotto il sole/calva come la cantatrice/instancabile spettatrice./Sotto la mia gonna offro riparo/è il fortino del bambino/è il buio nascondiglio/è l&#8217;inizio d&#8217;ogni luogo/che dall&#8217;amante crea il figlio.</em></p>
</blockquote>
<p>Le poesie di <strong>Rotella</strong> sono leggere visioni di uno stato d&#8217;animo che ci cattura e ci stupisce. Davanti allo stupore <strong>del bene e del male</strong>, che di colpo rende il mondo intorno a noi<strong> &#8220;un luogo a nostra misura&#8221;</strong>, Rotella ci dona lo spettacolo della semplicità, di qualcosa che si può vivere solo affidandosi. Infatti, lei non dice che l&#8217;amore sia bello o brutto, utile o inutile, semplicemente chiede ai suoi lettori se hanno una risposta.</p>
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