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	<title>confronto Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>AstroBelvedere. Il Club del libro ha discusso &#8220;Novecento&#8221; di Baricco</title>
		<link>https://www.borderliber.it/novecento-baricco-astrobelvedere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Oct 2023 02:00:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Adriana Sabato Si prosegue con il Club del libro ad esplorare mondi nuovi ed esistenze peculiari. Curati sempre dall’Associazione La Riviera, il cui scopo è quello di promuovere e diffondere la cultura nel suo più ampio significato, gli incontri si sono tenuti finora nella sede dell’Associazione Culturale AstroBelvedere, sita al civico [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Adriana Sabato</strong></em></p>
<p>Si prosegue con il <strong>Club del libro</strong> ad esplorare mondi nuovi ed esistenze peculiari. Curati sempre dall’<strong>Associazione La Riviera, </strong>il cui scopo è quello di promuovere e diffondere la cultura nel suo più ampio significato, gli incontri si sono tenuti finora nella sede dell’<strong>Associazione Culturale AstroBelvedere</strong>, sita al civico 17 di via Florello Dini, nel borgo antico di <strong>Belvedere Marittimo</strong>. Nell’ultimo incontro, tenutosi <strong>sabato 30 settembre</strong>, sono state discusse tematiche inerenti la lettura del volume di <strong>Alessandro Baricco “Novecento”</strong>.</p>
<p>Si tratta in realtà di un monologo teatrale in cui viene narrata una storia avvenuta sul piroscafo <strong>Virginian</strong> negli anni tra le due guerre. Il piroscafo faceva la spola tra <strong>Europa e America</strong>, con il suo carico di miliardari da un lato, di poveri emigranti dall’altra. <strong>Novecento</strong> è un bambino nato sul piroscafo e abbandonato proprio lì dalla madre.</p>
<p>Il narratore è un trombettista che viene assunto sulla nave dove incontra il protagonista: <strong>Danny Boodman T.D</strong>. Lemon Novecento appunto, un pianista che possiede una tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Il talento di Novecento è sublime: <strong>attraverso la musica vive le emozioni dei passeggeri del piroscafo.</strong> Anche un pianista di fama mondiale, <strong>Jelly Roll Morton</strong>, dopo aver sfidato Novecento, è costretto ad ammettere la sua superiorità.</p>
<p>Un giorno un contadino si imbarca sulla Virginian; è un uomo che non aveva mai visto prima il mare e rimane impietrito davanti all’immensità dell’oceano. Novecento decide di fare l’esperimento opposto: <strong>lui, nato e cresciuto su quella nave, prova a scendere a New York.</strong> Tuttavia non ce la fa, e deve ritornare sui suoi passi. Questo rifiuto della terraferma simboleggia il rifiuto di Novecento per l’idea di crearsi dei legami e mettere radici nel mondo.</p>
<p>Il narratore infine scenderà a terra, pronto a farsi una vita. Anni dopo il narratore riceve una lettera: la nave Virginian è diventata inutile e bisogna farla affondare, ma Novecento si rifiuta di andarsene. Il trombettista proverà a convincere Novecento a scendere e vivere, ma il pianista è irremovibile: preferisce morire sulla nave, il suo vero unico mondo, piuttosto che cercare una vita diversa. <strong>(Fonte: Wuz.it)</strong></p>
<p><strong>Questo racconto è stato pubblicato per la prima volta nel 1994.</strong> Nel 1998 Giuseppe Tornatore ne ha tratto il film La leggenda del pianista sull&#8217;oceano con la colonna sonora composta dal Maestro Ennio Morricone.</p>
<p>Tanti gli spunti e le riflessioni dopo la lettura dell’agile volume. E tanta la voglia di condividere l’esperienza di lettura:<strong> l’incontro ha messo a confronto opinioni divergenti, ma anche opinioni concordi e questo dipende essenzialmente dal fatto che il gruppo è composto da personalità eterogenee</strong>, di diversa età e formazione. Da una parte c’è l’opinione dei giovani che evidenzia ovviamente un tipo di esperienza più limitata rispetto agli adulti e, al contrario l’esperienza di vita più consolidata degli adulti evidenzia il fatto di identificarsi anche con personaggi e situazioni.</p>
<p>E qui viene il bello: <strong>nel corso del confronto si creano dibattiti sempre più interessanti e stimolanti ma nel contempo si intrecciano anche relazioni e nuove amicizie.</strong> L’abitudine di incontrarsi per analizzare e scandagliare le imprese letterarie dei nostri autori e delle nostre autrici del cuore si è ormai consolidata ed è divenuto un appuntamento molto interessante. <strong>Il Club del libro</strong> o gruppo di lettura che dir si voglia gestisce una parte dell’organizzazione sui social e una parte dal vivo.</p>
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		<title>Un &#8220;boomer&#8221; senza onore</title>
		<link>https://www.borderliber.it/boomer-onore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2022 02:18:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano Riprendo da dove avevo lasciato il mio incontro con tre giovani. Giusto? Per loro questo mondo non esiste, io forse non sono reale. Me ne accorgo da come sono concentrati a guardare gli schermi dei loro iPhone, di come sorridono a ciò che appare su quei dispositivi. Si distraggono facilmente, come [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Riprendo da dove avevo lasciato il mio incontro con tre giovani. <a href="https://www.borderliber.it/boomer-esperienziale/">Giusto?</a></p>
<p>Per loro questo mondo non esiste, io forse non sono reale. Me ne accorgo da come sono concentrati a guardare gli schermi dei loro iPhone, di come sorridono a ciò che appare su quei dispositivi. Si distraggono facilmente, come se lì, in quel Grande Altro digitale, ci fosse la verità, il vero interlocutore.</p>
<p>Ecco, penso, noi ex giovani siamo riusciti a inculcare in loro quel senso di spaesamento che ha accompagnato la nostra adolescenza. Quell&#8217;essere contro tutte le regole, tutte le istituzioni, tutti gli uomini. Eppure, sempre a casa tornavamo. <em>Non esistono regole, tutto è giustificabile, questo mondo non esiste,</em> così dicevamo noi alla loro età. Disperati e felici camminavamo per le strade, niente ci mancava, tutto volevamo. Era un nostro diritto prenderci ogni cosa, soprattutto quello che non era nostro. Eppure ci nascondevamo dagli occhi degli adulti per fumare, per bere, per baciarci. Temevamo il giudizio, la punizione. Eravamo ribelli, in branco; coglioni, da soli. Eravamo felici vagabondi con il grunge, il dark, l&#8217;heavy metal, il rock, il jazz e qualsiasi altro suono nelle orecchie, ma poi sempre a casa tornavamo&#8230; e ora questi giovani, alcuni figli dei miei coetanei, ci hanno preso alla lettera. Anche loro dicono <em>questo mondo non esiste</em>, mentre noi rimpiangiamo quel mondo. E come saranno le loro malinconie quando avranno la mia età? Di quale sostanza sarà fatta la loro ricerca dell&#8217;assurdo? Con quale <em>emoticon </em>verrà rappresentata.</p>
<p><em>Signò, ma voi non vi rompete le palle ad ascoltare sempre gli altri? </em>Mi domanda quello che ha abbandonato la scuola, convinto che con la Terza Media se la caverà lo stesso. <em>A volte sì, ma faccio finta di sentire</em>. Questo gli rispondo. Quello con i genitori separati irrompe con una risata, qualcosa di interessante è apparso sul display del suo iPhone. Io resto in disparte, gli altri due si avvicinano per guardare e ridono anche loro.</p>
<p><em>Be&#8217;, perché ridete?</em> Di me se ne fregano per altri trenta secondi, poi tornano in loro. Il ragazzo con la Terza Media mi spiega: <em>la mamma di un nostro amico ha pubblicato una foto su Instagram. Oh, c&#8217;ha cinquant&#8217;anni, ma ha certe minn</em>e<em>! &#8216;Na cavalla. </em>Quello più furbo di tutti, che manderà suo padre a far giustizia a scuola caso mai gli esami di maturità dovessero andar male, subito interviene:<em> e tu ti ci fai sopra pugnette e te la sogni mentre ti fa un blowjob, che ce l&#8217;hai d&#8217;oro Brò! </em>E il ragazzo con la Terza Media risponde: <em>anche voi vi ci fate bei manicotti, pure chiru coglione del figlio si ci fa lo zabaglione, ché tanto dice che quella manco è sua madre</em>! Interviene subito il ragazzo con i genitori divorziati: <em>Oh, ragà! Che il signore si fa una brutta idea di noi! </em>E tutti e tre mi chiedono scusa&#8230; scusa di cosa, penso, se io non so fare altro che rimanere in silenzio. Non so dire nulla, mi sento colpevole. In questa piazzetta di un piccolo paese si partecipa al cammino del Mondo così come in una metropoli. Non ci sono più distanze, sovrastrutture, differenze; ovunque è un unico luogo, che forse non esiste.</p>
<p><em>Chissà se quell&#8217;altra ci manda le foto prima che si va a fare la doccia! </em>Esclama il ragazzo con la Terza Media, mentre gli altri due ridono. <em>Questa chi è? </em>Chiedo, e quello con il padre giustiziere mi risponde che è una che va dietro a tutti e tre, ma non sa decidere con chi stare. A loro va bene così, tanto a nessuno dei tre piace&#8230; e lo interrompo dicendogli <em>ok, basta così. Faccio parte di un&#8217;altra generazione. </em>E tutti e tre ridono, ma non per quello che ho detto, ma perché qualcos&#8217;altro ha catturato la loro attenzione. Verso di noi sta venendo <em>La ragazza che prega.</em></p>
<p>E la storia continua&#8230;</p>
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		<title>Babele: una torre da abbattere sempre</title>
		<link>https://www.borderliber.it/babele-una-torre-da-abbattere-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2022 04:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Babele: una torre da abbattere sempre&#8221; è un articolo di Domenico Frontera. La foto in copertina è tratta dal web In molti, credenti o non credenti, ma questo scritto non ha un riferimento alla fede, ancora pensano che nel racconto della &#8220;Torre di Babele&#8221; (Gn 11), attraverso la &#8220;confusione delle lingue&#8221;, si sia punita l&#8217;arroganza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Babele: una torre da abbattere sempre&#8221; è un articolo di Domenico Frontera. La foto in copertina è tratta dal web</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In molti, credenti o non credenti, ma questo scritto non ha un riferimento alla fede, ancora pensano che nel racconto della &#8220;Torre di Babele&#8221; (Gn 11), attraverso la &#8220;confusione delle lingue&#8221;, si sia punita l&#8217;arroganza dell&#8217;uomo nello sfidare il sacro e che se l&#8217;uomo non avesse commesso tale colpa, oggi il mondo sarebbe tutto unito e parleremmo una sola lingua. In realtà il mito esprime un concetto molto più serio e profondo; la costruzione della torre di Babele è stato il tentativo, da parte degli uomini, di &#8220;edificare&#8221; un linguaggio unico e quindi di imporre un pensiero unico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque, il testo biblico, in nome della libertà di pensiero, polemizza contro la costruzione di una società totalitaria, con una sola lingua e una sola ideologia; un universo senza dialogo, senza aperture, senza autonomia. Il sacro, infatti, non può ammettere dogmatismi, in quanto esso è per definizione il &#8220;<em>totalmente altro e l&#8217;intimamente nostro&#8221;</em> aperto a tutte ed a nessuna <em>de-finizione </em>compiuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il vuoto che continuamente  si riempie, senza mai esser colmo, di ogni prospettiva, di ogni visione del mondo, permettendone il confronto. La dispersione delle genti e la confusione delle lingue non furono una punizione, ma la garanzia di una libertà multipla, del pluralismo delle possibilità, la gioia della molteplicità e del suo essere impegno, delle scoperte, degli incontri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo finché il sacro resterà &#8220;distante ed immanente&#8221;, simbolo, solo finché resterà un chiaro ed oscuro non sapere, ogni dialogo, ogni salda e sempre nuova e reale costruzione, diventerà possibile.</p>
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		<title>Il nipote di Wittgenstein di Thomas Bernhard</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2017 05:54:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su Zona di Disagio. In copertina: &#8220;Il nipote di Wittgenstein&#8221; di Thomas Bernhard, Adelphi Non c’è ipocrisia più diffusa di quella del sano nei confronti del malato. I sani, in fondo, non vogliono avere più niente a che fare con i malati e non sono affatto contenti che i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/thomas-bernhard-quel-nipote-con-il-dono-della-follia/">Il nipote di Wittgenstein di Thomas Bernhard</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2017/07/26/il-dono-della-follia/">Zona di Disagio</a>. In copertina: &#8220;Il nipote di Wittgenstein&#8221; di Thomas Bernhard, Adelphi</strong></p>
<p><em>Non c’è ipocrisia più diffusa di quella del sano nei confronti del malato. I sani, in fondo, non vogliono avere più niente a che fare con i malati e non sono affatto contenti che i malati, sto parlando dei veri malati, e cioè dei malati gravi, esigano tutt’a un tratto di ritornare in buona salute, o almeno di normalizzarsi o almeno di migliorare le loro condizioni di salute. Il sano, se è una persona sincera, ammetterà che non vuole avere più niente a che fare con il malato, non vuole che nessuno gli rammenti la malattia e, attraverso la malattia, logicamente e forzatamente la morte.</em></p>
<p><strong>Paul Wittgenstein e Thomas Bernhard, un’amicizia che diventa un libro in cui, però, solo alcuni episodi sono realmente accaduti.</strong> Infatti, si tratta di una semi-biografia. L’autore austriaco ha trasformato a suo piacimento i fatti. I due si incontrano nel 1967 in un ospedale viennese. Wittgenstein soffre di attacchi di follia, Bernhard sta curando una malattia polmonare. Tra di loro nasce una profonda amicizia che durerà dodici anni, fino alla morte del nipote del noto filosofo.</p>
<p><em>Duecento persone verranno al mio funerale e tu dovrai tenere un discorso sulla mia tomba. </em>Questo dice a un certo punto il nipote di Wittgenstein</p>
<p><strong>Paul chiede questo all’amico Thomas. Un desiderio che viene espresso nel momento in cui l’eccentrico aristocratico sente che la fine è vicina.</strong> Proprio la paura della morte lo perseguita e la sua follia alimenta questa fobia. La morte è una sventura di fronte la quale l’uomo è solo. Nei suoi momenti di pazzia, Paul piange e si dispera, corre ad abbracciare l’amico e lo supplica di non abbandonarlo. Eppure, lui è portatore di valori ascetici nei quali si rifugia attraverso l’arte, la musica e la letteratura.</p>
<p>Nel suo dolore sempreverde, Paul è un uomo disprezzato dai familiari. Come suo zio dilapida le ricchezze, distribuendole senza remore ai bisognosi. Bernhard legge qualcosa di simile in loro, ma anche di diametralmente opposto. Infatti, Paul è impazzito perché non ha saputo dare voce alla follia; mentre suo zio, Ludwig, ha saputo darle una forma attraverso la filosofia.</p>
<p><strong><em>Cos’è quindi la follia?</em> Bernhard ce la fa apparire come un dono, un talento che deve essere coltivato. Non ci sono sentimenti di compassione in questo libro. Thomas non prova né pena né pietà per l’amico, anzi, quando Paul muore lui si trova a Creta.</strong> Addirittura, lo scrittore abbandona al proprio destino l’eccentrico aristocratico proprio negli ultimi mesi di vita.</p>
<p><strong><em>Ma perché questo comportamento ripugnante?</em> Nell’osservare il decadimento di Paul, Thomas intravede i segni del suo tramonto.</strong> Anche lui ha paura della morte e della follia, della solitudine che si instaura nell’anima quando la malattia diventa una costante. Per lo scrittore austriaco, il suo destino è legato a quello del nipote del filosofo.</p>
<p>C’è poco da aggiungere, siamo in presenza di un libro di Bernhard. Ogni parola segna, ogni frase è un rintocco di campana che si propaga per chilometri. Non si sfugge da questa prosa incessante. <strong>Centotrentadue pagine zeppe. Un flusso ininterrotto in cui si scontrano vita, morte, solitudine, follia e cinismo; in cui la malattia del corpo e dell’anima si confrontano.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/thomas-bernhard-quel-nipote-con-il-dono-della-follia/">Il nipote di Wittgenstein di Thomas Bernhard</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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