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	<title>Cibo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Viva la democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jun 2025 22:01:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Viva la democrazia&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore realizzata con l&#8217;intelligenza artificiale Sguardo di pietra in cielo e in terra. Cercando la luna e il pelo nell&#8217;uovo nel conglomerato delle cose, tra le discussioni domestiche e i servizi casalinghi, lei sforna la sua torta soffice che sa di gomma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Viva la democrazia&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore realizzata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Sguardo di pietra in cielo e in terra. Cercando la luna e il pelo nell&#8217;uovo nel conglomerato delle cose, tra le discussioni domestiche e i servizi casalinghi, lei sforna la sua torta soffice che sa di gomma dolce e di zucchero senza zuccheri aggiunti.</p>
<p>L&#8217;apocalisse si svolge di pomeriggio: tra le 17 e le 19, man mano che si fa incombente il dilemma della cena. Sullo schermo scorrono le trasmissioni televisive con i loro dibattiti sulle guerre nel globo. Lei guarda, assimila e ammette: «È tutto un dolore sulla Terra, tranne che nella mia cucina».</p>
<p>Sullo <em>schermo piatto da 40 pollici</em> si affollano le scene di madri sfigurate, di bimbi denutriti, di soldati azzoppati. Ma davvero esistono o tutto è un gioco? La domanda sorge spontanea e in soccorso dei suoi occhi sciroccati, per dare spazio a varie riflessioni sul tema, arrivano le pubblicità delle Crociere Low Cost, delle pastiglie che liberano dai dolori alla testa e che dispensano felicità al colon; ma anche un consulente finanziario a cui si può scrivere a qualsiasi ora, come all&#8217;amante clandestino, potrebbe essere un&#8217;esperienza da provare.</p>
<p>Quando la discussione politica riprende, con la conduttrice impomatata e il viso corrucciato, si entra nel vivo del &#8220;Politicamente appetibile&#8221;. Il dibattito si riassume così: ci sono buone ragioni per mettere pace e altrettante per ringalluzzire la guerra. Viva la democrazia. Domani se ne parlerà di nuovo. I titoli di coda silenziano il dibattito.</p>
<p>Il nuovo blocco pubblicitario è tutto incentrato sulle destinazioni del cinque e dell&#8217;otto per mille a enti religiosi e scientifici. Lei che guarda il display a cristalli liquidi sfida il cielo chiedendo: «Chi è il migliore: Budda, Gesù, un dio contemporaneo o gli scienziati di qualche pianeta?».</p>
<p>Sulla torta ha messo un tovagliolo bianco.<br />
Sul tavolo ha steso una tovaglia bianca.<br />
Nel cervello da tempo sventola bandiera bianca.<br />
Viva la democrazia, ancora una volta.</p>
<p>«Questa sera petti di pollo arrostiti per tutti», esclama portandosi il dito sulle labbra. Ecco l&#8217;unica certezza di quella giornata. Nessuna replica è ammessa, altrimenti a letto senza cena.</p>
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		<title>Laurie Colwin: quando il sapore del tempo si fa inchiostro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/laurie-colwin-quando-il-sapore-del-tempo-si-fa-inchiostro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 23:01:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Colwin]]></category>
		<category><![CDATA[Eccezionalità]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Pontoriero]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Laurie Colwin: &#8220;Il fascino del quotidiano in opere che sembrano soffiate alla vita, permeate di autenticità e di fare umano&#8221;. Questo il tema dell&#8217;articolo di Rosanna Pontoriero. La foto in copertina è stata fornita dall&#8217;autrice Esistono libri rubati alla vita, afferrati alla forza del tempo, che hanno il gusto di compleanni, cene andate a male, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Laurie Colwin: &#8220;Il fascino del quotidiano in opere che sembrano soffiate alla vita, permeate di autenticità e di fare umano&#8221;. Questo il tema dell&#8217;articolo di Rosanna Pontoriero. La foto in copertina è stata fornita dall&#8217;autrice</strong></p>
<p>Esistono libri rubati alla vita, afferrati alla forza del tempo, che hanno il gusto di compleanni, cene andate a male, magliette sporche, caffè. Una scrittura che a molti potrebbe apparire di superfice, ma che è, invece, di sostanza. <strong>E sapete perché?</strong> Siamo fatti di quotidianità, di traslochi emotivi, torte imperfette, camice sudate, calzini bucati e dilemmi scontati. Eppure, chi racconta il tempo ordinario ha un fascino incredibile, diventa umorista, spesso anche un pensatore snobbato.</p>
<p>Ci insegnano che a costituire arte sia l’eccezionalità: è un pensiero anacronistico e dominante, anche stancante. Pensate a quanto sia interessante una macchinetta del caffè sul fuoco, ai segreti che racchiude, alle storie che custodisce. <strong>Laurie Colwin</strong> <strong>è una scrittrice pop:</strong> nei suoi libri rivivono i compleanni, le cene fallite, i capelli disordinati, il bucato da stendere. La cucina non è una stanza per tradizionalisti, è un laboratorio come gli altri. Certamente, deve esserci la scelta. Quello che più colpisce di questa autrice, americana e morta precocemente, è la freschezza, l’ironia. Sembra di sentirla con una voce squillante.</p>
<h3>Laurie Colwin: la scrittrice rubata</h3>
<p>«Per otto anni ho vissuto in un monolocale appena più grande dell’Enciclopedia Columbia (…) – si legge in Home Cooking – Mi ero trasferita lì in una fresca serata d’estate a ventitré anni. Quella sera avevo preparato la cena per due amiche dei tempi dell’università». In <strong>Laurie Colwin</strong>, nata a New York nel 1944 e morta nel 1992, il cibo è foriero di vita. Una infinità di ricordi dietro una melanzana, che prendono fiato con una semplicità casalinga, immediata, parlata. «Quando ero da sola, vivevo di melanzane, le mie più grandi alleate ai fornelli. Le friggevo, le stufavo, le mangiavo croccanti o molli, fredde o calde. Costavano poco e riempivano (…) Cenare da soli è uno dei piaceri della vita. Di sicuro cucinare per se stessi rivela gli aspetti più bizzarri degli esseri umani». È sincera, come molte donne di scrittura, limpida, mette di buon umore. E poi pensateci: quanto si potrebbe raccontare partendo da un uovo? Chi vi scrive potrebbe imbastire una infinità di storie.</p>
<p>Il cibo, associato alla parola, è psicanalisi: «Uno dei miei primi ricordi d’infanzia – scrive sempre la Colwin in Home Cooking – sono i pranzi del sabato in estate da Conklin’s, un grosso supermercato sulla strada principale del lago <strong>Ronkonkoma</strong>, con i miei genitori e mia sorella. (…) Quando sono andata a vivere da sola e ho cominciato a cucinare per me stessa, mi sono detta che se mi piaceva così tanto l’insalata di patate, molto probabilmente piaceva anche agli altri».</p>
<p>Dietro un piatto se ne stanno tacite le stagioni della vita. Io, per esempio, ho davanti agli occhi tutte le torte alle fragole che hanno costeggiato i miei compleanni, a cominciare da quelle rettangolari di mia madre e finendo alle mie, decorate con i fiori freschi. Per ogni torta mi sembra di sentire arrabbiature, desideri, frustrazioni, appagamenti, antipatie. La scrittura di <strong>Laurie Colwin</strong> ha esattamente questa andatura.</p>
<h3>Romanziere impasticciate</h3>
<p>In <strong>Home Cooking</strong> ci sono anche le ricette, che appuntano pezzetti di storia quotidiana: «Non abbiamo mai comprato torte al cioccolato per i nostri compleanni, ma il cioccolato ha giocato un ruolo importante nelle torte che abbiamo ordinato. Erano sempre le stesse: di pan di spagna divise a strati, ogni strato spalmato alternativamente con crema al caffè e marmellata di albicocche». Di seguito una ricetta del «Budino al cioccolato al vapore vecchio stile».</p>
<p>In molti romanzi contemporanei si ritrova la tendenza ad utilizzare il cibo come strumento di racconto e recupero, perché svela il concetto, l’emozione, meglio di qualsiasi altra cosa. Nel mio primo romanzo, <strong>“Melina e la finestrella sull’orto”</strong>, vi è una ricetta per ogni momento narrativamente importante. Nel subbuglio emotivo della protagonista, la cucina ha un ruolo definito. Sono tante le scrittrici, non solo la <strong>Colwin</strong>, che ci insegnano come la vita di tutti i giorni non sia disconnessa dall’arte della parola, al contrario, ne è fondamento.</p>
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		<title>Un ricordo di Calabria: i personaggi dell&#8217;avvento</title>
		<link>https://www.borderliber.it/personaggi-avvento-calabria-danise/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2024 22:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Avvento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un ricordo di Calabria: personaggi dell&#8217;Avvento&#8221; è un racconto di Antonio Danise. Foto in copertina di Martino Ciano Sono nato e cresciuto non in un paese vero e proprio ma in una casa che, insieme ad altre due o tre, sorgeva lungo una strada che collegava paesi di montagna ad altri sul mare. Questi sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Un ricordo di Calabria: personaggi dell&#8217;Avvento&#8221; è un racconto di Antonio Danise. Foto in copertina di Martino Ciano</strong></p>
<p>Sono nato e cresciuto non in un paese vero e proprio ma in una casa che, insieme ad altre due o tre, sorgeva lungo una strada che collegava paesi di montagna ad altri sul mare. Questi sono alcuni personaggi che per quella strada passavano e che hanno popolato la mia infanzia.</p>
<p>C’era <strong>Don Micu</strong>, il pescivendolo, dalla faccia scura, dal volto segnato dal sale e da rughe profonde, che indossava sempre una <strong>coppola</strong> per proteggersi dal sole e che <strong>bandiava</strong> per vendere la preziosa merce che teneva dentro due cassette di legno coperte da uno straccio umido e che trasportava su una bicicletta.</p>
<p>Quando mamma sentiva la sua voce usciva in strada e si trovava a dover scegliere fra ciò che era rimasto, dal momento che il pescatore, prima di arrivare fino a noi, partendo dal mare e arrancando su per la salita con la pesante biciletta, aveva già venduto buona parte della sua merce.</p>
<p>A quel punto mamma verificava la freschezza dei pesci rimasti analizzandone attentamente gli occhi e le branchie e, se superavano la prova, cominciava la lunga trattativa per arrivare a un accordo sul prezzo da pagare. Era così soprattutto nei giorni immediatamente precedenti il <strong>Natale</strong>, quando sulle tavole, come da buona tradizione, il pesce era un ingrediente che non poteva assolutamente mancare.</p>
<p>C’era poi il clacson prolungato del panettiere che dalle nostre parti arrivava e si faceva sentire all’incirca all’ora di pranzo. <strong>Don Ciccio</strong> trasportava le varie forme di pane con un furgoncino chiuso e non sapeva cos’era una bilancia. Il pane era venduto a pezzi e non a peso.</p>
<p>Quando sentivo il suono del clacson che annunciava il suo arrivo attraversavo la strada e gli indicavo la quantità e il tipo di pane da comprare: <strong>Ha detto mia mamma di darmi quattro panini e una palatella.</strong> Tutti i giorni la stessa scena. Unica eccezione la vigilia di Natale, allorché compravamo la <strong>cuddura c’a ciuciulena</strong>, che però bisognava prenotare almeno una settimana prima.</p>
<p>Era un tipo di pane a forma di ciambella, tipico di quei giorni e ricoperto in superficie con i semi di sesamo, che io e papà inzuppavamo nel brodo, a colazione, il giorno di <strong>Natale</strong>. E poi, una volta l’anno, un panetto di lievito di cui il buon panettiere ci faceva gentile omaggio come premio fedeltà.</p>
<h3><strong>Un ricordo di Calabria</strong></h3>
<p>Durante il periodo dell’avvento, soprattutto a partire dall’otto dicembre e fino a <strong>Natale</strong>, si sentiva per le strade il suono dell’organetto diatonico con cui il pastore annunciava <strong>la nascita del Signore</strong>.</p>
<p>Indossava abiti da campagna, con sandali di cuoio, i<strong> calandreddhi</strong>, e vestiti tradizionali in cui predominava il colore rosso e arrivava suonando brani tipici del tempo natalizio. In quel periodo passava tutti i giorni, scendendo a piedi dalla montagna e, quando lo sentivamo, noi ragazzi aprivamo la porta e restavamo ad ascoltare quelle note beneauguranti.</p>
<p>A volte gli offrivamo qualche dolce che mamma aveva cominciato a preparare, delle crespelle, qualche polpetta o un <strong>petrale</strong>, mentre la <strong>vigilia di Natale</strong> era consuetudine dare anche qualche spicciolo come ringraziamento e augurio di buone feste.</p>
<p>Nell’elaborazione di fatti avvenuti nel passato sono portato ad attingere a una memoria che a volte può sembrare asfittica ma che invece riserva sempre nuove sorprese.</p>
<p>Questi episodi, queste voci, questi personaggi, che hanno fatto parte del mio passato e che si riaffacciano di tanto in tanto, ritornano per ricordarmi com’ero, come sono stato e come sono cresciuto. Questo è un ricordo di Calabria.</p>
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		<title>La gola. L&#8217;Italia, il cibo e la guerra. Prima parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-gola-litalia-il-cibo-e-la-guerra-prima-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Dec 2023 01:42:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Testo e voce di Saverio Di Giorno All&#8217;interno di un percorso di lettura espressiva ed esercitazioni di recitazione, Saverio Di Giorno si cimenta nella lettura e nell&#8217;interpretazioni di brevi racconti, atti unici di Mattia Torre. Ogni racconto sarà suddiviso in &#8220;puntate&#8221; della durata di 10/15 minuti l&#8217;una. Come una pillola serale per fare il bilancio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><em><strong>Testo e voce di Saverio Di Giorno</strong></em></div>
<div></div>
<div>All&#8217;interno di un percorso di lettura espressiva ed esercitazioni di recitazione, Saverio Di Giorno si cimenta nella lettura e nell&#8217;interpretazioni di brevi racconti, atti unici di Mattia Torre. Ogni racconto sarà suddiviso in &#8220;puntate&#8221; della durata di 10/15 minuti l&#8217;una. Come una pillola serale per fare il bilancio sorridendo.</div>
<div></div>
<div>In questo racconto, si indaga il rapporto degli italiani con il cibo va oltre il semplice sostentamento. Non è mai un mezzo <span class="markr9oms5due" data-markjs="true" data-ogac="" data-ogab="" data-ogsc="" data-ogsb="">di</span> sostentamento solo, ma è l&#8217;obiettivo finale. Il cibo e il conseguente obbligo &#8220;mangia!&#8221; sono un dovere morale, una resistenza per assicurarci che gli anni bui della guerra siano lontani. Ora c&#8217;è benessere e questo benessere, questa sazietà. ci ha resi incapaci <span class="markr9oms5due" data-markjs="true" data-ogac="" data-ogab="" data-ogsc="" data-ogsb="">di</span> reagire. Si propone una riflessione umoristica che è necessaria, tra un boccone e l&#8217;altro.</div>
<h3>Chi è Mattia Torre?</h3>
<p>Mattia Torre (Roma, 10 giugno 1972 – Roma, 19 luglio 2019) è stato uno sceneggiatore, commediografo e regista italiano, noto per aver collaborato alla sceneggiatura, insieme a Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico, della serie televisiva Boris. Il fulcro del suo lavoro è mettere il pubblico davanti alla sconcertata evidenza delle fragilità e delle dissonanze dell&#8217;umana esistenza. Racconti, anzi monologhi umoristici che prendono spunto da episodi apparentemente comuni e banali. Con la sua capacità di scrittura e di analisi, viscerale come solo la leggerezza sa essere mette a nudo ossessioni, paure, vergogne sottaciute della nostra epoca.</p>
<h3>Ascolta la Prima parte</h3>
<div></div>
<p><iframe title="La gola - L&#039;Italia, il cibo e la guerra (prima parte)" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/aHmH6H980r8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Natale dei tanti natali</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-natale-dei-tanti-natali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Dec 2023 02:11:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Candore]]></category>
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		<category><![CDATA[Luci]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosa e foto di Martino Ciano C&#8217;era questo Natale da superare, da oltrepassare, da rendere vivo nel nome della tradizione e della continuità dei gesti. C&#8217;era questo mistero di nascita pura, immacolata, che avrebbe dovuto dare speranza. Qualcosa di impossibile in cui credere, l&#8217;ostacolo della ragione, il candore e l&#8217;innocenza di un presepe assemblato solo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Prosa e foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>C&#8217;era questo Natale da superare, da oltrepassare, da rendere vivo nel nome della tradizione e della continuità dei gesti. C&#8217;era questo mistero di nascita pura, immacolata, che avrebbe dovuto dare speranza. Qualcosa di impossibile in cui credere, l&#8217;ostacolo della ragione, il candore e l&#8217;innocenza di un presepe assemblato solo per non dimenticare. Cosa?</p>
<p>Avevamo lasciato il vino nelle botti; era diventato aceto. Avremmo voluto berlo insieme a coloro che da anni non c&#8217;erano più. Cari estinti, ex cari ancora vivi ma con cui avevamo litigato. Ci aveva percorso addosso per qualche ora la voglia di fare pace, di chiedere scusa, di perdonare e di essere perdonati.</p>
<p>Sgorgò in noi la malinconia, il ricordo della fanciullezza, la veloce discesa dal letto, la corsa verso l&#8217;albero, la ricchezza o la povertà dei doni ricevuti; abbiamo però deciso di non pensarci. Ci siamo rivolti a coloro che erano ancora con noi. Le uniche cose rimaste; il volto della mamma, della sorella, del fratello, del padre o dei nonni. Eravamo cresciuti, invecchiati tutti anno dopo anno. Sarà così per sempre?</p>
<p>Ci è venuto un pensiero d&#8217;amore; non l&#8217;abbiamo espresso. Era in noi il giorno chiamato Natale. Contavamo le ore, sarebbe passato senza sapere cosa fosse. Eravamo in attesa di qualcosa, ma a nulla sono servite le nostre attese. Abbiamo guardato nei nostri cuori; erano vuoti, solo lo stomaco reclamava la tregua. Abbiamo invocato pietà attraverso un sorriso; il cielo non ha risposto.</p>
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