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	<title>attimo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Dontudaun</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dontudaun-raffo-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2025 22:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[attimo]]></category>
		<category><![CDATA[divenire]]></category>
		<category><![CDATA[Opera]]></category>
		<category><![CDATA[Raffo]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dontudaun&#8221; è un racconto di Roberto Raffo. In copertina una foto fornita dall&#8217;autore È un istante, le cose precipitano, che tu voglia o no. Forse sarà oggi mentre lavi i piatti della sera prima. Potrebbe succedere tra venticinque anni come per il ritorno di Laura Palmer. È un istante. Ho premuto la punta del coltello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Dontudaun&#8221; è un racconto di Roberto Raffo. In copertina una foto fornita dall&#8217;autore</strong></p>
<p class="NarrativaCxSpFirst">È un istante, le cose precipitano, che tu voglia o no. Forse sarà oggi mentre lavi i piatti della sera prima. Potrebbe succedere tra venticinque anni come per il ritorno di Laura Palmer. È un istante.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Ho premuto la punta del coltello contro la pelle, oh che bella che era, dopo aver chiesto a ChatGpt quale fosse il modo meno doloroso d’accoltellare qualcuno. Ha sgranato gli occhi e mi ha riempito le orecchie. L’istante.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">In alcuni punti lo schermo del telefono appare ambrato, il giallo dello smile bacia il sangue, sporco l’orecchio nell’attesa di un segnale acustico. Carlo e io, un nodo alla nascita. Riesce a sentire il mio bisogno? L’impronta di una mano sporca di sangue segue il colpo contro il finestrino. La ferita aperta dà il permesso a parte della sua vita di uscire. Il mostro non risponde, so, ma speravo in un’eccezione.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Ho messo il suo corpo, vivo, sui sedili posteriori dell’auto quando l’ho salvata con un’azione da clown. Tre mesi sono bastati per entrambi. Quando il marito ha smesso di desiderarne il corpo, trovandone un altro, lei, trent’anni e sangue nutriente, prorompente e piena di potere, ha visto liquefarsi le catene. Ho guardato i suoi occhi, l’avrei fatta mia. Sarebbe stata una donna libera.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Madre, figlia, nuora e nipote. Nella sua casa il potere, finanziato da attività illecite era in mano alle donne a cui era riservato un sacrale rispetto. Un desiderio di venerazione, l’infallibilità, la vendetta.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Sento i cerchietti sulla pelle del volante, il sudore li riempie. Quanti anni ha vissuto il pezzo più vecchio di quest’auto? La rotonda sarebbe dovuta scomparire al mio passaggio a ottanta chilometri orari. Era una delle possibilità irreali di questo mondo, controllare l’incontrollabile. Ho accettato l’urto.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">– Serviva del sangue.<br />
– Ne sentiranno l’odore.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Svenuta.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Quando ho bussato a casa Lemortecerta per proporre un contratto d’energia elettrica, vidi Ilaria. Capelli e corvi. Disse no. Qualche volta la mia voce non è abbastanza e il suo uomo entrava e usciva dal carcere, un figlio per ogni uscita. Poi arrivò il sudore a sfondare le mie narici.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">– Vieni ad allenarti insieme a me?</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Entrai dove mi fu permesso.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Ho visto l’Onlyfans del corvo. Avrebbe amato solo me. Se fossi stato l’unico. Sopravvisse a me.<br />
All’arrivo di Carlo l’odore di ferro nella macchina di Ilaria giunge un istante prima delle gelatine di sangue che ti ritrovi davanti agli occhi.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">– Ora vorranno me.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Carlo tira fuori la storia del tritacarne.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Era stato lui a parlarmi del sesso con questa donna fantastica, le aveva aperto la porta di quel mondo e permesso di monetizzare il corpo. Chi ha la possibilità di permettersi un tuttofare così conoscerà cose di sé stesso ignorate e dimenticate. Occupandosi anche di alcuni affari sporchi mi aveva permesso di lavorare insieme a lui per ammorbidire le cadute di fine mese. Le nostre madri sorelle gemelle e noi nati a diciotto ore di differenza. In due luoghi lontani, tra loro.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">I colpi di clacson di Ilaria sotto casa mia, sono stati gli ultimi due di quell’auto.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">– Se mi prendono vado sottoterra.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">In silenzio. Sapevo cosa avrei fatto: trasformare la loro rabbia in desiderio di vendetta, diventare il condannato.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Il blu, il vento, lo sciabordio e il grigio. Come tramonta il sole nei giorni di pioggia?<br />
Un flebile battito cardiaco, il suo, e la mia coscia con un proiettile.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">– È doloroso anche per me, cugino.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Preme di nuovo il grilletto mentre il foro della pistola guarda incuriosito la mia fronte.<br />
Com’è stato sparire? Succede. E poi non succede più nulla.</p>
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		<title>Troppo di niente: Vito De Leo e l&#8217;impossibile racconto della totalità</title>
		<link>https://www.borderliber.it/troppo-niente-poesia-de-vito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2024 23:34:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[attimo]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Gcl Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Luciana De Palma]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poetica]]></category>
		<category><![CDATA[Totalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Troppo di niente e altri versi&#8221; di Vito De Leo, Gcl Edizioni, 2024 Una poesia sottrattiva quella che Vito De Leo ci presenta. Nei suoi componimenti &#8220;in cui ogni verso è composto da poche sillabe&#8221;, parafrasando le parole di Luciana De Palma che ha firmato la prefazione del libro, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Troppo di niente e altri versi&#8221; di Vito De Leo, Gcl Edizioni, 2024</strong></em></p>
<p>Una poesia sottrattiva quella che Vito De Leo ci presenta. Nei suoi componimenti <strong>&#8220;in cui ogni verso è composto da poche sillabe&#8221;</strong>, parafrasando le parole di <strong>Luciana De Palma</strong> che ha firmato la prefazione del libro, l&#8217;autore ferma il tempo e ingessa lo spazio dell&#8217;azione, avviando un lavoro di sintesi che mette in mostra anche &#8220;la difficoltà&#8221;, di fronte alla quale tutti ci troviamo, di comunicare correttamente la complessità di un evento.</p>
<p>Arranca il senso in questa operazione, si fa pesante la scelta delle parole giuste, si riempie di perplessità il linguaggio, che, per quanto schietto, è solo capace di <strong>dare voce a una parte del tutto</strong>. Non è un pessimista De Leo, non è un poeta maledetto, ma è lucido spettatore di uno spettacolo che si sta svolgendo gratuitamente. Non si sente però tra coloro che recitano, perché l&#8217;attore sa come finirà la rappresentazione e quale ruolo dovrà svolgere sul palcoscenico, il poeta, invece, trae le sue conclusioni al termine dell&#8217;esperienza. È un uomo qualsiasi, quindi vive tutto come accadimento improvviso.</p>
<p><em>Le persone appaiono/come radiografie di cellulosa/quasi scheletri./Le azioni/sono falsi movimenti/non trovano obiettivi./Servono pensieri,/ma i pensieri/non si coltivano./Si evitano/nuove rivoluzioni./Le scritture spigolose,/diventano inciampi./Le emissioni vocali/sono sfiatate,/non si ascoltano./le parole/ormai, sono/fuori corso,/non corrispondono/alla vita.</em></p>
<p><strong>&#8220;Troppo di niente e altri versi&#8221;</strong> non è ricerca, ma consapevolezza di ciò che si muove intorno, di ciò che sfugge o è sfuggito per sempre, di ciò che tornerà e di ciò che è andato perduto. In poesia tutto è permesso, ogni categoria, regola, significato e linguaggio possono essere stravolti, piegati alla propria creatività. De Leo invece lascia tutto com&#8217;è, perché ha un unico obiettivo: <strong>dire la sua verità, vivificare le sue impressioni</strong>. Eppure, non siamo davanti a un libro di sentenze, di dolce morale o di ardita distruzione; siamo nel mezzo di un&#8217;espressione intima e privata dell&#8217;anima che osserva.</p>
<p>Né giudici né imputati, né umanità né disumanità; c&#8217;è solo il poeta che si siede all&#8217;ombra delle cose, delle emozioni, delle tempeste del cuore e della mente. Immagino <strong>De Leo </strong>con un taccuino e una penna, mentre annota ascese e cadute della sua anima davanti a ciò che muta in continuazione, attendendo che qualcosa si ripeta allo stesso modo, solo per osservare meglio quell&#8217;attimo. Ma ciò non potrà avvenire, e questo terrore per i momenti e le cose perdute lui ce lo mette davanti, con naturalezza.</p>
<p>È per questo motivo che di un <strong>&#8220;tutto&#8221;</strong> che diventa velocemente <strong>&#8220;niente&#8221; </strong>possiamo conservare qualsiasi cosa solo nella memoria. Ma anche in questo luogo, elevato a scrigno magico, il <strong>&#8220;troppo&#8221;</strong> si fa rapidamente <strong>&#8220;niente&#8221;</strong>, ossia un evanescente essente destinato al trapassato.</p>
<p><em>Le corse/sul video/sono le stesse/che sento/per la strada./Il bambino/si diverte/allo stesso modo,/ma non corre./Gioca la partita/per essere occupato./Non ha importanza/chi sia dentro/chi sia fuori./Non si vince!</em></p>
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		<title>Nicola Manicardi. Carne e Sangue. Oltre Edizioni</title>
		<link>https://www.borderliber.it/nicola-manicardi-carne-e-sangue-oltre-edizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Dec 2021 15:38:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[attimo]]></category>
		<category><![CDATA[Modena]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Gli amanti dei libri Le poesie di Nicola Manicardi sono ora ricordi raccolti in un pugno di versi e ora sensazioni che attraversano il tempo come pietre lanciate contro un muro. In entrambi i casi impattano con forza sull’animo del lettore, lasciando in lui un segno, una piccola [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per <a href="http://www.gliamantideilibri.it/carne-e-sangue-nicola-manicardi/">Gli amanti dei libri</a></em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le poesie di Nicola Manicardi sono ora ricordi raccolti in un pugno di versi e ora sensazioni che attraversano il tempo come pietre lanciate contro un muro. In entrambi i casi impattano con forza sull’animo del lettore, lasciando in lui un segno, una piccola ma mai innocua ferita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di carne e sangue sono fatti gli uomini, anche i poeti che non si fermano davanti all’apparenza, ma si imbattono nella tempesta della vita e se ne fregano di uscir feriti. Dopotutto, sono felici i buoni poeti quando imprimono sul foglio un verso che conservi la sua lucidità. Manicardi è così quando racconta della sua Modena, un mondo che si interseca nel Mondo, un universo che riposa nell’Universo. Non c’è disperazione nei suoi versi, ma solo quello che fu e che è tornato dall’oblio della memoria dopo aver riposato in esso. Così ogni ricordo si veste di umanità e all’umanità viene dato; carne e sangue, per l’appunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma Manicardi dedica poesie&nbsp;principalmente&nbsp;agli uomini, a quelli veri, che stanno ai margini; a quelli che preda dei loro deliri, delle loro povertà, dei loro demoni, sono nudi e alla nuda vita appartengono. Scacciati dal mondo dell’abbondanza e dello spettacolo, tutti possono ucciderli, violandone la carne e il sangue, svendendo la loro umanità. Ed è questo uno dei concetti che riporta in più occasioni anche Nicola Vacca nella sua prefazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Se mi chiedi cos’è l’ora felice/ti rispondo le due mani sul pianoforte/di quel ragazzo che vive in angolo di via Livorno./Suona di tutto e mi allieta in questo dormitorio/che canta di rado il fruscio.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">E di carne e sangue sono composte anche le bestie e tutto ciò che l’uomo produce. Delle opere dell’uomo, il poeta modenese mai si dimentica perché dietro ogni manufatto sta la mano di chi lo ha creato, così come dietro ogni poesia sta il poeta… così come dietro ogni sconfitta stanno la carne e il sangue dell’uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>In questo ordine preciso/ho sbagliato il caffè/lasciato sulla fiamma/per scaldare ogni avvenimento./Non c’è chiamata oggi ma/un merlo maschio nascosto/ tra le foglie e un lombrico/come festa a questa pioggia./Qualcuno oggi festeggerà/ qualcun altro sentirà le mancanze/i più conteranno le assenze/in ogni sé c’è un ordine da abbattere, preciso.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Manicardi indaga con i suoi versi questa umanità produttiva che si dimentica della vanità dei gesti, ricomponendo ogni cosa in quella vasta tela bianca dietro cui la natura si cela. Ed è proprio l’eterna indifferenza della natura che si prende gioco delle umane intenzioni.</p>
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		<title>Il tempo: l&#8217;evento che non sa più di esistere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-tempo-levento-che-non-sa-piu-di-esistere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 14:37:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[attimo]]></category>
		<category><![CDATA[Heidegger]]></category>
		<category><![CDATA[istante]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il tempo: l&#8217;evento che non sa più di esistere&#8221; è un articolo di Martino Ciano  già pubblicato su Suddiario Il mistero del tempo Guardate quanto è silenzioso lo scorrere del tempo. Ci tiene per mano, ci guida e poi ci lascia. Finiamo noi, termina lui. Nulla torna indietro. Tutto svanisce. Poco ci ricordiamo, molto proviamo a rievocare, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-tempo-levento-che-non-sa-piu-di-esistere/">Il tempo: l&#8217;evento che non sa più di esistere</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il tempo: l&#8217;evento che non sa più di esistere&#8221; è un articolo di Martino Ciano  già pubblicato su <a href="https://suddiario.it/il-tempo-levento-che-non-sa-piu-di-esistere/">Suddiario</a></strong></p>
<h2>Il mistero del tempo</h2>
<p>Guardate quanto è silenzioso <a href="http://www.treccani.it/vocabolario/tempo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="lo scorrere (apre in una nuova scheda)">lo scorrere</a> del tempo. Ci tiene per mano, ci guida e poi ci lascia. Finiamo noi, termina lui. Nulla torna indietro. Tutto svanisce. Poco ci ricordiamo, molto proviamo a rievocare, troppo non ha forma e colore. In lui, tutte le cose sono vecchie e nuove, rinascono e muoiono all’istante. Chi guida il tempo, che come un sogno non sa di esistere se non nell’attimo in cui si palesa? È come un miraggio che dà sollievo. È come un incubo che spaventa. Tranquilli, entrambi passano.</p>
<h2>Il tempo dai punti cardinali sfuggenti</h2>
<p>Pensiamo a quanto lontane siano le cose di <em>prima </em>e quanto irraggiungibili siano quelle di <em>dopo</em>. Quanto ricordiamo di Notre Dame in fiamme? Che cosa è rimasto delle polemiche del Salone del Libro di Torino? Quanto rimane dei nostri anniversari? Cosa ricordiamo dei nostri giorni? E domani sarà davvero un altro giorno? <em>Oggi </em>non è che un modo per delimitare <em>l’adesso</em>. <em>Ora </em>è solo un sinonimo di <em>qui</em>. Ma come sono sfuggenti questi punti cardinali che vivono nel nostro animo. Avvertono la densità di questo mare in costante espansione, si spostano, ci abbandonano e ci disorientano. I giorni feriali si compattano in unico blocco e il fine settimana diventa un traguardo.</p>
<h2>Esiste un tempo interno, personale</h2>
<p>Intanto, il nostro corpo viaggia sul tempo interno. Un orologio invisibile ci impone un ritmo che ci portiamo per tutta la vita. Non ha niente a che fare con quelle lancette che si muovono meccanicamente lungo i quadranti dei tanti orologi contro cui si imbattono i nostri occhi. È forse questo l’unico tempo che esiste ma che ignoriamo. È l’unico tempo che vale la pena di vivere a pieno, ma non abbiamo il <em>tempo </em>per assaporarlo. Andiamo di corsa. Tutto è vissuto come evento, ma per <em>evento</em> s’intende qualcosa di unico e di irripetibile. Eppure, oggi siamo eventi, perché tutto ciò che sta al di fuori del tempo oggettivo si svela unicamente a noi… un’epifania.</p>
<h2>Una società fatta di eventi, di Epifanie</h2>
<p>Siamo una società che vive di soli eventi, quindi, di Epifanie. Quelle tragiche ci piacciono più di tutte. Ci incollano agli iPhone e ai televisori. Pensate all’incendio che ha distrutto Notre Dame di Parigi. Per giorni se n’è parlato, tutti si sono sentiti ardere dentro. Adesso, in pochi ricordano questa tragedia. Non se ne parla più. L’evento è finito. Tutto sembra lontano. Pochissimi ricorderebbero il giorno in cui è avvenuto. I più dovrebbero ricercare la notizia su <em>internet </em>per rinfrescarsi la memoria. Sono passati meno di due mesi dall’accaduto, ma nella nostra mente sembrano anni.</p>
<p>Questa percezione malata del tempo lo ha reso così ostile. Mal sopportiamo i suoi <a href="https://suddiario.it/chiamami-col-tuo-nome-e-il-capriccio-del-tempo/">capricci</a>; poco ci sveliamo attraverso lui; poco resta della sua vivacità. Così sacro e dispettoso, il tempo scorre pur non sapendo di esistere e, forse, noi neanche immaginiamo di attraversarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-tempo-levento-che-non-sa-piu-di-esistere/">Il tempo: l&#8217;evento che non sa più di esistere</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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