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	<title>Acqua Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Le età di Marta. Un romanzo collettivo su Venezia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/romanzo-eta-marta-helvetia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Oct 2023 02:50:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Maurizio Carvigno. In copertina: &#8220;Le età di Marta&#8221; di Diana Chiarin, Teresa Dal Borgo, Vittorio Levi, Annarosa Manetti, Auretta Paliotto e Carol Partridge, Helvetia editrice Spesso Venezia, con la sua incommensurabile bellezza, è stata la quinta letteraria ideale di romanzi e racconti inimitabili, aggiungendo il suo imperscrutabile fascino di una città che si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Maurizio Carvigno. In copertina: &#8220;Le età di Marta&#8221; di Diana Chiarin, Teresa Dal Borgo, Vittorio Levi, Annarosa Manetti, Auretta Paliotto e Carol Partridge, Helvetia editrice</strong></p>
<p>Spesso Venezia, con la sua incommensurabile bellezza, è stata l<strong>a quinta letteraria ideale di romanzi e racconti inimitabili</strong>, aggiungendo il suo imperscrutabile fascino di una città che si specchia in acque immortali, al magnetismo della scrittura.</p>
<p>In questo solco, dove bellezza e letteratura scorrono placidamente accanto, abbracciandosi come fa l&#8217;acqua della laguna con quella di un mare vicino e al tempo stesso lontano, si inserisce pienamente <strong>Le età di Marta</strong>, una storia veneziana, convincente esperienza di scrittura collettiva, <strong>romanzo a più mani pubblicato da Helvetia</strong>, raffinata casa editrice, il cui ricco e composito catalogo è indissolubilmente legato alla meravigliosa <strong>Venezia</strong>.</p>
<p><strong>Le età di Marta,</strong> prima ancora che un bel romanzo, è un&#8217;originalissima scommessa, pienamente vinta, da parte di cinque scrittrici e uno scrittore <strong>(Diana Chiarin, Teresa Dal Borgo, Vittorio Levi, Annarosa Manetti, Auretta Paliotto e Carol Partridge)</strong>; sei voci diverse per estrazione sociale e luogo di nascita (Annarosa Manetti, ad esempio, è romana, Auretta Paliotto, invece, è originaria della terra di Peppone e Don Camillo, mentre Carol Partridge, viene, addirittura, da Londra) ma tutte innamorate di Venezia.</p>
<p>Mani diverse, vero, ma che regalano al lettore una storia polifonica, punto d&#8217;approdo di un iniziale percorso di lettura e scrittura creativa nato nella <strong>biblioteca della Giudecca</strong>, luogo iconico per i veneziani perché, come ha scritto nella prefazione il curatore del libro <strong>Roberto Ferrucci</strong>, nascere e crescere sull&#8217;isola della <strong>Giudecca</strong> «non è affatto la stessa cosa di essere nati a San Marco o Cannareggio». La Giudecca, infatti, rappresenta una peculiarità, un&#8217;originalità difficilmente rintracciabile in altri luoghi di Venezia. <strong>E alla Giudecca è nata e cresciuta Marta</strong>, la protagonista del romanzo, di cui seguiamo letteralmente la crescita, le tappe delle sue età.</p>
<p>Personaggio decisamente multiforme, Marta si palesa nelle varie fasi della vita attraverso l’originale punto di vista di ognuno dei sei autori che si dipana in dieci capitoli (due dei sei autori scrivono due capitoli ciascuno) dieci tappe che scandiscono il tempo di una ragazza che cresce nelle pieghe del libro, diventando, infine, donna.</p>
<p><strong>Marta è stata concepita al principiare di un tramonto di un pomeriggio di fine ottobre</strong>, sullo sfondo di una città, <strong>Venezia</strong>, dove nascere è un privilegio e vivere un’avventura.</p>
<p>Dalla passione per la navigazione, è una vogatrice provetta, a quella adolescenziale per <strong>Riccardo</strong>, forse il ragazzo giusto, nonostante molte persone vicino a lei cerchino di dissuaderla, smontando quel suo incipiente, romantico entusiasmo, lo stesso con cui partecipa convintamente al <strong>Venezia Pride</strong>, in ossequio al motto dell’amata e vulcanica nonna <strong>Fosca</strong>, altro filo conduttore del libro, che amava ripetere una frase che dovrebbe essere una sorta di mantra per tutti noi: <strong>«Più diritti per tutti, più diritti anche per me».</strong></p>
<p>Ma Marta cresce e diventa la donna che alla soglia dei quarantacinque anni, ancora single, desidera avere un figlio e pensa di farlo con <strong>Luciano</strong>, un suo amico gay, l’uomo giusto, di questo ne è assolutamente certa, per compire questo passo.</p>
<p>Prima ancora, tuttavia, della trama, <strong>Le età di Marta piace per l&#8217;originale polifonia letteraria</strong>, una rarità in un mondo, quello dei libri, dominato dall’individualismo, una pluralità di scritture che pur riflettendo le differenti modalità espressive dei sei scrittori che animano questo bel libro, risulta sempre armonica, un&#8217;orchestra che suona melodiosamente all&#8217;unisono, regalando piacevoli, multiforme emozioni, <strong>una iniziale polifonia che, grazie alla magia della scrittura, si fa semplicemente monodia.</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8052 size-large" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/09/Le_eta_marta_Venezia.jpg?resize=800%2C1024&#038;ssl=1" alt="Le età di Marta" width="800" height="1024" data-recalc-dims="1" /></p>
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		<title>La Primavera sei tu</title>
		<link>https://www.borderliber.it/primavera-tu-racconto-lamonica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2023 01:49:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Wanda Lamonica Dici che non è Primavera, soltanto perché oggi piove e soffia forte il vento. Perché il giubbino, in quella panca enorme, non ci vuole proprio entrare, ma che testardo&#8230; E invece io li vedo, i fiori piccoli e nuovi sulle tue labbra schiuse, i sottili fili d&#8217;erba tra i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Wanda Lamonica</strong></em></p>
<p>Dici che non è Primavera, soltanto perché oggi piove e soffia forte il vento. Perché il giubbino, in quella panca enorme, non ci vuole proprio entrare, ma che testardo&#8230;</p>
<p>E invece io li vedo, i fiori piccoli e nuovi sulle tue labbra schiuse, i sottili fili d&#8217;erba tra i tuoi capelli di seta. E nelle tue carezze sento la generosità del sole che ogni giorno si impegna a firmare tutte le onde del mare, che risveglia ogni creatura con la sua luce buona. Che, come te, a volte brucia, ma sa farsi anche tanto amare.</p>
<p>Dici che non è Primavera perché hai ancora bisogno di una coperta. Eppure mi basta guardarti per sentire nello stomaco una tempesta di petali e farfalle, un turbinio di bellezza e incanto. E i tuoi baci sanno già d&#8217;estate, di salsedine e granite. Primule se mi sfiori, ranuncoli sulle tue dita. Gelato di nuvola in un cielo da favola. Colori questo mondo che qualcuno ha candeggiato. E va bene anche un litigio, se poi torni per restare. Va bene un broncio, un silenzio (ma solo di un minuto).</p>
<p>Dici che non è Primavera perché in giro c’è ancora un po’ di neve. Ma tu non li vedi, i prati fioriti, quando lasci sbocciare poesie sui tuoi quaderni e i dipinti, sulle tele. Dici che non è primavera eppure mi inebri di vita. Di un profumo che mi rende sciocca e così sdolcinata. Dell&#8217;inverno, negli occhi, ti rimane solo un po&#8217; di brace. Ma, per quella, conservo le mie lacrime di rugiada. Solo loro sanno portarti quiete.</p>
<p>Quiete e pace.</p>
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		<title>Fin dalla prima ciocca corvina. Per Cutro e per tutte le stragi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fin-dalla-prima-ciocca-nera-dagostino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 01:28:34 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Domenico D&#8217;Agostino. Foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Venne di corsa urlando “Habibi”, che nella sua lingua significava “amore”, o “tesoro”, o “mio caro”. Lo urlava quasi risentita, senza piangere, come a non voler dargli tutta la soddisfazione che si prova a essere chiamato così. Farah era solita tenere i lunghi e disordinati capelli in un’alta coda, ma quel pomeriggio aveva deciso che proprio non sarebbe valsa la pena. Quando Teo la raggiunse nei pressi del molo la vide, così, già piena di furia fin dalla prima ciocca corvina. E non la smetteva di urlare: “Habibi! Habibi!”.</p>
<p>Si erano trovati quasi nello stesso istante, sebbene a Teo sembrò che la sua amica fosse stata lì da sempre, una presenza eterna, giacché il dolore, quando è strazio per sé e per gli altri, pare rompere le catene del tempo per diventare un qualcosa che sa di infinito.</p>
<p>Avevano appena ricoperto l’ultimo arrivato con l’ennesimo lenzuolo. Era strano, pensò Teo, vedere per la prima volta un perfetto e candido lenzuolo da letto ricoprire interamente il corpo di una persona. Quella doveva essere la ventesima, o la trentesima, o forse erano già cinquanta. La corrente tempestosa, di una tempesta annunciata, li aveva colti a circa centocinquanta metri dalla riva, spezzando in due la solita bagnarola partita da ancora non si capiva dove. “Turchia” sentì dire Teo dall’indistinto chiacchiericcio delle forze dell’ordine. Già numerose, si impegnavano a tenere lontani i primi curiosi. Compito, in verità, per nulla difficile, visto l’incredulo sgomento di tutti. Ma persino dietro il peggiore raccapriccio non riesce a nascondersi completamente la curiosità.</p>
<p>Farah fu fermata subito. La trovò così, Teo, piena di furia fin dalla prima ciocca corvina, fra le braccia di sconosciuti in divisa che provavano a calmarla. E continuava a urlare “Habibi!” senza aggiungere altro.</p>
<p>«È una mia amica, per favore…» tentò Teo con un poliziotto che, con sua grande sorpresa, tentennò un secondo e lo lasciò passare oltre. Si ritrovò in un attimo alle sue spalle, e Farah riuscì ad accorgersi della sua presenza con la coda dell’occhio. Teo la aiutò a contrattare con l’uomo in divisa. Anche qui, scoprì che bastavano fin troppe poche parole, così semplici eppure così dolorose per la sua amica.</p>
<p>«C’è suo fratello» disse. E passarono ancora oltre, nel larghetto più a nord della spiaggia, dove fra i ciuffi di erba sabbiosa e le fraschette di canna stavano in fila, ordinate, quelle decine e decine di viandanti marini.</p>
<p>In un attimo fu al passo di Farah, e con lei dovette passare in rassegna quasi tutti quei corpi violacei e rigonfi ancora di acqua nei polmoni. Via un lenzuolo, e ricoprivano. Via un altro, e ricoprivano. E così ancora, forse per più di venti volte, finché Farah non strozzò in gola l’ultimo “Habibi”. Lo aveva, in qualche modo, riconosciuto prima ancora di sfilargli il tessuto bagnato dal viso. Gli si appiccicò addosso, e così rimase per molte ore.</p>
<p>Teo guardava la sua amica, le vide addosso tutti i dolori del mondo. Poi, spostò lo sguardo sul fratello e quasi si meravigliò di poterlo sostenere così a lungo. Soffiava ancora forte il vento.</p>
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		<title>Naufraghi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/naufraghi-poesia-adriana-sabato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 01:55:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia di Adriana Sabato Alabastro il viso, apparente tranquillità. Il mare d&#8217;agosto affamato di corpi galleggianti restituisce vittime innocenti. Cerca afferra ingoia… Cercavate e avete trovato Cercavate e affannando trovaste In piedi o seduti non importa Ma trovaste Fama Gloria Libertà Certezze Bellezza o schiavitù Parole assenti Voci scomparse Urla Grida Paura Morte Acqua Gocce [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia di Adriana Sabato</strong></em></p>
<p>Alabastro il viso,<br />
apparente tranquillità.</p>
<p>Il mare d&#8217;agosto<br />
affamato di corpi galleggianti<br />
restituisce vittime innocenti.</p>
<p>Cerca afferra ingoia…<br />
Cercavate e avete trovato<br />
Cercavate e affannando trovaste<br />
In piedi o seduti non importa</p>
<p>Ma trovaste<br />
Fama<br />
Gloria<br />
Libertà<br />
Certezze</p>
<p>Bellezza o schiavitù<br />
Parole assenti<br />
Voci scomparse<br />
Urla<br />
Grida<br />
Paura<br />
Morte<br />
Acqua<br />
Gocce<br />
Onde<br />
Montagne</p>
<p>Abissi profondi</p>
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		<title>Specchi d&#8217;acqua</title>
		<link>https://www.borderliber.it/specchi-d-acqua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Feb 2023 01:47:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cielo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poetare]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordo]]></category>
		<category><![CDATA[Specchio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Nuvole alte, pioggia intensa. Passeggio silenzioso, guardo il cielo. Adesso non piove, specchi d’acqua, ricordo di pioggia. Guardo per terra, volto riflesso. Calpesto l’acqua, immagine mossa, nulla cambia. Giorni sereni, giorni di pioggia. Umana natura errante, a prescindere. Vorrei uscire di casa, attendo il sereno con strana angoscia. Non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Nuvole alte, pioggia intensa.<br />
Passeggio silenzioso,<br />
guardo il cielo.<br />
Adesso non piove,<br />
specchi d’acqua, ricordo di pioggia.<br />
Guardo per terra, volto riflesso.<br />
Calpesto l’acqua,<br />
immagine mossa, nulla cambia.<br />
Giorni sereni, giorni di pioggia.<br />
Umana natura errante,<br />
a prescindere.</p>
<p>Vorrei uscire di casa, attendo il sereno con strana angoscia. Non appena il cielo smette di piangere, esco e guardo in alto come per ringraziare. Passeggio e incontro sui miei passi gli specchi d’acqua, schivo il primo, il secondo e il terzo, eredità di pioggia continua. Ad un certo punto decido di sfidare il mio essere. La mia immagine riflessa nell’acqua non mi piace e la calpesto, sperando di rivedere un volto migliore. L’acqua riprende la sua forma naturale. Per un attimo ho sognato, mi sono svegliato continuando a schivare gli specchi d’acqua.</p>
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