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	<title>aborto Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Canzoni per il mio utero. Maria Cefalà e la poetica di un&#8217;esperienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jul 2024 01:17:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
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		<category><![CDATA[Il Ramo e La Foglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Canzoni per il mio utero. Per Bach e per l&#8217;opposto al mio Zenit&#8221; di Maria Cefalà, Il ramo e la foglia, 2024 Una prosa lancinante apre questa raccolta, poi brevi componimenti ruotano intorno all&#8217;argomento spinoso dell&#8217;aborto, portando il lettore nel mezzo di una confessione a cuore aperto, così intima [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Canzoni per il mio utero. Per Bach e per l&#8217;opposto al mio Zenit&#8221; di Maria Cefalà, Il ramo e la foglia, 2024</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una prosa lancinante apre questa raccolta, poi brevi componimenti ruotano intorno all&#8217;argomento spinoso dell&#8217;aborto, portando il lettore nel mezzo di una confessione a cuore aperto, così intima da spezzare il fiato. Canta <strong>Maria Cefalà</strong>; esegue i brani composti dai suoi sentimenti, frutto di un&#8217;esperienza concreta, diretta, che la riguarda, che ha vissuto.<br /><br />Qui sta l&#8217;aborto, quell&#8217;atto che si giudica troppo frettolosamente; quel diritto di scegliere che la politica strumentalizza; quella discussione che, quando viene infarcita di etica e di morale, diventa solo un passatempo per tutti; <strong>tranne per chi ne ha fatto esperienza.</strong><br /><br />Cefalà, ad esempio, è una donna che c&#8217;è passata; dice a gran voce che lei non lo farebbe più, ma ciò non vuol dire che non debba essere un diritto per altre donne. Lei lo spiega nei suoi versi cosa ha visto, cosa ha sentito, come ha vissuto prima e dopo. Racconta di sé, si denuda, ci spalanca l&#8217;anima e il corpo, non si sottrae all&#8217;autocritica.</p>
<p><em>Sostenevi il diritto all&#8217;aborto, prima? Sì/E ora? Per le altre, sì. Per me stessa, no/Eri femminista, prima? Non convintamente./ E ora? Sì.</em><br /><br />Mai si censura, mai si assolve, mai prova a persuaderci. La sua prosa è il racconto di un fatto, ogni verso è forza. È coraggiosa questa autrice, perché si sacrifica alla poesia, nonostante la possibilità di rimanere in silenzio e di covare il proprio dolore. E infatti, per non rendere tutto esibizione, lei dice senza veli e senza artifici.<br /><br />Lo Spirito Santo che l&#8217;ha messa incinta, ossia l&#8217;uomo che l&#8217;ha abbandonata, viene immerso tra le liriche, ma non viene accusato di nulla. Lei ha scelto e la libertà impone anche un&#8217;assunzione di responsabilità. Ciò che colpisce di questa raccolta è la forza di <strong>una poetica della responsabilità, che rende l&#8217;esperienza un&#8217;attività poietica. </strong>Poteva diventare bigotta Maria Cefalà, invece ha scelto l&#8217;arte.</p>
<p><em>In croce diceva:/ Padre mio, perché mi hai abbandonato./Questa storia non si è mai capita/In croce/mamma/tu non c&#8217;eri/non ci stavamo in due/è roba mia./Ma quando urlando/ sventrata dal dolore/ho allungato la mano/schiacciato un tasto/e Bach è risuonato/lui cantava/e il male è diventato bianco./Allora ho saputo/che i Padri non abbandonano</em></p>
<p>Permettetemi anche un commento personale, anche se non dovrei, io farei leggere &#8220;<strong>Canzoni per il mio utero&#8221;</strong> a donne e uomini, politici e architetti di moralismi; darei questa raccolta in pasto a tante persone che hanno sempre una risposta.<br /><br />Li inviterei a leggere e poi a restare in silenzio, così come ho fatto io per un intero pomeriggio, non riuscendo ad esprimere nessun commento. Infatti, è così intima, ma allo stesso tempo per tutti, questa confessione, che ogni giudizio sarebbe superfluo.</p>
<p><em> L&#8217;amore di tua madre/è stato dirti:/vai./Perditi nella luce/non ti darò il mio destino/non mi darò il tuo destino./A un certo momento/lieve lieve/di soprassalto/hai capito/e hai detto/vado./Ti ho lasciato la mano/e sei scolato./In piedi, mi sono poi detta/oggi sono diventata obiettrice di coscienza/per me sola/ per e per te.</em><br /><br />Che fare allora di &#8220;<strong>Canzoni per il mio utero&#8221;</strong>? L&#8217;unica azione è quella di compenetrare tra le parole, costruire un ponte tra i significati, mettersi in cammino con l&#8217;autrice, ma non per consolarla, ma per essere con lei, <strong>tra qualcosa di inspiegabile e sfuggente, che pone l&#8217;uomo di fronte alla &#8220;nuda vita&#8221;.</strong></p>
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		<title>Annie Ernaux. Un premio Nobel che è &#8220;solo&#8221; una conferma</title>
		<link>https://www.borderliber.it/nobel-a-annie-ernaux/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2022 02:02:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Annie]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Nobel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone sul Premio Nobel alla scrittrice francese Annie Ernaux &#8220;Per il coraggio e l’acutezza clinica con cui ha svelato le radici, gli straniamenti e i vincoli collettivi della memoria personale&#8221;. Con queste parole l&#8217;Accademia Svedese ha motivato la scelta di destinare il Premio Nobel per la Letteratura 2022, ad Annie Ernaux. Per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Letizia Falzone sul Premio Nobel alla scrittrice francese Annie Ernaux</strong></p>
<p>&#8220;Per il coraggio e l’acutezza clinica con cui ha svelato le radici, gli straniamenti e i vincoli collettivi della memoria personale&#8221;. Con queste parole l&#8217;Accademia Svedese ha motivato la scelta di destinare il Premio Nobel per la Letteratura 2022, ad Annie Ernaux. Per il suo pubblico era già un&#8217;icona e questo premio non fa altro che confermare il fatto di essere una scrittrice eccezionale.</p>
<p>Delicata, con una classe innata, usa il linguaggio come &#8220;un coltello&#8221;, come lo chiama lei, per squarciare i veli dell&#8217;immaginazione. Nei suoi libri la troviamo tornare indietro nel tempo e nella memoria ai 18 anni, poi a 25 anni, al suo essere moglie, madre, donna, alla maturità in un riavvolgersi e srotolarsi di avvenimenti. Ha raccontato la scoperta del sesso, l&#8217;amore, l&#8217;aborto clandestino, la vergogna, le disuguaglianze tra uomini e donne, i disturbi alimentari, la bulimia in romanzi diventati culto. I temi sono quelli comuni a ogni esistenza, se non quotidiani, ma in questo processo che è insieme di elaborazione e scrittura illuminano quanto di smisurato e gigantesco vi sia nella singola esistenza di ognuno di noi, quanto profondo possa essere l’influsso delle intemperie della Storia, quanto grandi possano essere le scelte di ogni vita per arrivare a ciò che siamo ora e quanto viene richiesto a ognuno di noi per essere ciò che è.</p>
<p>Rifiutando le tradizionali etichette di autobiografia e di romanzo (per suo volere, sui suoi libri non compare nessuna definizione di genere letterario), Annie Ernaux è andata alla ricerca delle proprie origini, leggendo, descrivendo, rallentando gli eventi più importanti e significativi della sua vita non per produrne un racconto o per conservare memoria di ciò che è stato, ma per “trattare quelle stesse immagini come documenti”. L&#8217;autrice francese è capostipite dell’autofiction. Si tratta di quel genere letterario che usa il proprio io e la propria vita come chiave per affrontare questioni come la famiglia, la violenza, gli affetti e che si racconta con una disarmante onestà. Ed Ernaux lo fa in maniera molto profonda. Ciò che racconta, infatti, nei suoi libri, è esattamente quello che ha vissuto, il ricordo e la scrittura sono legate in maniera indissolubile, senza nascondere mai che l’io dei suoi libri coincide quasi completamente con se stessa.</p>
<p>Una scrittura che procede per sottrazione, che incede nella necessità di ogni passo, di ogni parola, che anela a una semplicità che tale non è perché si rivela purezza. Gli eventi di cui è costellata ogni esistenza appaiono allora sotto un’altra luce: fare esperienza della vita, comprendere, elaborare e andare avanti per tornare a fare esperienza, e così via. Ma quando tutto questo diventa Letteratura? Quando quell’io diventa un noi e quando è la scelta di una donna nell’esperienza stessa della scrittura che permette tutto questo.</p>
<p>Per Ernaux la scrittura è questione di vita o di morte, l’unica differenza tra esserci e sparire, tra il ricordo e l’oblio: “Spesso sono attraversata dal pensiero che alla fine del libro potrei morire. Non so cosa significhi, la paura della pubblicazione o un senso di adempimento. Non invidio chi scrive senza pensare che, dopo, potrebbe morire.”</p>
<p>Coraggiosa, come dice la motivazione del premio, sicuramente lo è stata: per come ha messo a nudo la sua vita, per come ha raccontato il suo senso di colpa rispetto alla famiglia, per come ha raccontato i suoi cari con amore ma senza edulcorare. I genitori da operai aprono, in provincia, una piccola attività, lontani anni luce dalla vita intellettuale che Annie conduce. Romanzo dopo romanzo ci ha condotto ad esplorare il suo animo, le sue angosce e le sue aspirazioni più profonde. Lo fa quando parla del padre e della madre e del rapporto che avevano. Lo fa quando parla della morte della madre, dell’amore che la legava a lei e dei sensi di colpa che non la hanno mai abbandonata. Lo fa quando racconta l’aborto in una Francia in cui era vietato. Una storia singola che per questa capacità di andare a fondo, di analizzare le pieghe della memoria e del dolore, costruisce una sorta di romanzo collettivo in cui più generazioni di donne si possono riconoscere. Ma è nello stile, in questa grande fiducia nella letteratura, che Ernaux trova il proprio riscatto. La parola per quanto approssimativa, per quanto sempre alla ricerca di una nuova prospettiva è l’unica possibilità che si ha di uscire dall’indistinto, di costruire passo dopo passo, capoverso dopo capoverso una narrazione che racchiuda anche la grande storia.</p>
<p>È per questo che il suo Nobel risuona nelle anime di tanti, è per questo che nel suo Nobel risuonano le voci di tutti quelli che il tempo avrebbe fatto sparire, senza che avessero nemmeno il tempo di esistere. Noi, allora, le siamo grati per aver avvicinato donne a donne, donne a uomini, esseri umani a esseri umani grazie a quel capolavoro che resta un unico, interminabile racconto.</p>
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		<title>Nessuno sa di noi. Simona Sparaco e la difficoltà di scegliere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/nessuno-sa-di-noi-simona-sparaco-e-la-difficolta-di-scegliere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Aug 2022 01:11:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Nessuno sa di noi&#8221; di Simona Sparaco, Giunti, 2013 Luce e Pietro sono felici. Dopo aver cercato per anni un bambino, Luce rimane finalmente incinta. Per Lorenzo hanno già preparato tutto: corredino, cameretta e un immenso amore. Ma l&#8217;amore a volte non basta ad arginare ciò che non è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Nessuno sa di noi&#8221; di Simona Sparaco, Giunti, 2013</strong></p>
<p>Luce e Pietro sono felici. Dopo aver cercato per anni un bambino, Luce rimane finalmente incinta. Per Lorenzo hanno già preparato tutto: corredino, cameretta e un immenso amore. Ma l&#8217;amore a volte non basta ad arginare ciò che non è prevedibile, alla 29esima settimana scopre che il suo tanto desiderato Lorenzo ha una malformazione genetica che non dà speranze, la displasia scheletrica.</p>
<p>Luce, sconvolta, non sa prendere una decisione; l&#8217;istinto la spingerebbe ad andare avanti, a proteggere la sua creatura contro tutto e contro tutti. Ma Pietro è di un altro parere: come potrebbe vivere un bimbo le cui ossa non sono in grado di crescere? Con quali prospettive? Quali sofferenze?</p>
<p>Pietro cattolico praticante e Luce atea, si trovano di fronte ad un dilemma che li tormenta: le leggi italiane non danno scelta. Al settimo mese un aborto terapeutico non è consentito e così Luce e Pietro si recano a Londra per sentire l&#8217;ennesimo consulto e per avere la possibilità di decidere se mettere al mondo Lorenzo, oppure evitargli un tale dolore.</p>
<p>Nell’istante di quella scelta inizia la discesa agli inferi. Con tutti i risvolti psicologici che una scelta di questo tipo può comportare e che si ripercuotono nei mesi successivi. Sono precipitati e hanno dovuto scegliere per Lorenzo, troppo debole per vivere, ma anche troppo potente per morire.</p>
<p><strong>&#8220;Nessuno sa di noi”</strong> è un libro dal forte impatto emotivo, in cui al lettore non viene risparmiato nulla. La Sparaco descrive magistralmente un iter che si dipana tra esami, consulti medici e freddi ambulatori. Un calvario fatto di ansie, dubbi, sensi di colpa, solitudine, impotenza, rassegnazione, disperazione, depressione.</p>
<p>Luce e Pietro vengono duramente messi alla prova, la loro esistenza non sarà più quella di prima: dovranno affrontare un periodo di profonda crisi e di incomunicabilità, proveranno il desiderio di fuggire, saranno sopraffatti dall&#8217;odio per chi il sogno di avere un figlio lo ha realizzato senza fatica, proveranno rabbia verso chi, con superficialità, si permette di giudicare senza sapere.</p>
<p>Il lettore segue un percorso che si snoda attraverso tutti i dubbi, le ricerche di conferme, ma soprattutto di smentite, la ricerca di soluzioni, il dramma della scelta. Questa giovane mamma che vuole recintare l’assurdo, per domarlo, per renderlo più familiare, per trovare la strada di superarlo. Perché se il futuro è diventato un amalgama di colori contrastanti, lei punta al distacco come arma di difesa, per lei indispensabile per ritrovare l’equilibrio.</p>
<p>Poi arriva il momento inaspettato, forse nel luogo meno adatto ed in compagnia delle persone più impensabili, in cui Luce riesce a buttare fuori il suo dolore, rivendica la sua scelta ad alta voce e da lì, lentamente, incastrata in uno spazio neutro senza più colori, in cerca di una via d’uscita, sente che si possono riaprire timidi spiragli e vi si aggrappa. Trovando appigli. Trovando l’amore che non era mai andato via.</p>
<p>Non penso che il nome della protagonista sia stato scelto a caso. È un libro che ha il pregio di far riflettere su una tematica scottante e dolorosa che vede protagoniste madri che non potranno mai abbracciare la creatura che tanto avevano desiderato, madri di cui si preferisce non parlare, non sapere. Si parla poco di aborti terapeutici, delle malattie genetiche e delle esperienze altrui in questo campo, o forse si presta solo mezzo orecchio perché la sofferenza degli altri la si schiva per non esserne contagiati. Vi è il terrore, credo, che una cosa del genere possa accadere a noi smorzando la voglia e il dovere di sapere.</p>
<p>Un contenuto di difficile digestione, blocca il respiro e annienta l’appetito. Per affrontare la lettura di questo libro, che non è autobiografico, bisogna armarsi di apertura mentale e capacità di ascolto.</p>
<p>Capisco che un tema tanto delicato, esposto benissimo con una penna sapiente, possa creare due fazioni contrapposte pronte alla guerra pur di rivendicare i propri diritti. Io non mi sono schierata da nessuna parte, ho letto con interesse ed angoscia una probabile storia, ho riflettuto e provato ad immedesimarmi nella protagonista, ho valutato i pro e i contro, ma non sono giunta ad una conclusione definitiva. Mi è solo venuto il bisogno e la voglia di abbracciare mentalmente tutte le famiglie che soffrono e che ruotano intorno a questo tipo di scelta.</p>
<p><strong>&#8220;Nessuno sa di noi&#8221; è</strong> un libro meraviglioso, struggente, intenso, intimo, intriso di dolore e nello stesso tempo pieno della luce della rinascita.</p>
<p><em>“Mio figlio non ha mai incontrato il mio viso, e se fosse nato, forse, non mi avrebbe neanche riconosciuta. La mia carezza è stata un ago che gli ha tolto il respiro, e il mio latte usciva al richiamo di pianti sconosciuti per andare sprecato in un reggiseno che non ho mai più indossato. Ma è da me che è partito, e dentro di me si è fermato. È dalle madri che partiamo, ed è alle madri che sempre torniamo, una volta concluso il viaggio”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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