C’è molta speranza, ma nessuna per noi: Cosentino e il desiderio

C’è molta speranza, ma nessuna per noi: Cosentino e il desiderio

Recensione di Martino Ciano. In copertina: “C’è molta speranza, ma nessuna per noi” di Nicola H. Cosentino, Guanda, 2025

Nel desiderio e nella frustrazione finché morte non ci separi. La vita corre così un po’ per tutti e Nicola H. Cosentino ci racconta questo fenomeno con ironia, attraverso le pagine di un romanzo che è anche un’indagine sul campo.

“C’è molta speranza, ma nessuna per noi” fa i conti con una materia antica quanto l’uomo, ossia la necessità di desiderare, con tutti i pro e contro che ne conseguono sia in caso di esaudimento che in caso di fallimento. E forse tutte le dinamiche sociali hanno a che fare con il desiderio, anche quelle più recondite.

Dal canto suo, Cosentino non dipinge una società piagnona o peggio ancora schiacciata dal senso di fallimento, piuttosto si concentra sulla radice del problema: il cattivo rapporto che abbiamo oggi con il desiderio; un cambio di prospettiva che da una parte prova a liberarsi dei retaggi del passato, quando la vita era scandita in tappe, mentre dall’altra fa i conti con l’attuale concetto di libertà di azione, che spinge all’iperattività senza traguardi e senza mete.

Il protagonista di “C’è molta speranza, ma nessuna per noi” sceglie la via del fatalismo. La perdita del lavoro lo costringe a chiedersi e a domandare agli altri cosa sia il desiderio. Già il titolo del libro potrebbe essere una risposta, ossia esiste sempre una speranza cui aggrapparsi, proprio nel momento in cui non ne vediamo neanche l’ombra. Sperare è un istinto di sopravvivenza. Il problema è sempre lo stesso: capire cosa ci faccia davvero bene.

In merito a questo ragionamento mi è ritornato in mente “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes. A un certo punto, il semiologo francese ci fa comprendere che è la massa a guidare i nostri desideri; le mode e le tendenze ci impongono molte volte anche chi e cosa dobbiamo amare.

Il gioco insomma è tanto cerebrale quanto fisico. Le risposte che il protagonista riceverà andranno dal frivolo al serioso, ma nessuna di queste riuscirà davvero a soddisfare le sue aspettative. Quello del “desiderare” è un discorso complesso, quasi impossibile da scandagliare, perché racchiude in sé tutta la galassia dell’individuo. Ci sarà un motivo perché profeti, santoni, filosofi e tanti altri ci hanno sempre messo in guardia dal “desiderare in maniera sbagliata”?

Come un investigatore, Cosentino si introduce nei ranghi degli eterni insoddisfatti, dei Millennials scoppiati, dei giovanissimi della Generazione Alpha che credono di desiderare ma che perlopiù fanno propri i desideri degli influencer. Il tutto è trattato con sarcasmo, con quella disillusione che solo chi tanto spera può indossare. La letteratura popolare ci insegna che dietro un cinico si nasconde quasi sempre un animo sensibile.

Nella Milano delle grandi opportunità, il protagonista ha solo la possibilità di aggrapparsi ad Alzata con pugno, la compagna di vita che vuole sposare. Intorno a ciò girano tutti quei concetti di solidità sociale quali l’acquisto di una casa, la sicurezza economica, i figli; punti inossidabili di un’Italia d’altri tempi e che ancora non riesce a fare i conti con la modernità, la flessibilità, la liquidità e la costante precarietà trasvalutata in regno delle opportunità.

Insomma, tirando le somme, siamo sicuri di ciò che desideriamo e che stiamo combattendo con tutte le nostre forze per esaudire ciò in cui stiamo sperando?

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