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	<title>Recensioni Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La prima luce: Emma Chapman e l&#8217;origine delle stelle</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2026 09:40:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La prima luce&#8221; di Emma Chapman, Adelphi, 2026 Partirò dalla fine di questo saggio, tanto vista la natura del libro non commetterò il reato di &#8220;spoileraggio&#8221;. Comincio dalle pagine in cui l&#8217;autrice spiega che l&#8217;astronomia è una materia che insegna, a chi la pratica, a sentirsi &#8220;insignificante&#8221;. Nonostante tutto, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La prima luce&#8221; di Emma Chapman, Adelphi, 2026</strong></p>
<p>Partirò dalla fine di questo saggio, tanto vista la natura del libro non commetterò il reato di &#8220;spoileraggio&#8221;. Comincio dalle pagine in cui l&#8217;autrice spiega che l&#8217;astronomia è una materia che insegna, a chi la pratica, a sentirsi &#8220;insignificante&#8221;. Nonostante tutto, ciò non suscita malessere, ma la consapevolezza di quanto l&#8217;uomo sia una piccolissima parte del creato.</p>
<p>Ecco, guardare il cielo fa questo effetto. Penetrare l&#8217;Universo educa all&#8217;umiltà. Magari, un giorno, l&#8217;astronomia sarà una parte della terapia per domare il narcisismo di questi tempi bui? Vedremo. Intanto, diciamo subito che entrare in questo libro, pur tenendo conto che non è un argomento per tutti, è semplice e stuzzicante.</p>
<p><strong>Emma Chapman</strong> ha il gusto per la divulgazione. Ci racconta la nascita dell&#8217;Universo; ci svela l&#8217;evoluzione del cosmo; ma soprattutto ci introduce alle <strong>&#8220;stelle&#8221;</strong> da cui tutto nasce. La sfida è la seguente: rintracciare le stelle appartenenti alla <strong>Terza Popolazione</strong>, ossia quelle che si formarono tra cento e duecento milioni di anni dopo il <strong>Big Bang</strong>.</p>
<p>La particolarità di questi astri è che erano composti solo di idrogeno e di elio. In loro non erano presenti metalli, ma proprio loro hanno avviato quella reazione a catena che oggi, a distanza di 14 miliardi di anni, ha permesso a noi di essere qui.</p>
<h3>La prima luce: il problema dell&#8217;origine</h3>
<p>Le prime stelle hanno avuto vita breve ed è per questo motivo che è così difficile captarle. Possiamo recuperare solo gli strascichi della loro presenza. Finora gli strumenti usati dagli scienziati sono stati enormi dispositivi telescopici, ma quelli che stanno dando maggiore soddisfazione sono le antenne che captano le onde radio.</p>
<p>Tale aspetto è di vitale importanza, perché l&#8217;Universo non solo si mostra ai nostri occhi, ma ha anche una sua voce. Ci sono interferenze che provengono dalle origini, da quell&#8217;immensa primordiale esplosione che accese il motore dell&#8217;esistenza.</p>
<p>Cosa c&#8217;era prima di quel momento non lo sappiamo ancora. Interrogarsi su chi abbia dato inizio a tutto questo è al momento solo un gioco di fantasia. La verità disarmante è proprio che ancora ne sappiamo poco. Man mano che continuiamo nella lettura, &#8220;<strong>La prima luce</strong>&#8221; ci apparirà come un romanzo fantascientifico. <strong>Chapman</strong> pungola la nostra immaginazione, arricchendo il nostro bagaglio culturale.</p>
<p>Per quanto piccoli, il cosmo è la nostra casa comune. Per quanto immenso, oltre l&#8217;Universo, che conosciamo solo in piccolissima parte, non c&#8217;è altro; e anche se ci fosse, nelle condizioni attuali, quell&#8217;altrove non è raggiungibile. <strong>Possibile che tutto questo non ci stupisca o non ci faccia cambiare prospettiva di vita?</strong></p>
<p>Purtroppo no, ma questo è un altro discorso. Ciò che ci resta di &#8220;<strong>La prima luce</strong>&#8221; è il fascino che ci instilla nel cuore. Impossibile non captare anche la meraviglia della stessa autrice, per cui certe cose sono pane quotidiano. Eppure, Chapman non è mai sazia, e si nota che in alcuni punti deve pure &#8220;frenarsi&#8221; per restare nei panni della scienziata.</p>
<p>Sia ben chiaro, però, Chapman si prende tante &#8220;<strong>licenze poetiche</strong>&#8220;, proprio perché il suo compito è quello di sanare ogni nostro dubbio, in quanto uomini comuni abituati a sguardi fugaci verso il cielo inquinato dalle luci cittadine.</p>
<p>&#8220;<strong>La prima luce</strong>&#8221; è un viaggio e come tale si può godere solo se si affronta con serenità. C&#8217;è una storia di quattordici miliardi di anni sulla nostra testa e di essa conosciamo solo un infinitesimo. Poi, che ci piaccia o meno, dobbiamo accettare che quell&#8217;infinitesimo siamo noi.</p>
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		<title>Scrivere di notte: Dalissimo in stato di &#8220;veglia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 10:00:38 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Scrivere di notte&#8221; di Marco Dalissimo, Robin Edizioni, 2026 La notte non porta consiglio. Molte volte è un dolce abisso nel quale scendere, mentre in altre occasioni diventa quel momento sospeso che &#8220;dice&#8221; e &#8220;non dice&#8220;, che ispira solo accettando una tribolante meditazione. Ecco, Marco Dalissimo ci trasmette questo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Scrivere di notte&#8221; di Marco Dalissimo, Robin Edizioni, 2026</strong></p>
<p dir="ltr">La notte non porta consiglio. Molte volte è un dolce abisso nel quale scendere, mentre in altre occasioni diventa quel momento sospeso che &#8220;<strong>dice</strong>&#8221; e &#8220;<strong>non dice</strong>&#8220;, che ispira solo accettando una tribolante meditazione.</p>
<p dir="ltr">Ecco, <strong>Marco Dalissimo</strong> ci trasmette questo attraverso la sua poesia, che si manifesta in prosa che scava nel profondo. Non ci sono scelte stilistiche, ma solo parole viscerali, insonni e che quindi vegliano. &#8220;<strong>Scrivere di notte</strong>&#8221; è una raccolta in cui prende vita una poetica onirica, che però viene diretta con lucidità.</p>
<p dir="ltr">La dimensione del sogno si lega a quella del desiderio e, comparendo nelle sue tante sfaccettature, si fa &#8220;realtà raggiungibile&#8221;. Ed è grazie a questo processo che le &#8220;notti&#8221; del poeta romano si riempiono di viaggi in un &#8220;altrove prossimo&#8221;, realizzabile tramite il sentimento.</p>
<p dir="ltr">E andiamo a un altro punto fondamentale di &#8220;<strong>Scrivere di notte</strong>&#8220;. <strong>Dalissimo</strong> fa della poesia il mondo della confessione, rendendolo un luogo in cui non si discute su ciò che è &#8220;<strong>vero</strong>&#8221; o &#8220;<strong>falso</strong>&#8220;, su ciò che è &#8220;<strong>giusto</strong>&#8221; o &#8220;<strong>sbagliato</strong>&#8220;, ma su quello che è afferente alla totalità della vita. Una scelta controcorrente se vogliamo, perché è il vitalismo di un&#8217;anima che parla. È quella attrazione forte verso la tempesta che rende queste prose un inno al coraggio.</p>
<p dir="ltr">Amare è coraggioso. Cercare &#8220;l&#8217;altro&#8221; in un mondo che serve tutto su un piatto d&#8217;argento, vuol dire non accontentarsi della prima impressione. &#8220;<strong>Scrivere di notte</strong>&#8221; testimonia, quindi, un&#8217;attitudine, una scelta ponderata che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.</p>
<p dir="ltr">Non c&#8217;è tra queste righe una materia astratta, ma pulsante, che sa incarnare forme diverse, che è frutto di un&#8217;ispirazione genuina, priva di ogni ostacolo tra noi e l&#8217;autore. In sostanza, <strong>Dalissimo</strong> condivide il suo mondo, rendendolo fruibile ai nostri sensi.</p>
<p dir="ltr">Chissà in quante cose saprà riconoscersi ciascuno di voi.</p>
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		<title>Catastrofe neoliberista: D&#8217;Orsi e la storia degli ultimi anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 10:20:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Catastrofe neoliberista&#8221; di Angelo D&#8217;Orsi, Lad Edizioni, 2026 Cosa insegna la storia? Per la maggior parte delle persone nulla, per il resto tutto. Certo, non ci si deve limitare alla lettura di un libro, ma si dovrebbe svolgere un esercizio costante di ricerca. Sappiamo bene però che questo rimarrà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Catastrofe neoliberista&#8221; di Angelo D&#8217;Orsi, Lad Edizioni, 2026</strong></p>
<p>Cosa insegna la storia? Per la maggior parte delle persone nulla, per il resto tutto. Certo, non ci si deve limitare alla lettura di un libro, ma si dovrebbe svolgere un esercizio costante di ricerca. Sappiamo bene però che questo rimarrà un sogno, uno dei tanti, se non un prurito da intellettuali.</p>
<p>Una cosa è certa: &#8220;<strong>Catastrofe neoliberista</strong>&#8221; aiuta a capire cosa è accaduto e cosa ha provocato le attuali condizioni di vita. Il professore Angelo D&#8217;Orsi, già docente ordinario in Storia del pensiero politico presso l&#8217;Università di Torino, nonché allievo di <strong>Noberto Bobbio</strong>, scrive un saggio divulgativo che ha il merito di coinvolgere il lettore. Non è un libro per addetti ai lavori, ma per chi vuole farsi un&#8217;idea chiara e precisa.</p>
<p>Quando inizia la catastrofe neoliberista? Gli anni Settanta del Novecento danno avvio al balletto osceno con le sue crisi e con la fine della convertibilità del dollaro in oro. Si esalta il mercato libero, rapace, che risveglia le manie imperialiste. Il motto è il seguente: &#8220;<strong>Lo Stato è il problema</strong>&#8220;. Tutto ciò che è pubblico va smantellato e va dato in mano ai privati. È l&#8217;inizio della fine del sistema &#8220;social-democratico&#8221;.</p>
<p>Gli anni Ottanta del Novecento ampliano il quadro, concretizzando ciò che avrebbe potuto essere solo una affascinante teoria. Nel 1989, con la caduta del <strong>Muro di Berlino</strong> e del blocco sovietico, viene meno anche l&#8217;ultimo deterrente. D&#8217;Orsi traccia anche la crisi della sinistra italiana, che diventa neoliberista. Sebbene già i socialisti craxiani avessero messo in moto il processo, c&#8217;è da dire che neanche i post-comunisti hanno cercato di arginare il problema.</p>
<p>Come sempre accade nella storia, ogni cambiamento viene annunciato con entusiasmo. La fine della <strong>Guerra Fredda</strong> coincide con l&#8217;idea della &#8220;<strong>fine della Storia</strong>&#8220;, nonché la certezza che l&#8217;umanità sarebbe andata incontro a una stagione di pace e prosperità. Inutile dire che tutto questo non si è avverato e che oggi stiamo scrivendo altre cose. Diverse da quelle che teorizzarono i componenti della <strong>Scuola di Chicago</strong> e Milton.</p>
<h3>Catastrofe neoliberista: incubo o realtà?</h3>
<p>La guerra continua e ripetuta come arma di destabilizzazione dei territori utili al <strong>Capitalismo</strong>; il crescente divario tra ricchi e poveri; la concentrazione dei capitali nelle mani di pochi; la crisi dell&#8217;Europa, sempre più sottomessa agli <strong>Stati Uniti</strong>; la farsa dell&#8217;esportazione democratica; la distruzione del clima, della natura e degli equilibri atmosferici, che producono pandemie sanitarie sfruttabili dal sistema neoliberista; crisi economiche, finanziarie e delocalizzazioni delle aziende.</p>
<p>Questi sono gli elementi su cui D&#8217;Orsi costruisce la sua opera. C&#8217;è una differenza però: &#8220;<strong>Catastrofe Neoliberista</strong>&#8221; è un saggio storico e non una farneticazione. La ricerca impone rigorosità e tra queste pagine se ne troverà tanta. Il punto di vista dell&#8217;autore è quello gramsciano. Ciò non vuol dire &#8220;<strong>comunista</strong>&#8221; secondo gli sfottò odierni, ma &#8220;<strong>marxista</strong>&#8220;, pertanto globale e di marca sociologica.</p>
<p>Sebbene questa &#8220;linea di colore&#8221; possa fare storcere il muso a qualcuno a causa dei noti pregiudizi che investono la materia, qui non vengono mai messi omessi i fatti. D&#8217;Orsi mette destra e sinistra nello stesso calderone, ossia in quel movimento neoliberista che sta distruggendo il pianeta.</p>
<p>Non esistono più oppositori, ma solo abili manipolatori che stanno nascondendo la profezia di <strong>Marx</strong> nei riguardi del Capitalismo, ossia la cannibalizzazione di sé stesso. Il caos mondiale provocato dalla &#8220;<strong>Catastrofe neoliberista</strong>&#8221; si mostra nelle immigrazioni di massa, che sono ben altra cosa rispetto alla sostituzione etnica; nell&#8217;impoverimento e nello snaturamento della democrazia; nell&#8217;uso massiccio di un&#8217;informazione di sistema che acceca la verità.</p>
<p>Proprio la democrazia cos&#8217;è ormai? Una scatola svuotata di tutto e che resta in piedi solo nella sua apparenza. Le cose miglioreranno? Certo che no, a patto di un risveglio delle masse. Ma anche questa è un&#8217;utopia, basti pensare cosa è successo negli anni Sessanta del <strong>Novecento</strong>, quando qualcosa si stava muovendo.</p>
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		<title>La mia educazione: Burroughs e lo &#8220;Stato onirico&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 10:00:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La mia educazione&#8221; di William S. Burroughs, Adelphi, 2026 Tra aneddoti e sogni apprendiamo qualcosa in più sugli spunti creativi di uno dei più iconici scrittori statunitensi del Novecento. William Burroughs questa volta ci porta tra i suoi deliri onirici, che in fin dei conti sono simili a quelli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La mia educazione&#8221; di William S. Burroughs, Adelphi, 2026</strong></p>
<p dir="ltr">Tra aneddoti e sogni apprendiamo qualcosa in più sugli spunti creativi di uno dei più iconici scrittori statunitensi del Novecento. <strong>William Burroughs</strong> questa volta ci porta tra i suoi deliri onirici, che in fin dei conti sono simili a quelli di tutti noi.</p>
<p dir="ltr">Si parte da una interessante domanda: perché quando raccontiamo o ricordiamo i sogni tutto ci sembra scialbo? La risposta che si dà l&#8217;autore è semplice: manca il contesto. Insomma, quando sogniamo noi accediamo a una dimensione misteriosa che ci dirige senza troppi convincimenti, senza farci la morale e senza utilizzare la stringente logica che ci governa quando siamo a occhi aperti. Anche la nostra veglia è succube dei nostri sogni?</p>
<p dir="ltr">&#8220;<strong>La nostra educazione</strong>&#8221; quindi è uno di quei libri in cui <strong>Burroughs</strong> si mette a nudo più di quanto faccia nei suoi romanzi. Qui notiamo che i suoi sogni erano dominati dal sesso, dalle armi, dalle manie autodistruttive che solo l&#8217;uso di stupefacenti sanno racchiudere. Ci sarebbe poco da aggiungere, perché questo non è altro che un immenso puzzle che, messo insieme, ha un suo &#8220;perché&#8221; e un suo marcato filo conduttore.</p>
<p dir="ltr"><strong>Burroughs</strong> cataloga e, attraverso la sua penna, instilla gocce di protesta sociale, smascherando quel perbenismo fastidioso, che si pone come velo davanti alla realtà. Che l&#8217;autore di &#8220;<strong>Pasto nudo</strong>&#8221; sia sempre stato &#8220;oltre&#8221; ogni paradigma è ben risaputo. I suoi attacchi alla politica e alla società non sono mai stati facilmente digeribili, ciò si vede anche nei suoi sogni.</p>
<p dir="ltr">Ma cosa dovrebbe fregarcene dei sogni di <strong>Burroughs</strong>? Nulla, infatti questo non è un romanzo, ma un libro che soddisfa la curiosità che ciascuno di noi può avere verso certe dinamiche comportamentali e creative. Tutti sognano qualcosa di assurdo, ciascuno di noi riflette sugli input che l&#8217;inconscio ci dona, ma pochi sono quelli che in maniera razionale ne fanno strumenti creativi. Ed è proprio questo che lo scrittore statunitense sottolinea: &#8220;<strong>essi completano la mia educazione</strong>&#8220;.</p>
<p dir="ltr">Ciò fa diventare il libro un manifesto dedicato alla creatività e al libero pensiero. Tra queste pagine si attraversa quello spazio che, ogni giorno, ciascun essere umano abita: la zona della perplessità. Cosa vuol dire educare? In sostanza, l&#8217;educazione perpetua che le istituzioni attuano su di noi dovrebbe imporci il modo in cui &#8220;<strong>dobbiamo stare nel mondo</strong>&#8220;. Pertanto, i sogni sono il nostro spazio libero oppure sono influenzati dall&#8217;esterno? Essi ci richiamano alla nostra ancestrale autonomia?</p>
<p dir="ltr">Leggendo quest&#8217;opera, a me è capitato di dire più volte: «<strong>Benedette siano le mie nevrosi</strong>», perché grazie a esse possiamo mantenere vivo il senso di ribellione verso il potere.</p>
<p dir="ltr">Ecco, il significato di questo libro sta proprio qui, nel perimetro di queste intuizioni. Detta così, sembra quasi che questa sia un&#8217;opera di cui possiamo fare a meno. Ma se tale ragionamento è valido, allora possiamo affermare che di tutti i libri possiamo fare a meno. Dopotutto, a cosa serve leggere?</p>
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		<title>Nicola Argenti e il suo &#8220;esercizio involontario del sogno&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 19:09:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;esercizio involontario del sogno&#8221; di Nicola Argenti, Les Flâneurs Editore, 2026 Così Iperione, il Titano che rappresenta la luce celeste, decide di attraversare le epoche, muovendosi in quella materia invisibile che ingabbia gli uomini e le cose, ossia il tempo. E siccome più che morire, noi oltrepassiamo, se non [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/nicola-argenti-e-il-suo-esercizio-involontario-del-sogno/">Nicola Argenti e il suo &#8220;esercizio involontario del sogno&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;esercizio involontario del sogno&#8221; di Nicola Argenti, Les Flâneurs Editore, 2026</strong></p>
<p dir="ltr">Così Iperione, il <strong>Titano</strong> che rappresenta la luce celeste, decide di attraversare le epoche, muovendosi in quella materia invisibile che ingabbia gli uomini e le cose, ossia il tempo. E siccome più che morire, noi oltrepassiamo, se non addirittura cadiamo di sogno in sogno, allora non solo il tempo è un&#8217;illusione, ma forse lo stesso <strong>Universo</strong> appare così perfetto proprio perché evanescente.</p>
<p dir="ltr">Questo è in sostanza ciò che <strong>Nicola Argenti</strong> ci narra in questo romanzo. E la sua scrittura, così votata a farci assaporare le cose come se fossero estrapolate da un mito antico, ci porta a spasso tra passato e presente. A vegliare sui protagonisti c&#8217;è sempre Iperione, il Titano che ha bisogno di comprendere. Persino lui è incredulo e si domanda se davvero esista l&#8217;origine di tutte le cose.</p>
<p dir="ltr">E forse proprio perché non v&#8217;è origine, ogni elemento, dal più semplice al più complesso, è parte di un sogno che ciascuno di noi osserva e che muta in base al punto di vista. E in questo quadro cos&#8217;è la morte? Un nulla. Un nulla nel vero senso della parola. Anzi, potrebbe essere priva di ogni significato come la stessa parola &#8220;<strong>morte</strong>&#8220;. E secondo questo artifizio linguistico, noi possiamo affermare che siamo immersi nell&#8217;eternità. Pertanto, non solo di questa esperienza chiamata &#8220;<strong>realtà</strong>&#8221; ci cibiamo, ma anche di quelle che abbiamo sperimentato in vite precedenti&#8230; Ops, scusate, volevo dire in sogni precedenti.</p>
<p dir="ltr">Insomma, <strong>Nicola Argenti</strong> ha creato un rebus che non ha bisogno di essere risolto, perché è intuitivo e di facile interpretazione. Non c&#8217;è neanche necessità di avere particolari conoscenze filosofiche per leggere questo romanzo, perché questa è un&#8217;opera che tutti sentiamo in noi e che scriviamo giorno dopo giorno, appena ci svegliamo. Apparentemente non v&#8217;è una trama, non v&#8217;è neanche un tema, semplicemente ogni pagina vibra e si sofferma su alcuni concetti. Chiede al lettore di partecipare e di lasciarsi trasportare.</p>
<p dir="ltr">La realtà è composta di elementi buoni e cattivi, di esperienze comuni e personali. Ciò rende ciascuno di noi unico e inimitabile, seppur legato al resto. Così &#8220;<strong>l&#8217;essere è e mai può non essere</strong>&#8220;, ma potremmo anche affermare un&#8217;altra cosa: Iperione darebbe ragione a <strong>Schopenhauer</strong> quando sentenziò che <strong>&#8220;Il mondo stesso è il giudizio universale&#8221;</strong>, in quanto il &#8220;<strong>qui-ora</strong>&#8221; è il frutto di arcaici precedenti che relegano la giustizia a una &#8220;<strong>Necessità</strong>&#8221; sconosciuta persino agli Dei.</p>
<p dir="ltr">Sì, questo è &#8220;<strong>L&#8217;esercizio involontario del sogno</strong>&#8220;. E il bello è che <strong>Nicola Argenti</strong> non utilizza la filosofia per scrivere un libro complesso, ma adotta uno stile che mi ha ricordato il <strong>Calvino</strong> più sperimentale, o il <strong>Borges</strong> che si diverte a creare labirinti lineari, retti. La filosofia è il giusto sostegno a un&#8217;idea forte di letteratura che non si fermi solo all&#8217;apparenza, ma che resti sempre sostanza mutevole che va continuamente interrogata.</p>
<p dir="ltr">Ecco, ogni scrittore che riesce con semplicità a incantare il lettore fino a farlo &#8220;<strong>oltrepassare</strong>&#8220;, compie un miracolo. <strong>Nicola Argenti</strong> c&#8217;è riuscito senza troppi problemi.</p>
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