Arrivano i treni: la Calabria festeggia e ringrazia

“Arrivano i treni: la Calabria festeggia e ringrazia” è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto generata con l’intelligenza artificiale
«Arrivano i treni, l’estate, la civiltà. Ciuff, ciuff, ora chi ci fermerà?». E così cantiamo, appendendo, per voto, le nostre mutande agli stendini lasciati sui balconi infuocati dal sole; scomodando persino Salvatore Quasimodo. Nuovi convogli ferroviari attraverseranno la Calabria fino alla fine d’agosto. E non sono treni come tutti gli altri, ma Intercity. Avete capito? Intercity.
Arrivano i treni. È la felicità. Finalmente è l’inizio della stagione turistica. Ora ci mancano le sagre e le presentazioni dei libri. Mentre è cominciata la caccia al miliardo di euro per completare l’alta Velocità ferroviaria, noi ci rifacciamo con l’arrivo di Intercity di ultima generazione capaci di percorrere le strade ferrate elettrificate e quelle ancora a “benzene” della zona jonica.
Ah la Calabria, meraviglia abitata da meno di due milioni di esemplari umani che d’estate diventano dieci. «Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri treni come noi li rimettiamo da settembre in poi a Trenitalia». Preghiamo la politica, senza infamia né lode, facendo il verso pure a Nostro Signore. Regione sciagurata abitata da trogloditi che si emozionano per l’arrivo dei treni. E il ponte sullo Stretto?
Ciuff, ciuff, arrivano le carrozze di finissima lameria che remigrano i turisti e le generazioni perdute che ora cagano, pisciano e consumano al Nord. Nessuno di loro dice: «Aiutiamoci a casa nostra», ché sta casa cade a pezzi ed è stato intelligente chi non ha perso tempo a stare dietro alle bugie e alle promesse. Eppure, qualcuno ancora ci crede. Crede perché ogni estate arrivano i treni, così come i bar e i supermercati si riempiono di gelati.
E se questi sono miracoli, allora altri prodogi saranno compiuti. Poi si squarcerà il cielo e, anche se venisse abbattuto, ogni tre giorni il ponte sullo Stretto risorgerà dalle ceneri. Credete calabresi! Credere è la schiavitù volontaria alla quale aderite ogni giorno. Accontentatevi dell’arrivo dei treni. Quando sentirete in lontananza il loro fischio, urlate di gioia e aprite le danze; magari anche il fuoco.
