Mothers’ Instinct: le crepe del sogno americano

Articolo di Letizia Falzone. In copertina la locandina di Mothers’ Instinct
Se c’è un genere che il cinema contemporaneo continua a saccheggiare con successo, è il thriller domestico ad alto tasso di paranoia.
Diretto dall’esordiente Benoît Delhomme, Mothers’ Instinct – remake del film belga Duelles (2018), a sua volta tratto dal romanzo di Barbara Abel – si presenta come un macabro balletto a due.
Al centro ci sono Anne Hathaway e Jessica Chastain, due attrici premio Oscar chiamate a mettere in scena l’incrinatura violenta della maternità perfetta.
Ma al di là della patinata copertina da rivista anni ’60, cosa rimane davvero di questa pellicola?
La trama: l’illusione della perfezione borghese
Stati Uniti, primi anni ’60. Alice (Jessica Chastain) e Céline (Anne Hathaway) non sono solo vicine di casa: sono praticamente speculari.
Vivono in due villette adiacenti divise solo da una siepe, condivisione quotidiana di routine, abiti perfettamente stirati e due figli maschi della stessa età che crescono quasi come fratelli.
L’idillio si spezza improvvisamente quando il figlio di Céline muore in un tragico incidente domestico sotto gli occhi impotenti di Alice.
Da quel momento, la simmetria si spezza: il dolore inimmaginabile di Céline si scontra con il devastante senso di colpa di Alice.
Ma proprio quando Céline sembra ritrovare un equilibrio legandosi morbosamente al figlio di Alice, quest’ultima inizia a sviluppare una tremenda paranoia.
Céline cerca davvero conforto o sta meditando una vendetta calcolata?
I punti di forza di Mothers’ Instinct
Il motivo principale per cui il film merita la visione è l’alchimia distorta tra le due protagoniste.
Jessica Chastain lavora sul filo del crollo nervoso, regalando un’interpretazione nevrotica e ipnotica; Anne Hathaway risponde con una maschera di compostezza glaciale che maschera una freddezza sociopatica.
Delhomme sfrutta le sue competenze visive per trasformare la scenografia in un personaggio. I toni pastello dei vestiti e le luci calde delle case borghesi creano un cortocircuito visivo con l’oscurità psicologica dei personaggi, ricordando da vicino le atmosfere di Douglas Sirk e Alfred Hitchcock.
Nella prima ora di proiezione, la sceneggiatura gioca benissimo con la percezione dello spettatore. Chi sta davvero impazzendo? La madre che ha perso il figlio o la testimone erosa dai propri fantasmi del passato?
I punti deboli
Per chi ha familiarità con il thriller d’epoca o ha già visto la versione belga originale, il film offre pochi colpi di scena genuini. Le tracce disseminate lungo la narrazione sono a tratti troppo evidenti.
I personaggi maschili rimangono sullo sfondo in modo quasi caricaturale, incapaci di cogliere le sfumature della tragedia e ridotti a semplici catalizzatori di trama.
Nel finale il film abbandona la sottigliezza del dramma psicologico per virare verso ritmi da thriller B-movie anni ’90.
Una scelta che piacerà a chi cerca il colpo di scena ad effetto, ma che rischia di far storcere il naso a chi apprezzava la tensione silenziosa dell’inizio.
Il verdetto su Mothers’ Instinct
Mothers’ Instinct non reinventa la ruota, né punta ad essere un’opera autoriale indimenticabile. È un thriller d’atmosfera compatto (circa 90 minuti), recitato con spietata bravura e confezionato con una cura estetica d’altri tempi. Un velenoso dramma da camera che intrattiene e inquieta, dimostrando come l’inferno possa nascondersi proprio dietro la siepe di casa.

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