La storia si ripete? Una poesia di Rocco Giudice

“La storia si ripete?” è una poesia di Rocco Giudice, ispirata dall’articolo di Martino Ciano, che puoi leggere cliccando qui
La storia si ripete – a memoria,
ma l’umanità
Si sa di troppo per il pianeta
E molto al di sopra del passato,
Vecchio uomo colpito da Alzheimer autoindotto,
Il vuoto alle spalle, il nulla incognito
O mascherato di futuro davanti – una frontiera
Contro cui sbatte senza farsi troppo male
L’umiltà fasulla ch’è vile presunzione.
La luce si può spezzare, quella del sole
Fermata dall’albero, non l’ombra
Inchinata ai nostri piedi: non lamentiamoci,
Se non valiamo meno di quella,
Non rallegriamoci, se non valiamo più di questa.
La pioggia spegne le sue lacrime
Su pietre mai sfiorate dalla gloria.
Ce n’è bisogno? Noi ne sappiamo più della vita
Che ci è toccata – di cosa dovremmo vendicarci?
Di essere stati meno di quel che siamo
E non diventeremo mai per essere mortali,
con più libertà che il potere
Di cambiare le carte in tavola
Del destino su cui scriviamo il nostro
Essendo analfabeti – la libertà che include
Ogni destino, unico caso che il destino
Esclude, quello che vi ho scritto a mezza pagina.
Ma non è vero che andremo assolti
O giustificati per insufficienza di meriti
O di colpe. I figli
non avuti, i figli non voluti,
Squartati con un senso di trionfo,
Di vittoria o di rivincita tramite chi
È davvero l’unico innocente.
Le cose cui non avremmo mai pensato
Che pensassero, risponderemo a loro
Di eccesso di fiducia nella disperazione,
Di scarso senso
Di risentimento del tempo perduto
Che avremmo perso comunque,
Di sottrazione di vuoto all’infinito
Come fosse roba nostra o di nostra pertinenza
Per addobbare l’autocompassione
Di cui non vorremmo rivalerci
Per fare sfoggio di vittimistica indignazione.
Per questo la storia si ripete
grazie a noi, anche senza di noi.
