La storia si ripete

“La storia si ripete” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale
Eravamo solo appartati, nascosti in un angolo sicuro dal quale spiarvi. Non abbiamo voluto partecipare né alla festa né al lutto, perché entrambi ci avrebbero provocato sbalzi di umore. Abbiamo visto e commentato tra di noi le cose che sono accadute. Non abbiamo cercato visibilità, perché ne abbiamo avuto paura. Ci è bastato osservare.
Eravamo solo appartati, ma abbiamo riconosciuto coloro che hanno deciso di partecipare alla guerra, alla spartizione del bottino. Non siamo intervenuti per pudore, per non lasciarci contagiare dal morbo dell’egoismo. Ci potrete definire accidiosi, ma non ingordi. Abbiamo lasciato tutto nelle vostre mani. Ci siamo messi nell’angolo più lontano e non vi abbiamo disturbato. La storia è una cosa che si ripete sempre, così come le giustificazioni. Queste sono le nostre per il perdono dei nostri e dei vostri peccati.
Non ci avete toccato, non ci avete maltrattato. Ci avete notato, ma non siete venuti a stuzzicarci. Di questo vi ringraziamo, perché ci avete lasciato scegliere di essere spettatori. Chi dovrà giudicarci se la prenderà con noi e con voi, ma forse per noi ci sarà una pena meno severa. Avremo la possibilità di discolparci. Potremo comunque dire di non sapere, di essere rimasti colpevolmente ignoranti, forse anche di essere stati più pavidi che furbi. Potremo dire che ci siamo fidati, che abbiamo accettato perché altro non potevamo fare.
Forse saremo assolti, perché molte volte è capitato. La storia si ripete. È ciclica. È una cosa che si dimentica velocemente. I nostri figli e i nostri nipoti diranno di noi che siamo stati una “generazione maledetta”. Sentiranno rimorsi lancinanti. Si vergogneranno di essere sopravvissuti, ma poi capiranno. Senza la nostra indifferenza loro sarebbero morti. Non avrebbero avuto niente: né benessere né speranza. La storia si ripete: affinché uno sopravviva bene, l’altro deve perire. In questo mondo l’uguaglianza è disparità.
Pensate però, io faccio parte di coloro che non hanno procreato. Prenderete la mia parte senza chiedere ai miei eredi. Morirò e non lascerò traccia. Mi farò cremare per non consumare suolo. Perché non dovrei essere benedetto almeno per questo: non aver disturbato, non aver lasciato piccoli bastardi che se ne andranno in giro ad accampare diritti? Ho fatto fronte agli obblighi terrestri. Cosa pretendete ancora?
Eravamo solo appartati, ma vi abbiamo visto all’opera. Bestie e uomini fanno tutti la stessa fine. Non li accomuna solo la morte, ma anche la vita. È una cosa disperata la vita: una caccia piacevole per qualcuno e magra per altri. A volte si è prede, altre volte predatori. La storia si ripete, anche quando pensiamo che essa sia finita.
