Elogio degli ex: qualcosa di politicamente logico

“Elogio degli ex: qualcosa di politicamente logico” è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell’autore modificata con l’intelligenza artificiale
Gli ex sono i migliori: per amore della verità, alla quale pensano di essere arrivati all’improvviso, te le dicono in faccia come capita. Pur di farlo ti perseguitano. Diventa la loro priorità, quasi una questione di vita e di morte.
Fidanzati, amici, colleghi politici, di lavoro e chi più ne ha più ne metta, nel momento in cui cambiano il loro status nei confronti di coloro che hanno amato, adorato o semplicemente fiancheggiato, diventano sagaci investigatori. E prima? Tutto bene: i difetti altrui erano opportunità di crescita.
«Ognuno ha i nemici che si merita. – mi ha detto un amico con qualche anno in più di me – I più tenaci sono quelli che hanno condiviso il potere. Pensa a coloro che hanno amministrato insieme e poi hanno litigato. Per anni si rinfacciano meriti e demeriti».
Il paesello è una nicchia sociale che va vissuta fino in fondo; uno dei pochi anfratti in cui la globalizzazione non è riuscita a penetrare. Nel suo romanzo “La chimera“, lo scrittore Sebastiano Vassalli faceva risalire “il costume del pettegolezzo” a quando i contadini e le comari, a causa della noia che portava l’inverno, si riunivano in gruppo e “fantasticavano” per ammazzare il tempo, attendendo la Primavera e il ritorno nei campi. Parliamo del XVII secolo, ma è sempre attuale.
Nel paesello, invece, il più del “pettegolezzo creativo” si crea intorno a un tavolo, mangiando e bevendo. I tempi sono cambiati, ormai ci si annoia anche lavorando. Voci di popolo, ad esempio, raccontano che in tempi passati mangiando e bevendo alcuni hanno suddiviso il paese, hanno deciso di costruire a più non posso, poi ruttando hanno discusso del futuro e delle possibili vocazioni. Oggi si vede il risultato: indigestione accompagnata da vomito.
È successo anche che molti gruppi che hanno partecipato a quelle tavolate si sono litigati e sono diventati nemici. Ora c’è la seconda generazione, che non riuscirà a sistemare i danni lasciati perché sono troppi. Allora, si litigano tra di loro, anche se sono rimasti quattro gatti. Ma questo è un elogio agli ex, quindi nessuno ritorni a essere amico, altrimenti perdo il filo del discorso.
«Tu pensa – dice l’amico mio – c’è sta cittadina distrutta e senza speranza, che andrebbe riqualificata con le bombe. Tra qualche anno la spaccano in due con l’alta Velocità ferroviaria e qui pensano a prendersi meriti e demeriti. E tu sei ex di qualcuno?».
Io gli spiego che nella mia carriera di elettore ho scelto sempre la nuova proposta. Fatto sta che ora tutte le nuove proposte sono diventate vecchie; le ho viste all’opera e ciascuna si è addormentata a modo proprio o si è cullata sugli allori. Alle prossime elezioni si andrà per esclusione, per simpatia, perché a ben vedere sono tutti passati per il potere e, bene o male, ci sono rimescolamenti di ex che si sono innamorati di nuovo. Ma il nostro sarà comunque un elogio agli ex.
«Lo vedi – risponde l’amico – qualsiasi cosa si trasforma in politica. I matrimoni terminano, i fidanzamenti si sciolgono, ma quando si tratta del potere gli ex possono coalizzarsi o contro un nemico comune o insieme a un ex nemico che si è dimostrato generoso. C’è sempre la controparte dell’interesse. Di questo passo tutti i meriti e i demeriti sono fuffa. Credi a me: nessuno ne esce salvo».
«Caspita – dissi al mio amico – questo discorso ha una logica impeccabile».
«Questa non è logica, ma politica. – ha risposto lui – Con la logica è stato costruito il mondo, con la politica lo distruggeranno».
