Calabria e Ponte sullo Stretto: una questione di genialità

Calabria e Ponte sullo Stretto: una questione di genialità

La visita di Salvini, la Calabria e il Ponte sullo Stretto e la Realpolitik calabrese. Ne parla Martino Ciano

Tu lo sai che Matteo Salvini è venuto in Calabria per inaugurare un chilometro e mezzo di strada? Sì, è successo il 5 maggio 2026, a Vazzano, nel vibonese. Praticamente, il ministro ai Trasporti del Governo Meloni ha tagliato il nastro al primo dei cinque lotti di un’opera chiamata Trasversale delle Serre, con cui si dovrebbe rendere agevole la viabilità di una vasta area interna. Tutto bello, no?

Ma certo, di male non ci sarebbe nulla se non si cacciassero fuori le solite storie del Ponte sullo Stretto, mentre la Calabria ancora fa i conti con il maltempo dell’inverno 2026. Eppure, ancora continuano a cascarci in questa propaganda strategica. Il capo della Lega infatti spera di posare la prima pietra della mastodontica opera.

Ecco, ci sono storie che meritano di essere raccontate non perché siano davvero interessanti, ma perché sono così ridicole nei loro “tratti somatici” che qualcuno deve pur imprimerle nella memoria collettiva. La novità è che pure questa volta non si toccano i veri problemi infrastrutturali calabresi.

Chissà se Salvini ha mai provato ad andare, in macchina o in treno, dalla costa tirrenica a quella ionica. Chissà se il buon Ministro si è mai trovato su una strada montana in pieno inverno, quando la sera basta un temporale e un po’ di nebbia per morire di crepacuore. Attenzione, non parliamo di quelle mulattiere sperdute che portano in qualche frazione collinare, ma di quelle che collegano quei borghi che il Governo regionale vorrebbe ripopolare.

Si, sono bellissimi i borghi calabresi, soprattutto in estate. Stai fresco, mangi bene, ti rilassi e con la pancia piena ti addormenti cullato dal venticello serale. Anche a luglio ci vuole una copertina leggera sulle gambe. Pensa un po’, oltre a riempirsi la trippa c’è anche tanta storia, perché la Calabria è soprattutto Storia, quella con la “S” maiuscola. Ma l’incanto finisce a settembre. Da quel momento in poi sembra di stare in Transylvania, in una sorta di Purgatorio terreno nel quale sconti la presunzione di volere una vita fuori dal mondo. L’oasi pacifica si trasforma in un ambiente ostile.

Ti rendi conto, allora, che non ci sono strade percorribili; che gli asfalti sono pieni di buche; che mancano guard-rail, strisce bianche, catarifrangenti che ti aiutino a dirigenti nella nebbia. E non ne parliamo se arriva il cattivo tempo. Ogni giorno si vedranno piccoli smottamenti, pietre che intasano le corsie, alberi pericolanti che rischiano di spezzarsi.

Cosa fa il temerario automobilista? Avvisa gli uffici comunali, poi quelli provinciali, ma la risposta è sempre una: «Interverremo appena avremo soldi». E così passa un altro inverno e speri che tutto vada bene. E se passi indenne la cattiva stagione fai anche una preghiera di ringraziamento, metti a riposo l’ansia durante la Primavera, l’Estate e buona parte dell’Autunno, e poi ci ripensi.

Salvini caro, questa è la Calabria, ma tu vuoi costruire il Ponte sullo Stretto come se questa regione fosse una striscia di terra di qualche chilometro quadro facilmente attraversabile. Hai mai letto qualche libro dei nostri scrittori? Fallo. Essi descrivono in quale arretratezza è stata lasciata codesta Patria di disgraziati. E guarda che è colpa anche di quelli di sinistra. In questo siete uguali.

Aspetta, aspetta. Dalla cabina di regia mi dicono che ci sono dei fondi regionali per la viabilità montana, sono cifre con cui puoi al massimo mettere qualche protezione e fare un po’ di asfalto “a prezzi bassi e fissi”. Se facessimo bene i calcoli, però, per rimettere in sesto le aree interne della Calabria ci vorrebbero investimenti da Piano Marshall.

Ma conviene? Certo che no. Perché investire in una regione che si spopola di anno in anno; che va in contro alla desertificazione; che presto sarà solo meta per pellegrinaggi estremi. Ecco, questa è Realpolitik. Nessuno ne parla, ma Salvini la conosce bene e anche certi sindaci calabresi che lo imitano. E sono proprio i calabresi che gli vanno appresso come zecche che mi preoccupano.

 

 

 

 

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