Nicola Argenti e il suo “esercizio involontario del sogno”

Nicola Argenti e il suo “esercizio involontario del sogno”

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “L’esercizio involontario del sogno” di Nicola Argenti, Les Flâneurs Editore, 2026

Così Iperione, il Titano che rappresenta la luce celeste, decide di attraversare le epoche, muovendosi in quella materia invisibile che ingabbia gli uomini e le cose, ossia il tempo. E siccome più che morire, noi oltrepassiamo, se non addirittura cadiamo di sogno in sogno, allora non solo il tempo è un’illusione, ma forse lo stesso Universo appare così perfetto proprio perché evanescente.

Questo è in sostanza ciò che Nicola Argenti ci narra in questo romanzo. E la sua scrittura, così votata a farci assaporare le cose come se fossero estrapolate da un mito antico, ci porta a spasso tra passato e presente. A vegliare sui protagonisti c’è sempre Iperione, il Titano che ha bisogno di comprendere. Persino lui è incredulo e si domanda se davvero esista l’origine di tutte le cose.

E forse proprio perché non v’è origine, ogni elemento, dal più semplice al più complesso, è parte di un sogno che ciascuno di noi osserva e che muta in base al punto di vista. E in questo quadro cos’è la morte? Un nulla. Un nulla nel vero senso della parola. Anzi, potrebbe essere una parola priva di senso, così com’è la parola “morte“. E secondo questo artifizio linguistico, noi possiamo affermare che siamo immersi nell’eternità. Pertanto, non solo di questa esperienza chiamata “realtà” ci cibiamo, ma anche di quelle che abbiamo sperimentato in vite precedenti… Ops, scusate, volevo dire in sogni precedenti.

Insomma, Nicola Argenti ha creato un rebus che non ha bisogno di essere risolto, perché è intuitivo e di facile interpretazione. Non c’è neanche necessità di avere particolari conoscenze filosofiche per leggere questo romanzo, perché questa è un’opera che tutti sentiamo in noi e che scriviamo giorno dopo giorno, appena ci svegliamo. Apparentemente non v’è una trama, non v’è neanche un tema, semplicemente ogni pagina vibra e si sofferma su alcuni concetti. Chiede al lettore di partecipare e di lasciarsi trasportare.

La realtà è composta di elementi buoni e cattivi, di esperienze comuni e personali. Ciò rende ciascuno di noi unico e inimitabile, seppur legato al resto. Così “l’essere è e mai può non essere“, ma potremmo anche affermare un’altra cosa: Iperione darebbe ragione a Schopenhauer quando sentenziò che “Il mondo stesso è il giudizio universale”, in quanto il “qui-ora” è il frutto di arcaici precedenti che relegano la giustizia a una “Necessità” sconosciuta persino agli Dei.

Sì, questo è “L’esercizio involontario del sogno“. E il bello è che Nicola Argenti non utilizza la filosofia per scrivere un libro complesso, ma adotta uno stile che mi ha ricordato il Calvino più sperimentale, o il Borges che si diverte a creare labirinti lineari, retti. La filosofia è il giusto sostegno a un’idea forte di letteratura che non si fermi solo all’apparenza, ma che resti sempre sostanza mutevole che può essere continuamente interrogata.

Ecco, ogni scrittore che riesce con semplicità a incantare il lettore fino a farlo “oltrepassare“, compie un miracolo. Nicola Argenti c’è riuscito senza troppi problemi.

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