Tutto pagato: Gioffrè e la sanità calabrese

Tutto pagato: Gioffrè e la sanità calabrese

Recensione di Guido Borà. In copertina: “Tutto pagato!” di Santo Gioffrè, Castelvecchi Editore, 2025

Avevo già trattato il delicato tema della sanità calabrese su BorderLiber auspicando ingenuamente un cambio di rotta a breve sulla base di alcuni principi universali. Ma nell’estate 2025 a Diamante, in provincia di Cosenza, si è verificato un grave episodio di intossicazione da botulino che ha portato alla morte di due persone e al ricovero di altre sedici. Ai primi sintomi le due vittime si erano recate in due ospedali: entrambe in una clinica privata di Belvedere Marittimo dove erano state invitate a recarsi presso strutture più attrezzate, mentre successivamente solo una all’ospedale di Cetraro, a gestione diretta della ASP di Cosenza. Sulla mancata diagnosi tempestiva che ha causato il decesso di due intossicati è intervenuta la procura di Paola in quanto “in alcuni casi il decorso clinico è stato aggravato dalla mancata tempestiva diagnosi”. Un caso di malasanità eclatante in una Regione dove quotidianamente il diritto alla salute dei suoi cittadini è sistematicamente negato da anni.

Per chiarire meglio il quadro riporto qualche dato della sanità calabrese di fonte Istat: nel 2024 la spesa sanitaria pubblica corrente (ossia solo la spesa in conto esercizio destinata a garantire i Livelli essenziali di assistenza) è stata poco più di 4 miliardi di euro, pari a 2.182 euro pro capite. Questo ammontare rappresenta l’11% del PIL regionale. Una cifra enorme tale da scatenare i più spregiudicati appetiti illeciti. Si tratta della quota rispetto al PIL più alta rispetto alle altre Regioni. Ad esempio, la spesa sanitaria della Lombardia, la più elevata in valore assoluto, corrisponde al 4,8% sul PIL regionale. Dalla riforma del Titolo V della Costituzione con la legge 2/2001, che ha delegato a Regioni e Province autonome l’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari, si è assistito a un deficit sistematico di alcune Regioni, soprattutto al meridione. Per contenere i deficit (ricordo che i bilanci complessivi delle Regioni dipendono in media per il 70/75% dal finanziamento della sanità), dalla finanziaria 2005 è stato previsto un programma operativo di riorganizzazione, riqualificazione o potenziamento del Servizio sanitario regionale, oggi conosciuto come Piano di rientro, per le Regioni che presentavano un disavanzo sanitario strutturale superiore al 5% del finanziamento ordinario e delle entrate proprie sanitarie (legge 191/2009). Nel 2009 la Calabria è stata sottoposta al Piano e dal 2010 è stata commissariata.

A partire da quell’anno la Regione, presieduta da Scopelliti, ha disposto, al fine di contenere la spesa sanitaria e di razionalizzare l’assistenza ospedaliera, la chiusura di 18 ospedali. I posti letto ordinari sono diminuiti da 6.320 nel 2010 a 4.119 nel 2015, corrispondenti a 2,1 posti letto per mille abitanti, ben al di sotto dell’obiettivo della legge 135/2012 che prevedeva una media complessiva di 3,7 posti letto per mille abitanti. Le statistiche denunciano, in modo inequivocabile, i pessimi esiti sulla salute dei calabresi: nel 2023 la speranza di vita in buona salute alla nascita è tra le più basse d’Italia: rispetto alla media nazionale le donne vivono in buona salute mediamente cinque anni in meno, mentre gli uomini tre. Nel 2023 la sanità calabrese ha registrato un indice di fuga per ricoveri per acuti – ricoveri erogati ai residenti fuori regione rispetto al totale dei ricoveri erogati ai residenti – tra i più elevati in Italia: il 21,6% (dati SDO Ministero della salute). La mobilità sanitaria interregionale costa cara e drena risorse al sistema: la Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi Sanitari Regionali della Corte dei Conti del 2025 ha quantificato che dal 2014 al 2024 la mobilità interregionale è costata alla Calabria 2,8 miliardi di euro.

Questo è il contesto regionale in cui si è trovato ad operare Santo Gioffrè, autore del coraggioso volume di denuncia “Tutto Pagato! Il saccheggio della sanità calabrese raccontato da chi l’ha scoperto”. L’autore, medico, saggista e scrittore, descrive la sua breve ma davvero intensa esperienza di Commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale n. 5 di Reggio Calabria dal 31 marzo al 4 settembre 2015, giorno in cui Raffaele Cantone dichiarava illegittima la nomina in quanto era stato violato il d.lgs. 39/2013 (nessun dettaglio su questa vicenda per non spoilerare) e sanzionava la Regione chiedendo l’inibizione per tre mesi dell’allora Presidente Oliverio. La ASP in cui Gioffrè si era insediato era senza bilanci approvati dal 2013, anno in cui il collegio sindacale aveva bocciato i bilanci preventivo e consuntivo per mancanza di documentazione certa che attestasse le entrate e le uscite degli anni precedenti. La situazione contabile era da tempo fuori controllo: ad esempio, al 31 dicembre 2013, i debiti da regolarizzare su pignoramenti assegnati ammontavano a 395 milioni di euro.

Il commissario aveva avviato una “monumentale” ricognizione dei debiti volta al pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili. Tuttavia, numerosi ostacoli hanno impedito il raggiungimento degli obiettivi: ambiguità degli organi di controllo, omertà e resistenza dei collaboratori, indifferenza delle istituzioni, sistemi di protocollo fuori uso, difficoltà tecniche inimmaginabili, ostilità politiche, contesto sociale degradato. La mancanza di documentazione esponeva la ASP ai creditori: ad esempio, un aspetto chiave della vicenda furono gli accordi transattivi rispettivamente di otto milioni di euro con lo studio radiologico Fiscer e di sei milioni con la casa di cura Villa Aurora, che riguardavano somme che nel primo caso erano già state incassate tramite la cessione di parte del credito a una società di factoring e nel secondo caso si trattava di somme già incassate una prima volta in via ordinaria e una seconda volta in seguito ad azioni giudiziali. Un secondo elemento che ha dell’incredibile riguarda la possibilità di circolarizzare il debito: si tratta di una procedura in cui si chiede formalmente ai propri fornitori di comunicare per iscritto l’ammontare dei crediti che vantano verso l’azienda. Senza adeguata documentazione attestante l’avvenuto pagamento, i creditori possono gonfiare le richieste portando a un ulteriore aumento del debito della ASP.

Ulteriori elementi che vanno a discapito della certezza del diritto sono stati sia la difficoltà di ottenere i tabulati dei pagamenti da parte dell’ente cassiere che al tempo era la BNL – a sua volta subentrata al defunto Banco di Napoli – vanificando il tentativo di ricostruire i bilanci della ASP. Un secondo grave elemento è la mancata interoperabilità dei sistemi gestionali e di contabilità al momento della fusione della ASL di Reggio Calabria con le ASL di Palmi e di Locri. Quello che colpisce è l’inaudita violenza con cui l’ambiente si è scagliato contro l’ex commissario: l’esperienza è costata a Gioffrè sette procedimenti giudiziari dai quali è sempre uscito assolto.

Una considerazione finale, forse più una domanda generale sul SSN italiano per come è strutturato oggi. Tralasciando il caso particolare della Calabria, siamo sicuri che la creazione di 21 sistemi sanitari regionali così eterogenei tra loro e in molti casi iniqui (si pensi che le Regioni in piano di rientro sono ancora sette sulle nove originarie), su cui pesa la scure del regionalismo differenziato, sia una soluzione socialmente accettabile?

Buona lettura con “Tutto pagato!”.

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