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	<title>Verso Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Poscienza. Roberto Maggiani e la poesia del paradosso</title>
		<link>https://www.borderliber.it/poscienza-maggiani-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2024 01:40:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Poscienza&#8221; di Roberto Maggiani, Il Ramo e la Foglia Edizioni, 2024 La Poscienza di Roberto Maggiani è un paradosso che non si può non tenere in considerazione, perché è capace di mandare in tilt la logica nonostante essa sia alla base delle parole, delle proposizioni, delle formule esistenti o [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Poscienza&#8221; di Roberto Maggiani, Il Ramo e la Foglia Edizioni, 2024</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Poscienza</strong> di <strong>Roberto Maggiani</strong> è un paradosso che non si può non tenere in considerazione, perché è capace di mandare in tilt la logica nonostante essa sia alla base delle parole, delle proposizioni, delle formule esistenti o inesistenti, che costellano questi componimenti. <br /><br />Tra segni e sillabe, i versi di questa raccolta si muovono in più direzioni. Infatti, se è vero che <strong>&#8220;l&#8217;essere è e mai può non essere&#8221;</strong>, è anche vero che <strong>&#8220;nulla è, e se anche fosse non sarebbe comunicabile, e se anche fosse comunicabile non sarebbe conoscibile&#8221;</strong>. A unire queste due affermazioni, la condizione del <strong>&#8220;non sapere&#8221;</strong> in cui l&#8217;uomo perennemente vive. Comprendere come avviene un certo fenomeno è possibile, sapere il motivo profondo, ossia <strong>&#8220;perché così e non in un altro modo&#8221;</strong>, è per noi inaccessibile. In poche parole, tutto ci è dato e noi possiamo solo apprendere &#8220;cosa è&#8221;.<br /><br />La poesia intuisce e descrive il fenomeno attraverso metafore e similitudini; alla base vi è l&#8217;osservazione. Stessa cosa fa la scienza, logicamente con le dovute differenze, perché l&#8217;intuizione va prima di tutto verificata; inoltre, i suoi tempi sono diversi. Non cambiano i metodi però, ed ecco perché <strong>&#8220;Poscienza&#8221;</strong> non è solo un neologismo, ma una <strong>&#8220;categoria&#8221;</strong> che racchiude l&#8217;uomo che concilia due saperi, due arti che si scrutano, che si respingono proprio perché sono simili.<br /><br />Non è difficile entrare nella poesia di <strong>Maggiani</strong>, basta vestirsi di dubbio dopo essersi spogliati dei pregiudizi, delle conoscenze approssimative, dopo essere usciti dalla <strong>comfort zone</strong> nella quale crediamo di muovere i nostri passi con sicurezza. <br /><br />Logicamente, siamo di fronte a una poesia sperimentale; un gioco <strong>metanarrativo</strong> sul quale <strong>Maggiani</strong> ha lavorato per sei anni. Il risultato è eccellente e a tutti consigliamo la lettura di questa raccolta, perché la &#8220;poesia&#8221; è anche una verifica dell&#8217;EsserCi nel mondo, così come è ribellione il solo camminare per strada, osservando distrattamente ciò che intorno a noi non è mai immobile. Tra questi versi vi è un ironico<strong> &#8220;discorso sulle cose&#8221;</strong>, <strong>&#8220;una interpretazione sospesa, sempre aperta a nuovi stimoli&#8221;. </strong></p>
<h3>La Poscienza, ossia tutto <em>è </em>e poco dopo <em>non è più</em>&#8230;</h3>
<p>Almeno, così ci sembra il nostro mondo. Eppure, la scienza ci dice che ogni cosa rimane ed è ricollocabile. Così <strong>Maggiani</strong> sa tanto di <strong>Einstein</strong> e di <strong>Democrito</strong>, di <strong>Parmenide</strong> e di <strong>Heisenberg</strong>. Una teoria si nasconde in un&#8217;altra; la scienza decade nella vita e viceversa. Scritto in questo modo sembra semplice, invece va riconosciuto al poeta un lavoro incessante di ricerca, in quanto né una parola né un segno è lì a casaccio, ma entrambi si fanno rebus e favola, mito e logica. Sembra una magia, invece potremmo chiamarla <strong>&#8220;Scienza dello spirito&#8221;</strong>.<br /><br /><strong>Poscienza</strong> però ci dice anche un&#8217;altra cosa: <strong>l&#8217;uomo è impotente</strong>. A lui il compito di essere demiurgo, o meglio scopritore delle leggi dei fenomeni con le quali può divertirsi, ma con cui, a quanto pare, non riesce a costruire il mondo che vorrebbe, <strong>ma solo la migliore delle distruzioni possibili</strong>.</p>
<p>Questo accade proprio per il fatto che l&#8217;uomo non può giungere al <strong>&#8220;perché della cosa in sé&#8221;</strong>. Pertanto, ognuno di noi dovrebbe solo fermarsi alla &#8220;conoscenza&#8221;, dopodiché dovrebbe contemplare l&#8217;armonia che ci è stata consegnata dalla Natura, da Dio, da ciò a cui abbiamo dato infiniti nomi.</p>
<p>Ma questo apre un altro discorso che il poeta lascia volentieri a noi lettori, diventando così un <strong>Husserl</strong> che attraverso la poesia testimonia l&#8217;intrinseca crisi di ogni sapere dogmatico messo su dagli uomini.</p>
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		<title>Doris Bellomusto in un&#8217;intervista: &#8220;Sul sentire e sulla poesia&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/intervista-poesia-bellomusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2023 02:07:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[Domande]]></category>
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		<category><![CDATA[Parola]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In foto Doris Bellomusto Doris Bellomusto è nata in Calabria, a Cosenza, ora lavora al nord, ma non si è mai dimenticata delle sue origini. Delle sue poesie abbiamo già parlato. La sua ultima raccolta si intitola &#8220;Nuda&#8221;, pubblicata nel 2022 per Landolfi editore; negli scorsi anni si è presentata al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/intervista-poesia-bellomusto/">Doris Bellomusto in un&#8217;intervista: &#8220;Sul sentire e sulla poesia&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In foto Doris Bellomusto</strong></p>
<p>Doris Bellomusto è nata in Calabria, a Cosenza, ora lavora al nord, ma non si è mai dimenticata delle sue origini. Delle sue poesie abbiamo già parlato. La sua ultima raccolta si intitola &#8220;Nuda&#8221;, pubblicata nel 2022 per Landolfi editore; negli scorsi anni si è presentata al pubblico con altri due libri di poesia, ossia &#8220;Come le rondini al cielo&#8221;<em>,</em> Tracce Edizioni, 2020; &#8220;Fra l’Olimpo e il Sud&#8221;, Poetica Edizioni, 2021. Ma di un poeta, che prima di tutto è un essere umano e mai potrà fare a meno di esserlo, vogliamo conoscere <strong>l&#8217;altro-che-lo-ispira</strong>&#8230; e allora abbiamo posto quattro domande a Doris.</p>
<p><strong>C&#8217;è il sentire e c&#8217;è il conoscere. Doris di cosa scrive?</strong></p>
<p>Doris scrive di ciò che sente, anche la scrittura può essere un organo sensoriale, quello che riordina e sovrappone visioni e sensazioni, impressioni fugaci che chiedono di essere contenute per non disperdersi. Si conosce il mondo attraverso l’esperienza sensoriale, il conoscere è una paziente costruzione di significati e la scrittura certamente è per me uno strumento utile.</p>
<p><strong>Corriamo dietro alla vita, ci affanniamo, ci disperiamo, non ci accontentiamo sempre di ciò che riceviamo e abbiamo. È scrittura anche l&#8217;insoddisfazione?</strong></p>
<p>Sì, senza dubbio anche la scrittura nasce dall’insoddisfazione e a sua volta genera insoddisfazione. Io scrivo perché scrivendo reinvento la mia identità, mi guardo da prospettive che oltrepassano il mio quotidiano e la mia vita, attraverso le cose che scrivo, scivola oltre il perimetro noto. Scrivere significa per me spiare le mie sconosciute identità, arrivare a vedermi intera proprio grazie a questo continuo scompormi in frammenti.</p>
<p><strong>Una poesia d&#8217;amore o di distruzione. Quanto rincorri gli opposti e quanto ti senti ignorante davanti a un foglio bianco?</strong></p>
<p>Davanti a un foglio bianco, in effetti, ignoro sempre cosa e come scriverò, ma è una sensazione giocosa. Io scrivo per essere altro da me, andare oltre la mia pelle, sconfinare. Nasce da una ingorda voglia di giocare con me stessa per vedere cosa nascondo oltre lo specchio deformante dell’egocentrismo che, spesso, muove chi scrive poesia. Scrivo per costruire significati laddove spesso il tempo va logorando buona parte dei significati già dati e ereditati. Non scrivo d’amore, ma per amare meglio. Le contraddizioni basta svelarle per non sentirne il peso; gli opposti sono necessari e non possiamo evitarli. Io scrivo in versi e questo significa frantumarsi, vedersi attraverso un caleidoscopio di parole, spesso polisemiche, eppure in ogni frammento è possibile scorgere l’intero. Al contrario quando inseguo la coesione, la coerenza, l’interezza vedo solo confusione, sono un groviglio di insensatezza che si scioglie solo spezzandosi, come se fossi pane.</p>
<p><strong>È viva la poesia o è morta l&#8217;arte?</strong></p>
<p>Può morire la voce dei poeti, ma la poesia resta viva. Sono le cose piccole che fanno bella la vita, nella rugiada e nella brina, nei tramonti, nel mare in tempesta, nel vento e nella musica, a volte la scorgiamo, altre volte la ignoriamo. Io non credo che l’arte possa morire e così anche la poesia, almeno finché ci saranno i bambini, i fiori e le stelle.</p>
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