Poscienza. Roberto Maggiani e la poesia del paradosso

Poscienza. Roberto Maggiani e la poesia del paradosso

Recensione di Martino Ciano. In copertina: “Poscienza” di Roberto Maggiani, Il Ramo e la Foglia Edizioni, 2024

La Poscienza di Roberto Maggiani è un paradosso che non si può non tenere in considerazione, perché è capace di mandare in tilt la logica nonostante essa sia alla base delle parole, delle proposizioni, delle formule esistenti o inesistenti, che costellano questi componimenti.

Tra segni e sillabe, i versi di questa raccolta si muovono in più direzioni. Infatti, se è vero che “l’essere è e mai può non essere”, è anche vero che “nulla è, e se anche fosse non sarebbe comunicabile, e se anche fosse comunicabile non sarebbe conoscibile”. A unire queste due affermazioni, la condizione del “non sapere” in cui l’uomo perennemente vive. Comprendere come avviene un certo fenomeno è possibile, sapere il motivo profondo, ossia “perché così e non in un altro modo”, è per noi inaccessibile. In poche parole, tutto ci è dato e noi possiamo solo apprendere “cosa è”.

La poesia intuisce e descrive il fenomeno attraverso metafore e similitudini; alla base vi è l’osservazione. Stessa cosa fa la scienza, logicamente con le dovute differenze, perché l’intuizione va prima di tutto verificata; inoltre, i suoi tempi sono diversi. Non cambiano i metodi però, ed ecco perché “Poscienza” non è solo un neologismo, ma una “categoria” che racchiude l’uomo che concilia due saperi, due arti che si scrutano, che si respingono proprio perché sono simili.

Non è difficile entrare nella poesia di Maggiani, basta vestirsi di dubbio dopo essersi spogliati dei pregiudizi, delle conoscenze approssimative, dopo essere usciti dalla comfort zone nella quale crediamo di muovere i nostri passi con sicurezza.

Logicamente, siamo di fronte a una poesia sperimentale; un gioco metanarrativo sul quale Maggiani ha lavorato per sei anni. Il risultato è eccellente e a tutti consigliamo la lettura di questa raccolta, perché la “poesia” è anche una verifica dell’EsserCi nel mondo, così come è ribellione il solo camminare per strada, osservando distrattamente ciò che intorno a noi non è mai immobile. Tra questi versi vi è un ironico “discorso sulle cose”, “una interpretazione sospesa, sempre aperta a nuovi stimoli”.

Tutto è e poco dopo non è più

Almeno, così ci sembra il nostro mondo. Eppure, la scienza ci dice che ogni cosa rimane ed è ricollocabile. Così Maggiani sa tanto di Einstein e di Democrito, di Parmenide e di Heisenberg. Una teoria si nasconde in un’altra; la scienza decade nella vita e viceversa. Scritto in questo modo sembra semplice, invece va riconosciuto al poeta un lavoro incessante di ricerca, in quanto né una parola né un segno è lì a casaccio, ma entrambi si fanno rebus e favola, mito e logica. Sembra una magia, invece potremmo chiamarla “Scienza dello spirito”.

Poscienza però ci dice anche un’altra cosa: l’uomo è impotente. A lui il compito di essere demiurgo, o meglio scopritore delle leggi dei fenomeni con le quali può divertirsi, ma con cui, a quanto pare, non riesce a costruire il mondo che vorrebbe, ma solo la migliore delle distruzioni possibili.

Questo accade proprio per il fatto che l’uomo non può giungere al “perché della cosa in sé”. Pertanto, ognuno di noi dovrebbe solo fermarsi alla “conoscenza”, dopodiché dovrebbe contemplare l’armonia che ci è stata consegnata dalla Natura, da Dio, da ciò a cui abbiamo dato infiniti nomi.

Ma questo apre un altro discorso che il poeta lascia volentieri a noi lettori, diventando così un Husserl che attraverso la poesia testimonia l’intrinseca crisi di ogni sapere dogmatico messo su dagli uomini.

Post correlati