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	<title>Spazzatura Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Brucia la discarica</title>
		<link>https://www.borderliber.it/brucia-discarica-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2024 04:02:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Bruciare]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Brucia la discarica&#8221; è un racconto di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore  Mentre respirava polline di amianto, tra i petali di eternit posati, per voto, da mano ignota e per volontà di un potere superiore che guardava quell&#8217;afflitto territorio da una spiaggia dell&#8217;Indonesia, lui sentì un leggero pizzico [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><b>&#8220;Brucia la discarica&#8221; è un racconto di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore </b></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre respirava polline di amianto, tra i petali di eternit posati, per voto, da mano ignota e per volontà di un potere superiore che guardava quell&#8217;afflitto territorio da una spiaggia dell&#8217;Indonesia, lui sentì un leggero pizzico al cuore che sapeva di infarto. Ma era solo un falso allarme,<strong> come le sirene delle auto dei Carabinieri che una mattina passarono urlando per la strada su cui affaccia la sua casa.</strong> Le vide zittirsi e spegnersi poco più in là, presso un&#8217;altra abitazione. Lui sorrise, anche se si era cacato sotto, nonostante si ripetesse in testa che poteva stare tranquillo, ché il capo suo aveva amici in Regione e in qualche Procura. &#8220;Niente armi, le bocche si tappano con Rolex, puttane e qualche spiccio&#8221;, diceva sempre così quello che comandava&#8230;</p>
<p><em><strong>&#8230; c&#8217;erano tangenti fumanti che odoravano di diossina&#8230;</strong></em> Eppure lui le banconote le stringeva tra le mani senza bruciarsi. Erano ruvide e taglienti, erano da poco in circolazione, le avevano maneggiate tre o quattro persone al massimo. Quasi non voleva liberarsene, non voleva spenderle. Decise di metterle nella cassaforte di casa sua, nell&#8217;angolo in cui l&#8217;ingresso del bagno spia quello del salotto. Il piccolo sportello quadrato era ben celato da un dipinto piccino: <strong>un gatto color ruggine disteso su un lenzuolo&#8230;</strong></p>
<p><em><strong>&#8230;</strong> <strong>&#8220;bucami il cuore, è a lui che chiedo ancora di inseguire la necessità.</strong></em> Ho scalato i tetti per specchiarmi in nidi di rondini disorientate, sfuggite alle tempeste per morire nell&#8217;abbraccio della serenità&#8221;. Scriveva così lo scemo solitario, rapito da un attacco di malinconia davanti alla colonna di fumo nero che si innalzava nell&#8217;angolo di un frutteto in cui da bambino andava a rubare pere e albicocche. Tra le mani il taccuino, mentre la testa era zeppa di parole che si scontravano l&#8217;una con l&#8217;altra. Non sapeva fare altro che scrivere versi che pochi riuscivano a decifrare, ma non perché incomprensibili, bensì per la loro cruda testimonianza&#8230;</p>
<p><em><strong>&#8230; nasceva avvelenato il nuovo giorno. Brucia, brucia la discarica!</strong></em> Tutto era stato spento nella serata precedente, prima che arrivasse mezzanotte e scoccasse un altro <em>dì</em>. Poteva dirsi &#8220;archiviata&#8221; la parola di condanna, la preoccupazione sorta in tanti di dover dormire con le finestre chiuse con quel caldo estivo che annunciava sudore e meraviglie. Tutto diventò una timida cronaca locale, in attesa di un Dio giudicatore che annunciasse il suo verdetto dopo anni e anni di rinvii&#8230;</p>
<p><em><strong>&#8230; emigrava la nostalgia di un giovane bagnino. </strong></em>Chiudeva gli ombrelloni mentre uno stormo di uccelli graffiava il cielo con il battito delle ali. Fischiettava il ragazzo, sibilava una ninnananna con cui addormentare l&#8217;ultimo scorcio d&#8217;estate. Settembre era vicino, dopo di esso l&#8217;autunno e l&#8217;inverno, infine la primavera e di nuovo un&#8217;estate. Ecco il ciclo ininterrotto della natura e dell&#8217;economia; è un ciclo anche quello dei veleni: essi si accumulano nelle nuvole per poi scendere sulla terra sotto forma di particelle che l&#8217;occhio non vede&#8230; Basta però, è noioso parlarne; tra uno sbadiglio e l&#8217;altro si può dire di tutto, tranne del disastro ambientale&#8230;</p>
<p><em><strong>&#8230; mentre qualcuno moriva improvvisamente</strong></em> e mentre un tumore silenzioso, scoperto per caso, infastidiva la tranquillità di giovani e adulti, qualcuno contava soldi e sbriciolava il proprio tempo durante una partita a carte. Fu in quel momento, mentre tirava la bestemmia contro Sant&#8217;Antonio per un tre di bastoni bastardo, che lui sentì il cuore fermarsi. Le carte da gioco gli caddero di mano come quei petali di amianto che aveva nascosto, per voto, pur di non morire di fame&#8230; quella volta si cacò addosso per davvero, ma se ne accorsero gli altri&#8230;<br /><br /><em><strong>&#8230; morto per ingorda e ingenua concessione di Dio</strong></em>. Scrisse lo scemo solitario quel giorno, mentre sentì lo schioppo di un tappo di bottiglia, poi un applauso, poi una risata e l&#8217;inizio di un nuovo ciclo per qualcun altro per cui non c&#8217;era differenza tra i petali di rosa e i petali di amianto. <em><strong>Brucia, brucia la discarica!</strong></em></p>



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		<title>Camminare a Sud</title>
		<link>https://www.borderliber.it/camminare-a-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2022 02:12:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Narrare]]></category>
		<category><![CDATA[Raccontare]]></category>
		<category><![CDATA[Spazzatura]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Daniela Grandinetti Al mattino esci presto, c’è un sole discreto, camminare sarà una festa. L’acqua del ruscello è allegra, scende a valle con la sua impetuosità montanara. Viene voglia di immergersi in quell’acqua limpida, camminare sui sassi lisci, puliti, levigati. Qui i balconi sono quadri dipinti, fioriti, ricchi, pieni dei colori che hanno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Daniela Grandinetti</strong></em></p>
<p>Al mattino esci presto, c’è un sole discreto, camminare sarà una festa. L’acqua del ruscello è allegra, scende a valle con la sua impetuosità montanara. Viene voglia di immergersi in quell’acqua limpida, camminare sui sassi lisci, puliti, levigati. Qui i balconi sono quadri dipinti, fioriti, ricchi, pieni dei colori che hanno i fiori nella loro stagione migliore. Cammini e senti di visitare un mondo che sfiora la perfezione, è così come lo vorresti, ti restituisce armonia; perfino il tè che sorseggi prima di metterti in cammino è intenso e profumato, come la marmellata, che ha la consistenza giusta. Per fortuna esistono posti così, posti nei quali sentirsi bene, umani, adeguati.</p>
<p>I sentieri sono segnati, puoi procedere tranquilla, le facce che incontri sorridono, ti salutano, e tu rispondi, perché così si usa tra viandanti in cammino sui sentieri di montagna. Guardi le cime maestose delle Dolomiti e ti sembra d’essere appena un gradino sotto a <em>D’io</em>, che deve essere là, oltre quelle nuvole che squarciano il cielo cristallino, mollemente sbuffanti e così piene che pensi che lui da là ti osserva, e sta comodo. Sì, <em>D’io</em> – se c’è – deve abitare qui e sorride paterno alle nostre ingenue fatiche di camminatori. Quando la settimana in alta montagna è al termine, sei ritemprata e il tuo corpo ti ringrazia: tutto quassù è perfetto, hai speso bene i tuoi soldi, ovunque tu sia andato sei stato un turista soddisfatto.</p>
<p>Invece camminare a sud è diverso, un altro mondo. Non è solo l’ambiente naturale che è differente: <em>il ruscello scorre sonnolento a valle, chiede acqua, ma ti parla di frescura nella sua ombrosità disordinata</em>. È anarchico, dipende dalla pioggia, dal caso, come del resto tutto, qui. Non ci sono nuvole immense, ma un cielo striato di un bianco puro che ti fa desiderare le nuvole, quelle vere, tonde e grasse. C’è una natura parsimoniosa e ti arrabbi perché ne vedi l’abuso. Qualche rifiuto in giro, ad esempio, che ti dice che qui non ti vendono nessun quadro, nessun sentiero, non c’è merce di scambio. Qui se vuoi te la devi cavare, devi camminare e trovare la strada, magari perderti, per poi ritornare.</p>
<p>Qui camminare richiede fatica, il respiro ha la difficoltà dell’ansia di qualcosa che sta lì in agguato pronto a colpirti: <em>un cane randagio, un colpo di fucile, un sentiero sconnesso, perché è questo che ti raccontano del sud, tanto che ti si appiccica alla pelle e quando cammini sta scritto nel respiro</em>. Qui camminare è “all’improvviso”. All’improvviso il bosco si distende e ci sono alberi le cui cime – e non tu – dialogano con <em>D’io</em>. All’improvviso le felci sublimi e robuste sono un reticolato di verde che riceve i raggi del sole così distintamente che tu quei raggi li puoi contare mentre si posano a baciare le piante, è un ordito di trine intessuto da mani di angelo che dà finalmente pace al respiro spezzato. All’improvviso, in un punto, il ruscello è più prepotente e ti chiama, ti invita a ballare con lui, a levarti le scarpe e percorrerlo amico o magari tenertele e arrampicarti bagnandoti di dolcezza, di acqua fresca e leggera.</p>
<p>All’improvviso gli alberi si fanno sculture, giganti diffidenti che valutano gli uditi attenti e perspicaci e custodiscono antichissimi segreti. Qui non scegli, sei scelto. All’improvviso ti accorgi che hai camminato per ore senza incontrare un umano e neanche te ne sei accorto. All’improvviso. Qui devi saper conquistare, non c’è niente che ti venga offerto solo perché tu, viandante, passi da lì. Devi esplorare bestemmiare e incazzarti, perché qui <em>D’io</em> non c’è, non è come in quell’altro mondo a sorridere bonario e invisibile. Qui lo devi chiamare urlando e imprecando e non sei mai sicuro che ti risponda. Qui sei da solo contro il mondo, e senti che va bene così. Qui manca l’armonia costruita dall’uomo, c’è l’anarchia di una natura selvaggia e innocente che ti chiede un passaggio, e salvezza.</p>
<p>E tu sai che sarai salvo salvandola. Qui – infine – c’è un respiro di vita ruvida e violenta che parla col diavolo. E poi con te. E quando finisce, sei un passeggero ubriaco e incantato, inebriato dalla fame dei lupi mannari.</p>
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