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	<title>Rurale Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Vaffanculo: prosa dalle infinite possibilità</title>
		<link>https://www.borderliber.it/prosa-dalle-infinite-possibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 01:38:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Vaffanculo: prosa dalle infinite possibilità&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore Prestammo il collo alle bestie feroci, in un giorno qualsiasi di tanti anni fa, senza tenere conto del dopo e delle sue necessarie conseguenze. Seguendo gli scrupoli di coscienza ho ritrovato, tra fogli sui [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Vaffanculo: prosa dalle infinite possibilità&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Prestammo il collo alle bestie feroci, in un giorno qualsiasi di tanti anni fa, senza tenere conto del dopo e delle sue necessarie conseguenze. <strong>Seguendo gli scrupoli di coscienza ho ritrovato, tra fogli sui quali l&#8217;inchiostro si era sbiadito, parole che tiravano le somme sui meriti e sui demeriti.</strong> Ho notato che un tempo mi piaceva essere prosaico, tra ogni parola inserivo qualcosa di volgare. Mi piace credere che la mente sappia creare solo volgarità che giungono poi a qualcosa di aulico, come se le parole avessero il compito di pulire e ripulire questo sporco frasario di strada. Eppure, tutto ciò che non scuote non serve, non giunge al dunque. Un <strong>vaffanculo</strong> contiene a volte tutte le risposte.</p>
<p><strong>La strada insegna, lo dicono tutti, e quando ti mischi con la quotidianità ti rendi conto che il bello della scrittura sta proprio nel poter raccontare così come la mente ti suggerisce, seguendo un ordine che ordine non è.</strong> Allora capisci che in poche battute descrivi situazioni che si ripetono e che si sono sempre verificate, tant&#8217;è che se ci ragioni un po&#8217;, comprendi che nessuna epoca è dolce, emancipata, costruttrice di speranza e nemmeno ha rappresentato tutte quelle <strong>cazzate</strong> che ci raccontano certi nostalgici. Queste quattro categorie dello spirito che dovrebbero dare alle società umane una costante liberazione, ossia <strong>Economia, Etica, Estetica e Logica</strong>, in fin dei conti limitano gli istinti; ché questo è il succo del discorso: <strong>bisogna limitare l&#8217;animalità presente nell&#8217;esemplare umano. </strong></p>
<p>La lotta è stata e sempre sarà tra istinto e ragione. A prevalere sarà l&#8217;estinzione, ma questo è un altro discorso. Poi questa animalità si riversa in altro. Ad esempio, una società sessuofoba è in sé perversa e manichea, peccaminosa anche mentre mangia.</p>
<p>Quanta profondità di pensiero sta nel bambino che vuole vivere beato, senza far nulla, oziando nel suo gioco, anche se per lui giocare è qualcosa di serio, di così serio che se ne innamora, e se ne innamora così tanto che guai a chi lo disturba, e si concentra sul suo giocattolo fino ad alienarsi, finché non si annoia e passa ad altro, e quell&#8217;altra cosa la fa con la stessa serietà con cui ha portato avanti la faccenda precedente&#8230; mai si stanca. Quanto stanchi siamo invece noi uomini nati per delle giuste cause. Non sappiamo prenderci in giro, non riusciamo a mandarci a quel paese, abbiamo sempre bisogno di qualcuno che lo faccia per noi. <strong>Sì, mandiamoci a quel paese, diamoci il lusso di un vaffanculo liberatorio.</strong></p>
<p>In un giorno qualsiasi, che potrebbe anche essere oggi, <strong>una donna anziana</strong> mi ha confidato che se tornasse giovane e arzilla se ne fregherebbe di certe buone maniere; si sarebbe data a qualsiasi spavalderia, <strong>che a furia di essere stata brava e comprensiva,</strong> tanto da stare zitta anche dopo gli schiaffi ricevuti dal marito, è arrivata alla vecchiaia senza neanche accorgersene, e siccome ha più di ottant&#8217;anni e troppi problemi di salute, tipo diabete, colesterolo alto, pressione fuori norma, trigliceridi eccitati, morirà allettata e senza aver goduto manco di uno spillo. Altro che belle storie da raccontare vicino al camino, in compagnia di un bicchiere di latte caldo, o sani principi delle antiche società rurali&#8230; <strong>di violenza nascosta e di certi sadismi che nessuno vuole raccontare è fatta la tradizione enogastronomica dei borghi; poi se volete la genuinità basta andare allo zoo, tra gli animali in gabbia.</strong></p>
<p>Il mare è qui. La terra di mezzo, separata dal cielo, circondata dalla nebbia. Gli unici sorrisi sinceri sono quelli rischiarati dalla luce dell&#8217;alba.</p>
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		<title>Di odi e amori. Tre poesie inedite di Italo Cirene</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tre-poesie-di-cirene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 01:50:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesie di Italo Cirene. Foto di Martino Ciano Anime randagieNati bastardi l’anima randagia condivisa io e te stiamo dappertutto come in stallo.Ma il miele che ti ricopre liscio e lucido gli occhi di caramello e quel fiuto infallibile per i cuori a te rendono la vita più amica e fedele.Non a me che abbaio alle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesie di Italo Cirene. Foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p><strong>Anime randagie</strong><br aria-hidden="true" />Nati bastardi<br />
l’anima randagia condivisa<br />
io e te<br />
stiamo dappertutto come in stallo.<br aria-hidden="true" />Ma il miele che ti ricopre<br />
liscio e lucido<br />
gli occhi di caramello<br />
e quel fiuto infallibile<br />
per i cuori<br />
a te rendono la vita<br />
più amica e fedele.<br aria-hidden="true" />Non a me<br />
che abbaio alle ombre<br />
e mi mordo la coda.<br aria-hidden="true" />——————————<br aria-hidden="true" /><strong>Calabria, sublime bellezza</strong><br aria-hidden="true" />Nuda sei un incanto!<br />
Lo sai.<br />
Per questo, principessa zingara,<br />
ti lasci toccare da avidi sguardi<br />
e, con addosso unicamente i gioielli,<br />
offri al bacio dell’estate<br />
le procaci forme dei tuoi colli<br />
dei tuoi golfi<br />
di valli e crinali.<br />
Avresti potuto banchettare<br />
al desco della regina<br />
ma preferisci svenderti ogni giorno<br />
al peggior offerente.<br />
Ed il tuo cammino,<br />
che forse hai scelto tu,<br />
o forse no,<br />
è oggi più impervio e accidentato<br />
dei valichi aspromontani.<br />
Pure tuo sangue si è fatto acqua<br />
più gelida e immota<br />
dei laghi silani in inverno.<br />
Ma tu,<br />
che ti credi d’occhio lungo,<br />
ed in cima alla cui fronte<br />
millanti vette metafisiche<br />
uguale procedi ed eccedi<br />
e cedi<br />
a logiche e lusinghe<br />
di chi non sa<br />
dar valore alla tua anima,<br />
selvaggia e sublime<br />
al pari delle tue bellezze.<br aria-hidden="true" />————————-<br aria-hidden="true" /><strong>La mia città</strong><br aria-hidden="true" />Odio e amo la mia città!<br />
L’odio per aver nutrito<br />
il nodo delle mie contraddizioni<br />
che poi sciolgo nei versi.<br />
L’odio perché è un pugno<br />
d’abbandoni e disarmonie<br />
nell’occhio della sua storia tradita.<br />
Quella che inizia e finisce con “c’era una volta&#8230;”<br />
e scritta con la V maiuscola dei suoi velluti.<br />
Quella del suo vento<br />
che sempre spira<br />
e da sempre ispira<br />
proverbi e traiettorie sorprendenti<br />
ad una magica sfera di cuoio<br />
capace di lasciare col cuore in goal.<br />
Perché Catanzaro è fatta cosi:<br />
s’erge su tre colli<br />
sorge fra tre fiumi<br />
e insorge solo le domeniche.<br />
Da tempo qui le aquile<br />
non hanno più nido, né dimora<br />
e l’epica memoria del sangue normanno<br />
più non l’abita, strappata con la forza<br />
da chi spaccia la viltà per onore.<br />
Ma l’amo, sì l’amo<br />
per i verdi respiri<br />
e per l’azzurro incanto<br />
che dalla terrazza del San Giovanni<br />
s’abbraccia in un’occhiata tutto quanto&#8230;!</p>
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