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	<title>Risposta Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Quello che non voglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 01:54:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Lucia Bonacci In un mondo che ci vuole frenetici, splendenti, dominatori di like; in un mondo in cui pensiamo sia più congeniale ciò che riusciamo ad ottenere, ciò che vogliamo e desideriamo a tutti i costi, ciò che è bello, ciò che è di tendenza, ciò che l’apparenza rende più appetibile, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Lucia Bonacci</strong></em></p>
<p>In un mondo che ci vuole frenetici, splendenti, dominatori di <strong>like</strong>; in un mondo in cui pensiamo sia più congeniale ciò che riusciamo ad ottenere, ciò che vogliamo e desideriamo a tutti i costi, ciò che è bello, ciò che è di tendenza, ciò che l’apparenza rende più appetibile, a volte anche a costo di snaturarci, non ci chiediamo mai fino in fondo cosa non vogliamo.</p>
<p>Non si tratta, qui, delle grandi questioni della vita: <strong>è normale che nessuno voglia la malattia o il dolore</strong> (nonostante aiutino a crescere), ma si tratta piuttosto di un’indagine più minuziosa, verso ciò che è non funzionale, allontanabile, allarmante; forse ideale, inconciliabile, intollerabile.</p>
<p>Perché non provare a chiedersi: <strong>“Cosa non voglio?”.</strong></p>
<p>Non voglio il viola, non voglio “sopportare e supportare” nessuno, non voglio la negligenza, non voglio le altalene.</p>
<p>Non voglio perdermi per poi ritrovarmi, non voglio essere disponibile, non voglio le parole dure, non voglio rincorrere treni che comunque perderò, <strong>non voglio il freno e nemmeno le ruote di scorta.</strong></p>
<p>Non voglio le rime “cuore-amore”, non voglio il gelato al cioccolato, non voglio la <strong>comfort zone</strong> che spinosa resta. Non voglio le zanzare e i parlamentari di bassa lega.</p>
<p>Non voglio più le parole “assolutamente/mai/sempre/capita”; non voglio rilassarmi, non voglio la prepotenza, non voglio la perfezione, non voglio risposte di circostanza, non voglio chi chiede <strong>“come stai?”</strong> senza attendere la risposta. Non voglio l’equilibrio e non voglio la bussola, non voglio fango né le luci dei retrò.</p>
<p>Non voglio tende, non voglio sospiri, non voglio valigie piene di nulla.</p>
<p>Non voglio attori sociali complici di questo tempo nefasto, <strong>non voglio le griglie di valutazione, non voglio le civette sul comò</strong>, non voglio un centro di gravità permanente.</p>
<p>Non voglio intermittenze. Non voglio volere.</p>
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		<title>La disinformazione è cosa buona e giusta</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-disinformazione-e-cosa-buona-e-giusta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2023 02:57:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La disinformazione è cosa buona e giusta&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore L&#8217;accumulo di informazione quotidiana serve a poco. Lo si capisce da ciò che si legge, si vede e si ascolta. Notizie che non sono notizie che vorrebbero alimentare dibattiti da cui a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La disinformazione è cosa buona e giusta&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>L&#8217;accumulo di informazione quotidiana serve a poco. Lo si capisce da ciò che si legge, si vede e si ascolta. <strong>Notizie che non sono notizie che vorrebbero alimentare dibattiti da cui a loro volta nascerebbero altre notizie.</strong> Ecco la catena di montaggio in cui però anche i ruoli si confondono. La verità apparente declamata da operatori dell&#8217;informazione è certificata da un consenso che ha radici nel potere. <strong>È tutto funzionale al non senso. Ecco la disinformazione</strong></p>
<p>La giungla non è un posto in ordine e nessuno vuole provare nell&#8217;impresa. <strong>Sopravvive quello spirito caotico che si autoalimentata e che cerca nuovi canali di commercio della propria identità.</strong> Per questo motivo si può raccontare di un&#8217;alluvione con lo stesso entusiasmo con cui si descrive una sfilata di moda. Colpire l&#8217;emozione, bucare la pancia. <strong>Tutto è commercio</strong>; il click è consenso a trasmettere una pubblicità, la volontà di un acquirente convinto di essere in possesso di informazioni utili, vere e di prima mano.</p>
<p><strong>Abbiamo post di Facebook, Twitter, dirette, videomessaggi di persone illustri e di politici spammati ovunque.</strong> Opinioni fluttuanti e zeppe di <strong>copia e incolla</strong> sbagliati all&#8217;origine, che vengono date in pasto a un&#8217;opinione pubblica che non vede l&#8217;ora di indignarsi e di maledire il potere.</p>
<p><strong>Non siamo persone votate all&#8217;ottimismo.</strong> No, la tragedia piace, ci piace ascoltare ogni dettaglio di uno scandalo. Anche il furto di un pezzo di formaggio in un supermercato di provincia è raccontato come se fosse il tassello di un complotto che vuole ferire a morte il benessere che ognuno di noi si è conquistato con tanti sacrifici.</p>
<p><strong>Quali sacrifici?</strong> Quelli della gavetta che sono il simbolo di una <strong>schiavitù volontaria</strong> sottoscritta a colpi di compromessi. <strong>Si dice che con l&#8217;età adulta ci si sia guadagnati anche il diritto a essere ipocriti.</strong> Ecco, è così. La libertà quindi è anche la scelta di non sapere, di non volere stringere affari con i media, di non aver bisogno a tutti i costi di sapere che cosa succede nel mondo. Esiste anche la necessità di abolire il contradittorio, se banale è la discussione; ma come sempre la peggiore delle malattie, per giunta contagiosa, è la convinzione che tutto sia democraticamente regolato.</p>
<p>Non trovo invece nulla di democratico in immagini che vengono filtrate e montate in sequenza secondo una logica delle emozioni. Forse, vivere ignorando megafoni stonati è l&#8217;unica scelta giusta da fare. <strong>Questa è la disinformazione!</strong></p>
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