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	<title>Progresso Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Cronaca abusiva per il progresso di Tortora</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cronaca-progresso-tortora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Dec 2023 00:06:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Cronaca abusiva per il progresso di Tortora&#8221; è un articolo di Martino Ciano. Le foto sono dell&#8217;autore di questo contributo Ammiravamo i palazzi come da bambini guardavamo una giostra girare e pensavamo a una cronaca abusiva demenziale. Mentre le onde del mare si infrangevano sulle abitazioni, noi pensavamo a quando tutto sarebbe crollato, perché la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Cronaca abusiva per il progresso di Tortora&#8221; è un articolo di Martino Ciano. Le foto sono dell&#8217;autore di questo contributo</strong></p>
<p>Ammiravamo i palazzi come da bambini guardavamo una giostra girare e pensavamo a una <strong>cronaca abusiva</strong> demenziale.</p>
<p><strong>Mentre le onde del mare si infrangevano sulle abitazioni, noi pensavamo a quando tutto sarebbe crollato</strong>, perché la furia ondosa non la contrasti con provvedimenti speciali, neanche con certe barriere &#8220;pennellate&#8221; costate pacchi di euro e subito vomitate dal Tirreno incazzato.</p>
<p>Ridendo, con la salsedine tra i denti,<strong> ricordammo di quando il mare mise il cappello agli alberi del Lungomare</strong>, con quei sacchi di iuta sventrati e depredati della sabbia che contenevano. Il mare, quel giorno, brindò alla faccia dell&#8217;ingegneria d&#8217;avanguardia, ringraziando per il pasto offerto dai contribuenti.</p>
<p>Poi andammo a mangiare anche noi, ché era domenica e c&#8217;era meglio da fare piuttosto che pensare a quelle costruzioni disgraziate, reliquie degli anni Ottanta del Novecento. <strong>Ricordo quando su un muro di una casa diroccata, che se ne stava ormai vicino alla riva, qualcuno aveva scritto &#8220;Bagdad resiste&#8221;, e c&#8217;era anche la finestra del bagno spalancata, e si intravedeva un accappatoio appeso a una parete color ruggine. C&#8217;era pure una spugna abbandonata sul davanzale che chiedeva asilo politico.</strong> Era la fine degli anni Novanta. La casa fu abbattuta più di dieci anni dopo, nel nuovo Millennio, in un momento in cui si invocava al cambiamento della razza politica.</p>
<p>Quando le ruspe distrussero quell&#8217;ammasso di cemento, tutti tirarono un sospiro di sollievo, come si fa alla fine di una dolorosa lotta contro la propria stitichezza; quel pericoloso manufatto era rimasto anche troppo lì. <strong>Prima di quel momento però era stato considerato un monumento. Per noi ragazzini della generazione anni Ottanta era stato un probabile trampolino per tuffarsi in mare.</strong> Me lo ricordo quel mio amico, ormai cittadino della Toscana, che prometteva a ogni nuova fidanzatina estiva che un giorno si sarebbe tuffato da ciò che rimaneva del balcone. Non lo fece mai, avrebbe rischiato di infilzarsi con qualche ferro.</p>
<p>Quando abbatterono la casa con l&#8217;ingresso nel mare, certi tizi, adolescenti e già urbanizzati, bagnanti di seconda generazione, si incazzarono parecchio. <strong>C&#8217;era un punto in quella abitazione, sotto cui potevano rifugiarsi per spacciare scarpe, autoradio e pure una crema profumata che si fumava.</strong> &#8220;Mo&#8217; la visuale è diventata ampia. &#8216;Sti calabresi bastardi!&#8221;, disse uno di loro quando vide per la prima volta la rigenerazione urbana.</p>
<p>Questi ricordi abusivi ci bussarono in mente sempre durante quella mareggiata che distribuiva acqua tra gli appartamenti e le strade. <strong>Ma era domenica, bisognava andare a pranzare. Il mare non lo fermi con lo sguardo, la fame invece si placa solo davanti al piatto.</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8661 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/12/Stazione_Praia.jpg?resize=800%2C450&#038;ssl=1" alt="Cronaca abusiva: stazione di Praia a Mare" width="800" height="450"  data-recalc-dims="1"></p>
<h3><strong>Cronaca abusiva di un altro versante</strong></h3>
<p>Ora è tutto calmo, il mare sussurra alle pietre, ma si prepara a colpire. Ogni anno il nostro mare alza la voce. <strong>L&#8217;amico mio mi spiega anche che tra qualche decennio da qui passerà l&#8217;Alta Velocità</strong>; nuovi sogni ferroviari invaderanno il paese e taglieranno in due i precedenti abusivismi edilizi. Se ne creeranno altri, però, ma saranno legali, approvati dallo Stato, quindi non ci sarà bisogno di sanatorie, di condoni, di atti di demolizione comunali.</p>
<p>Vedrai, mi dice l&#8217;amico mio, <strong>arriveremo al Nord più velocemente, emigreremo in meno di tre ore e le madri potranno mandare ai loro figli le borse termiche con salsicce, soppressate, melanzane e fusilli fatti in casa anche ogni giorno.</strong> Credimi, sarà come se non ce ne fossimo mai andati. Torneremo a Natale, a Pasqua, a Ferragosto e anche durante i &#8220;ponti&#8221;. Finalmente, il progresso arriverà anche qui!</p>
<p>Le onde sono placide, i palazzi sono stati imbiancati, la strada è stata ricostruita e i danni riparati. <strong>Si attende che tutto torni come prima, con i buchi nelle pareti, i muri sbrecciati, le fondamenta pericolanti ben in vista, la strada divelta come un tubo di lamiera.</strong> Poi si metterà di nuovo tutto a posto; siamo felici nel nostro eterno ritorno.</p>
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		<title>Antenna in via Fiume Lao di Scalea: la tecnologia che ci ama</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lo-sviluppo-ci-vuole-bene-forse-morti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Sep 2023 02:02:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Antenna in via Fiume Lao di Scalea: la tecnologia che ci ama&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;antenna sorta in via Fiume Lao di Scalea Bisogna morire per qualcosa di tecnologicamente avanzato, questa sembra essere l&#8217;ultima frontiera. Anche se la ricerca e il progresso seminano dubbi, su un concetto possiamo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Antenna in via Fiume Lao di Scalea: la tecnologia che ci ama&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;antenna sorta in via Fiume Lao di Scalea</strong></p>
<p dir="ltr">Bisogna morire per qualcosa di tecnologicamente avanzato, questa sembra essere l&#8217;ultima frontiera. Anche se la ricerca e il progresso seminano dubbi, su un concetto possiamo essere tutti d&#8217;accordo:<strong> nessuno si azzardi a fermare il progresso; costi quel che costi, bisogna andare avanti!</strong></p>
<p dir="ltr"><em>&#8220;Sembra quasi che lo sviluppo tecnologico venga prima della salute; di fronte a questo inarrestabile processo le legittime preoccupazioni dei cittadini diventano capricci. Triste ma vero&#8221;. </em></p>
<p dir="ltr"><a href="https://www.radiodigiesse.net/scalea-antenna-5g-in-via-fiume-lao-il-no-del-consiglio-comunale-e-la-consapevolezza-di-una-battaglia-ancora-lunga/">L&#8217;ho scritto in un articolo in cui ho trattato la vicenda dell&#8217;installazione di una antenna 5g</a>, a Scalea, a ridosso delle abitazioni di via Fiume Lao. Questo messaggio ha fatto da cornice al consiglio comunale tenutosi giovedì 21 settembre 2023.</p>
<p dir="ltr"><strong>Una stazione radio posta in cima a un palo di 24 metri, per il 4g, che diventerà di 28 metri quando sarà aggiunto anche il 5g.</strong> Questo palo dista a meno di due metri da una abitazione. In quel quartiere vive anche una ragazza che ha impiantato sottopelle un defibrillatore che entra in funzione in caso di arresto cardiaco. Lì risiedono persone con altre patologie. Non sarebbe stato più opportuno portare quell&#8217;antenna lontano dal centro abitato?</p>
<p dir="ltr">Nessuno vuole quell&#8217;impianto, ma sembra che le istituzioni abbiano le mani legate. <strong>Il 5g è necessità; lo dicono svariati interessi economici, metafisici, consumistici, sociali, e chi più ne ha più ne metta.</strong> Le battaglie legali sono iniziate, ma già in molti dicono che serviranno a poco. Ormai è andata.</p>
<p dir="ltr"><strong>Appare chiara una cosa:</strong> la tecnologia è superiore a tutto, persino alla salute. Che muoia qualcuno, a patto che sia così, perché ancora non è possibile dire con certezza se il 5g faccia bene o male, <strong>l&#8217;importante è che si garantisca la felicità di molti</strong>. Insomma, un sacrificio bisogna pur farlo e un tributo di ansia e di angoscia va donato a cuor leggero.</p>
<p dir="ltr"><strong>Prometeo non lo possiamo più incatenare.</strong> Ma come detto, non sanno ancora con certezza se questo <strong>5g</strong> ci cuocerà a puntino senza che ce ne accorgeremo oppure contribuirà a ringiovanirci la pelle. Non sanno neanche se attraverso lui ci laveranno il cervello piuttosto che teletrasportarci nel <strong>metaverso</strong>, in cui potremo farci una nuova vita indossando i panni del nostro <strong>avatar-figo.</strong></p>
<p dir="ltr">C&#8217;è una letteratura interessante su questi aggeggi che si ergono come totem nel mezzo degli spazi urbani, tra case, alberi e colline. Poi veniamo noi esseri umani, cavie inconsapevoli per un esperimento, magari <strong>transumanista, post-cosmista o semplicemente economico-finanziario. </strong>Ho letto cose contrastanti e fantasiose sull&#8217;argomento, mi sono anche fatto quattro risate per alcune teorie, ma ormai tutto è possibile, ogni argomento è uno spettacolare massacro dell&#8217;intelligenza umana. <strong>Il pensiero debole</strong>, in questo caso Vattimo c&#8217;entra poco, non permette di condannare le opinioni, <strong>ma solo di condannarci inconsapevolmente.</strong></p>
<p dir="ltr">C&#8217;è però un&#8217;altra cosa che mi è apparsa chiara durante il consiglio comunale di Scalea: <strong>quanto è piccola e insignificante la vita di ognuno di noi davanti alla prevaricazione della tecnologia</strong>. Questa forza totalizzante che ci ha invaso testa e cuore, ora ci chiede il corpo, le idee, la libertà, la tranquillità, il diritto. E non bisogna essere scienziati per affermare questo, perché &#8220;ancora non sappiamo con certezza cosa sia e quali effetti avrà il 5g, come sappiamo poco di tante cose che <strong>ci aiutano a vivere meglio</strong>&#8220;, ma una verità è già davanti agli occhi di tutti: <strong>questa novità</strong> <strong>mette angoscia.</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Bisogna sacrificarsi?</strong> Non ce l&#8217;hanno chiesto, ma ce l&#8217;hanno imposto. Non dobbiamo avere dubbi di fronte a una stazione radio. È la stessa cosa che chiese Cristo: <strong>&#8220;io sono la via, la verità e la vita&#8221;</strong>. Per giunta, a differenza di Gesù, un&#8217;antenna si vede e si tocca, quindi impossibile non credere nella sua esistenza. E allora, beata la tecnologia che ci ha liberati dal <strong>complesso di</strong> <strong>San Tommaso</strong>.</p>
<p dir="ltr"><strong>Ma il discorso è un altro.</strong> Non è questione di conoscenza o di ignoranza, di scienza o non scienza, ma di assoluto silenzio davanti alle preoccupazioni di un popolo che non si sente al sicuro e non si fida più delle istituzioni. La stessa cosa sta avvenendo a <strong>Tortora</strong>, sempre nel cosentino, con<strong> l&#8217;impianto di trattamento rifiuti pericolosi e non di San Sago</strong>. Nessuno lo vuole, ma si sta cercando in ogni modo di aprirlo.</p>
<p dir="ltr">E allora le domande sorgono spontanee: <strong>quanto vale la voce dei cittadini? Cosa è davvero importante? Un popolo ha diritto a manifestare il proprio dissenso e a sentirsi ascoltato? Se teme per la propria salute, i suoi sono solo capricci?</strong></p>
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		<title>Giuseppina Sciortino. Petali di rose, madonne e carciofi. Prova d&#8217;autore editore</title>
		<link>https://www.borderliber.it/giuseppina-sciortino-petali-di-rose-madonne-e-carciofi-prova-dautore-editore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2021 14:56:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Petali]]></category>
		<category><![CDATA[Progresso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per L&#8217;Ottavo Ciò che possiamo percepire durante la lettura di questo romanzo è una sensazione di nostalgia che viene camuffata dall’autrice con molta ironia. Tutto si muove sulla direttrice&#160;terra matrigna-sradicamento. Giuseppina Sciortino può ben parlare di queste sensazioni. È siciliana, ma vive a Milano e questo particolare è stato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/giuseppina-sciortino-petali-di-rose-madonne-e-carciofi-prova-dautore-editore/">Giuseppina Sciortino. Petali di rose, madonne e carciofi. Prova d&#8217;autore editore</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per <a href="https://www.lottavo.it/2021/09/giuseppina-sciortino-petali-di-rose-madonne-e-carciofi/">L&#8217;Ottavo</a></em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che possiamo percepire durante la lettura di questo romanzo è una sensazione di nostalgia che viene camuffata dall’autrice con molta ironia. Tutto si muove sulla direttrice&nbsp;<em>terra matrigna-sradicamento.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Giuseppina Sciortino può ben parlare di queste sensazioni. È siciliana, ma vive a Milano e questo particolare è stato sicuramente di ispirazione. Nessun piagnisteo, come sottolineato fin dall’inizio, l’obiettivo è sdrammatizzare la condizione in cui si trova la protagonista, lasciando al lettore il gusto dell’approfondimento su una tematica tanto cara agli autori meridionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è neanche questo il tema del romanzo, visto che il ritorno della protagonista nella propria terra d’origine servirà per riscoprire tanto l’immobilismo della vita di provincia, quanto la lentezza di un’emancipazione che spesso viene solo decantata; addirittura diventa anche un modo per ribadire la totale inutilità del progresso, perché, dopotutto, non è una disgrazia che la provincia sia saldamente ancorata ai suoi simboli, ai suoi schemi e alla sua ritrosia nei confronti della novità. Se emancipazione dev’esserci, allora, che sia reale, che sia davvero recupero di una “tradizione” che va elevata e analizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Protagonista di questa indagine di riscoperta è Maria. Il suo nome così comune la lega a qualcosa che sta al di là della modernità, della metropoli nella quale vive e del lavoro che svolge. Lei è parte di quel folklore popolare intriso di religiosità, in cui arde quel paganesimo che caratterizza il meridione. Qui ancora si scaccia il malocchio, come in altri posti si debellano i virus. E in tutto ciò entrano in scena una storia d’amore, un’indagine poliziesca e la leggerezza di chi ha imparato ad “arrangiarsi”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giuseppina Sciortino ha scritto un romanzo dalle tante sfaccettature in cui la trama è solo un mezzo per giungere alla riscoperta di un “mondo” generoso, pronto a svelare i propri segreti.</p>
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		<title>Millennial. Perché il miracolo italiano ha ancora i suoi segreti?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/millennial-segreti-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2020 13:55:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Millennial. Perché il miracolo italiano ha ancora i suoi segreti?&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato su Zona di Disagio Io sono un Millennial, figlio dell’ozio e della coscienza di classe. I miei genitori erano pargoli del dopoguerra allevati dal boom economico come le bestie da soma, ma rallegrati dalle canzonette di Sanremo. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Millennial. Perché il miracolo italiano ha ancora i suoi segreti?&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato su </strong><strong><a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2020/08/05/millennial-segreti-di-coscienza-del-miracolo-italiano/">Zona di Disagio</a></strong></p>
<p>Io sono un Millennial, figlio dell’ozio e della coscienza di classe. I miei genitori erano pargoli del dopoguerra allevati dal boom economico come le bestie da soma, ma rallegrati dalle canzonette di Sanremo. Mi hanno concepito quando il primo tempo degli anni di piombo era ormai un ricordo, ma mentre <em>poveri cristi</em> venivano sacrificati sull’altare della Ragion di Stato con bombe nere e rosse.</p>
<h3>Intanto, la P2 assoldava i suoi “addetti ai lavori”.</h3>
<p class="has-text-align-justify">E così, mentre lo Stato, ossia, l’assassino dall’animo democristiano, tutelava i Figli di Dio e i Figli di Marx, io sparavo il primo vagito. Quell’anno nevicò, gli Azzurri vinsero il Mondiale e da qualche parte qualcuno moriva. Era il 1982.</p>
<p class="has-text-align-justify">Nel tempo ci hanno insegnato che dovevamo essere forti, ben nutriti, educati al futuro, al progressivo miglioramento della vita. E i miei genitori vi hanno creduto, anche quando Chernobyl sconvolse i piani e la “nube radioattiva” ci svolazzava sulla testa, anche quando il Muro di Berlino crollò, anche quando Tangentopoli decretò la fine della Prima Repubblica, anche quando Falcone e Borsellino furono fatti a pezzi, anche quando Berlusconi diede inizio alla porno-politica, anche quando abbiamo scoperto che i Comunisti italiani mangiavano i bambini e poi si pulivano il muso con i tovaglioli di cashmere.</p>
<h3>Io sono un Millennial</h3>
<p class="has-text-align-justify">Io sono un Millennial, uno speranzoso e disilluso giovanotto di secondo pelo ben pettinato che ha studiato per rendere migliore il mondo (almeno ci avevano detto che questo sarebbe stato il nostro compito), ma forse qualcosa è andato storto, ne sono sicuro, solo che ancora non riusciamo a capire cosa. Anzi, noi sappiamo cosa non è andato bene, ma non riusciamo a dirlo, perché ancora ci piace questo spettacolare progresso che ci farà morire in povertà, senza pensione, senza assistenza sanitaria, senza democrazia, senza ideali e senza responsabilità. E nell’era della comunicazione-sorda, visto che tutti parlano e nessuno ascolta, noi gironzoliamo felici alla ricerca del senso della vita, proprio quando siamo <em>nel mezzo del cammin di nostra vita.</em></p>
<p class="has-text-align-justify">Io sono un Millennial e vedo lo Stato come il Dio che prese in giro Giobbe. Infatti, quando questo gli chiese il <em>perché</em> delle sue sofferenze, il Creatore dell’Universo gli rispose <em>Dov’eri tu quando io ponevo le basi della Terra</em>, un bel modo per dire <em>Che tutte le cose hanno un senso per pochi, mentre gli altri devono solo accettarle.</em> E dopo me, Millennial ferito, sarà la volta di altre generazioni che studieranno questo <em>momento di passaggio</em>, e, come tutti i passaggi, essi sono violenti e si scoprirà che tutto ciò che oggi brilla era solo una fiammella, e ciò che sta ai margini, ossia, il Popolo dell’Abisso simile a quello di cui parlò Jack London, non era altro che <em>carne da macello</em> per il progresso dei pochi, sani, ben costituiti, spettacolari, uomini del futuro.</p>
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