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	<title>Positivismo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Morte a credito: Céline e il racconto della fine</title>
		<link>https://www.borderliber.it/celine-morte-credito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 06:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore sfiorito]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[fine]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Morte a Credito&#8221; di Louis Ferdinand Céline, Corbaccio, traduzione di Giorgio Caproni. Questo contributo è già stato pubblicato sul blog di Giacomo Verri Ferdinand lo sapeva bene che scrivendo questo libro sarebbe diventato immortale, anche se i tempi non erano maturi, anche se tutto era contro di lui. Un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Morte a Credito&#8221; di Louis Ferdinand Céline, Corbaccio, traduzione di Giorgio Caproni. Questo contributo è già stato pubblicato </strong><strong><a href="https://giacomoverri.wordpress.com/2016/09/26/libri-tanto-amati-martino-ciano-e-celine/">sul blog di Giacomo Verri</a></strong></p>
<p align="JUSTIFY">Ferdinand lo sapeva bene che scrivendo questo libro sarebbe diventato immortale, anche se i tempi non erano maturi, anche se tutto era contro di lui. Un vero scrittore, però, se ne infischia delle epoche, della retorica e dell’educazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Sapeva bene che descrivendo la propria dissoluzione avrebbe parlato anche di quella degli altri. Un sentore comune è un fiore che sboccia nell’inconscio collettivo e sempre di più cresce nell’anima delle generazioni che verranno.</p>
<p align="JUSTIFY">Sapeva bene che i debiti si scontano vivendo. La morte è un casello dove non si paga il pedaggio. Arriviamo alla fine del percorso esausti, pronti a dire <em>finalmente è finita</em>. Cos’altro può chiederci la morte se per raggiungerla ci siamo già dannati?</p>
<p align="JUSTIFY">Sapeva bene Ferdinand che raccontando della sua adolescenza, vissuta in quei primi anni del XX secolo, in quel periodo che gli storici chiamano Belle Époque, avrebbe potuto raccontare solo del <em><a name="_GoBack" href="">bel marciume</a></em><a name="_GoBack" href=""></a><a name="_GoBack" href=""> che si annidava nella sua Francia malata di positivismo e di “borghesismo”.</a><a name="_GoBack" href=""></a></p>
<p align="JUSTIFY">Lui, ragazzino, poi adolescente, poi pronto a partire per la Grande Guerra.</p>
<p align="JUSTIFY">Lui, che si fidava solo di suo zio.</p>
<p align="JUSTIFY">Lui, che usava l’indifferenza per ribellarsi ai propri genitori.</p>
<p align="JUSTIFY">Lui, che non voleva studiare, che non voleva lavorare, che non riusciva a dare un senso alla sua vita.</p>
<p align="JUSTIFY">Lui, che si faceva le prime scopate con una donna matura.</p>
<p align="JUSTIFY">Lui, che se lo faceva succhiare da un ragazzino più piccolo, ma buongustaio, perché aveva scoperto che le palle di Ferdinand producevano tanta sborra.</p>
<p align="JUSTIFY">Lui sapeva benissimo che scrivendo queste parole nel 1936 avrebbe creato ribrezzo e disapprovazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Il degenerato Céline, però, ha tirato dritto per la sua strada. La realtà è un insieme di cose che hanno un nome e un cognome. Non hanno un senso, così come non ce l’ha la vita di ogni essere umano, a meno che non si lotti per essere se stessi. Perciò Ferdinand se ne andava a zonzo, infischiandosene delle belle maniere, delle belle parole e dei buoni costumi. Doveva scoprire la sua vocazione, se stesso, il senso del non senso della vita.</p>
<p align="JUSTIFY">Solo portando a termine questo difficoltoso viaggio ci meritiamo la giusta morte, quella assegnataci “a credito”, come una ricompensa.</p>
<p align="JUSTIFY">Ed è così che il degenerato Céline parla a tutti noi.</p>
<p align="JUSTIFY">Per questo <em>Morte a credito</em> è una pietra miliare.</p>
<p align="JUSTIFY">Chi non legge questo romanzo è destinato a non veder mai terminare la propria notte.</p>
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		<title>A ritroso di Joris-Karl Huysmans</title>
		<link>https://www.borderliber.it/joris-karl-huysmans-a-ritroso-rizzoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 07:20:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Decadentismo]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Positivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Simbolismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su Zona di Disagio. In copertina: &#8220;A ritroso&#8221; di J.K. Huysmans, Rizzoli, edizione Bur, 1982 Ci sono libri che per essere compresi vanno letti più volte. A ritroso è uno di questi. Il mio primo approccio con quest’opera è stato nel 2002, un anno di passaggio in cui il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su </strong><strong><a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2017/01/04/joris-karl-huysmans-a-ritroso/">Zona di Disagio.</a></strong><strong> In copertina: &#8220;A ritroso&#8221; di J.K. Huysmans, Rizzoli, edizione Bur, 1982</strong></p>
<p>Ci sono libri che per essere compresi vanno letti più volte. <strong><em>A ritroso</em></strong> è uno di questi. Il mio primo approccio con quest’opera è stato nel 2002, un anno di passaggio in cui il bisogno di solitudine e di disgusto verso tutto quello che mi circondava, mi ha fatto pensare a <strong>Des Esseintes</strong> come un modello da imitare. Ammetto che si trattava delle ultime manifestazioni di un’adolescenza turbolenta, ma che mi ha sempre spinto a cercare qualcosa in grado di sconvolgermi.</p>
<p><strong>Huysmans</strong> ci riuscì allora e c’è riuscito anche questa volta. <em>A ritroso</em> è tornato tra le mie mani a Natale. Ho riletto la prefazione di <strong>Carlo Bo</strong> e mi sono rituffato tra le pagine di questo capolavoro. Con quasi quindici anni in più di letture &#8211; <em>l&#8217;articolo è del 2017</em> &#8211; di nozioni e di buonsenso, le parole mi hanno svelato altri significati. Primo fra tutti: un testo di formidabile attualità.</p>
<p><strong>L’autore scrive questo libro nel 1884; epoca di passaggio, di belle speranze, di democratizzazione della società, di scoperte scientifiche.</strong> Tutte cose che dovrebbero far sorridere, ma che in Huysmans e nel protagonista, Des Esseintes, provocano un effetto devastante. Il misantropo aristocratico fugge da Parigi per darsi in pasto a una vita di contemplazione, cercando nell’anonimato la rinascita.</p>
<p>Constatate la morte dell’arte, della lingua, della letteratura, della grazia e della dannazione; sacrificati i principi cardine della vita, Des Esseintes, ritorna alla felicità nella sua biblioteca, tra i suoi antichi libri; tra le opere d’arte che mostrano sensualità ed erotismo; tra profumi e gioielli che ridanno all’olfatto e alla vista aromi e colori dimenticati.</p>
<p>Il positivismo, lo sviluppo, la liberalizzazione dei costumi, sono per Des Esseintes segni di una società che va a pezzi, che disprezza la memoria e la proprie origini. Ma Huysmans non è un conservatore e il suo personaggio non vuole tornare al passato per capriccio, ma solo perché il progresso non dà più spazio alla contemplazione e alla bellezza.</p>
<p>Con questo libro, l’autore francese inventa un genere e si distacca completamente dal Naturalismo. Huysmans fu criticato aspramente. La recensione più lusinghiera che ricevette terminava così: <strong><em>alla fine di questo libro resta solo o la canna di una pistola o la croce</em></strong><strong>.</strong> Proprio perché Des Esseintes distrugge tutto, per salvare solo il passato. Nel futuro non c’è un senso. Nell’allegro positivismo c’è solo la dissoluzione dell’individuo. Per questo motivo, il protagonista si ammala e dovrà sottomettersi per sopravvivere.</p>
<p>Sottomettersi all’incedere del tempo, accettando la morte della bellezza.</p>
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