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	<title>Porretti Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Canne al vento di Grazia Deledda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2025 21:12:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Antonio Maria Porretti. In copertina: &#8220;Canne al vento&#8221; di Grazia Deledda C&#8217;è come un manto di lirismo gotico ad avvolgere le pagine di &#8220;Canne al vento&#8221;. Pubblicato per la prima volta a puntate su &#8220;L&#8217;illustrazione Italiana&#8221;, nel 1913, venne poi riproposto quello stesso anno in un unico volume dall&#8217;editore Treves di Milano. L&#8217;impianto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Antonio Maria Porretti. In copertina: &#8220;Canne al vento&#8221; di Grazia Deledda</strong></p>
<p>C&#8217;è come un manto di lirismo gotico ad avvolgere le pagine di &#8220;Canne al vento&#8221;. Pubblicato per la prima volta a puntate su &#8220;L&#8217;illustrazione Italiana&#8221;, nel 1913, venne poi riproposto quello stesso anno in un unico volume dall&#8217;editore Treves di Milano.</p>
<p>L&#8217;impianto è tipicamente verista: c&#8217;è una piccola comunità che vive asserragliata a Galte (nella realtà Galtellì), come all&#8217;interno di un forziere di solitudine, orgoglio e decadenza. Ossequiosa di un tempo arcaico e delle sue leggende, ma ineluttabilmente costretta a subire gli assalti e i contraccolpi di un nuovo mondo che avanza. Inesorabile nello sbaragliare e farsi beffa di tradizioni secolari, abbagliando con i suoi miraggi di successo e benessere; corrompendo ingenue speranze di prosperità.</p>
<p>Il conflitto non potrebbe essere più esasperato. Da una parte le sorelle Pintor, vestali di un mondo feudale dove ardono solo i falò della rovina. Fantasmi di una fastosità annientata dalle durezze della vita. Dall&#8217;altra parte i convertiti al nuovo credo economico e sociale come Don Predu, cugino delle tre nubili sorelle, abile equilibrista e giocoliere nel giostrarsi tra lecito e illecito, e il Milese, lo straniero giunto dal mare che dietro il paravento della sua taverna opera commerci di ogni tipo.</p>
<p>A far da messaggeri delle due opposte fazioni, Efix, protagonista del romanzo, e il giovane Giacinto. Entrambi legati a doppio filo alle dame di casa Pintor. Efix il servo, vincolato da un giuramento di fedeltà e obbedienza alle sue padrone di cui si riveste e ciba ogni giorno. A custodia di quel &#8220;poderetto&#8221; ultimo avamposto di fierezza del casato. Lui più di qualunque altro rassegnata canna al vento che avvizzisce in silenzio. Fino a quando l&#8217;espiazione per il suo passato e involontario delitto non sarà del tutto compiuta.</p>
<p>Pellegrino la cui meta è un santuario dove pregare chino sotto gli altari dello stoicismo e della rassegnazione. A minacciare la sua opera di preservazione del suo &#8220;piccolo mondo antico&#8221;, Giacinto, figlio della quarta sorella Pintor, quella Lia fuggita in continente per sottrarsi all&#8217;oppressione del regime paterno. È lui il perturbatore che reca un bagaglio di caos emotivi. Lui, l&#8217;artefice di uno sperpero che tuttavia traghetterà la vita delle sue zie verso il nuovo mondo. Come un Caronte che dall&#8217; oltretomba conduce le anime che gli sono state affidate verso una nuova vita. Tutta da apprendere come fusti di canne che spuntano dalla terra di una nuova era.</p>
<p>Non so quanto spazio, quanta attenzione, gli attuali programmi scolastici riservino a Grazia Deledda. A tutt&#8217; oggi unica scrittrice italiana insignita del Nobel per la letteratura. Credo che valga sempre la pena ricordarlo.</p>
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		<title>Giurato Numero Due: lo scontro tra verità e giustizia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/giurato-numero-due-film-recensione-poretti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 21:44:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Legal Drama]]></category>
		<category><![CDATA[Porretti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Antonio Maria Porretti. In copertina una foto tratta dal film &#8220;Giurato Numero Due&#8221; Quale rinuncia siamo disposti a compiere, sacrificando qualcosa del nostro personale e legittimo benessere a favore di uno collettivo? A vantaggio di un ordine sociale dove verità e giustizia siano un binomio inseparabile? Come nel caso di un processo per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Antonio Maria Porretti. In copertina una foto tratta dal film &#8220;Giurato Numero Due&#8221;</strong></p>
<p>Quale rinuncia siamo disposti a compiere, sacrificando qualcosa del nostro personale e legittimo benessere a favore di uno collettivo? A vantaggio di un ordine sociale dove verità e giustizia siano un binomio inseparabile? Come nel caso di un processo per omicidio? Come quando si tratta di stabilire l&#8217;innocenza o la colpevolezza dell&#8217;imputato di turno?</p>
<p>E in tempi di sfrenato individualismo, dove gogne mediatiche premiano chi più aggredisce e la ragione sta sempre dalla parte di chi più alza la voce, in che modo e con quale atteggiamento ci poniamo di fronte a parole come &#8220;Etica&#8221;?</p>
<p>Giunto alla sua quarantaduesima regia, senza che i suoi novantaquattro anni abbiano intaccato la sua voglia di fare cinema, Clint Eastwood prova a realizzare una sorta di apologo sull&#8217;argomento, lanciandolo come un sasso su noi spettatori, e prima ancora su quell&#8217;America <em>trumpiana</em> sempre più imparruccata da Roi-Soleil pel di carota.</p>
<p><strong>&#8220;Giurato Numero Due&#8221;</strong> ( Juror #2) si ispira con ogni evidenza a un caposaldo del &#8220;legal drama&#8221;, a quel &#8220;La parola ai giurati&#8221; di Sidney Lumet del 1957, scompigliando però le regole del gioco. Nessuna linea di confine tra bene e male; nessuna concessione a confortevoli manicheismi un po&#8217; tipici del genere. Nessun conflitto esterno. Tutto un à huis clos nella coscienza del protagonista.</p>
<p>Justin Kemp pare in possesso di ogni requisito per corrispondere all&#8217;ideale dell&#8217;americano medio, quello che si vorrebbe tanto come vicino di casa, o amico di grigliate in giardino: occhi azzurri, fisico atletico quanto basta, pienamente soddisfatto del suo lavoro di giornalista per una piccola testata di provincia  siamo a Savannah in Georgia).</p>
<p>Così innamorato e premuroso verso sua moglie Amy che sta per dare alla luce il loro primo bambino. Il loro rapporto sembra un idillio, simile a quella cameretta che dipinto e decorato personalmente in attesa del lieto evento.</p>
<p>È indubbiamente un uomo fortunato, ha avuto una seconda chance resettando un periodo torbido della sua vita: un passato da alcolista culminato in un gravissimo incidente stradale con cui ha rischiato di perdere Amy. A causa del quale ha perso i gemelli che lei portava in grembo. Ma ha imparato la lezione, non ricadrà più negli errori del passato, per nessuna ragione al mondo. Vuole solo essere un buon padre e un bravo marito. Essere selezionato come membro di giuria per un femminicidio, potrebbe rappresentare la migliore conferma di un totale riscatto.</p>
<p>Justin Kemp avrebbe molto da guadagnare se si pronunciasse a favore della condanna di James Sythe incolpato dell&#8217;omicidio di Cora, la sua ragazza, con cui ha sempre avuto un rapporto burrascoso, costellato da liti e botte senza risparmio, così come da repentine e appassionate riconciliazioni. Un bad boy fatto e finito, della miglior specie. Ma come Justin, anche altre persone coinvolte nel processo trarrebbero benefici di svariata entità e peso da un simile verdetto.</p>
<p>Faith Killbrew, per esempio, avvocato d&#8217;accusa, così attiva nella battaglia contro la violenza sulle donne, otterrebbe la nomina a Procuratore Distrettuale vincendo questa causa. Accertare la verità dei fatti per come si sono svolti oltre ogni ragionevole dubbio, garantirebbe di per sé che venga fatta giustizia?</p>
<p>Il caso sembrerebbe dei più lineari, di quelli da risolvere e archiviare dopo non più di un paio di ore da parte della giuria, una volta terminate le arringhe finali. Così non è. Sin dalle prime fasi del dibattimento, Justin si convince ed è certo dell&#8217;innocenza dell&#8217;accusato. Non è stato lui ad aver volontariamente investito Cora, in preda alla rabbia scaturita fra i due dentro una locale. Non è stato lui ad averne buttato il corpo sotto un ponte lungo la strada che la ragazza stava percorrendo a piedi sotto una pioggia scrosciante.</p>
<p>Quella sera anche lui, Justin, si trovava in quel locale, a un passo dal cedere alla tentazione di farsi un bicchierino dopo quattro mesi di astinenza. Anche lui ha attraversato quella stessa strada e quello stesso ponte al momento dell&#8217;omicidio. Con la vista annebbiata. In compagnia del senso di colpa per il suo passato. E con la convinzione, fino a quel momento, di aver investito un cervo sbucatogli all&#8217;improvviso su quel maledetto tratto di strada. Non si trattava di un cervo, ma di una donna: Cora, la compagna di James Sythe accusato della sua morte. In pochi attimi, la benda che lo avvolgeva nelle sue piccole sicurezze guadagnate con tanto impegno e sacrificio, lo lascia dinanzi agli occhi della sua coscienza. Nudo di fronte al buio che lo attende, almeno per tutta la durata del processo. Un omicidio involontario il suo, ma non per questo meno perseguibile, con la prospettiva di trascorrere i prossimi trent&#8217;anni della sua vita in prigione.</p>
<p><strong>&#8220;Tu sai quello che devi fare, Justin, tu sai cosa è più giusto per te e fare la tua scelta.&#8221;</strong></p>
<p>Sono queste le parole che gli rivolge il suo amico avvocato, nonché tutor del gruppo di sostegno per alcolisti che ancora frequenta. Uomo dalla disponibilità all&#8217;apparenza illimitata, in realtà sufficientemente cinico per congedarsi da lui con una rapida stretta di mano. Che ognuno vada per la propria strada. E Justin andrà per la sua, farà la sua scelta, in una storia però dal finale aperto. Una bolla di sospensione che dà la possibilità di immaginare un altro finale.</p>
<p>Come se ogni spettatore si ritrovasse a essere quella statua bendata dinanzi al tribunale, che regge una bilancia di ferro oscillante a ogni soffio di vento. Un leitmotiv che Eastwood inserisce nei punti cardine di una narrazione che procede limpida e solida nella sua circolarità. Uno stile di racconto di stampo classico, degno di uno degli ultimi grandi leoni del cinema nord americano. Esaltato da un cast oltremodo compatto per resa e tenuta, su cui svettano a mio avviso Nicholas Hoult come Justin Kemp, Tony Collette come Faith Killbrew, e J. K. Simmons nei panni di Harold, uno dei membri della giuria.</p>
<p><strong>&#8220;Giurato Numero Due&#8221;</strong> è uscito nelle sale a metà novembre del 2024, pertanto è di sicuro già disponibile su qualche piattaforma per chi avesse voglia di vederlo. Io ho avuto la fortuna di recuperarlo nell&#8217; ambito di una rassegna estiva e dopo più di un anno che non andavo più a cinema, non avrei potuto desiderare una rentrée migliore.</p>
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