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	<title>poesia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Dammi da bere: preghiera profana al cielo terso di una terra avara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 16:26:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dammi da bere: preghiera profana al cielo terso di una terra avara&#8221; è una breve prosa di Doris Bellomusto. La foto in copertina è stata scattata dall&#8217;autrice Dammi da bere il mare, ché il sale forse lava via la ruggine della nostalgia. È mare misero e sofferto, merce per occhi pigri, mare mercenario che non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Dammi da bere: preghiera profana al cielo terso di una terra avara&#8221; è una breve prosa di Doris Bellomusto. La foto in copertina è stata scattata dall&#8217;autrice </strong></p>
<p>Dammi da bere il mare, ché il sale forse lava via la ruggine della nostalgia. È mare misero e sofferto, merce per occhi pigri, mare mercenario che non conosce pace, solo la guerra del facile guadagno.</p>
<p>Dammi da bere cielo e fango ché forse tappo il buco che ho nel cuore e imparo a respirare adagio adagio, al ritmo delle nuvole d’Aprile.</p>
<p>Credimi, ho pena e fame, sete e gambe stanche. Eppure voglio andare dove già sono stata da bambina, percorrere il sentiero di campagna, dondolare i sogni sull’altalena e credere che questo perimetro sia mondo e che il mondo sia uno e che abbia senso il vento d’agosto e che l’acqua di fonte nasconda lo spirito dei morti.</p>
<p>Ieri ho nascosto sotto la lingua tutti i baci non dati, li ho assaporati piano e avevano il gusto selvatico delle more. E mi preparo a partire. Sazia. Eppure ho ancora sete.</p>
<p>Sete di cose vecchie, da bere col caffè, girando il cucchiaino nella tazza, perché in quel tintinnio argentato c’è tutto il tempo perso: poltrone; tv accesa; un gatto; un canarino; le scarpe in corridoio; i fritti di Natale; profumo e dopobarba; odore di naftalina; la salsa di pomodori; la bombola del gas; peperoni arrostiti; le fresie sul terrazzo; lenzuola di cotone; la menta sul balcone; fotografie ingiallite.</p>
<p>E resto. La bocca arsa. Il cuore a “<strong>benedire la morsa dei giorni</strong>”*.</p>
<p><em>*Il verso conclusivo è del poeta calabrese Salvatore Giuseppe Di Spena, autore del testo “Primo miracolo”, secondo classificato al concorso Calabria in versi 2026. </em></p>
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		<title>A come Amore: la poesia inaugura &#8220;I Quaderni di Plenilunio&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/a-come-amore-sica-plenilunio-news/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 10:54:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Domenico Frontera. In copertina: &#8220;A come Amore&#8221; volume curato da Emanuela Sica, &#8220;I Quaderni di Plenilunio&#8221;, 2026 I poeti del passato non sono semplici modelli da studiare o a cui ispirarsi, ma voci vive con cui è ancora possibile instaurare un dialogo. Da questa intenzione prende vita una nuova collana editoriale che si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto" data-olk-copy-source="MessageBody"><strong>Articolo di Domenico Frontera. In copertina: &#8220;A come Amore&#8221; volume curato da Emanuela Sica, &#8220;I Quaderni di Plenilunio&#8221;, 2026</strong></p>
<p>I poeti del passato non sono semplici modelli da studiare o a cui ispirarsi, ma voci vive con cui è ancora possibile instaurare un dialogo. Da questa intenzione prende vita una nuova collana editoriale che si apre con “<strong>A come Amore</strong>”, il volume curato da <strong>Emanuela Sica</strong> che inaugura ufficialmente <strong>I Quaderni di Plenilunio</strong>, ora disponibile su <strong>Amazon</strong>.</p>
<p>Il progetto raccoglie diciassette autori contemporanei: ciascuno ha scelto una figura di riferimento della lirica mondiale per cercare di avviare un dialogo diretto. L&#8217;amore viene così analizzato e raccontato nelle sue diverse forme: dalla passione al dolore, dall&#8217;attesa alla memoria.</p>
<p><strong>Gli accostamenti proposti mettono in relazione stili ed epoche differenti:</strong></p>
<p>Per i classici e i maestri internazionali, Martina Del Sordo risale fino a Catullo, mentre Ottaviano De Biase predilige Pablo Neruda; Domenico Frontera legge Emily Dickinson, Ester Guglielmino si accosta a Julio Cortázar e Silvana Pasanisi sceglie Federico García Lorca.</p>
<p>Sul fronte di impegno e resistenza, Giuseppe Semeraro dà voce a Nâzım Hikmet, mentre Abele Longo richiama la testimonianza di Danilo Dolci.</p>
<p><strong>Ampio spazio è dedicato alla tradizione italiana:</strong> Maria Consiglia Alvino legge Antonia Pozzi, Angela Caputo segue Giorgio Caproni, Silvia Cozzi interroga Patrizia Valduga, Stefania La Via affronta Antonella Anedda, Eugenio Lucrezi riscopre Amelia Rosselli, Anna Rita Merico esplora Goliarda Sapienza, Lara Pagani sceglie Giovanni Raboni e Claudia Iandolo si misura con Margherita Guidacci.</p>
<p>Infine, per la sezione dedicata a spiritualità e ricerca, Maria Gabriella Cianciulli ritrova Kahlil Gibran, mentre Marco Masciovecchio legge Ghiannis Ritsos.</p>
<p>Ad arricchire il volume c&#8217;è la traduzione in inglese a fronte firmata da Giuseppina Manganelli. L&#8217;ex docente ha curato i testi con un approccio essenziale, pensato per custodire la cadenza e la musicalità del verso originale.</p>
<p>L&#8217;antologia segna così l&#8217;approdo su carta del percorso avviato da tempo da <strong>Emanuela Sica</strong> con il blog e la pagina Facebook <strong>Plenilunio:</strong> nato come laboratorio per la scrittura indipendente e arrivato a superare il milione di lettori mensili, il progetto dà oggi ufficialmente vita a una nuova collana editoriale.
</div>
<div dir="auto"></div>
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		<title>Da una crepa sul soffitto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/da-una-crepa-sul-soffitto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 13:38:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Da una crepa sul soffitto&#8221; è un racconto di Doris Bellomusto La prima cosa che si deve dire del protagonista di questa fantasia è che spesso sta sul balcone come si sta dentro una domanda a cui non si vuole dare risposta, e la cosa, per quanto possa sembrare l’inizio di un romanzo francese, è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Da una crepa sul soffitto&#8221; è un racconto di Doris Bellomusto</strong></p>
<p>La prima cosa che si deve dire del protagonista di questa fantasia è che spesso sta sul balcone come si sta dentro una domanda a cui non si vuole dare risposta, e la cosa, per quanto possa sembrare l’inizio di un romanzo francese, è in realtà la fine di una giornata qualunque, di quelle che non finiscono, perché non sanno dove andare a sbattere.</p>
<p>Sul tavolino di ferro, che aveva tre punti di ruggine disposti in modo da ricordare la costellazione dell’Orsa, è aperto “<strong>Lettere a un giovane poeta</strong>” e una riga è sottolineata due volte.</p>
<p><strong>«Vivere le domande».</strong></p>
<p>Lui la legge, la rilegge e poi chiude gli occhi, non per meditare, ma per non vedere le parole che, a forza di essere guardate, si svuotano, diventano incapaci di significare, come fossero coleotteri, zampe all’aria, rovesciati, incapaci di volare.</p>
<p>Gradualmente &#8211; <strong>prosegue poi il testo &#8211;</strong> è una parola che andrebbe vietata nei libri e nelle relazioni, perché promette un movimento senza indicare se si tratta di un’avanzata o di una ritirata, e lui, che dei movimenti non traccianti diffida come dei cani senza padrone, sente un’irritazione tra lo sterno e lo stomaco.</p>
<p><strong>Sotto, la città dorme</strong>.</p>
<p>Entra in casa. La porta del balcone resta aperta. In cucina, al centro del tavolo, ancora quella tazzina.</p>
<p>Si dice, sbagliando, che l’amore sia dare ciò che non si ha a qualcuno che non lo vuole. La sua versione, aggiornata al secolo ventunesimo, è più sofisticata e più stupida: lui vorrebbe dare risposte che non ha a una donna che non le chiede, e la cosa lo colpisce con la violenza delle verità.</p>
<p>Quelle verità sfacciate e oziose che servono solo a farti perdere tempo, per esempio scoprire, alle tre di notte, che il latte è finito e deve farsi bastare un bicchiere d’acqua.</p>
<p>L’acqua sa di cloro, la beve in tre sorsi, come si prendono le medicine che non curano, ma concedono tregua.</p>
<p>Sul divano, un libro ancora inedito. Poesie senza pretese. Lo apre. Cade sulla pagina con l’angolo piegato, crimine che lui perseguiva con la stessa severità con cui <strong>l’Inquisizione</strong> perseguitava le streghe, e che lei (la protagonista più vera di questa fantasia) pratica con l’impunità di chi sa che i libri sono fatti per essere vissuti, non venerati. Lo aveva trovato sull’uscio di casa, senza nessun biglietto quello stesso giorno.</p>
<p><strong><em>Tarocchi</em></strong><br />
<em>E se mi annodo</em><br />
<em>non sarò mai</em><br />
<em>cravatta su camicia</em><br />
<em>piuttosto sarò nodo</em><br />
<em>al laccio della scarpa</em><br />
<em>spaiata e testarda</em><br />
<em>in cerca del sentiero.</em></p>
<p><em>Oppure nodo sciolto</em><br />
<em>corda dell&#8217;impiccato</em><br />
<em>e chi farà le carte</em><br />
<em>dirà che porto bene.</em></p>
<p>Lui, che aveva passato la vita a farsi il nodo al collo e a chiamarlo decoro, si sente improvvisamente stanco.</p>
<p>Lei, un piano sotto, nello stesso istante, sogna.</p>
<p>Lui, un piano sopra, probabilmente sta guardando il soffitto e non pensa a niente. C’è una crepa che disegna un ramo. Gli sembra giusto. Anche le case hanno i loro alberi. La luna intanto si sposta a ovest, con l’indifferenza delle cose che non ti devono niente.</p>
<p>Lei sogna una casa con il soffitto basso. <strong>Sul soffitto c’è una crepa</strong> che cambia forma e diventa ramo, fiume, corda. Trova un tavolo con un bicchiere di vino e un libro chiuso. Non beve, Scrive nell’aria con un dito bagnato: Qui passò anche <strong>Cosimo</strong>, e con lui se ne andò quell’ultima specie d’uomo che poteva vivere sugli alberi.</p>
<p>Si sveglia con la bocca secca. Ripensa al dito che scriveva nell’aria.</p>
<p>Un piano sopra, lui apre l’acqua e guarda lo specchio. Non si vede.</p>
<p>Sul lavandino c’è quel libro sottile. Non ricorda di averlo preso. Non ricorda di averlo aperto. Si passa una mano sul viso, chiude l’acqua. Lo specchio si appanna. Quando torna limpido, è solo lui.</p>
<p>Il libro è ancora lì, lo apre a metà.</p>
<p><em>La luce di Maggio</em><br />
<em>matura buone scuse</em><br />
<em>per dare tutto il cielo</em><br />
<em>al cuore della rondine.</em></p>
<p><em>Io invece cedo il passo</em><br />
<em>al cielo restare del vento</em><br />
<em>e prego al buio</em><br />
<em>vestita di minute verità.</em></p>
<p>Appoggia il dito su minute verità. La carta è tiepida di sole.</p>
<p>Chiude il libro, esce per andare in archivio. La luce di Maggio resta nella stanza.</p>
<p>Lei, un piano sotto, nello stesso istante apre il portatile, la schermata è bianca.</p>
<p>File: <strong>bozza_maggio_02.docx</strong>. Pagina 1. Legge: La stanza odora di chiuso. Cancella chiuso. Scrive noia. Non aggiunge commenti. Salva.</p>
<p>Sente un rumore dal soffitto. Un passo solo, uno solo.</p>
<p>Conta fino a sette. Il rumore non torna.</p>
<p>Pagina 18. Legge: Lei aspetta senza muoversi. Cancella senza muoversi. Scrive vestita di minute verità. <strong>Chiude il file.</strong></p>
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		<title>La storia si ripete? Una poesia di Rocco Giudice</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-storia-poesia-rocco-giudice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 11:53:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
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		<category><![CDATA[Risposte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La storia si ripete?&#8221; è una poesia di Rocco Giudice, ispirata dall&#8217;articolo di Martino Ciano, che puoi leggere cliccando qui La storia si ripete &#8211; a memoria, ma l&#8217;umanità Si sa di troppo per il pianeta E molto al di sopra del passato, Vecchio uomo colpito da Alzheimer autoindotto, Il vuoto alle spalle, il nulla [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La storia si ripete?&#8221; è una poesia di Rocco Giudice, ispirata dall&#8217;articolo di Martino Ciano, che puoi leggere </strong><strong><a href="https://www.borderliber.it/la-storia-si-ripete-divagazione/">cliccando qui</a></strong></p>
<p>La storia si ripete &#8211; a memoria,<br />
ma l&#8217;umanità<br />
Si sa di troppo per il pianeta<br />
E molto al di sopra del passato,<br />
Vecchio uomo colpito da Alzheimer autoindotto,<br />
Il vuoto alle spalle, il nulla incognito<br />
O mascherato di futuro davanti &#8211; una frontiera<br />
Contro cui sbatte senza farsi troppo male<br />
L&#8217;umiltà fasulla ch&#8217;è vile presunzione.</p>
<p>La luce si può spezzare, quella del sole<br />
Fermata dall&#8217;albero, non l&#8217;ombra<br />
Inchinata ai nostri piedi: non lamentiamoci,<br />
Se non valiamo meno di quella,<br />
Non rallegriamoci, se non valiamo più di questa.</p>
<p>La pioggia spegne le sue lacrime<br />
Su pietre mai sfiorate dalla gloria.<br />
Ce n&#8217;è bisogno? Noi ne sappiamo più della vita<br />
Che ci è toccata &#8211; di cosa dovremmo vendicarci?<br />
Di essere stati meno di quel che siamo<br />
E non diventeremo mai per essere mortali,<br />
con più libertà che il potere<br />
Di cambiare le carte in tavola<br />
Del destino su cui scriviamo il nostro<br />
Essendo analfabeti &#8211; la libertà che include<br />
Ogni destino, unico caso che il destino<br />
Esclude, quello che vi ho scritto a mezza pagina.</p>
<p>Ma non è vero che andremo assolti<br />
O giustificati per insufficienza di meriti<br />
O di colpe. I figli<br />
non avuti, i figli non voluti,<br />
Squartati con un senso di trionfo,<br />
Di vittoria o di rivincita tramite chi<br />
È davvero l&#8217;unico innocente.</p>
<p>Le cose cui non avremmo mai pensato<br />
Che pensassero, risponderemo a loro<br />
Di eccesso di fiducia nella disperazione,<br />
Di scarso senso<br />
Di risentimento del tempo perduto<br />
Che avremmo perso comunque,<br />
Di sottrazione di vuoto all&#8217;infinito<br />
Come fosse roba nostra o di nostra pertinenza<br />
Per addobbare l&#8217;autocompassione<br />
Di cui non vorremmo rivalerci<br />
Per fare sfoggio di vittimistica indignazione.</p>
<p>Per questo la storia si ripete<br />
grazie a noi, anche senza di noi.</p>
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		<title>Portala tu, la bellezza: Stefano Cazzato e &#8220;il triestino da Lecce&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/portala-tu-la-bellezza-cazzato-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 08:57:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cazzato]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Morace]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Domenico Maria Morace. In copertina: &#8220;Portala tu, la bellezza&#8221; di Stefano Cazzato, Isolario Edizioni, 2026 Appena dato alle stampe, per Isolario Edizioni, &#8220;Portala tu, la bellezza&#8221; di Stefano Cazzato, docente e scrittore salentino, vincitore lo scorso anno a Bari del Premio Seneca di filosofia contemporanea, è una raccolta poetica articolata, nella sua apparenza [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Domenico Maria Morace. In copertina: &#8220;Portala tu, la bellezza&#8221; di Stefano Cazzato, Isolario Edizioni, 2026</strong></p>
<p>Appena dato alle stampe, per Isolario Edizioni, <strong>&#8220;Portala tu, la bellezza&#8221;</strong> di Stefano Cazzato, docente e scrittore salentino, vincitore lo scorso anno a Bari del Premio Seneca di filosofia contemporanea, è una raccolta poetica articolata, nella sua apparenza sintetica e, apparentemente, di lettura quasi “evasiva”.</p>
<p>Il titolo che ho scelto per questa riflessione, poco dopo le prime composizioni, mi rinvia appunto, a <strong>Trieste</strong>, al “flusso di coscienza” che <strong>James Joyce</strong> mette a punto negli anni triestini, anche attraverso i rapporti con Italo Svevo, Sigmund Freud e i suoi allievi.</p>
<p>Flusso di pensieri liberi (in apparenza), senza alcun vincolo sintattico, pur se con alcuni (sottaciuti e consistenti), filtri contenutistici.</p>
<p>Esempio, a mio avviso, molto indicativo, il breve testo in controcopertina: “caffè, sigaretta, leggerezza”; “caffè, sigaretta, giovinezza”; “caffè, sigaretta, bellezza”; “parcheggiare l’anima che è stanca”; “rallegrare l’anima che arranca”.</p>
<p>Passando per “Tuca Tuca”, “Astronavi”, “Trentotto”, e diverse altre.</p>
<p>Messaggi di amara immediatezza; ma ancora caldi di affetto. Che sia rivolto a una musa ispiratrice, a un nido familiare, a un’altra epoca, o addirittura un’altra vita.</p>
<p>E, sempre, ancora, Trieste: “un cantuccio in cui solo/siedo; e mi pare che dove esso termina/termini la città.”<br />
“La mia città (adottiva per l’autore) che in ogni parte è viva/ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita/pensosa e schiva”.</p>
<p>A “Trentotto”, aggancerei, in appendice, questi versi: “Io risposi, prima per celia, poi perché il dolore è eterno/ha una voce e non varia” &#8230; “sentivo querelarsi ogni altro male/ogni altra vita”.</p>
<p>Alla “Barista”, potrei agganciare, un altro passo: “Qui tra la gente che viene che va/ dall’osteria alla casa, o al lupanare/dove son merci ed uomini il detrito/di un gran porto di mare/io ritrovo, passando, l’Infinito nella Umiltà.”</p>
<p>Mi piace di chiudere, con gli ultimi versi di “Aperol”: “cercavo il Rosso Antico, dice a mia madre/era il migliore dicono/ma non lo fanno più, sai!”. Di mio controbatterei: “ma il Carpano, Rosso Gobettiano, lo fanno ancora&#8230;per pochi…o per poco?”.</p>
<p>Ps: se qualcuno cercasse di trovare i frammenti riportati, di area triestina, stavo parlando del “Secondo Canzoniere”, Novecentesco. Vedete voi se più petrarchesco o neo-leopardiano.</p>
<p>Un vecchio dai tratti teneri e gli occhi vivi, nel ritratto di <strong>Carlo Levi</strong>. Trieste, 9 Marzo 1883- Gorizia, 25 Agosto 1957. Personalità profonda, originale, lunare. Oggi, credo, quasi condannato all’oblio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/portala-tu-la-bellezza-cazzato-poesia/">Portala tu, la bellezza: Stefano Cazzato e &#8220;il triestino da Lecce&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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