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	<title>piazza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Le sporche coscienze</title>
		<link>https://www.borderliber.it/le-sporche-coscienze-poesia-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2025 21:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Acre]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Le sporche coscienze&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina: &#8220;Campi di grano dopo la pioggia&#8221;, noto anche come &#8220;La Plaine d&#8217;Auvers&#8221;, un dipinto di Vincent van Gogh.   Ho sentito il bisogno di varcare quella soglia, che divide il vociare della piazza dalla preghiera. Nonostante il pieno umano, lo sguardo ha riconosciuto solo i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Le sporche coscienze&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina: &#8220;Campi di grano dopo la pioggia&#8221;, noto anche come &#8220;La Plaine d&#8217;Auvers&#8221;, un dipinto di Vincent van Gogh.  </strong></p>
<p>Ho sentito il bisogno di varcare quella soglia,<br />
che divide il vociare della piazza<br />
dalla preghiera.<br />
Nonostante il pieno umano,<br />
lo sguardo ha riconosciuto<br />
solo i due anargiri<br />
venuti dal mare.<br />
Due fratelli in un mondo di estranei, due santi fratelli<br />
venerati dagli ultimi,<br />
da chi soffre,<br />
da chi ha perso la speranza,<br />
dai ricchi di cuore<br />
e dai poveri di strada.<br />
Non so quando tornerò<br />
in quel luogo,<br />
ma ho visto tanto.<br />
Non ho voluto vedere<br />
l&#8217;abbraccio del potere ipocrita.<br />
Non ho voluto vedere<br />
l&#8217;apparenza di chi inganna.<br />
Non ho voluto vedere<br />
la presenza dell&#8217;assenza.<br />
Non ho voluto vedere<br />
gli abiti luccicanti.<br />
Ho sentito una voce lontana:<br />
torna a casa e chiudi gli occhi.<br />
Vedrai ciò che gli altri non vedono:<br />
basta ascoltare<br />
il pianto del mondo,<br />
il pianto del cuore.<br />
Oggi il cielo piange.<br />
È un pianto lento,<br />
che penetra la terra,<br />
le carni sanguinanti<br />
dei popoli oppressi.<br />
È un pianto lento,<br />
che spacca le nuvole.<br />
È un pianto lento,<br />
che lava le sporche coscienze.</p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Giuseppe Gervasi?</strong></h4>
<p>Giuseppe Gervasi, poeta, scrittore e conduttore televisivo, è nato a Siderno (RC) il 6 marzo del 1977. Vive a Riace, un piccolo paese della città metropolitana di Reggio Calabria. Laureato in Giurisprudenza, per qualche anno ha esercitato la professione forense. Ha ideato e condotto “La Terra del Sole” e “Gente di Calabria”, programmi televisivi di approfondimento culturale. Con Laruffa Editore ha pubblicato “I tuoi Passi Lenti… Verso l’Origine dell’Amore” (2015), “Un Nuovo Suono” (2017) e “Desiderio” (2018), un racconto per bambini che parla di utopie e sogni. Con Radici Future Produzioni ha pubblicato “Riace che Incontra il Mare” (2019), il suo primo romanzo, e “Dietro una Porta Ho Atteso il tuo Respiro” (2021). Ha partecipato con un contributo poetico alla pubblicazione di “Croce di Libia” (Ludo Edizioni, febbraio 2020). A febbraio del 2023 ha dato alle stampe la raccolta di poesie “Che non Sia l’Ultimo”, Pace Edizioni. Nel 2025 ha pubblicato “Ho Sognato la mia Terra” (Vintura Edizioni), una denuncia poetica che accompagna il lettore in un viaggio calabrese al limite tra la realtà e il sogno. Intensa la sua attività politica, sociale e culturale.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta questa poesia, </em><strong>allora clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/lodore-acre-della-guerra-poesia-gervasi/">&#8220;L&#8217;odore acre della guerra&#8221;</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>In pubblica piazza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/pubblica-piazza-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 02:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dissenso]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Non senso]]></category>
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		<category><![CDATA[Senso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;In pubblica piazza&#8221; è un racconto di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore Poi ti sei seduto all&#8217;ombra di un albero piantato da quarant&#8217;anni al lato della grande piazza. È ottobre, è domenica, è soleggiato, è la noia della felicità. Hai spalancato le braccia, hai abbracciato te stesso. Ti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;In pubblica piazza&#8221; è un racconto di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ti sei seduto all&#8217;ombra di un albero piantato da quarant&#8217;anni al lato della grande piazza. È ottobre, è domenica, è soleggiato, è la noia della felicità. Hai spalancato le braccia, hai abbracciato te stesso. Ti sei accomodato su un muretto di pietra dopo una notte di feraci sogni: ti inseguiva un&#8217;ombra che brandiva un martello; un corridoio che non finiva mai era l&#8217;unica via di fuga che potevi percorrere, ti sembrava che tu scendessi verso qualcosa&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Gridava lei; urlava l&#8217;ombra; sbraitava lei alle tue spalle: distruggere te per punire il padre, il creatore, il seme che si è fatto frutto, frutto marcio al seme malato torna&#8230;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">E la piazza è un sepolcro, uno scrigno, una torre d&#8217;avorio; cerchi con gli occhi sinonimi e contrari, sostantivi per te stesso. Sguardo al cielo, sguardo sul terreno, sguardo a Ponente e poi a Levante; ti levi anche tu di mezzo, dal cono d&#8217;ombra proiettato dalla chioma dell&#8217;albero. Nessuno vede, nessuno sente, nessuno immagina. E spesso ti domandi se quando parli l&#8217;altro ti capisca, se tu sia capace di farti capire, se tu sia degno d&#8217;essere capito, se tu hai la volontà di essere chiaro, se tu sei chiaro con te stesso.</p>
<p><em>Cammini per la piazza, da sinistra verso destra, da destra verso sinistra. Distruggere te per punire il padre, il creatore, il seme che si è fatto frutto, frutto marcio al seme malato torna&#8230;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Hai puntellato parole per animi irrequieti. C&#8217;è un uomo in bicicletta che ti ronza intorno come un&#8217;ape. Sei il suo fiore ricco di polline, sei una pozione magica che una volta ingerita annulla ciò che sappiamo del mondo. Induci in tentazione coloro che applicano la regola, il confine malato che l&#8217;uomo traccia, la linea comoda che troppi hanno paura di superare, eppure molti sono coloro che vengono chiamati, anche se pochi saranno gli eletti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;uomo in bicicletta gira in tondo, tu invece tagli lo spazio; fa caldo al sole, fa freddo all&#8217;ombra, non hai scampo sotto il cielo e camminando sopra la terra. Il nugolo di pensieri che stai traducendo in forma scritta, affinché chi legga sia con te nel tuo peregrinare, è un esercizio che tu reputi una prosa sperimentale.</p>
<p>L&#8217;aspirazione principale di un perdente è riscattare i propri fallimenti con il riconoscimento della sua presunta genialità. Renditi conto quanto sei egocentrico! E comunque, se questo dovesse avvenire, sarà dopo la tua morte e tu ancora godi di buona salute, un cuore forte, denti sani, nessun accenno di calvizie, un membro che vibra e che sa essere romantico e selvaggio. Ancora gli Dei sono dalla tua parte, per tua sfortuna; non sei di loro gradimento, altrimenti saresti deceduto durante l&#8217;adolescenza. Prova a rivolgerti al Dio dei cristiani, a volte sa essere misericordioso, soprattutto quando si parla di dolore, di morte o di estrema unzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, convinto che queste parole non abbiano nessun fine se non riempire uno spazio, anche se infinite rivelazioni hai trasmesso ai lettori, l&#8217;uomo che gira in bicicletta ti chiede una sigaretta e ti supplica di tornare a occuparti di cose spicciole, umane; per esempio fumare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Finisce così, infatti: fumate in pubblica piazza.</p>
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		<title>Tempesta di parole</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tempesta-parole-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 May 2024 04:02:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Ipocrisia]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia di Giuseppe Gervasi. Foto dal web Il cielo azzurro è spaccato dal sole.Eppure ho freddo.All&#8217;improvviso sono avvolto da una tempesta di parole.Un vento nascosto strappa i miei vestiti,la mia pelle, il cuore ancora resiste.Una tempesta di falsità,ho ancora freddo.La bufera sta per finire,sono zuppo d&#8217;acquanonostante il sole.Sono nudo e solo in piazza,è finita la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Poesia di Giuseppe Gervasi. Foto dal web</strong></em><br /><br />Il cielo azzurro è spaccato dal sole.<br />Eppure ho freddo.<br />All&#8217;improvviso sono avvolto <br />da una tempesta di parole.<br />Un vento nascosto strappa i miei vestiti,<br />la mia pelle, <br />il cuore ancora resiste.<br />Una tempesta di falsità,<br />ho ancora freddo.<br />La bufera sta per finire,<br />sono zuppo d&#8217;acqua<br />nonostante il sole.<br />Sono nudo e solo in piazza,<br />è finita la tempesta. <br />Un ultimo sforzo per tornare a casa,<br />per raccontare il diluvio ipocrita.<br />Per raccontare la mia delusione,<br />ho ancora freddo.<br />Cerco di trovare il mio sole, <br />è dentro di me, <br />devo solo accenderlo. <br />Nessuna tempesta <br />può spegnerlo.<br />Nessuna tempesta <br />dura per sempre.</p>
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		<title>Al prossimo giro di &#8220;cultura&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/parole-cultura-libri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2023 02:40:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Capelli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Retorica]]></category>
		<category><![CDATA[Scheggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. Foto di Pina Labanca Ognuno di noi se ne stava sepolto, restando inchiodato alla propria sedia, come se l&#8217;universo iniziasse e finisse lì, tra quei quattro piedi di plastica. Di fronte c&#8217;era lo scrittore, un disgraziato che manifestava la sua presenza con parole e gesti. Spazzava l&#8217;aria con la mano sinistra, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo  di Martino Ciano. Foto di Pina Labanca</strong></em></p>
<p>Ognuno di noi se ne stava sepolto, restando inchiodato alla propria sedia, come se l&#8217;universo iniziasse e finisse lì, tra quei quattro piedi di plastica. <strong>Di fronte c&#8217;era lo scrittore, un disgraziato che manifestava la sua presenza con parole e gesti.</strong> Spazzava l&#8217;aria con la mano sinistra, mentre con la destra impugnava il microfono, quel piccolo aggeggio che somigliava a una canna di fucile fumante.</p>
<p>Esplodevano intorno a lui la retorica, le stelle della decadenza e le parole dell&#8217;inutile dire e ripetere; <strong>e forse ripetere era l&#8217;unico lasso temporale esistente, un andirivieni di lancette emozionali, di pensieri zoppi e con le gambe storte.</strong> La società corrotta, il bene comune, la difesa strenua di un Governo passato. C&#8217;era anche un moderatore che con la testa affermava e mai negava, e anche se avesse negato non sarebbe riuscito a comunicarlo.</p>
<p>Ed eccoci nella bolgia, tra una voce morente e una ilare mondanità. <strong>La cultura sbadigliava, il sapere si addormentava, tutto era come il giorno prima.</strong> Ipotizzare è possibile, soprattutto se l&#8217;allegria dimostra di essere assonnata. <strong>Sorridi stronzo e dimostra di averci capito qualcosa.</strong> &#8220;Accatatevi stu libbru e leggete di pancia e di cuore &#8211; diceva un astante tra dialetto e italiano smorzato &#8211; &#8216;sta storia inzegna&#8230;&#8221;, poi nessuno lo ha più ascoltato. Avrebbe dovuto dire qualcosa di pungente.</p>
<p><strong>Se ci fosse stato un omicidio, un assassinio, un evento sul quale spettegolare.</strong> No, niente da fare. Siamo rimasti soggetti di un pubblico inventato, poco percepito, dimenticato, celato come capelli tra la nebbia.</p>
<p>Che è rimasto? Forse, una traccia indicizzata su Google.</p>
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		<title>In un minuto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/in-un-minuto-poesia-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jul 2023 01:48:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Caldo]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
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		<category><![CDATA[Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Sole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Il vento caldo, due solitari capelli bianchi: soli, avviliti, delusi, fumanti. Un suono, un figlio, un padre, non sente, non capisce, attende una madre. Voci confuse, squilla il telefono, una volta ancora. Innanzi al mondo un saluto stanco. Un&#8217;altra sigaretta, non sarà l&#8217;ultima. Un medico cerca il ghiaccio incrociando [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Il vento caldo,<br />
due solitari capelli bianchi:<br />
soli, avviliti, delusi, fumanti.<br />
Un suono, un figlio, un padre,<br />
non sente, non capisce, attende una madre.</p>
<p>Voci confuse, squilla il telefono, una volta ancora.<br />
Innanzi al mondo<br />
un saluto stanco.<br />
Un&#8217;altra sigaretta, non sarà l&#8217;ultima.<br />
Un medico cerca il ghiaccio incrociando un ciao orientale.<br />
L’invisibile gatto riposa.</p>
<p>Ore 09:42… 43.<br />
In attesa dell&#8217;ombra della sera<br />
è passato un solo minuto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/in-un-minuto-poesia-gervasi/">In un minuto</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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