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	<title>Lago Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L&#8217;acqua del lago non è mai dolce. Caminito e la povertà</title>
		<link>https://www.borderliber.it/caminito-romanzoa-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Aug 2024 19:20:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;L&#8217;acqua del lago non è mai dolce&#8221; di Giulia Caminito, Bompiani, 2021 Una storia dura e amara: l’autrice, Giulia Caminito, ci mette subito in guardia col titolo. Un racconto di povertà, di case in assegnazione, di una famiglia sgangherata, di un fratello maggiore figlio di un altro uomo, di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;L&#8217;acqua del lago non è mai dolce&#8221; di Giulia Caminito, Bompiani, 2021</strong></p>
<p>Una storia dura e amara: l’autrice, Giulia Caminito, ci mette subito in guardia col titolo.</p>
<p>Un racconto di povertà, di case in assegnazione, di una famiglia sgangherata, di un fratello maggiore figlio di un altro uomo, di due gemelli, di un padre in sedia a rotelle ridotto allo stato larvale, che si spegne ogni giorno di più come un moccolo lasciato acceso troppo a lungo, sfibrato e silente. Di una figura materna forte, caparbia e assertiva, che lotta ogni giorno per la sopravvivenza della famiglia, perché la vita non le ha fatto sconti.</p>
<p>L’io narrante è una ragazza che vedremo prima bambina poi adolescente e adulta, fino alla laurea. <strong>Un romanzo di formazione? Più che altro di distruzione, direi.</strong></p>
<p>La vita di <strong>Gaia</strong> è un’eterna strada in salita, un percorso ad ostacoli imposto dall’essere nata in un nucleo familiare schiacciato da difficoltà economiche che ne condizionano l’esistenza. Una ragazza che non riesce a vivere le amicizie spontaneamente, si vergogna delle sue origini, della sua famiglia, della sua casa stretta, tant&#8217;è che non invita mai nessun’amica a fare i compiti da lei.</p>
<p>Ci accompagnano i suoi mutevoli stati d’animo, la sua rabbia dapprima repressa e poi esplosiva, il suo rancore verso le <strong>élite</strong> che possono ottenere tutto ciò che lei fatica anche solo a sognare.</p>
<p>Lei però non è una povera vittima innocente dei bulli della scuola, delle amiche che le hanno portato via il ragazzo: <strong>dentro di lei cova una rabbia così forte da straniare talvolta il lettore.</strong> È capace di fare del male, di picchiare, anche di ammazzare per cieca vendetta. Come lei stessa dice, neppure le amiche la conoscono bene e non sono in grado di concepire la portata <strong>“dei miei momenti schizoidi, delle mie imprevedibili ma cadenzate reazioni esagerate”</strong>.</p>
<p>E il lago? Il lago è sempre sullo sfondo, onnipresente quasi in ogni capitolo. È il lago di <strong>Bracciano</strong> con le sue credenze, i suoi miti, il suo presepe subacqueo. È un elemento positivo della storia, ma non fino in fondo “molto tempo fa era un vulcano, perché questo è il nostro lago: il risultato di una implosione”.</p>
<p>Implosione. Anche nella protagonista si verificano delle implosioni di rabbia; è una supernova che fa terra bruciata.</p>
<p><strong>Antonia</strong> prova a salarne le acque, prova a crescere <strong>Gaia</strong> secondo la sua tenacia ed i suoi intendimenti, ad inculcare valori e sacrifici, l’amore per lo studio, la rinuncia a cellulare, televisore, capelli lunghi e curati, modernità, piacevolezze dell’esistenza varie; vuole che lo studio, ed i sacrifici che comporta, riscattino lei e la figlia.</p>
<p><strong>Gaia</strong> deve reagire però in qualche modo. Non può opporsi ai dettati imposti dalla figura materna, non può che esserne soggiogata. Si difende allora innalzando una barriera impenetrabile che la rende inarrivabile e mai feribile. I colpi che la vita riserba non possono scalfire la sua corazza, non possono piombare nel suo <strong><em>io</em></strong> più profondo. Anche quando perde i legami più cari, anche quando l’amicizia la fa soffrire, anche quando l’amore la delude: <strong>lei non può andare in pezzi.</strong></p>
<p>Più volte durante il racconto ci imbatteremo nella sua furia e la perdoneremo.</p>
<p><strong>“L’acqua del lago non è mai dolce</strong>” è un romanzo che si nota innanzitutto per l’accuratezza nello stile, nella scelta delle parole e per la particolarità nell’usare frequentemente lunghi elenchi di parole, frasi, riflessioni che hanno il pregio di rafforzare certi concetti.</p>
<p><strong>Caminito</strong>, di estrazione borghese, fa una scelta coraggiosa nel rappresentare un contesto di povertà tramite l’immedesimazione. La scelta si rivela vincente. Attraverso Gaia, spesso eccessiva e detestabile (in verità punto di forza del personaggio), riesce a rappresentare appieno la desolazione adolescenziale e l’incomunicabilità che spesso caratterizza e distrugge l’essere umano.</p>
<p>La protagonista ricorda a tratti Lila de &#8220;L’amica geniale&#8221;: rabbiosa, brillante e povera. Tuttavia, per quanto si possa paragonare alla<strong> Ferrante</strong>, Caminito rimane una voce ben riconoscibile.</p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;acqua del lago non è mai dolce&#8221; </strong>è un romanzo di contenuti, una scatola che ne racchiude molte altre, una voce narrante che coinvolge ed incalza il pubblico a completare il cammino insieme a lei. Questa non è una storia di redenzione e non se ne percepisce l’intento da parte dell’autrice; è una storia il cui peso specifico è importante nella formazione di chi scrive, <strong>come un tatuaggio sulla pelle.</strong></p>
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		<title>La leggenda della libertà</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-leggenda-della-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2022 04:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Lago]]></category>
		<category><![CDATA[Montagna]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Antonella Perrotta È l’alba. La nebbia avvolge il borgo arroccato sul dorso della Montagna e anche la valle fino al lago, una pozza d’acqua alimentata dal fiume e dalle nevi delle Dolomiti e dalle piogge torrenziali d’autunno. Un versante della Montagna, un giorno di primavera di cui ormai pochi conservano il ricordo, era [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Racconto di Antonella Perrotta</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È l’alba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nebbia avvolge il borgo arroccato sul dorso della Montagna e anche la valle fino al lago, una pozza d’acqua alimentata dal fiume e dalle nevi delle Dolomiti e dalle piogge torrenziali d’autunno. Un versante della Montagna, un giorno di primavera di cui ormai pochi conservano il ricordo, era venuto giù con un sordo boato che aveva fatto tremare l’aria e ghiacciato il sangue dei montanari, immobili e impotenti di fronte all’evento, mentre gli animali selvatici si sperdevano, in fuga, e le capre belavano al chiuso degli ovili e i cani pastore abbaiavano all’aria. Pietre e terra e nevischio erano rotolati tutti assieme, si erano accucciati ai piedi di quel che rimaneva del versante, si erano assestati e avevano fatto da culla alle acque.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lago è nato così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Uomo esce da casa. Accosta la porta, accarezza il legno degli scuri e la pietra tagliata a mano della facciata, rivolge lo sguardo alle tegole spioventi del tetto, poi lo allarga verso gli alberi con i rami irrigiditi dalla calaverna e si stringe d’istinto nel cappotto. La brina cristallizzata vira all’azzurro e l’acqua del lago a un turchese spento, ma l’aria sa di fumo e la Montagna ne è completamente avvolta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Uomo la ricorda sempre così, la sua terra. Fumosa d’inverno e brillante d’estate, col ghiaccio di carta da zucchero e il lago di turchese, con la terra di bambagia e di smeraldo, con la Montagna di crema, di ferro e di carbone, con i girasoli d’oro e i fiordalisi che onorano gli occhi di sua madre. L’ha vista sconquassata dalla guerra, trapassata da parte a parte dalle bombe e dai proiettili, calpestata dagli scarponi dei soldati e da quelli dei partigiani che ne avevano fatto rifugio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato uno di loro, un partigiano, in un tempo lontano, quando il coraggio non avevi bisogno di chiamarlo, ché l’avevi e basta, e il pensiero non avevi bisogno di propagandarlo ai quattro venti per convincertene, ché era tuo e basta, nutrito alla fiamma di un fuoco nascosto in una grotta. Il Bene e il Male l’ha sempre sentito dentro, senza bisogno che qualcuno glielo spiegasse e la guerra è il Male, è pianto secco, cristallizzato sulle guance come la brina sui rami, senza un accenno di azzurro che valga ad addolcirlo. Anche lui si è macchiato del peccato della guerra e ha chiesto perdono al Signore per questo. Non si è mai sentito un eroe, ma soltanto un peccatore che non ha avuto scelta e chissà se è vero…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un proiettile sta ancora nella sua gamba destra. Averlo nella carne gli ricorda il suo peccato e quello dell’umanità intera e zoppicare è il suo modo di espiarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A ricordargli quei giorni infami, anche un flauto che suo nonno aveva intagliato per lui col legno della Montagna quando era ancora un bambino. “Una leggenda dice che è il suono della libertà”, gli aveva detto e lui lo suonava e suonava ancora e, mentre le note rifluivano nella valle e arrivavano fino al lago, pensava ai caprioli, agli stambecchi, alle trote e ai cavedani, liberi di andare e di nuotare, e a se stesso, libero pure, e si sentiva rassicurato, ché tutto è possibile quando si è liberi, anche morire liberi. Per questo, per ricevere dalle note la consolazione di morire da uomo libero, aveva portato il flauto sempre con sé, pure in guerra, rifugio dopo rifugio, mentre si macchiava le mani e l’anima di sangue.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, lo porta nella tasca posteriore dei pantaloni. Lo tocca per assicurarsi che stia lì prima di allontanarsi da casa. È più un’abitudine, ormai, la sua. Ha ricevuto il privilegio di nascere e vivere in un luogo che sa di quiete, ma l’Uomo è consapevole che si tratta di una quiete fittizia e precaria, che guerra si consuma in ogni angolo del mondo, che ci sono, e ancora ci saranno, proiettili conficcati in una gamba e scarponi di soldati a calpestare la terra e bombe ad annientarla e rifugi negli anfratti e peccatori che pensano di non avere scelta e pianto secco cristallizzato sulle guance come la calaverna sui rami. Sa dell’ambizione del Potere e della forza manipolatrice sugli eventi e dell’inganno della Verità, ché la Verità non esiste, è soltanto il frutto dello sguardo degli uomini. Sa che non può più credere alle favole raccontate da un nonno a un nipote per incoraggiarlo alla vita, né alle note di un flauto intagliato nel legno della Montagna e neanche alla sua terra che si rivolterà contro, prima o poi, pure più di quel giorno lontano, e neanche agli stambecchi, ai caprioli, alle trote e ai cavedani che nemmeno si riproducono più. L’Uomo sa di non poter credere agli uomini, burattinai della catastrofe e fautori del Male, lo stesso che anche lui ha commesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha peccato per niente. In guerra non c’è mai stato un solo uomo vincitore e nessuno è diventato davvero libero, neanche nell’ora della morte. Ma, per lui, sarà diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Saluta la sua casa e si allontana da solo verso la Montagna alla ricerca di una grotta in cui accendere un fuoco nascosto, come fanno gli animali selvatici quando vanno a morire lontani dal branco. È giunta l’Ora, ormai. Si lascia avvolgere dalla nebbia, mentre le acque del lago sospirano senza infrangere il silenzio della valle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo un suono, l’ultimo, di un flauto di legno.</p>
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