<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Ginevra Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/ginevra/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/ginevra/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Jun 2025 16:33:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Wanda Marasco: Di spalle a questo mondo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/wanda-marasco-di-spalle-a-questo-mondo-recensione-barettini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jun 2025 22:01:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Barettini]]></category>
		<category><![CDATA[Ginevra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Marasco]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Palasciano]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Unità d'Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14497</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Alessio Barettini. In copertina: &#8220;Di spalle a questo mondo&#8221; di Wanda Marasco, Neri Pozza, 2024 Di spalle a questo mondo, di Wanda Marasco, edizioni Neri Pozza, è un romanzo che assomiglia a un cielo di Napoli al tramonto. I colori escono dalle bocche dei personaggi, le sfumature sono le loro storie, l&#8217;intensità, le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/wanda-marasco-di-spalle-a-questo-mondo-recensione-barettini/">Wanda Marasco: Di spalle a questo mondo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Alessio Barettini. In copertina: &#8220;Di spalle a questo mondo&#8221; di Wanda Marasco, Neri Pozza, 2024</strong></p>
<p><strong>Di spalle a questo mondo</strong>, di <strong>Wanda Marasco</strong>, edizioni <strong>Neri Pozza</strong>, è un romanzo che assomiglia a un cielo di Napoli al tramonto. I colori escono dalle bocche dei personaggi, le sfumature sono le loro storie, l&#8217;intensità, le voci.</p>
<p>I protagonisti del romanzo sono tre: <strong>Napoli, la Storia e un uomo che è un&#8217;idea di uomo</strong>, la perfetta (troppo?) corrispondenza fra ideale e azione, un esempio per la civiltà, ma anche un&#8217;ombra, la sua. O forse il romanzo non è un affresco o un quadro, ma un&#8217;architettura barocca, o proprio la Torre di Capodimonte che è la casa di Palasciano e luogo nel luogo, il centro, la casa di Ferdinando e Olga.</p>
<p>E tutti i suoi merli e i suoi mattoni. I merli visibili, perché le linee a Napoli sono curve e rettilinee nello stesso momento; i mattoni, perché la storia che Marasco racconta è vera, è solida e con questa tutta l&#8217;attenzione del caso che l&#8217;autrice indaga con cura, perché anche i valori veicolati risaltino sempre.</p>
<p>Ferdinando Palasciano è stato un chirurgo e parlamentare venuto a mancare nel 1891. Di lui la pagina Wikipedia riporta una considerazione che è al centro della sua vita e di questo romanzo, anche perché queste parole furono tenute in grande considerazione durante la Convenzione di Ginevra del 1864, altresì ricordata per i diritti delle vittime di guerra, in anni in cui la Croce Rossa non esisteva ancora: «Bisognerebbe che tutte le Potenze belligeranti, nella Dichiarazione di guerra, riconoscessero reciprocamente il principio di neutralità dei combattenti feriti per tutto il tempo della loro cura e che adottassero rispettivamente quello dell&#8217;aumento illimitato del personale sanitario durante tutto il tempo della guerra.»</p>
<p>Medico capace, chirurgo apprezzato in tutta Europa, amico di Garibaldi dopo averlo curato, ma anche personalità circondata di ombre, una diagnosi di demenza, una forma di malattia mentale di cui certo la società dell&#8217;epoca teneva in considerazione solo per alcune delle sue implicazioni. Accanto a lui Olga de Vavilov, la moglie russa che protegge la vita dello spirito del marito, è una vestale moderna, stoica, dolcissima e fondamentale, la vera roccaforte di suo marito, pronta a esporsi agli attacchi esterni, seppure il Palasciano sia una figura amata e rispettata a Napoli, ma si sa, gli sguardi possono inquietare anche se non hanno intenzioni bellicose.</p>
<p>La Storia con la &#8220;s&#8221; maiuscola è quella dell&#8217;Italia unita, di un uomo diviso fra vita parlamentare e professionale, medica. <strong>Wanda Marasco</strong> ha giustamente scelto di voler riconoscere una memoria certo non molto nota, o meglio non nominata spesso, della cultura italiana. Ma quella che la accompagna e in un certo senso la accudisce è proprio la storia della malattia psichica del dottore protagonista, una forma psicotica non semplice né per sé stesso né per Olga, un distacco da sé che viene osservato da vicino, con riguardo e con delicatezza nell&#8217;affetto degli amici e nei tentativi di comprensione, questi, va da sé, non sempre in grado di specchiarcisi in modo equilibrato.</p>
<p>La scrittura è particolarmente calibrata a mostrare che il dolore di Palasciano è accompagnato da una lucida freddezza, come si evince sin dagli esergo di Bufalino e Pessoa. <strong>Wanda Marasco</strong> ci permette di restare in posizione privilegiata a guardare da vicino la condizione del dottore. Seguiamo il suo peggioramento prima con cautela, poi con apprensione, infine con disperata rassegnazione, una corsa prudente ma intensa, un sentiero accidentato non privo di bellezza. La narrazione alterna capitoli dalla struttura romanzesca classica, un narratore esterno che ci mostra gli eventi, ad altri in cui la narratrice è Olga, è il suo ricordo di Ferdinando, la sua narrazione interiore. Il tratto più evidente riguarda la presenza di frasi brevi, un ritmo sostenuto, quasi inesorabile:</p>
<p><em>Gemito. Storia umana marchiata dall&#8217;abbandono. Nei tratti dell&#8217;uomo sperduto si portava dietro un&#8217;infanzia enorme: nervi frementi, energia fanciullesca, fuga e vagabondaggio. Magro, nodoso. E si muoveva come se fosse soggetto al vortice di una tempesta, oscillando, ma radicato al suolo. Questa natura arborea la vedevi subito per come il corpo, tra slanci e stasi, pareva chiedere di continuo un posto sulla terra. (p.18)</em></p>
<p>La storia di Palasciano si intreccia con quella di altre personalità: Vincenzo Gemito, Domenico Morelli, Salvator Rosa, Antonio Ranieri, Edoardo Dalbono. Fra tutti loro, fra quasi tutti i personaggi, i dialoghi sono in napoletano. Il racconto non procede in senso cronologico, ma anche quando il centro non è la malattia di Palasciano, Marasco è cauta nel mostrarci quell&#8217;elemento come una costante della sensibilità del medico. Si veda per esempio questo passo, tratto dal capitolo dell&#8217;incontro fra lui e la futura moglie, affetta da una zoppia che ne segnerà i passi esistenziali, mentre in lui ancora nulla si è manifestato:</p>
<p><em>Uscito Trifonov, c&#8217;era stato un momento di imbarazzo. La signora taceva. Lui si sentiva sguarnito. Dal balcone arrivavano le strida dei gabbiani e dentro lo studio c&#8217;era come il vuoto di una musica interrotta. Era cominciata così, con un massacro della timidezza. (…) Aveva interrotto l&#8217;emozione con questo guizzo, ma il turbamento era tornato più forte sette giorni dopo. Olga, distesa sul tavolo operatorio, nel sonno provocato dal cloroformio. Gli era parso un corpo appena creato. E le sue azioni di medico un&#8217;intrusione nel mistero della creatura. (pp.38-39)</em></p>
<p>Il resto degli eventi raccontati riguarda l&#8217;incarcerazione di Palasciano, l&#8217;internamento, il successivo ritorno a casa, e di volta in volta vengono registrate con assiduità e attraverso i dialoghi le reazioni, le attese, gli sviluppi, specialmente quelli dei due protagonisti e degli amici più stretti. Come già detto l&#8217;intenzione di <strong>Wanda Marasco</strong> è di tracciare un arabesco che parta dal corpo, o meglio dai corpi (quello di Palasciano, malato nella psiche, e quello di Olga, malata alla gamba) giù verso la sua anima che è ogni anima, e rendendo onore alla sua memoria si tramuta il dolore in poesia, o, se non altro, in uno sguardo trasversale di cui lo stesso Palasciano sembra volersi rendere conto, osservandosi con spirito scientifico che unisce la consapevolezza di sé alle percezioni del mondo esterno, a creare uno spazio intermedio rigoglioso e ridondante:</p>
<p><em>Piano nei secoli. Ci aveva messo lo zelo a credere che la cavalla e il suo spirito fossero una cosa sola. Un unico corpo sacro e animale che sfiorava muraglioni e parapetti e assorbiva il carattere di materie innalzate e sprofondate nello stesso istante. Che istante era? Lo aveva capito di fronte al mare, quando il disegno si era definito. (…) Fine del mimetismo animale. Il tempo di accarezzare la cavalla. Fremiti delle froge. Erano anche i fremiti suoi. Stavano ultimando il racconto di come aveva dovuto penetrare le cose morte e vive per tornare a casa. (pp.79-81)</em></p>
<p><strong>Di spalle a questo mondo</strong> è un romanzo coraggioso, lirico, dalle tinte strabordanti, eccessive, con le parole gonfie di possibilità e implicazioni, un&#8217;epica contemporaneamente popolare e nobile, ricca di contrasti, dove convivono “scivoloni” da romanzo rosa con elementi che puntano allo sbalordimento, un ritmo che è drammaturgico e violento:</p>
<p><em>Perché era toccato a lei quel destino capovolto? E l&#8217;amore. L&#8217;amore che non salvava. Doveva proteggere Ferdinando da sé stesso, sorvegliarlo, somministrargli le medicine mattina e sera, mettere in ordine ogni giorno il dolore. Segretezza forzata, menzogne. Una dietro l&#8217;altra le finzioni necessarie. Tenere in equilibrio due vite vacillanti. Obbedire alla malattia. A nient&#8217;altro che alla malattia. (p.119)</em></p>
<p>Un romanzo che punta in alto, estremamente connotato, con una presenza costante dell&#8217;autrice dentro la narrazione, una scrittura vitale e rigogliosa, coraggiosa e forte, che sa tenere con costanza l&#8217;asticella del ritmo e dello stile, a tratti forse troppo laboratoriale, poco propensa a lasciare spazio al lettore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/wanda-marasco-di-spalle-a-questo-mondo-recensione-barettini/">Wanda Marasco: Di spalle a questo mondo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14497</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Un animale selvaggio. Joël Dicker e la perfezione dell&#8217;invidia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dicker-animale-selvaggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 23:05:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ginevra]]></category>
		<category><![CDATA[Invidia]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Sacra Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Sospetto]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=10911</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Un animale selvaggio&#8221; di Joël Dicker, La nave di Teseo “Siamo a Ginevra, in Svizzera, i primi di luglio del 2022. Si sta svolgendo una rapina in una gioielleria del centro.” &#8220;Un animale selvaggio&#8221; di Joël Dicker si apre così. Il lettore è fin da subito rapito dalla storia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/dicker-animale-selvaggio/">Un animale selvaggio. Joël Dicker e la perfezione dell&#8217;invidia</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Un animale selvaggio&#8221; di Joël Dicker, La nave di Teseo</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Siamo a Ginevra, in Svizzera, i primi di luglio del 2022. Si sta svolgendo una rapina in una gioielleria del centro.”</em></p>
<p><strong>&#8220;Un animale selvaggio&#8221;</strong> di <strong>Joël Dicker</strong> si apre così. Il lettore è fin da subito rapito dalla storia e si trova a girare una pagina dietro l’altra senza nemmeno accorgersene.</p>
<p>Lo stile di Dicker ha questa caratteristica, ti fa immergere nella trama senza nessuno sforzo, puoi leggere senza preoccuparti della noia, sarai solo piacevolmente solleticato a ricostruire tutte le tessere dell’enigma fino alla conclusione.</p>
<p>Il romanzo si sviluppa ripercorrendo alcune settimane precedenti alla rapina, durante le quali due coppie con figli fanno amicizia. La prima coppia, vive in una villa lussuosa dalle pareti di vetro, immersa nella foresta appena fuori <strong>Ginevra</strong>. Immaginate di avere come vicini di casa una coppia perfetta: un uomo e una donna belli, ricchi, gentili, affascinanti, con due bambini altrettanto perfetti, che ovviamente adorano la mamma e il papà, i quali sono pure dei genitori affettuosi, tolleranti e amabili. Una vera iattura per <strong>Greg</strong>, il poliziotto vicino di casa di cotanta perfezione, il quale al contrario ha una moglie lagnosa, dei figli indisciplinati e un conto in banca invisibile rispetto a quello di <strong>Arpad e Sophie</strong>, i due “perfettini” di cui sopra.</p>
<p>I Braun sembrano avere una vita senza macchia; sono ricchissimi, realizzati nel lavoro, molto belli e sempre in forma smagliante, hanno una famiglia da spot pubblicitario e sono intensamente innamorati. Gli altri due invece vivono nella stessa zona ma in una delle villette a schiera che i più ricchi chiamano “<strong>L’obbrobrio</strong>”. Hanno un&#8217;esistenza piuttosto ordinaria, fatta di impegni lavorativi e familiari. La coppia appare in evidente crisi, in particolare il marito, che è alla ricerca di nuove emozioni e sviluppa una vera e propria ossessione per <strong>Sophie, </strong>arrivando a spiarla nei suoi momenti più intimi.</p>
<p>Per Karine e Greg Liégan, i Braun, sono una dura prova di confronto, e si sa che spesso: <strong>l’erba del vicino è sempre più verde.</strong></p>
<p>L’ultimo romanzo di <strong>Joel Dicker</strong> gioca su un sentimento impopolare quanto naturale: l’invidia, e intorno a essa costruisce una trama quasi pirandelliana, in cui la verità cambia a ogni pagina, rivelandosi in tutta la sua evanescenza e incertezza.</p>
<p>L’ambientazione del romanzo, Ginevra, con qualche rapida puntata a <strong>Saint-Tropez</strong>, trasporta subito il lettore nel mondo dorato del lusso e della ricchezza, un luogo in cui ogni desiderio può essere soddisfatto. In un caleidoscopico passo a due, le due coppie, i privilegiati Arpad e Sophie, e gli “sfigati” Greg e Karine, si conoscono, fanno amicizia, si invidiano e si ammirano, cercando di scoprire gli uni i segreti degli altri (e ce ne sono molti).</p>
<p>Un continuo andare avanti e indietro con flashback sapientemente orchestrati e una gestione certosina del tempo narrativo: questi gli ingredienti principali di questo <strong>thriller</strong>, che vuole soprattutto sottolineare come tutti noi siamo, dopotutto, animali selvaggi, che tutti in profondità abbiamo un istinto, un qualcosa che ci spinge ad agire, anche in risposta a quelle ossessioni che quando ci prendono sono in grado di cambiare la realtà. Perché i propri impulsi e bisogni facilmente diventano sentimenti, «<strong>e cosa si può fare contro i sentimenti? Sono la nostra unica, vera libertà</strong>».</p>
<p>Questa natura profonda è inoltre proprio ciò che molto spesso nascondiamo sia agli altri sia, in primis, a noi stessi, contribuendo a creare tanti segreti che quando vengono svelati sono in grado «di devastare quella vita armoniosa pazientemente intessuta». Il momento dello svelamento coincide quasi sempre come risposta a una ferita. E «bisogna diffidare degli animali feriti. È il momento in cui sono più pericolosi».</p>
<p>Inizia tutto in modo apparentemente tranquillo, ma poi, come una pantera pronta a balzare, la trama prende una piega inattesa, lasciando il lettore a bocca aperta. L’autore ti conduce dolcemente in una falsa sicurezza, solo per poi svelare una trama che si rivela più complessa e oscura di quanto si possa immaginare. La storia sembra muoversi con calma, ma sotto la superficie si nasconde una tensione crescente. <strong>E quando la pantera si sveglia, lo fa con una ferocia inaspettata, stravolgendo completamente la narrazione.</strong></p>
<p><strong>&#8220;Un animale selvaggio&#8221;</strong> non è solo un thriller, ma una riflessione sulle apparenze, i segreti e le conseguenze delle nostre azioni. Un romanzo dalla struttura innovativa, che alterna presente e passato con maestria. I personaggi, ben delineati, si muovono in un crescendo di tensione, portando il lettore verso un finale sorprendente.</p>
<p>La storia si conclude infatti con un colpo di scena inaspettato, lasciando tutti noi con un senso di suspense e mistero. È un <strong>thriller psicologico</strong> che esplora i temi della ricchezza, dell’ossessione, dei segreti e delle conseguenze delle nostre azioni.</p>
<p>Il maggior pregio del libro è che l’autore ha saputo trattare ogni tema affrontato in modo originale e inconsueto, mostrandoci quanto sia inafferrabile e illusoria quella che riteniamo felicità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/dicker-animale-selvaggio/">Un animale selvaggio. Joël Dicker e la perfezione dell&#8217;invidia</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">10911</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Ginevra, o del non sapere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ginevra-o-del-non-sapere-racconto-garro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 01:43:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Disegno]]></category>
		<category><![CDATA[Ginevra]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Macchina]]></category>
		<category><![CDATA[Passaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Pt Cruiser]]></category>
		<category><![CDATA[Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Spongilo]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=6680</guid>

					<description><![CDATA[<p>Racconto di Rino Garro. Foto in copertina di Martino Ciano. Questo racconto è già stato pubblicato per il periodico &#8220;L&#8217;immaginazione&#8221;, n.306, luglio-agosto 2018, edito da Manni editori E così mio fratello, sua moglie e Ginevra, la figlia di tre anni che si esprime con più proprietà lessicale del mio amico Vincenzo, sono finalmente partiti in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ginevra-o-del-non-sapere-racconto-garro/">Ginevra, o del non sapere</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Rino Garro. Foto in copertina di Martino Ciano. Questo racconto è già stato pubblicato per il periodico &#8220;L&#8217;immaginazione&#8221;, n.306, luglio-agosto 2018, edito da Manni editori</strong></em></p>
<p>E così mio fratello, sua moglie e Ginevra, la figlia di tre anni che si esprime con più proprietà lessicale del mio amico Vincenzo, sono finalmente partiti in macchina per Cosenza. È un lungo viaggio, sull’autostrada ci saranno caldo e traffico e lavori iniziati sessanta anni fa, e sarebbe davvero un peccato terminarli proprio adesso, verremmo meno alla nostra solida capacità di sopportazione.</p>
<p>Hanno caricato e spinto a forza un sacco di roba, più che altro borse, borsoni e barattoli vuoti che avevano portato colmi di vettovaglie e marmellate e conserve i miei genitori e che saranno ancora più pieni e genuini, nel senso migliore e gratuito del termine, quando tra dieci giorni dalla Calabria torneranno in qua. Li ho aiutati anch’io in un certo senso, ho giocato con Ginevra mentre loro sudavano andando in su e in giù per le quattro rampe di scale, però pure io sudavo a tenere testa alle richieste di mia nipote che ripeteva “A che gioco giochiamo ora?”, e dopo tre o quattro minuti “E ora?”, e un attimo dopo “Tu fai il serpente, io la scimmia&#8230; Non così, il serpente striscia e muove le lingue.”</p>
<p>Più volte ho chiesto a mia cognata se non si sentisse stanca, se per caso il bagaglio che aveva tra le mani non fosse troppo pesante. Rispondeva, col respiro fondo, che non avrebbe potuto chiedermi anche questo, dopo avermi già disturbato. Lei certo non sentiva il mio affanno, non vedeva quante poche energie mi erano rimaste, la fantasia ormai volata via, mentre Ginevra correva e saltava e rotolava senza tema del pericolo che induceva. Rideva, ridevo, ma a poco a poco la scintilla si spegneva.</p>
<p>Poi finalmente mio fratello ha detto “Pronti! Ginevra, dai che partiamo! Andiamo dai nonni, andiamo al mare blu”, mentre io pensavo, a occhi chiusi “Sono pronto anch’io, ma per sprofondare in un letto!”<br />
“Ehi, dove vai?” gli ringhia mia cognata sul collo. “Ci sono ancora le piante da sistemare, e poi non scordare di chiudere l’acqua e il gas, di controllare se tutto è in ordine!”</p>
<p>Così, con profondi e mesti sospiri ritorniamo alle nostre occupazioni. Ginevra adesso stringe in una mano pennarelli colorati, nell’altra un paio di fogli bianchi formato A4. Vuole che le faccia un disegno e spinge i fogli sulle mie gambe, sotto i miei occhi. Provo a riempire il bianco con qualche linea di diverso colore, senza sapere e capire quale sia il capolavoro. Ginevra segue attentamente i miei movimenti storcendo la bocca. Allontano il foglio. È un cane, un cavallo? E quella, una bambina o una pecora?</p>
<p>“No, non così!” urla Ginevra. “Spongilo.”<br />
“Che cosa spongilo?” chiedo.<br />
“Disegna, qui” fa lei, indica uno spazio bianco.</p>
<p>Provo a tratteggiare un cerchio e degli occhi per qualche animale preistorico, ma Ginevra piagnucola “No no, spongilo.”</p>
<p>“Non lo so cosa dici”, continuando a elaborare ghirigori, a caso. “Va bene, adesso?”<br />
“No, non così”, e a un tratto mi afferra la mano e scoppia a piangere.<br />
“Ginevra, ti prego, non ho capito&#8230;” Mi sento completamente perso, sul punto di piangere anch&#8217;io.<br />
“Spongilo” continua a dire lei tra i singhiozzi, le lacrime le riempiono gli occhi e le invadono la bocca.</p>
<p>Mi sembra un’ingiustizia non poterla aiutare, ma d’altra parte ha solo tre anni e non potrebbe esprimersi meglio di così. Se poi parlasse Vincenzo, capirei ancora meno.</p>
<p>“Devi disegnare Spongebob” fa mio fratello spiando dalla porta.<br />
“Che cos’è? Chi è?”<br />
“Un personaggio dei cartoni animati, ha la testa quadrata e buchi come la groviera&#8230; È una spugna.”<br />
“Una spugna?!”</p>
<p>Ginevra piange e dice “Spongilo, Spongilo&#8230; disegnalo quiii!” con una cantilena che quasi mi strappa gli schiaffi dalle dita.</p>
<p>“Ma non l’ho mai visto, bella&#8230;” cerco di difendermi da lei, adulando.<br />
“Disegnalo quiiiii!”<br />
“E fai uno sgorbio qualsiasi” urla mio fratello.<br />
“Ma perché non vieni tu?”<br />
“Ti sembra che sto a divertirmi, secondo te?”<br />
“Guarda che ti faccio un piacere, sei tu che parti!”<br />
“Perché, hai meglio da fare, oltre che andartene in giro tutto il giorno a zonzo? Poi però ogni volta che torno ti precipiti a reclamare burrate, bocconcini e mozzarelle, e pomodori sottolio e soppressate&#8230; Tutti genuini, tutti gratis.”<br />
“Non paghi certo tu&#8230;”</p>
<p>Ci pacificano solo le urla acute di Ginevra, che ricomincia la sua tiritera: “Spongilo, disegna Spongilo, quiii!</p>
<p>“E fai uno sgorbio, una testa quadrata e quattro buchi&#8230; che ci vuole, impedito!”<br />
“Ma chi è questo Spongilo, questo cretino, e chi li inventa questi animali&#8230;”</p>
<p>A denti stretti, traccio linee approssimate; Ginevra si aggrappa alla mia mano e considera molto seriamente il mio lavoro. Un po’ per volta le torna il sorriso. A me sembra di aver scalato una montagna. Di respirare aria così cristallina da far star male, non solo me.</p>
<p>“Spongilo, Spongilo” dice battendo le mani.<br />
“Ma chi cazzo è?” penso ancora, mentre la PT Cruiser è ferma al semaforo e Ginevra dal lunotto mostra il suo più luccicante sorriso. Di colpo, affrettando i passi, mi sfiora l’idea che forse potrei partire insieme a loro. Qualche giorno di vacanza al mare, al sole asciutto. Perché no. È il verde che brucia le speranze. Ginevra soffia sul vetro e con l’indice vi imprime linee invisibili, come piccoli cerchi in un quadrato, intanto che l’auto e il suo viso via via rimpiccioliscono.</p>
<p>Mi mancherai, piccola, assai. Quando stasera, tornato a casa, mangiando sul divano qualche briciola di qualcosa, farò zapping davanti alla TV fino al mattino. Fino a stordirmi di niente.</p>
<p>Che cosa vuol dire non sapere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ginevra-o-del-non-sapere-racconto-garro/">Ginevra, o del non sapere</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6680</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
