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	<title>Ermetismo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La rosa nel bicchiere. Confrontiamoci con Franco Costabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 03:10:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La rosa nel bicchiere&#8221; di Franco Costabile, Rubbettino, 2024 Perché solo oggi? Chi ha deciso o ha perpetrato nel tempo quest&#8217;opera di occultamento e omissione che ha privato, soprattutto noi calabresi, del poeta di Sambiase, Franco Costabile? A queste domande, che certamente non troveranno risposta, consegno l&#8217;amarezza di ciò [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La rosa nel bicchiere&#8221; di Franco Costabile, Rubbettino, 2024</strong></p>
<p>Perché solo oggi? Chi ha deciso o ha perpetrato nel tempo quest&#8217;opera di occultamento e omissione che ha privato, soprattutto noi calabresi, del poeta di Sambiase, Franco Costabile?</p>
<p>A queste domande, che certamente non troveranno risposta, consegno l&#8217;amarezza di ciò che avrebbe potuto essere; <strong>ma con i &#8220;se&#8221; non si fa la storia, al massimo se ne inventa una che il più delle volte è di pessimo gusto.</strong> Non ho mai avuto simpatia per i <strong>&#8220;centenari&#8221;</strong>, molte volte servono per spettacolarizzare la nostalgia e qualche vanitoso prurito. In questo caso, però, mi sono dovuto ricredere, anche perché senza tale anniversario, Costabile sarebbe stato solo uno dei tanti nomi che ho sentito citare in qualche convegno. Riconosco di essere un po&#8217; superficiale.</p>
<p><strong>Costabile è nato nel 1924 a Sambiase</strong>, quella che oggi chiamiamo Lamezia Terme, ma lui non poteva saperlo, visto che la fusione tra Sambiase, Nicastro e Sant&#8217;Eufemia è avvenuta nel 1968, ossia tre anni dopo la sua morte. È stato un poeta, uno di quelli che nonostante le sue frequentazioni &#8211; pensiamo al suo maestro <strong>Ungaretti</strong> &#8211; nonostante i riconoscimenti ricevuti, nonostante le sue opere, è stato lasciato nel dimenticatoio, in quell&#8217;angolo in cui finiscono ancora oggi pletore di <strong>&#8220;autori locali&#8221;</strong>, applauditi dagli amici e criticati dai nemici che gli attribuiscono al massimo il titolo di <strong>&#8220;scemi del paese&#8221;.</strong></p>
<p>Ora, in questa diatriba di stampo popolare e provinciale, <strong>Costabile</strong> non c&#8217;entra e non c&#8217;entrava nulla. Come dice <strong>Aldo Nove</strong> nella prefazione di<strong> &#8220;La rosa nel bicchiere&#8221;</strong>, edito da Rubbettino, &#8220;a questo poeta non si possono mettere etichette o confini&#8221;. Franco Costabile non è solo un poeta di <strong>Calabria</strong>, ma di respiro europeo. Fatto sta che i primi a esserne stati privati sono stati i &#8220;calabresi&#8221;.</p>
<p>Ma c&#8217;è un aspetto curioso: dove ti giri giri, sembra che adesso tutti sappiano chi fosse Franco Costabile. Questo <strong>&#8220;eccesso di conoscenza&#8221;</strong> si sta verificando anche con un altro scrittore calabrese che nel 2024 ha compiuto &#8220;cento anni&#8221;, ossia <strong>Saverio Strati</strong>. Io ammetto che fino agli ultimi giorni dell&#8217;agosto 2024, periodo in cui ho iniziato a leggere i versi di<strong> Costabile</strong>, non sapevo nulla di lui, se non che si fosse suicidato a <strong>Roma</strong>, nel 1965.</p>
<p>Ora invece posso dire che le sue liriche, per attualità, per coraggio, per forza espressiva, varranno tanto per generazioni e generazioni.</p>
<p>Sono versi taglienti, capaci di fotografare il dolore, l&#8217;abbandono, l&#8217;indolenza, la vergogna della Calabria. Le sue sono parole che testimoniano, che aprono un discorso <strong>&#8220;politico e sociale&#8221;</strong>, che sono punto di partenza e di arrivo di tutto ciò che continuiamo a dirci.</p>
<p>La poesia di Costabile è arte, perché il particolare si fa universale, mentre per noi calabresi è un sincero esame di coscienza che andrebbe ripetuto costantemente. Inutile che io riporta qui dei versi, vi sottrarrei la meraviglia. Abbiate infatti &#8220;ansia&#8221; di scoprire questo poeta di <strong>Calabria</strong> e spero anche che se ne accorgono nelle scuole, perché sarebbe ora che a qualcuno monti un po&#8217; di sano orgoglio.</p>
<p>Ma sarei ingiusto se non dicessi che tanti, proprio nella <strong>contrada Sambiase di Lamezia Terme</strong>, hanno custodito con rispetto e devozione la memoria di Costabile. In occasione dei cento anni dalla sua nascita, avvenuta il <strong>27 agosto 1924</strong>, si è costituito un Comitato e proprio i componenti promuovono la sua opera. C&#8217;è poi l&#8217;immane lavoro di <strong>Giovanni Mazzei</strong>, che con cura certosina ha ricercato in tutti gli anfratti ogni traccia delle poesie di Costabile.</p>
<p>Tutto meraviglioso, ma adesso sarà compito dei calabresi saper diffondere questa bellezza, questi versi che sono patrimonio della poesia nazionale ed europea, questi pensieri che ricalcano la storia della <strong>Calabria</strong> e che risuonano tristemente bene anche oggi, perché se <strong>Costabile</strong> fosse stato ancora vivo, non avrebbe potuto &#8211; ahinoi &#8211; scrivere cose diverse.</p>
<p>Insomma, è stato fatto un duro lavoro per recuperarlo, ognuno ha adesso il compito di tramandare <strong>&#8220;La rosa nel bicchiere&#8221;</strong> senza veli e priva di inganni.</p>
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		<title>Pietro Romano. Case Sepolte. I Quaderni del Bardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2021 09:16:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[aforisma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione a cura di Martino Ciano &#8211; già pubblicata su L&#8217;Ottavo Le Case sepolte di Pietro Romano sono edifici sprofondati negli abissi dell’anima su cui si sono depositati strati e strati di terra. Sono abitazioni nascoste da frane emotive. Nelle loro stanze non si trovano detriti, sugli oggetti non v’è polvere, tra gli arredi dormono serenamente i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Recensione a cura di Martino Ciano &#8211; già pubblicata su <a href="https://www.lottavo.it/2021/02/pietro-romano-e-il-suo-case-sepolte/">L&#8217;Ottavo</a></em></strong></p>



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<p class="wp-block-paragraph">Le <em>Case sepolte </em>di Pietro Romano sono edifici sprofondati negli abissi dell’anima su cui si sono depositati strati e strati di terra. Sono abitazioni nascoste da frane emotive. Nelle loro stanze non si trovano detriti, sugli oggetti non v’è polvere, tra gli arredi dormono serenamente i ricordi. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il lettore sarà quindi come un archeologo, che dopo aver tanto scavato dovrà anche avere il coraggio di esplorare ogni stanza e di ricostruire i momenti di coloro che vi hanno vissuto. Ed è per questo motivo che quella di Romano non è solo poesia, ma un dialogo incessante con il suo lettore. Proprio a lui viene dato il compito di interpretare i versi, di amalgamarli con le proprie emozioni, con l’esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra queste pagine non vi sono poesie, ma frammenti, a volte brevi aforismi, che si intrecciano in maniera enigmatica. Non c’è un poeta che scrive e un lettore che passivamente assimila, ma un&nbsp;<em>tu&nbsp;</em>che diventa&nbsp;<em>io</em>&nbsp;e un&nbsp;<em>me&nbsp;</em>che si spersonalizza. Per fortuna, l’unica vittima di questo sprofondamento è l’ego. Nessun concetto cerca l’approvazione del lettore, ma spinge a un’interpretazione che trasforma la parola in rivelazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Case sepolte&nbsp;</em>è un’opera&nbsp;<em>ermetica</em>&nbsp;che se da una parte chiede rispetto, dall’altra non elemosina comprensione. Siamo di fronte a un esperimento letterario che va attraversato con coraggio e con audacia. Nessun componimento è slegato dall’altro, ma ogni verso è saldato a quella che potremmo definire un’unica prosa poetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, il lettore-archeologo che avrà il coraggio di immergersi tra queste pagine, ritroverà qualcosa di sé e delle sue radici, una parte del mondo che ha abitato e gran parte dei luoghi dai quali è fuggito prima che la catastrofe piombasse sulla sua dimora. Non c’è altro modo per leggere l’opera di Romano se non con gli occhi dell’anima, sospendendo ogni giudizio, ricavando dai versi un dubbio che apra a nuovi mondi, piuttosto che sperare in una risposta.</p>
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