<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Disegni Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/disegni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/disegni/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Wed, 18 Jun 2025 16:43:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Angelo Sturiale: Metamorfosi testuali sulla sua opera</title>
		<link>https://www.borderliber.it/angelo-sturiale-metamorfosi-testuali-sulla-sua-opera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 22:01:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Disegni]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
		<category><![CDATA[opere]]></category>
		<category><![CDATA[Sturiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14474</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Rocco Giudice. Le foto usate nell&#8217;articolo sono opere di Angelo Sturiale, fornite dall&#8217;autore Difficile ricondurre a un modulo di base o archetipo “trasversale” il lavoro di Angelo Sturiale fra pittura, musica, poesia. Del resto, a dispensarcene è il carattere stesso del suo impegno, in cui gli ambiti più diversi, nonché convivere in tre [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/angelo-sturiale-metamorfosi-testuali-sulla-sua-opera/">Angelo Sturiale: Metamorfosi testuali sulla sua opera</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Rocco Giudice. Le foto usate nell&#8217;articolo sono opere di Angelo Sturiale, fornite dall&#8217;autore</strong></p>
<div dir="ltr" data-olk-copy-source="MessageBody">Difficile ricondurre a un modulo di base o archetipo “trasversale” il lavoro di Angelo Sturiale fra pittura, musica, poesia. Del resto, a dispensarcene è il carattere stesso del suo impegno, in cui gli ambiti più diversi, nonché convivere in tre nicchie più o meno contigue, interagiscono o si riflettono nel vissuto, potremmo dire, biologico (detto a scorno di ogni operatore di sistema algoritmico) della persona e titolare dell’opera.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Forse, una formula potrebbe offrirla la nozione – pur generica, come è inevitabile – di “Horror Vacui” (un brano di musica elettronica composto da Angelo Sturiale: brano disponibile all&#8217;ascolto, con il video della coreografia di Giuliana Patti, sul sito web dell&#8217;autore insieme a altri suoi brani e performance, al seguente hyperlink: <a href="https://seibutsuart.blogspot.com">https://seibutsuart.blogspot.com</a>).</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Questo impulso naturale bio-meccanico, da semplice reazione irriflessa va tradotta in elaborazione culturale, cioè, in un contenuto estetico, quand’anche assecondandone le variazioni morfologiche: estendere a diverse forme di espressione la necessità, in ognuna di esse, di andare oltre gli statuti che ne delimitano il campo di intervento e di validazione. Anche se pittura, musica, poesia rimangono attività autonome, presentate in momenti distinti, ma riconducibili a una unità funzionale e dinamica, al di là delle rispettive rubriche per indici tassonomici. Un dinamismo tendenzialmente diasporico, in cui non c’è gerarchia o passaggio che scandisca la progressione o una continuità fra le arti.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Sovrapposizione, semmai, che Sturiale rinviene nelle retrovie o nella flagranza di un mondo di elementi, segmenti, segni, forme, embrioni la cui vitalità non è legata a una struttura o un’altra. Al loro interno ritroviamo lo stesso processo: la tensione a superare e dunque, a infrangere, per ampliarne il dominio, i limiti statutari e i condizionamenti categoriali (la distinzione fra crome, cromie e cromosomi; fra enzimi e engrammi e fra suoni e fonemi come fra caratteri genetici e alfabetici, fra materia organica e inorganica, la vita essendo un anello della catena dell’Essere, più solida e più lunga della catena di amminoacidi): in ultimo, fra testo pittorico, musicale e verbale. Un “salto quantico” che estende il continuum procedendo per disconnessioni, non solo per simmetrie; per analogie, non necessariamente per omologie fra i diversi ambiti artistici.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Questa correlazione può spiegare equivoci o abusi dell’interpretazione: legittimati, peraltro, anche da predilezioni personali o deformazioni professionali dei critici di lungo corso. Comprensibile anche come cimentarsi in attività così esigenti, musica pittura letteratura, susciti perlomeno diffidenza e preclusioni corporative in chi si candidi o consacri a uno solo di questi allori. Malgrado questo, non credo si possa etichettare come “artista multimediale” chi si misura con tre aree, distinte, ma non inseparabili, della plasticità creativa del cervello.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Sarà probabile che una sorta di sintesi organica, di unione ipostatica a denominazione d’origine biologica ponga problemi che una simulazione/contraffazione algoritmica ci risparmierebbe. Questo non sarebbe, d’altra parte, un bell’acquisto, fuori della giurisdizione utilitaristica: il senso di superiorità sul simile ne uscirà tranquillizzato e corroborato, ma sarebbe la soluzione a un falso problema etico, laddove la minaccia da scongiurare è una intelligenza non organica (non che l’ibrida dia più affidamento) cui addossare le responsabilità di una coscienza che non possiede né può esserle delegata.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">In un’occasione (si presentava “Canzoniere”, Le farfalle, 2024, l’ultimo libro di Angelo Sturiale: poesie, diversamente dalle prose di “Catalogo d’amore”, del 2016, sempre per Le farfalle), la poesia di Sturiale fu gratificata come prossima alla prosa e perfino (ma non vorrei ricordare male), a ridosso della narrazione, anche se non era chiaro in che senso, dal momento che i suoi libri di poesia non presentano una trama di fatti, una serie di eventi che non siano le date, al massimo, a scandire, provvedendovi un ordine. (Mentre “Catalogo d’amore”, che potrebbe essere un romanzo epistolare o un diario, è privo di date: segnate, invece, in capo a ogni poesia di “Finestra”, Algra, 2021).</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Il filo della scrittura non incruna episodi, ma tesse un ordito come fa il tempo, modello oltreché sostrato indispensabile. Questo, anche se leggiamo: “Le parole tra loro hanno sequenze, hanno un prima e un dopo. E tu invece mi accadi dappertutto” (cfr. 24 maggio 2012, in “Tempeste di te&#8221;, Algra, 2015). Ma quello che le poesie di Sturiale apprestano non è nulla che sia suscettibile di letture storiche, sociologiche o ideologiche: a meno che la poesia non meritasse uno slittamento di rango o un passaggio di categoria per la ragion pratica di un verso inconsuetamente disteso.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Lunghe catene di parole, i versi di Sturiale sembrano volersi sottrarre ai vincoli che la catena significante pone a esse e a ciò che sta oltre di esse: presenza, ombra del desiderio da sequenziare in un movimento di fuga dalla lingua, dai protocolli letterari in uso inveterato o up to date, la sua poesia sembra interpretare il rimbaudiano deragliamento ragionato dei sensi nello sconfinare dei versi (e dei sensi) in un inseguimento della presenza che la spinge fino alle estreme e sia pure inafferrabili contingenze metriche.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Non è il caso di impaniarci nell’annosa questione su cosa intendere per poesia e cos’è la prosa, poesie in prosa, prosa ritmica, ecc… Ma, per es., in “Angelo capovolto&#8221;, la poesia di apertura di “Canzoniere&#8221;, troviamo una sequela di novenari, decasillabi e settenari doppi, di cui si allega qualche esempio di seguito: “E dalle nubi capienti e imbiancate di piombo,/ dal frastuono di bianco e di nero che delinea il tuo occhio,/dove mai te ne vai coi fortissimi e i piani che schiacci/e nobiliti col tuo tocco di ali? (…). Dove vai con quel manto che striscia e che graffia, tra le corde di fiumi e /colline intrecciate alle piume di penne, alle penne d’inchiostro con cui tracci e disegni senza alcun orizzonte? Con le note e i tuoi segni tra gli accordi spezzati, le tue/ dita e gli incastri,” ecc…</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Senza dire di una poesia in “Lupt Aghê”, “lingua” il cui conio si deve allo stesso di Sturiale come corrispettivo glottologico del suo sistema di notazione musicale. Una partitura per analogia di cadenze ritmiche e suggestioni foniche, vocalizzi di effusione dadaista “… albêrs faghên stimpû. Ipâ tiprôn gorâda, stîs zintâ…”</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Nessuna chiusura ermetica, fosse pure in senso ludico, pertanto: al contrario, una tensione alla totalità annunciata fin dai titoli di libri e opere di Angelo Sturiale: “Catalogo d’amore”, “Finestra”, “Tempeste di te”, “Grande atlante dei gioiosi amanti”, fino a “Canzoniere&#8221;, in cui il verso, dilatato a una pànica remissione al mondo, non dimentica figure dell’infanzia dell’autore, nella prima parte: mentre la seconda parte vede il testo accompagnare (a distanza) le musiche composte da Sturiale, in un dialogo eterodosso e denso di rimandi, di feedback intrecciati fra tradizione, compresa quella asiatica, da un lato e avanguardia, dall&#8217;altro, da John Cage e Karlheinz Stockhausen a Iannis Xenakis e Mauricio Kagel.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">&#8220;Penna e carta, note e pentagrammi/estesi a grafie (…) Mi definisco e contengo solo nel tracciato dell’/inchiostro. Attraverso il suo movimento in uno spazio/senza geografie, solo con carta bianca o nero cielo” (Settembre 2011, Via Pantano, Catania; in “Tempeste di te”, Algra editore, 2015, pag. 35). Si comprende che una poetica così lucidamente enunciata si affidi a una versificazione che si distende a coprire la superficie della pagina come pure a ridurre la distanza con la prosa. Una poesia cui inside la forma in senso anche propriamente visivo, dunque, per quell’”horror vacui” cui l’ampia apertura alare del verso si sovrappone, coprendo con la nebulosa musicale dei segni verbali la pagina, grafica onomatopea cartacea del silenzio appostato ai margini.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Ma non c’è, non può esserci alcuna contrapposizione dove una giostra di sinestesie, un circuito di forme espressive non decide della grazia manifestata anche nell’acconsentire a quanto è dato: la responsabilità e – tutt’altro che leggera, per le ali di cui necessita – un’”anima-farfalla”, per riprendere il titolo poetico di una pittura di Angelo Sturiale, che ne ha offerto una versione musicale.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">La parola ritrovata come argine a una presenza perduta, a una assenza di cui restituire i confini; il suono come estensione o contrazione della nota; il segno come codice genetico della forma: in questa proiezione o introiezione dei propri paradigmi diremo che danno tutti voce al mondo cui appartengono, allo spazio – foglio, pagina digitale, file, tela, spartito, carta: in una circolarità ermeneutica in atto – in cui esistono. Il rapporto tra forme grafiche, pittoriche, verbali non è di natura materiale, ma fisica: ma fabulatoria e non fisica è la dimensione in cui si collocano grafismi e colori, suoni e parole.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">In questo spazio privo di profondità non ci può essere tempo, movimento, sviluppo, storia. Tutto è dato in unica soluzione, nella sincronia fuori del tempo, in un’equidistanza che non postula lo spazio, che non dipende da una forma, disincarnata dal contesto, né da una materia, che non è solo un sostrato che offra all’idea un mezzo per concretizzarsi nel gesto e una superficie su cui riversarsi, ma l’esito di una scelta e di un gesto, senza discriminare se pittorico, musicale, letterario.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Il sistema di notazione musicale che Angelo Sturiale ha inventato per una musica fuori dal suono cosi da dar voce alla lingua degli “strumenti” (utensili domestici di tutti i giorni: piatti, bicchieri, bottiglie, pentole, ecc…) trascritta nelle sue partiture, apprezzate da György Lygeti (“esoterico e stravagante” definì uno dei brani con cui Sturiale partecipò a un concorso internazionale) e da Sylvano Bussotti, pone il segno aniconico come carattere di scrittura alfabetica tanto quanto pittografica: la sillaba visiva come eco grafica di una cellula sonora.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Corpo o atomo, un continente microscopico o una ameba come terra incognita, una lingua di una sola parola o di un solo fonema, una pittura di un solo grafismo, una musica di una sola nota.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Ciascun elemento, si tratti di un testo verbale, musicale o pittorico, si fa portavoce di una propria vicenda ‘personale’:  narrato e narrante insieme, coincidono, articolando in un discorso diretto libero in prima persona una testimonianza di sé, senza intermediari e senza destinatari predeterminati. Essenziale è il segno come luce a se stesso, prima e di là di ogni distinzione fra dato percettivo e segno che lo sostituisce, quasi che ogni singolo segno, grafico sonoro o verbale, fosse delegato a rappresentare qualcosa in modo da esserne legittimato. Una distinzione così dualistica non è data, nei lavori di Angelo Sturiale: l&#8217;unità è indissolubile, quello che vediamo ascoltiamo o leggiamo sussiste e accade nell&#8217;atto stesso in cui è data l&#8217;immagine sonora visiva o verbale.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Ma nell’assumere una configurazione testuale, i materiali che costituiscono le strutture di base e il supporto fisico delle realizzazioni concrete ci si rivelano, più ancora che articolazioni alfabetiche possibili, la mappa astrale e ipogea di una deriva sinestetica da osservare, leggere, ascoltare, saltando compartimentazioni disciplinari che afferiscono, almeno in prima istanza, a sfere sensoriali privilegiate.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Pensiamo, in particolare, a una pittura di grandi dimensioni di Angelo Sturiale, “Grande atlante dei gioiosi amanti”: non la riduzione in scala di uno stato di beatitudine, ma una ricognizione che dà performativamente conto della gioia degli amanti attraverso la gioia del tracciare la geografia di un poema visivo, come accordo (sinfonico, viene da dire: polifonico) di grafismi e cromatismi.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">I segni, sia alfabetici che pittorici e musicali, sono le impronte digitali e vocali del verbo amorosamente fatto carne, in una allocuzione lirica gioiosa di un amore di cui, finché è vissuto, non può darsi storia, ma somiglia a un balbettio, a uno “jubelo del core”, a un diapason più forte di ogni riduzione a una logica fosse pure di un racconto o di un trattato che registri, educhi, formi devotamente: gli amanti non hanno nulla da insegnare, nulla da dire sulle proprie emozioni come sull’uso felice delle stesse.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">L’amore, come tutta l’arte, non può essere insegnato – noi non siamo liberi di scegliere chi siamo liberi di amare, scriveva Wystan Hugh Auden, esprimendo questa situazione paradossale di reattività, di iniziativa subìta rispetto a cui siamo fin dall’inizio e per sempre in debito e in perdita.</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/angelo-sturiale-metamorfosi-testuali-sulla-sua-opera/">Angelo Sturiale: Metamorfosi testuali sulla sua opera</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14474</post-id>	</item>
		<item>
		<title>In una casa</title>
		<link>https://www.borderliber.it/in-una-casa-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 01:23:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Buio]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[Colori]]></category>
		<category><![CDATA[Disegni]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Forme]]></category>
		<category><![CDATA[lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Mobili]]></category>
		<category><![CDATA[Polvere]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=7298</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. Foto di copertina: Opera del ceramista Benedetto Ferraro, titolo: &#8220;Luce&#8221; Mi assento un attimo dai litigi mondani, attraverso la porta di una casa che la memoria non ha mai perso di vista. Sono tra pareti azzurrine, disegni di bambini tratteggiati su fogli a quadretti. Un albero, un sole, un prato sono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/in-una-casa-ciano/">In una casa</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano. Foto di copertina: Opera del ceramista Benedetto Ferraro, titolo: &#8220;Luce&#8221;</strong></em></p>
<p>Mi assento un attimo dai litigi mondani, attraverso la porta di una casa che la memoria non ha mai perso di vista. <strong>Sono tra pareti azzurrine, disegni di bambini tratteggiati su fogli a quadretti.</strong> Un albero, un sole, un prato sono le figure dominanti. Pochi mobili impolverati; nessuno viene qui da anni, neanche la mia memoria. Mattonelle scheggiate richiamano alla mente passi martellanti, poi, in fondo, una tapparella lasciata a metà, la finestra che affaccia su un cortile in cui v&#8217;è l&#8217;erba alta.</p>
<p><strong>Qualcosa sta tra queste cose</strong>, forse ricordi da pochi spicci che non possono essere venduti neanche durante qualche riunione familiare; ma sarebbe difficile spiegare perché si ritorna in certi luoghi, visto che <strong>persino l&#8217;infanzia li ha rinnegati</strong>. C&#8217;è bisogno di fermarsi per firmare il passaggio, e proprio in questo gioco di parole tra <strong>&#8220;fermare&#8221;</strong> e <strong>&#8220;firmare&#8221;</strong> si sente la necessità di abbandonare per sempre ciò da cui si è fuggiti, da cui si è traslocati in fretta.</p>
<p>Nella dimenticanza trova respiro quello sgabuzzino, la cui porta è stata chiusa a chiave, in cui restava in silenzio un bambino. Gli piaceva ascoltare il ronzio del vuoto, amava immaginare al buio. Passava ore in quel tugurio; non usciva fin quando non aveva percorso tutte le strade che la mente gli suggeriva, <strong>come se lì ci fosse l&#8217;iniziazione alla speranza&#8230;</strong> la speranza di uno spazio incontaminato; magari un&#8217;isola felice in cui riposarsi anche da adulto.</p>
<p>Ci sono gabbie in cui ci si rinchiude e di cui si fanno sparire le chiavi, gettandole in pozzi profondi, senza fondo, nei quali si grida ma non si produce eco. Questa è una prigione che contiene <strong>l&#8217;universo in cui nuoto e catturo ciò che è pur sempre stato</strong>. L&#8217;irrinunciabile sensazione di appagamento che si riceve scrutando i particolari di un sogno ricorrente, magari è sempre il primo che si è fatto e che dopo si è adeguato ai tempi.</p>
<p><strong>C&#8217;è una casa in cui si nasce e nella quale si decide di non morire</strong>, anche se immaginaria essa esiste. A volte si torna tra le sue stanze per addormentarsi, forse per stare un po&#8217; con sé stessi prima di tornare a litigare con ciò che del mondo si percepisce.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/in-una-casa-ciano/">In una casa</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7298</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
