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	<title>beat Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>The Devil is in the Beats: i &#8220;miei&#8221; Chemical Brothers</title>
		<link>https://www.borderliber.it/chemical-brothers-musica-diavolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 02:10:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anni '90]]></category>
		<category><![CDATA[beat]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;The Devil is in the Beats: i &#8220;miei&#8221; Chemical Brothers&#8221; è un articolo di Giusi Sciortino. La foto in copertina è tratta dal web The Chemical Brothers sono un famoso duo musicale britannico formato da Tom Rowlands e Ed Simons che personalmente apprezzo molto. Hanno avuto un impatto significativo sulla scena della musica dance elettronica [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;The Devil is in the Beats: i &#8220;miei&#8221; Chemical Brothers&#8221; è un articolo di Giusi Sciortino. La foto in copertina è tratta dal web</strong></p>
<p><strong>The Chemical Brothers</strong> sono un famoso duo musicale britannico formato da <strong>Tom Rowlands e Ed Simons</strong> che personalmente apprezzo molto. Hanno avuto un impatto significativo sulla scena della musica dance elettronica dagli anni ‘90 in poi con uno stile che spazia dal <strong>big beat all’house all’acid house.</strong> Non ho intenzione di fornire un’analisi prettamente musicale (non sarebbe nemmeno il mio campo), quanto di approfondire uno stimolo che mi è arrivato da un ascolto più attento dei loro testi.</p>
<p>Un elemento che ricorre spesso è la figura del diavolo riproposta pure dagli elementi scenografici negli spettacoli dal vivo, nulla di nuovo sotto il sole: <strong>il tema è stato spesso utilizzato in musica e letteratura per scopi metaforici data la ricca simbologia che lo rende adatto a rappresentare una gran varietà di concetti, come la tentazione, la ribellione, il conflitto tra bene e male, per esprimere conflitti interiori, ancora trattare temi sociali o semplicemente utilizzato per intrigare attraverso un senso di mistero.</strong></p>
<p>Ovviamente, anche i musicisti, così come gli scrittori, si formano un immaginario peculiare a partire dal proprio vissuto o ispirandosi a modelli culturali di vario tipo, di natura colta o popolare; pertanto, l’uso di un simbolo così forte appare dettato più da questioni estetiche che spirituali.</p>
<p><strong>Ma andiamo ai testi.</strong></p>
<p>Nella canzone <strong>“The Golden Path”</strong>, la figura del diavolo d’ispirazione potrei dire faustiana <em>(“As I walked along the supposed golden path / I was confronted by a mysterious specter”, “They said it was the devil and when he spoke His words flowed like glowing lava from the mouth of a volcano”)</em> conferisce un’atmosfera inquietante che stride con la melodia scanzonata.</p>
<p>Un riferimento simile è presente in<strong> “Setting Sun”</strong>, canzone in cui<strong> The Chemical Brothers</strong> hanno collaborato con <strong>Noel Gallagher</strong>, il cui testo richiama immagini di forze maligne: <em>“You&#8217;re the devil in me / I brought in from the cold / You said your body was young / But your mind was very old.”</em></p>
<p>In <strong>“Out of Control”</strong> sono presenti temi di perdita di controllo e suggestioni di una sorta di <strong>“potere oscuro”</strong> (in questo caso, come suggerito dal video ufficiale, sembrerebbe un potere molto terreno, causa e allo stesso tempo cura di mali sociali) che agisce con violenza provocando confusione.</p>
<p>Nel titolo stesso di <strong>“The Devil is in the Beats”</strong> la tematica è già chiaramente enunciata; il brevissimo testo <em>“Music / A combination of sounds / With a view to beauty of form and expression of emotion”</em> riporta al “beat” del titolo, ergo, il diavolo è nel ritmo, bisogna ricercarlo nella musica stessa, forma ed espressione dell’emozione. Il diavolo, quindi, rappresenta la parte istintiva e irrazionale dell’essere umano.</p>
<p>Anche <strong>“Come with Us”</strong> sembra alludere a una multipla entità maliarda e tentatrice che vuole condurre a sé: <em>“Come with us / And leave your Earth behind / Bright and clear / We see the light / All universes at your side”.</em></p>
<p>In <strong>“The Test”</strong> il riferimento di nuovo esplicito del testo <em>(“Devil came by this morning, / Said he had something to show me, / I was looking like I&#8217;d never seen a face before, / Here we go now lets slide in through the open door”)</em>, assieme all’atmosfera del video cupa e claustrofobica e alla musica straniante che prima di scivolare nel ritmo dance intona una specie di litania, ne fanno un ottimo ascolto per<strong> Halloween</strong>, da gustare indossando preferibilmente un travestimento ispirato alla creatura che sbuca dal cassonetto dell’immondizia e saltella nella città che fa da sfondo al video di <strong>“Midnight madness”</strong>.</p>
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		<title>Massimo Angiolani. Mezzo taccuino delle fiabe e delle ciance. Pequod</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jan 2022 12:57:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[beat]]></category>
		<category><![CDATA[Boxe]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Spegne]]></category>
		<category><![CDATA[Taccuino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano Racconti in cui si respira un&#8217;aria di strada, di esperienze dirette, di sudore, disagio e pandemico dolore. Massimo Angiolani torna e lo fa con un altro dei suoi taccuini, con cui si esprime in maniera fulminea. Un opuscolo, un fascio di fogli attraverso i quali ci caliamo nell&#8217;immagine di uno scrittore [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/massimo-angiolani-mezzo-taccuino-delle-fiabe-e-delle-ciance/">Massimo Angiolani. Mezzo taccuino delle fiabe e delle ciance. Pequod</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Articolo di Martino Ciano</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Racconti in cui si respira un&#8217;aria di strada, di esperienze dirette, di sudore, disagio e pandemico dolore. Massimo Angiolani torna e lo fa con un altro dei suoi taccuini, con cui si esprime in maniera fulminea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un opuscolo, un fascio di fogli attraverso i quali ci caliamo nell&#8217;immagine di uno scrittore che prende appunti mentre se ne sta seduto sul ciglio della strada, da una panchina sulla quale siede, nel magazzino in cui lavora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La forza di Angiolani è questa, almeno per me. Le sue parole sono vere, sono ispirate dalla vita cruda, sono un elogio all&#8217;esperienza e a tutti quei  sogni corrotti dalle difficoltà quotidiane. D&#8217;altronde, basta leggere la biografia di Angiolani per capire che siamo davanti a uno scrittore che si cala nel <em>mondo duro, </em>in cui sperare e desiderare sono passatempi da praticare con cura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi racconti troviamo ex pugili e diseredati, ma anche una bambina che scopre attraverso una favola che la morte non esiste. Il tutto arricchito dalle illustrazioni naïf di Roberta Spegne, che con i suoi colori fa di questo taccuino un&#8217;opera dai molteplici significati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Massimo Angiolani ho un affetto particolare. È uno scrittore che stimo. Ha il suo stile <em>beat </em>e <em>pulp</em> che riconoscerei tra altre mille pagine. È un uomo fuori dalle righe e sa raccontare senza sbavature. In lui leggi la <em>vita </em>dei semplici e di questo abbiamo bisogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo <em>mezzo taccuino</em> è un libro che trasuda passione per la scrittura <em>che ti fa incazzare, ti distrugge e non ti sfama&#8230; eppure, non ne puoi fare a meno. </em></p>
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