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	<title>Baselitz Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Gelo. Thomas Bernhard e l&#8217;origine dello sfacelo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/gelo-bernhard-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2024 02:05:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Gelo&#8221; di Thomas Bernhard, Adelphi, 2024, prima edizione 1963 È un sospiro di gelo quello che attraversa le pagine del primo romanzo di Thomas Bernhard, ripubblicato da Adelphi a fine gennaio 2024. Quando nel 1963 comparve per la prima volta, fu tanto esaltato quanto dileggiato. Lo scrittore austriaco non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Gelo&#8221; di Thomas Bernhard, Adelphi, 2024, prima edizione 1963</strong></em></p>
<p>È un sospiro di gelo quello che attraversa le pagine del primo romanzo di <strong>Thomas Bernhard</strong>, ripubblicato da <strong>Adelphi</strong> a fine gennaio 2024. Quando nel 1963 comparve per la prima volta, fu tanto esaltato quanto dileggiato. Lo scrittore austriaco non la prese troppo bene, ci mise un po&#8217; per capire che certi salotti chiedono a gran voce qualcosa che sconvolga, ma poi, a conti fatti, non lo gradisce troppo. È un po&#8217; ciò che succede oggi, ma con tempi più rapidi; <strong>infatti, in pochi mesi gli applausi si trasformano in fischi, fin quando il silenzio non archivia tutto in favore di improbabili posteri.</strong></p>
<p>Bernhard pubblicò Gelo quando si era aperto il dibattito sulla <strong>&#8220;letteratura delle macerie&#8221; </strong>e mentre in <strong>Italia</strong> si costituivano quei gruppi avanguardisti che, pian piano, avrebbero creato nuove dittature culturali capaci di elevare la mediocrità a<strong> libertà di espressione e vicinanza al popolo</strong>, fino a giungere all&#8217;istituzione di un nuovo misuratore della &#8220;bravura&#8221;, ovvero la popolarità.</p>
<p>Thomas sapeva che non avrebbe accalappiato il popolo, anzi era conscio del fatto che se lo sarebbe cominciato a inimicare, perché sfogliando <strong>Gelo</strong> si nota anche quell&#8217;operazione di recupero del <strong>rimosso rimorso nazista</strong> con cui tedeschi e austriaci non avevano mai voluto fare i conti. Il fulmineo passaggio dalla dittatura alla democrazia controllata silenziò l&#8217;elaborazione del lutto, ma questo processo fu anche una manna dal cielo per coloro che avevano intenzione di riciclarsi.</p>
<p>Bernhard però era diverso, non solo rompeva il silenzio, ma aveva in mente di demolire il romanzo. Voleva porre l&#8217;attenzione su quei retaggi <strong>&#8220;romantici&#8221;</strong> del popolo tedesco, ossia <strong>l&#8217;eterna lotta contro la natura, la perpetua e intransigente ricerca dell&#8217;origine del caos, il dominio delle passioni e dell&#8217;indifferenza</strong>, <strong>il turbamento dell&#8217;anima che innesca la malattia del corpo</strong>. Infatti, se è vero che lo<strong> Zarathustra di Nietzsche</strong> era venuto a proclamare la morte di Dio e degli Dei, nonché il recupero del corpo, dall&#8217;altra era anche necessario guardare a quell&#8217;invisibile forza che assorbe ciò che tutto intorno viene rilasciato.</p>
<p><strong>La malattia ha origine nell&#8217;anima?</strong> Sì, e lo capirà anche lo studente di medicina incaricato di seguire <strong>Strauch</strong>, il pittore che ha deciso di bruciare tutti i suoi quadri, che non vuole più avere contatti con l&#8217;arte, che si è rifugiato a <strong>Weng</strong>, uno dei borghi più lugubri dell&#8217;Austria. È lui che guarda allo sfacelo del mondo, perché non c&#8217;è bisogno di grandi orizzonti per vedere il declino, per tastare l&#8217;abisso; a volte basta contemplare il giardino della propria casa, assorbendo tutto, anche a costo di ammalarsi. Ecco allora <strong>la locandiera</strong>, una donna infima, brutta, lasciva, forgiata dalla violenza del marito finito in carcere. La sua ignoranza, o meglio la sua cecità, è immagine di quella violenza indifferente, banale, che aveva toccato quei territori fino a pochi anni prima.</p>
<p>Poi c&#8217;è <strong>l&#8217;ingegnere</strong> che vuole portare a termine la centrale elettrica, laddove non potrebbe sorgere; lì dove la natura ha pensato ad altro. È lui il simbolo di quella lotta per il dominio, per quello stravolgimento dell&#8217;ordine delle cose che rende i tedeschi eterni adolescenti; <strong>Georg Baselitz, nel suo celebre quadro La grande notte nelle fogne</strong>, fa confluire i &#8220;germani&#8221; nella figura di un ragazzino deforme che tiene il suo pene indurito tra le mani. Parallelismo che non si adatta a Bernhard, quasi asessuato nei suoi romanzi, ma che rende bene l&#8217;idea.</p>
<p>Ecco l&#8217;eterno <strong>Priapo</strong>, simbolo di tutti i fascismi; d&#8217;altronde, anche l&#8217;esasperazione della tecnica è un <strong>fascismo</strong>. E in mezzo c&#8217;è <strong>Strauch</strong>, malato nel corpo, ma prima di tutto nell&#8217;anima; convinto delle sue scelte, del suo isolamento, del suo disfattismo. Apparentemente, sembra che la sua sia una lotta, invece è la resa incondizionata di chi sa che non c&#8217;è scampo. Rifiuta di curarsi non per superbia, ma perché sa che curandosi si ammalerebbe di un morbo ripugnante, di una malattia che è dell&#8217;intera umanità contemporanea, <strong>ossia la cecità</strong>.</p>
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		<title>Erotismo come dinamismo. Tra carne e spirito</title>
		<link>https://www.borderliber.it/erotismo-come-dinamismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2022 01:02:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Baselitz]]></category>
		<category><![CDATA[Disegno]]></category>
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		<category><![CDATA[Grande Vetro]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Erotismo come dinamismo. Tra carne e spirito&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è dell&#8217;autore  Una forza motrice incontrollabile che sconquassa l’animo umano. Ecco a voi l’erotismo. Un movimento continuo dell’istinto e dell’animo, difficilmente calcolabile. Non facciamo un abuso se consideriamo l’erotismo come entropia, ossia, come grandezza che misura la confusione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>&#8220;Erotismo come dinamismo. Tra carne e spirito&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è dell&#8217;autore </b></p>
<p>Una forza motrice incontrollabile che sconquassa l’animo umano. Ecco a voi l’erotismo. Un movimento continuo dell’istinto e dell’animo, difficilmente calcolabile. Non facciamo un abuso se consideriamo l’erotismo come entropia, ossia, come grandezza che misura la confusione e il disordine. Nell’arte come nella letteratura, soprattutto nel secolo scorso, all’erotismo è stata assegnata la quarta dimensione.</p>
<p>Marcel Duchamp, padre del movimento artistico d’avanguardia detto Dadaismo, nelle sue opere gli dà un valore concettuale. Prendiamo ad esempio <em>“Il grande vetro”</em>, meglio conosciuto con il titolo, <em>“La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche”</em>. La donna è un grande motore che innesca il meccanismo erotico negli uomini, i quali a loro volta producono una sorta di gas, che torna a lei e che viene rimesso di nuovo in circolo. A simboleggiare questo andirivieni implacabile, impercettibile per l’occhio umano, ma governabile dall’istinto, quell’ <em>“anche” </em>che indica continuità. Una congiunzione che apre una frase, che solo lo spettatore può concludere come meglio crede. Ma questo lavoro è mentale e concettuale, ed esclude il mondo fisico. Non a caso ne <em>“Il grande vetro”</em> non ci sono figure, ma disegni stilizzati e tratteggiati. Il concetto è più forte della figura, la mente governa più dell’occhio.</p>
<p>Guardando alla letteratura possiamo citare l’esempio di Tommaso Landolfi, scrittore e poeta, riscoperto dopo la sua morte grazie all’interessamento di Italo Calvino, in cui la figura femminile è iniziazione erotica alla vita. Un’azione che possiamo riscontrare soprattutto nel romanzo, <em>“La pietra lunare”</em>, apparso nel 1939. Gurù, è la fanciulla – capra dai seni abbaglianti, che accompagna il protagonista in un altro mondo, che si muove quando gli altri dormono. Una stasi, quella del sonno, che rende gli uomini ignari.</p>
<p>Erotismo come guerra, come lotta dinamica e inarrestabile, tra opposti sentimenti dell’ego? Ecco a voi l’opera dissacrante di George Baselitz, <em>“La grande notte nelle fogne”</em>. Un adolescente che è simbolo dell’intero popolo germanico. Un fallo enorme tra le mani che è virilità, ma anche incapacità del tedesco di smettere di giocare alla guerra. Ma dall’erotismo ancestrale e sublime a quello volgare, popolare e sulla bocca di tutti, il passo è breve. Gli esempi maggiori ce li dà la Pop – art. Pensiamo ai collage di Richard Hamilton, dove i simboli erotici abbondano, tanto da diventare merce di scambio. La mercificazione dell’erotismo, dunque, diventa lussuria, ossia sovrabbondanza di eros e di immagini che stuzzicano in continuazione l’istinto. Ciò non blocca il dinamismo, ma dall’altra aumenta in modo esponenziale il grado entropico.</p>
<p>Chi meglio di tutti, a mio modo di vedere, tocca questo tasto è James Ballard nel suo libro <em>“Crash” </em>apparso nel 1973. Sesso perverso, come perversa è la penetrazione della macchina nell’uomo. Alienazione dell’essere, come alienante e confusionaria, è la percezione che abbiamo noi dell’erotismo, ormai sostituito da una mercificazione sessuale, che con sé porta un dinamismo malato. Anzi suicida.</p>
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