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	<title>Atelier Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L&#8217;inverno delle donne</title>
		<link>https://www.borderliber.it/inverno-donne-pontoriero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 01:38:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Rosanna Pontoriero. In copertina: &#8220;Donna alla toilette&#8221; di Antonio Donghi, 1930 La collina dei ciliegi, tardo inverno&#8230; Soffiava un vento appena più tiepido, il sole filtrava le mura ancora umide, sopravvissute all’inverno, un odore poderoso di limoni bagnati animava quella mattinata di inizio marzo, che si presentava agli occhi di Lara con un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Rosanna Pontoriero. In copertina: &#8220;Donna alla toilette&#8221; di Antonio Donghi, 1930</strong></em></p>
<h3>La collina dei ciliegi, tardo inverno&#8230;</h3>
<p>Soffiava un vento appena più tiepido, il sole filtrava le mura ancora umide, sopravvissute all’inverno, un odore poderoso di limoni bagnati animava quella mattinata di inizio marzo, che si presentava agli occhi di Lara con un ritmo lento e nostalgico. Quello era stato molto più di un semplice atelier, Lara si guardava e immaginava il brulichio della vita: <strong>sua nonna, la zia Tonia, zia Vittoria, la signorina Nunzia, il rumore delle macchine da cucire, i bozzetti, il via vai di persone, le faccende quotidiane, i fili, le stoffe.</strong></p>
<p>La vita affiora e appassisce, finiscono le persone, si chiudono i luoghi e si suggellano le epoche. <strong>Lara</strong> stringeva tra le mani un pezzo di seta lilla impolverata, rimasta su un tavolo. Non aveva conosciuto nessuno: né la nonna e neppure le zie, si era però nutrita dei racconti nelle fresche estati d’infanzia alla <strong>Collina dei Ciliegi</strong> e aveva guardato per interi pomeriggi, in compagnia di una fetta di <strong>Charlotte alle pesche</strong>, le vecchie foto con le didascalie appuntate a penna. Tutti in quel borgo descrivevano l’<strong>Atelier Figimondi</strong> come un luogo cado, fuori dagli schemi, geniale. Era stato fondato da Rita Figimondi, sarta insieme alle sue sorelle, nel 1931 ed era rimasto pienamente attivo fino al 1985.</p>
<p>Il giorno dell’inaugurazione indossavano tutte un completo verde acqua e persino il <strong>Gazzettino locale</strong> aveva dedicato all’atelier una cronaca di taglio basso: &#8220;Quattro donne e un sogno. Apre i battenti una raffinata sartoria alla Collina&#8221;. Lara quell’atmosfera avrebbe voluto viverla in prima persona, la storia di quell’atelier era stata la favola della sua giovinezza. E in quel borgo era tornata ormai quasi trentenne, voleva provare a vivere lì per riscattare un amore naufragato, per il quale era arrivata a farsi del male.</p>
<p>Aveva appena terminato l’università, laurea in storia dell’arte, quando aveva conosciuto un mercante d’arte, presso il quale aveva svolto un tirocinio. Ne era nata una storia d’amore all’inizio totalizzante e travolgente, poi diventata per <strong>Lara</strong> una autentica prigione. Il mercante era sposato e per lui quella ragazza non rappresentava altro che una boccata di ossigeno. Le aveva persino affittato un appartamento, dentro il quale Lara si era isolata dal mondo e dai suoi sogni. Aspettava intere giornate la visita dell’amante, che si ritagliava una pausa dagli impegni lavorativi e familiari.</p>
<p>La storia era andata avanti così per circa un anno mezzo, sicché il mercante le lasciò intendere che sarebbe finita, perché avrebbe voluto dare più attenzioni alla sua famiglia. Lara, però, settimane dopo la rottura, scoprì che aspettava il secondo figlio dalla moglie: una doccia gelida, una pugnalata al fegato. <strong>Da lì la depressione</strong>, le giornate trascorse a vegetare nel dolore, in una sorta di afasia, sino al pomeriggio in cui tentò di tagliarsi le vene con una lametta, salvata da una visita improvvisa di sua madre.</p>
<p>Poi il ricovero in ospedale, la riabilitazione e infine, la decisione di tornare al borgo d’origine per ridare significato alla vita. Lara alla <strong>Collina</strong> era arrivata con un fardello grande, tante troppe cicatrici e un passato strozzante, ma era l’alba di un nuovo inizio. Giorni impegnativi aspettavano quella giovane donna, rinvenuta da un precipizio, sopravvissuta a se stessa. Le mura consunte del vecchio atelier la facevano sentire amata, pacificata, per questo aveva deciso di riaprirlo: iniziativa audace e per molti versi folle, alla quale si sarebbe appigliata con tutte le sue forze per salvarsi.</p>
<h3><strong>Inverno delle donne, maggio 2022&#8230;</strong></h3>
<p>Le stanze erano rimaste simili, solo una tinteggiata e una sistemata. Il nome era cambiato: Lara aveva ribattezzato la sua bottega, <strong>L’inverno delle donne,</strong> non sarebbe stata una sartoria, ma un atelier di moda retrò. Un negozio unico, che manteneva lo spirito delle donne che tra quelle mura si erano avvicendate con entusiasmo. Lara ci credeva: <strong>aveva rintracciato il senso della sua vita, dimenticato il marciume passato.</strong> Finalmente era pronta per ascoltare solo se stessa.</p>
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		<title>Incontro all’atelier &#8220;Carlo Sillitti&#8221; di Caltanissetta. La socialità creativa dei cultori erranti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jan 2024 01:51:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
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		<category><![CDATA[Angelo Maddalena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Angelo Maddalena. Cronaca della serata tenutasi presso l&#8217;atelier di Carlo Sillitti, venerdì 29 dicembre 2023 “Caltanissetta fa quattru quarteri, la megliu giuvintù li surfatara”, recita così un canto popolare magistralmente interpretato (e scritto?) da Rosa Balistreri. Sarà l’energia dello zolfo e la forza dei surfatari che fanno di questa città una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Angelo Maddalena. Cronaca della serata tenutasi presso l&#8217;atelier di Carlo Sillitti, venerdì 29 dicembre 2023</strong></em></p>
<p>“Caltanissetta fa quattru quarteri, la megliu giuvintù li surfatara”, recita così un canto popolare magistralmente interpretato (e scritto?) da Rosa Balistreri. Sarà l’energia dello zolfo e la forza dei <strong>surfatari</strong> che fanno di questa città una “piccola Atene”, come era chiamata negli anni ‘60 del secolo scorso, quando nei bar della piazza e del <strong>corso Umberto</strong> si ritrovavano <strong>Leonardo</strong> Sciascia e altri filosofi e letterati nisseni?</p>
<p>C’è un luogo a Caltanissetta dove si respira ancora quell’atmosfera, gli animatori e i gestori di questo luogo si chiamano Carlo e Grazia, e prima di entrare dal grande portone di vetro, si possono leggere due lunghe frasi su due garage attigui al portone: <strong>una è di Luigi Pirandello e una di Leonardo Sciascia</strong>, appunto. <strong>Il 29 dicembre 2023, Filippo Falcone, entrando nell’Atelier Carlo Sillitt</strong>i, ossia una grande stanza a piano terra che è il laboratorio di Carlo, scultore nisseno che ha un’età per cui potrebbe aver incontrato Leonardo Sciascia, ha detto a lui: “Venendo qui ho visto le frasi che hai sparso per i muri della città”.</p>
<p>Ai piedi della<strong> scalinata Lopiano</strong> (Carlo dice che la conoscono così, quindi lo scrive nelle locandine, anche se esattamente si trova in via Melfa) c’è questa stanza; entrando a destra ci sono le sculture di Carlo, un grande uccello e altre figure, quasi sempre di colore bianco. Nella serata del 29 dicembre, come tutti i venerdì di fine mese, c’erano anche le sedie disposte nella parte sinistra e, in fondo, uno schermo dove è stato proiettato il docu-corto <strong>Mi sembra di viaggiare con te</strong>, manuale del moderno cantastorie, di Gabriele Perni, di cui chi scrive è il protagonista.</p>
<p>Grazia, moglie di Carlo e coordinatrice degli incontri del venerdì, ha letto le prime righe della prefazione di Alvise Sgaravatti al libro &#8220;<strong>Nè matto né scemo né ubriaco&#8221;</strong>, poi <strong>Gianfranco Cammarata ha letto la poesia di Antonio Machado</strong>, quella in cui si trova il passo famoso: <strong>“Caminante, non hay un camino, el camino se hace con l’andar”</strong>. Dopo la proiezione del docu-corto, gli applausi scroscianti sono stati indirizzati a Gabriele Perni, regista perugino del documentario durato 29 minuti.</p>
<p>La parola è stata poi data a <strong>Filippo Falcone</strong>, storico di Sommatino, autore di diverse pubblicazioni su militanti di base, tra cui <strong>&#8220;Morte di un militante siciliano&#8221;</strong>, sulla storia di Tonino Miccichè. <strong>“Angelo ha messo la scrittura e il canto a servizio delle lotte popolari degli ultimi anni”</strong>, ha osservato Filippo, “per esempio, il movimento No Tav della Val di Susa”, e ha indicato il libro <strong>&#8220;Diari della Val di Susa&#8221; </strong>che comprende anche il dvd del monologo teatrale <strong>&#8220;Alla Maddalena, la favola del 3 luglio in Val di Susa&#8221;</strong>, che Angelo ha presentato in decine di località, non solo italiane, tra il 2011 e il 2016.</p>
<p>Filippo ha anche citato un capitolo del libro <strong>&#8220;Taccuino di viaggio interiore&#8221;</strong> in cui Angelo parla del pensiero calcolante, prendendo spunto da Umberto Galimberti. <strong>“Tutti siamo sotto il dominio del pensiero calcolante”</strong>, ha sottolineato Filippo. Angelo poi ha letto il passo del libro e cioè il capitolo dal titolo <strong>&#8220;Il pizzettaro, l’arte nell’epoca della tecnica ed Eraclito&#8221;</strong>. Dopo l’intervento di Filippo, Angelo ha cantato la sua canzone <strong>&#8220;La ballata degli invisibili&#8221;</strong>, scritta nel 2021, che Gabriele Perni ha inserito nella colonna sonora del film.</p>
<p>Nel finale, Filippo Falcone ha fatto una riflessione sulle feste natalizie, in cui spesso si tende a un consumo compulsivo, mentre si potrebbe anche valorizzare la letteratura di qualità, come quella prodotta dalla Malanotte, etichetta editoriale di cui Angelo è fondatore e promotore. Angelo ne ha approfittato per citare Mirella Muià, scrittrice ed eremita diocesana che abita nell’<strong>Eremo dell’Unità a Gerace</strong>, nella Locride, e che racconta il suo percorso nel libro <strong>&#8220;La porta aperta dell’orizzonte&#8221;</strong>, uno dei titoli della Libreria Errante.</p>
<p>L’incontro è piacevolmente continuato attorno al lungo tavolo imbandito di ottime pizze di un forno locale e con un gustoso vino, ma anche un assaggio di birra artigianale e tanta convivialità, il tutto offerto da Carlo e Grazia. Un esempio di socialità e creatività, cultura dell’incontro in stile mediterraneo che Filippo Falcone ha definito prezioso e che <strong>“supplisce alla mancanza delle istituzioni”.</strong></p>
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