Incontro all’atelier “Carlo Sillitti” di Caltanissetta. La socialità creativa dei cultori erranti
Articolo e foto di Angelo Maddalena. Cronaca della serata tenutasi presso l’atelier di Carlo Sillitti, venerdì 29 dicembre 2023
“Caltanissetta fa quattru quarteri, la megliu giuvintù li surfatara”, recita così un canto popolare magistralmente interpretato (e scritto?) da Rosa Balistreri. Sarà l’energia dello zolfo e la forza dei surfatari che fanno di questa città una “piccola Atene”, come era chiamata negli anni ‘60 del secolo scorso, quando nei bar della piazza e del corso Umberto si ritrovavano Leonardo Sciascia e altri filosofi e letterati nisseni?
C’è un luogo a Caltanissetta dove si respira ancora quell’atmosfera, gli animatori e i gestori di questo luogo si chiamano Carlo e Grazia, e prima di entrare dal grande portone di vetro, si possono leggere due lunghe frasi su due garage attigui al portone: una è di Luigi Pirandello e una di Leonardo Sciascia, appunto. Il 29 dicembre 2023, Filippo Falcone, entrando nell’Atelier Carlo Sillitti, ossia una grande stanza a piano terra che è il laboratorio di Carlo, scultore nisseno che ha un’età per cui potrebbe aver incontrato Leonardo Sciascia, ha detto a lui: “Venendo qui ho visto le frasi che hai sparso per i muri della città”.
Ai piedi della scalinata Lopiano (Carlo dice che la conoscono così, quindi lo scrive nelle locandine, anche se esattamente si trova in via Melfa) c’è questa stanza; entrando a destra ci sono le sculture di Carlo, un grande uccello e altre figure, quasi sempre di colore bianco. Nella serata del 29 dicembre, come tutti i venerdì di fine mese, c’erano anche le sedie disposte nella parte sinistra e, in fondo, uno schermo dove è stato proiettato il docu-corto Mi sembra di viaggiare con te, manuale del moderno cantastorie, di Gabriele Perni, di cui chi scrive è il protagonista.
Grazia, moglie di Carlo e coordinatrice degli incontri del venerdì, ha letto le prime righe della prefazione di Alvise Sgaravatti al libro “Nè matto né scemo né ubriaco”, poi Gianfranco Cammarata ha letto la poesia di Antonio Machado, quella in cui si trova il passo famoso: “Caminante, non hay un camino, el camino se hace con l’andar”. Dopo la proiezione del docu-corto, gli applausi scroscianti sono stati indirizzati a Gabriele Perni, regista perugino del documentario durato 29 minuti.
La parola è stata poi data a Filippo Falcone, storico di Sommatino, autore di diverse pubblicazioni su militanti di base, tra cui “Morte di un militante siciliano”, sulla storia di Tonino Miccichè. “Angelo ha messo la scrittura e il canto a servizio delle lotte popolari degli ultimi anni”, ha osservato Filippo, “per esempio, il movimento No Tav della Val di Susa”, e ha indicato il libro “Diari della Val di Susa” che comprende anche il dvd del monologo teatrale “Alla Maddalena, la favola del 3 luglio in Val di Susa”, che Angelo ha presentato in decine di località, non solo italiane, tra il 2011 e il 2016.
Filippo ha anche citato un capitolo del libro “Taccuino di viaggio interiore” in cui Angelo parla del pensiero calcolante, prendendo spunto da Umberto Galimberti. “Tutti siamo sotto il dominio del pensiero calcolante”, ha sottolineato Filippo. Angelo poi ha letto il passo del libro e cioè il capitolo dal titolo “Il pizzettaro, l’arte nell’epoca della tecnica ed Eraclito”. Dopo l’intervento di Filippo, Angelo ha cantato la sua canzone “La ballata degli invisibili”, scritta nel 2021, che Gabriele Perni ha inserito nella colonna sonora del film.
Nel finale, Filippo Falcone ha fatto una riflessione sulle feste natalizie, in cui spesso si tende a un consumo compulsivo, mentre si potrebbe anche valorizzare la letteratura di qualità, come quella prodotta dalla Malanotte, etichetta editoriale di cui Angelo è fondatore e promotore. Angelo ne ha approfittato per citare Mirella Muià, scrittrice ed eremita diocesana che abita nell’Eremo dell’Unità a Gerace, nella Locride, e che racconta il suo percorso nel libro “La porta aperta dell’orizzonte”, uno dei titoli della Libreria Errante.
L’incontro è piacevolmente continuato attorno al lungo tavolo imbandito di ottime pizze di un forno locale e con un gustoso vino, ma anche un assaggio di birra artigianale e tanta convivialità, il tutto offerto da Carlo e Grazia. Un esempio di socialità e creatività, cultura dell’incontro in stile mediterraneo che Filippo Falcone ha definito prezioso e che “supplisce alla mancanza delle istituzioni”.