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	<title>amici Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Sortilegi, delitti e un po&#8217; di tartarughe. Ecco &#8220;Il valzer lento&#8221; di Katherine Pancol</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Aug 2022 01:24:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone &#8220;Il valzer lento delle tartarughe&#8221; è il secondo volume della trilogia di Katherine Pancol. La storia riprende alcuni mesi dopo la fine del primo volume, ma gli smemorati non si preoccupino: all’inizio è presente un ampio recap di quanto accaduto in precedenza. Seppur incentrata un paio di volte in un unico [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/sortilegi-delitti-e-un-po-di-tartarughe-ecco-il-valzer-lento-di-katherine-pancol/">Sortilegi, delitti e un po&#8217; di tartarughe. Ecco &#8220;Il valzer lento&#8221; di Katherine Pancol</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Letizia Falzone</strong></em></p>
<p>&#8220;Il valzer lento delle tartarughe&#8221; è il secondo volume della trilogia di Katherine Pancol.</p>
<p>La storia riprende alcuni mesi dopo la fine del primo volume, ma gli smemorati non si preoccupino: all’inizio è presente un ampio <em>recap</em> di quanto accaduto in precedenza. Seppur incentrata un paio di volte in un unico tempo e luogo, la trama è quasi sempre spezzettata in tre <em>storyline</em> principali, connesse ad altrettanti protagonisti: un filone segue la storia del personaggio principale, Jósephine, un secondo la figlia di questa, Hortense, e l’ultimo la famiglia del patrigno di Jo, Marcel. Da queste tre si dipanano poi un ricco gruppo di sottotrame che fanno capolino grazie ai POV dei personaggi secondari.</p>
<p>La protagonista assoluta è però Joséphine, ricercatrice storica e scrittrice, che in questa nuova avventura si trova coinvolta in una serie di omicidi. Intorno a lei gravitano numerosi personaggi già conosciuti nel precedente volume ed altri che fanno la loro comparsa qui. La donna dopo aver scritto un libro di successo mondiale si trasferisce in un elegante palazzo di Parigi, che diventa il teatro di alcuni dei delitti. Joséphine pensa che la nuova casa sia troppo grande per lei e per la figlia Zoè. La figlia maggiore Hortense, infatti ora vive a Londra. Eppure Joséphine trova il modo di rendere confortevole e colorata l’abitazione.</p>
<p>L’autrice si conferma a mio modesto parere davvero brava. La sera tornando a casa e iniziando la lettura mi sembrava quasi di recarmi a trovare un vecchio gruppo di amici, bere una birra insieme a loro e domandare curiosamente di raccontarmi cosa stavano combinando. In effetti ritengo sia proprio questo il talento dell’autrice: senza vezzi stilistici e senza grandi pretese letterarie riesce a tratteggiare una storia in cui ci sentiamo coinvolti. Ciò non dipende tanto da un discorso di immedesimazione (che pur non manca) quanto, piuttosto, dalla sua straordinaria capacità di tratteggiare personaggi talmente reali da affezionarci.</p>
<p>Tra Parigi e Londra, tra beghe famigliari e amori da inseguire, tra rapporti che non possono andare oltre e altri che devono assolutamente chiudersi, tra dipendenze e infelicità, tra vite che si scoprono vuote e vite che hanno necessità di ricostruirsi. La cosa che colpisce è la bravura nel narrare il quotidiano: i piccoli riti come il thè, il lavoro davanti al pc, i conflitti, i momenti di riflessione sugli obiettivi da raggiungere, le chiacchiere tra amiche per sfogarsi di una giornata stressante.</p>
<p>Pancol sceglie di osare e di mostrare al lettore il lato più oscuro dei personaggi buoni, ma anche le debolezze ed i sentimenti degli antagonisti. In linea generale comunque, la serie acquista molti nuovi personaggi che vanno ad arricchire la narrazione, mentre sono decisamente meno coloro che escono di scena.</p>
<p>L’autrice ci trascina a scartare una sorpresa dopo l’altra. I personaggi sono ben costruiti, spiccano a colori vivaci sullo sfondo, non fanno grinze. E infine, le metafore: originali, talvolta spassose. Ritroviamo nel romanzo il Medioevo, le sue atmosfere, le tradizioni, la poesia, il valore forte dell’amicizia che sorregge, sostiene. L’amore di madre di Josephine che sa “esserci” sempre per le sue figlie, le sa ascoltare, mettersi da parte, aspettare il loro affetto. Con Josephine si trasforma anche la sorella Iris che esce da un terribile esaurimento nervoso e, dopo aver inutilmente cercato di riconquistare il marito, pianta le tende a casa della sorella e scopre l’amore vero col vicino di casa, un uomo distinto e distaccato, gentile e irascibile, che nasconde un terribile segreto.</p>
<p>La Pancol racconta l’innamoramento come solo lei sa fare; è capace di scavare nei suoi personaggi, li mette a nudo e li fa crescere, sa conquistare i lettori con una scrittura ricca di fascino.</p>
<p>Si può considerare l’intera trilogia come un unico percorso di crescita e maturazione per la protagonista, ma anche come un terzetto di volumi da leggere separatamente volendo, in quanto nel finale non vengono lasciate incognite in sospeso e il romanzo è fondamentalmente autoconclusivo. Presto inizierò: “Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì”, per poter fare un resoconto completo della trilogia!</p>
<p>&#8220;La vita, a volte, è così complicata, e a volte è così semplice. Difficile capirci qualcosa.&#8221;</p>
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		<title>Gli uomini raccontati dagli animali. Riflessioni a chilometro zero. Seconda parte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 02:41:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amici]]></category>
		<category><![CDATA[cordata]]></category>
		<category><![CDATA[gestuale]]></category>
		<category><![CDATA[Quaglia]]></category>
		<category><![CDATA[struzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Riccardo Benvenuto Il surrealismo viene ancora arricchito. Non completamente appagato della sua naturale vocazione da quaglia, il soggetto umano, preso da impeto d’orgoglio, mimetizzandosi tra lo sparuto numero di autoctoni, a proposito dell’inquinamento marino, di maleodorante spazzatura ammucchiata nelle strade, e del luridume in genere che hanno caratterizzando l’estate, tira dal cilindro un’altra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/gli-uomini-raccontati-dagli-animali-riflessioni-a-chilometro-zero-seconda-parte/">Gli uomini raccontati dagli animali. Riflessioni a chilometro zero. Seconda parte</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Riccardo Benvenuto</strong></em></p>
<p>Il surrealismo viene ancora arricchito. Non completamente appagato della sua naturale vocazione da quaglia, il soggetto umano, preso da impeto d’orgoglio, mimetizzandosi tra lo sparuto numero di autoctoni, a proposito dell’inquinamento marino, di maleodorante spazzatura ammucchiata nelle strade, e del luridume in genere che hanno caratterizzando l’estate, tira dal cilindro un’altra delle sue teorie.</p>
<p>Secondo il principio dell’<em>io</em>, che gli conferisce titolo di deroga a tutte le regole sociali e di diritto. Non solo: secondo lo stesso principio, l’indigeno, credendosi il solo depositario dei valori e del destino delle comunità, pensa di essere l’unico a potersi esprimere sugli argomenti che coinvolgono lo stato sociale. A dire il vero, di questo principio non può vantarne l’esclusiva. Esso è condiviso con mirabile spocchia ed arroganza da chi ha sposato la sua causa.</p>
<p>In base allo stesso principio, con apprezzabile sforzo, prende coraggio e dà fiato alle corde vocali, sino ad un istante prima bloccate dalle continue deglutizioni di saliva. Nel parlare, oltre a dar prova della sua stessa esistenza, scopre la sua natura di struzzo, che lo completa nella sua vocazione di quaglia. Un vero fenomeno. Forse non lo avete mai visto da vicino ma di sicuro lo conoscete. Parliamo dello struzzo: <em>l&#8217;uccello gigante dalle zampe lunghe e dalle magnifiche piume bianche e nere</em>.</p>
<p>Quell’uccello che, secondo Aristotele avrebbe una natura ibrida, mezzo uccello e mezzo mammifero  di terra. Sì, proprio lui: quello strano &#8220;gallo&#8221; enorme che tutti conoscono per quella sua mania strana di cacciare la testa sotto la sabbia. Si dice che lo faccia quando ha paura e non vuole essere visto o non vedere. Per questo motivo anche fra noi umani diciamo &#8220;non fare lo struzzo&#8221; a chi ha paura e tenta improbabili difese &#8220;da struzzo&#8221;.</p>
<p>La sua incapacità di volare lo ha reso simbolo dei bestiari medievali dello scontato e dell’ipocrisia; esso rappresenta l’incapacità di lasciare il mondo, il terreno. Lo stomaco dello struzzo è proverbiale: è solito inghiottire corpi esterni specialmente se brillano e “cibi” che restano nel ventriglio dove vengono lentamente “tritati”. Ciò ha dato vita all’espressione metaforica “avere uno stomaco da struzzo” – cioè “avere uno stomaco di ferro” – capace di inghiottire anche il ferro. Da qui in senso traslato anche le peggiori offese.</p>
<p>Con gli ammiccamenti degli amici di cordata, che, meritano avere un posto nel bestiario (è già in fase di studio), prende più coraggio ed affonda i colpi con la solita brillantezza che lo distingue. La sua attenzione è rivolta a quelli che, hanno avuto l’ardire di rendere pubblico le catastrofi ambientali. L’aver tenuto spesso, da struzzo, la testa sotto la sabbia, e, quelle poche volte che ha sollevato lo sguardo al suo orizzonte da quaglia, non gli ha permesso di accorgersi di ciò che lo circonda.</p>
<p>Lui si rifiuta di vedere il putridume maleodorante ammucchiato per la strade, quel sottofondo costante e puzzolente che ci accompagna per le strade, dentro casa, davanti ai bar, alle vetrine, nei mercati. Non vuole sapere delle violenze verbali e fisiche, delle sparatorie, degli accoltellamenti. Non vuole nemmeno sapere dei tantissimi adulti e bambini corsi al pronto soccorso degli ospedali che non sono più tali, o dai medici locali, con infezioni sulla pelle, sugli occhi. Non vuole sapere che il mare è in serio pericolo.</p>
<p>Ma soprattutto non vuole che si dica per il buon nome, di una economia precaria da sempre, ora ridotta allo stremo. Pensando da struzzo, crede di risolvere i problemi ignorandoli, sottacendoli, anche negandoli, continuando a fare l’ignavo. Tipico è il suo linguaggio gestuale, quando, con spalle raccolte, vuol dire “io non c’entro – non ne so niente – che ci posso fare”. La sua natura di individuo solitario ed individualista, gli fa pensare che, delle azioni politiche o pseudopolitiche, dietro le quali, spesso, vengono  grossolanamente nascoste vere e proprie  rappresaglie, lui stesso, pur condividendole, anche con eloquenti silenzi, non è responsabile.</p>
<p>Che strano modo! A  noi, tanto per citare Manzoni, non resta che aspettare una bella pioggia purificatrice; meglio specificare a scanso di ogni equivoco: <em>di coscienze e di consapevolezza, si intende</em>.</p>
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