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	<title>Algoritmo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Algoritmo: un elogio, una preghiera</title>
		<link>https://www.borderliber.it/preghiera-social-algoritmo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2024 01:20:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Algoritmo&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore Ero sorretto dalla compulsione dell&#8217;idioma, e come un idiota mi muovevo tra le pagine dei libri, sbatacchiando la testa come un cervo che si scorna con un suo simile. L&#8217;algoritmo mi seduceva&#8230; E questa lotta con me stesso, mentre mi riempivo gli occhi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>&#8220;Algoritmo&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore </b></p>
<p>Ero sorretto dalla compulsione dell&#8217;idioma, e come un idiota mi muovevo tra le pagine dei libri, sbatacchiando la testa come un cervo che si scorna con un suo simile. L&#8217;algoritmo mi seduceva&#8230;</p>
<p>E questa lotta con me stesso, mentre mi riempivo gli occhi di sillabe e le orecchie di magmatico silenzio, eruttava lontano da me, contro un uomo vestito di solitudine.</p>
<p>Chi siete voi per dirmi che sono solo, incapace di regolare il traffico emozionale, manco fossi un semaforo. Mi diranno alcuni ironici, pedanti, adulatori del bene e del male, che conviene dichiararsi dapprima innocenti, poi sedotti e abbandonati, infine parzialmente logorati dal ritmo della quotidianità; solo così si può avere in cambio un certo numero di estimatori. Ci vogliono parole che richiamino commiserazione per lasciarsi ingannare dalle buone intenzioni di chi domani, al massimo dopodomani, si dimenticherà di te e del resto.</p>
<p>Passa la &#8220;cura virtuale&#8221;, poco virtuosa è la resa; mai arrendersi, ci pensiamo noi, virtualmente spossati e largamente demenziali. Il processo dell&#8217;algoritmo è l&#8217;unica cosa sana, capace di regolare la volontà di ricerca e la stitichezza di novità. L&#8217;algoritmo ti sente, ti annusa, ti gusta, ti scruta dentro. Le tue ricerche sono le sue; le domande sono reciproche e ripetute all&#8217;infinito. L&#8217;algoritmo contiene anche le tue rivendicazioni.</p>
<p>Un tempo si diceva che &#8220;è bello camminare in una valle verde&#8221;; un tempo questa sarebbe stata una pubblicità occulta a un marchio prestigioso di calzature. Lo è anche oggi, forse; ci penserà l&#8217;algoritmo a svelarlo e a portarmi in giro per campi virtuali, tra spighe di grano sfarfallanti e colori shocking.</p>
<p>Intanto, mi godo il burnout della lingua salvata mentre svolgo piccoli esercizi di ammirazione.</p>
<p><em>Algoritmo, salvami dal troppo che resta. Portami tra ricerche sensoriali e inanimate. Sii con me nella gioia e nel dolore. Amen</em></p>
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		<title>Labirinto: una teoria</title>
		<link>https://www.borderliber.it/teoria-del-labirinto-benvenuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 02:52:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Algoritmo]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Labirinto: una teoria&#8221; è un articolo Achille Benvenuto. Nella foto di copertina un quadro di Achille Benvenuto Un uomo con almeno quaranta primavere sulle spalle ha, con ogni probabilità, passato in rassegna buona parte dell’intera gamma di emozioni e sentimenti esperibili, alcuni dei quali anche una sola volta. Non essendoci pertanto nulla di assolutamente nuovo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Labirinto: una teoria&#8221; è un articolo Achille Benvenuto. Nella foto di copertina un quadro di Achille Benvenuto</strong></p>
<p>Un uomo con almeno quaranta primavere sulle spalle ha, con ogni probabilità, passato in rassegna buona parte dell’intera gamma di emozioni e sentimenti esperibili, alcuni dei quali anche una sola volta. <strong>Non essendoci pertanto nulla di assolutamente nuovo, per che cosa dovrebbe provare meraviglia?</strong></p>
<p>Tuttavia è proprio ora che ha la possibilità e, se è nella sua inclinazione, il potere di dominare dall’alto il manifestarsi di un sentimento o di un’emozione. Tale dominio è ciò che comunemente chiamiamo saggezza. E la saggezza è direttamente proporzionale alla stanchezza: <strong>quanto più è stanca, l’anima del saggio, tanto più è incapace di rincorrere la mutevolezza dei sentimenti e degli umori delle anime dei suoi simili</strong>, di lanciarsi in sfide, di lottare in un mondo così sfuggente. Quanto più è stanca, tanto più comprende l’inutilità di inoltrarsi nei labirinti dei pensieri dell’altro perché, a dispetto del dispiego di energie e di ogni altro mezzo, il percorso che conduce all’uscita di tali labirinti viene, a intervalli temporali non omogenei, ridisegnato e quindi cambiato.</p>
<p>Ogni uomo decide di modificare la struttura del proprio labirinto quando comincia ad avvertire che qualcuno, trovata la soluzione all’enigma, si stia avvicinando alla porta d’uscita, porta che conduce al nucleo fondante di ogni essere umano, sostanza incorporea semplice e unitaria, l’anima appunto. Allora ci si chiede perché l’accesso all’anima viene considerato dai più come un pericolo, una minaccia. <strong>Una minaccia a che cosa?</strong> L’uomo cerca falsamente l’autoaffermazione stabilendo relazioni di potere nei confronti sia delle cose che delle persone, è dominato da un bisogno di conquista soddisfatto il quale si sentirebbe libero, <strong>libero perché potente</strong>.</p>
<p>Ma per restare tale deve, a sua volta, evitare di cadere sotto il potere di un&#8217;altra persona.<strong> È per questo che ognuno inizia a costruire un labirinto intorno alla propria anima.</strong> Lo stesso ragionamento può essere fatto considerando come soggetto lo <strong>Stato</strong> o un altro ente pubblico e il suo comportamento nei confronti di altri Stati o enti pubblici. In più, un qualsivoglia Stato, attraverso la creazione di regole e la conseguente imposizione delle stesse, può accentuare o meno, incentivare o disincentivare la costruzione di labirinti da parte dei consociati. Il labirinto occupa il luogo del fossato che circondava gli antichi castelli. Ma le insidie che può celare un fossato sono niente rispetto a quelle di un labirinto.</p>
<p>In caso di minaccia, <strong>il primo passo che il soggetto compie è quello di murare immediatamente la porta unica via d’uscita</strong>; quindi procede nella costruzione di un nuovo dedalo di corridoi e stanze; infine individua un nuovo punto in cui posizionare l’uscita. Il tempo impiegato in siffatte operazioni, in genere determina la morte della persona intrappolata che, esausta, si lascia sopraffare dallo scoramento (d’altronde non potrebbe essere altrimenti). Con il passare degli anni e la reiterazione di questo gioco al massacro, il labirinto apparirà disseminato dei resti di quanti vi hanno perso la vita, resti che, suo malgrado, l’abile progettista non può però eliminare.</p>
<p>Ogni tanto vi sofferma lo sguardo e riconosce dal teschio X, dalla lunghezza delle ossa degli arti Y, dai capelli Z. Ma ora X, Y e Z non suscitano in lui altro se non scolorite e scialbe impressioni, per il semplice fatto che non sono più vita; sono come scorie che hanno perso la loro radioattività. <strong>Intanto la vita è nel nuovo malcapitato soggetto che con trasporto si destreggia per il labirinto cercando di memorizzare pazientemente i vari percorsi, cercando di non commettere errori nel riconoscere i numerosi antri, sicuro di trovare prima o poi il varco che gli consentirà di raggiungere e vedere l’anima dell’altro.</strong> I tentativi nel frattempo solleticano, infiammano, e inorgogliscono il proprietario del labirinto che si sente come ripercorso da un fluido vitale e rigenerato. Da ora in avanti non dovrà fare altro che controllare i movimenti di chi ha dentro; da ora in avanti sarà lui a dirigere il gioco, a fissare le sue regole.</p>
<p>A questo modo di andare delle cose ci sono, tuttavia, delle eccezioni:<br />
1) ci sono persone che possiamo tenere vive nel nostro labirinto anche per tutta la vita;<br />
2) ci sono persone (generalmente consanguinee) alle quali permettiamo di trovare la porta di uscita del labirinto.</p>
<p>Nel primo caso, per ottenere quel risultato, facciamo ricorso alla razionalità che ci fornisce gli appigli per non modificare la struttura del labirinto; nel secondo caso, invece, ci abbandoniamo con totale fiducia e senza riserve all’altro. <strong>Siamo certi che trattasi di persona che sarebbe disposta a sacrificare la sua vita per noi.</strong></p>
<p>Concludendo, il labirinto è una sovrastruttura dell’anima, una molteplicità di manifestazioni esteriori dietro le quali si cela la verità che il soggetto pretende di difendere e, nello stesso tempo, di cui si serve, nell’attuazione del principio secondo cui<strong> homo homini lupus.</strong></p>
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