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	<title>racconti Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Caldo estremo: un lavaggio del cervello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 22:07:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Caldo estremo: un lavaggio del cervello&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale In perfetta salute, davanti allo specchio, riflesso in un eccesso di fiducia. Hai smesso di fumare, respiri come un bambino, assapori profondamente. Finalmente puoi dirti che questo sarebbe il giorno migliore per morire all&#8217;istante, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Caldo estremo: un lavaggio del cervello&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>In perfetta salute, davanti allo specchio, riflesso in un eccesso di fiducia. Hai smesso di fumare, respiri come un bambino, assapori profondamente. Finalmente puoi dirti che questo sarebbe il giorno migliore per morire all&#8217;istante, senza soffrire.</p>
<p>Quarantadue gradi percepiti, eppure sopportabili. Sudi, sorridi, ti ecciti al pensiero che nulla di importante stia accadendo. Il caldo estremo non ti è mai piaciuto. Lì, fuori dalle mura di casa tua, una bestemmia si mischia al canto delle cicale.</p>
<p>C&#8217;è il mare a poche centinaia di metri da te. Vedi la distesa azzurra perdersi nel biancore dell&#8217;umidità. Vorresti andare anche tu. <strong>Vorresti bagnarti, nuotare; vedere corpi, osservare gesti, assimilare movimenti frivoli.</strong> Sono buffe le pose di coloro che aspettano sulla battigia il momento giusto per tuffarsi.</p>
<p>Non si esce nelle ore di punta; qualcuno potrebbe impazzire, potrebbe sparare in preda a una immotivata rabbia. Il caldo estremo sollecita i disturbi mentali. <strong>Tu senti voci di inverificabile provenienza dalle ore 13 alle ore 17.</strong> Appunti tutto con minuzia su un quaderno per provare al tuo prossimo che sei cosciente di quello che ti avviene.</p>
<p>Chi è il tuo prossimo? Ora è il caldo estremo, poi diventerà la sera, dopodiché avrà sembianze umane. <strong>Disprezzi le masse, non il popolo.</strong> C&#8217;è differenza? Ti viene in mente una cosa sullo psicanalista <strong>Lacan</strong>. Lui diceva che l&#8217;inconscio è un linguaggio e che il desiderio sta in mezzo a tutte le cose. Il problema è capire la sua logica, estrarre una frase di senso compiuto da ciò che l&#8217;inconscio lascia per strada.</p>
<p>Il caldo estremo incide sul <strong>Prodotto interno lordo delle nazioni,</strong> con ripercussioni sull&#8217;economia. Tu sei un rimosso finito in uno dei tanti inconsci collettivi. Sei in una grande pattumiera nella quale gli uomini comuni si accoltellano, guidati da istinti arcaici suggeriti dai potenti. Credi ai sospiri, imiti i rigurgiti, hai fame di facili vendette. Per questi motivi sei un uomo economico di ultima generazione.</p>
<p>Diceva sempre lo psicanalista Lacan che «<strong>Dio è inconscio</strong>», persino la sua morte è stata rimossa e nessuno sa più esattamente quando è avvenuta. Eppure, non è un mistero che per possedere realmente le cose, dobbiamo conoscerne l&#8217;inizio e la fine. Del caldo estremo non ricordi il principio.</p>
<p>Ti senti un po&#8217; oppresso, come se qualcuno avesse posato una mano pesante sul tuo capo e spingesse verso il basso. <strong>Le voci aumentano nelle tue orecchie.</strong> Sei nel mezzo di un lavaggio al cervello.</p>
<p>Consolati, sei tra tanti dispersi che si chiedono in quale mare sguazzano.</p>
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		<title>Avatar: un racconto per poveri mortali</title>
		<link>https://www.borderliber.it/avatar-un-racconto-lettura-fantascienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 13:10:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Avatar]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Modernismo]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Avatar&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale  Donami il tuo transumanesimo e convertirmi alla grazia binaria. Guarda quanto amore c&#8217;è in questo avatar che mai invecchia, che si veste del mio spirito giovanile. Ha gli occhi grandi e lo sguardo trasognato. Mi rapisce con la sua [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Avatar&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>Donami il tuo transumanesimo e convertirmi alla grazia binaria. <strong>Guarda quanto amore c&#8217;è in questo avatar</strong> che mai invecchia, che si veste del mio spirito giovanile. Ha gli occhi grandi e lo sguardo trasognato. Mi rapisce con la sua dolcezza, io lo seguo tra i suoi pensieri artificiali. Andiamo a caccia di anime e di corpi, di variegate tipologie umane.</p>
<p>Nella tua realtà aumentata, io sono privo di paure. A volte sono bianco, a volte sono nero. Non sono mai un intermedio, tantomeno un intermezzo. Sono netto, non so cosa voglia dire essere grigio. Tu mi fai a immagine della mia descrizione. Non importa che io sappia scrivere correttamente, che conosca il reale significato delle parole.</p>
<p>Non ti importa ch&#8217;io sia italiano o d&#8217;altro ceppo etnico. <strong>Mi fai avatar</strong> secondo la tua interpretazione. Sei me come io vorrei, come se tu già sapessi. Sono nella <strong>Singolarità</strong>: l&#8217;uno è il tutto.</p>
<p>Mentre cammino su questo lungomare poco illuminato, in cui la luce degli schermi degli <strong>iPhone</strong> acceca e fa inciampare nelle mattonelle leggermente divelte, mi rendo conto che nessuno mi vede passare. Sono un&#8217;ombra tra donne e uomini piegati sui loro schermi. È questo il motivo per il quale mi sono fatto avatar? Per essere notato? Non esiste più contatto che non passi prima per questa mia nuova immagine.</p>
<p>Un giorno presentai il mio avatar a mia madre. Lei guardava stupita a questo omino così buffo, paffuto e dai lineamenti sereni. Le giurai che in lui non scorreva una goccia di sangue, che non era nato da un accoppiamento carnale. Esso era un ammasso di pixel generato dalle mie parole. Quindi, era una creatura a immagine e somiglianza del suo creatore, ma frutto della mia volontà. «<strong>Chissà, forse anche Dio è nato così e poi ha dato vita al resto</strong>». E di fronte a questa rivelazione, lei ha smesso di credere in Dio e ha voluto che le regalassi un <strong>iPhone</strong>.</p>
<p>Ho convertito mia madre per intercessione del mio avatar. È questo un miracolo che la Chiesa di Roma un giorno riconoscerà? Così, se le sole opere della fede salvano, io ho salvato me e pure mia madre. Siamo entrambi consumatori di iper-connessioni e di tecnologie futuriste WW. Ogni giorno chiedo ispirazione al transumanesimo che, leggermente, si impossessa di me. Io vorrei davvero impiantare un&#8217;intelligenza aumentata tra i neuroni. Vorrei guidare le mie intuizioni in un personale scientismo, nonché proclamare al mondo la mia «<strong>epistemologia</strong>».</p>
<p>E poi guerra. Guerra per fare prevalere me stesso, per abbattere gli altri avatar, per piegare alla mia volontà anche mia madre. «Piangete, piangete ora che ancora potete. Io ho conquistato 0 Singolarità». Così vorrei gridare, ma ora sono su una bicicletta e attraverso la brezza delle dieci di sera. Ci sono persone che parlano tra di loro. Persone i cui discorsi vengono interrotti dagli squilli degli <strong>iPhone</strong>. Sono i loro avatar che si ribellano. Hanno paura della solitudine.</p>
<p>«Sì &#8211; sussurro &#8211; venite a me. Qui c&#8217;è la vostra <strong>Gerusalemme</strong> Celeste, nonché la vostra <strong>Babilonia</strong>. Venite e salvatevi, secondo la vostra volontà».</p>
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		<title>Ottimismo italiano</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ottimismo-italiano-ciano-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 19:08:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ottimismo italiano&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Hanno annunciato il rialzo dei prezzi dei carburanti, l&#8217;aumento del costo dell&#8217;energia elettrica e del gas. Nonostante tutto hai fame. La giornata lavorativa si è conclusa da qualche ora. Non sei stanco, ma sei felicemente compresso nei tuoi pensieri. Domani? [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Ottimismo italiano&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Hanno annunciato il rialzo dei prezzi dei carburanti, l&#8217;aumento del costo dell&#8217;energia elettrica e del gas. Nonostante tutto hai fame. La giornata lavorativa si è conclusa da qualche ora. Non sei stanco, ma sei felicemente compresso nei tuoi pensieri. <strong>Domani?</strong> Un altro giorno di lavoro. A meno che tu non muoia nel sonno, tutto andrà come oggi.</p>
<p dir="ltr">La catastrofe sembra imminente: il cambiamento climatico sta generando un caldo assassino. Come difendersi dal solleone che ormai sbrana? Ma a te neanche questa notizia ti scompone. Mangi il tuo <strong>hamburger di tacchino</strong> e già pensi all&#8217;insalata di pomodori e cipolla. E che dire del <strong>melone Cantalupo</strong> che ti sei tenuto in fresco e che ingurgiterai fino all&#8217;ultima fetta. Solo per questa sensazione di rinnovata strafottenza la serata ti sembra diversa dalle altre. Ma che dico: ti appare unica.</p>
<p dir="ltr">Mentre il portavoce del <strong>Governo italiano</strong> promette meno tasse e più sicurezza, tu spalmi un po&#8217; di ricotta di capra su un pezzettino di pane integrale. Ti senti diverso da quegli spacciatori magrebini, che prima o poi manderanno a casa con la forza. Tu il pane e la ricotta te li sei guadagnati con il sudore e grazie al taglio del cuneo fiscale, che ti ha portato <strong>57 euro</strong> in più al mese in busta paga, puoi mangiare anche un po&#8217; di più.</p>
<p dir="ltr"><strong>L&#8217;ottimismo italiano</strong> ti governa l&#8217;apparato digerente. Senti la sazietà, la voglia di fare una passeggiata e dopo di andare a letto. Che modo fantastico di finire una giornata di semplice routine. Non ti domandi perché tu puoi permetterti lo stretto necessario, mentre quelli in Tv predicano bene per poi sperperare alle tue spalle. Che te ne frega della lotta di potere. Non sai come funziona, ma hai capito che c&#8217;è chi vince e chi perde al tuo posto. A te costa solo una “X“ a casaccio su una scheda elettorale.</p>
<p dir="ltr">Hai bisogno di un eroe in cui credere. A volte sei tu, ma solo se rimorchi una donna. Se ti va male, sei finito. Se fai cilecca, sei segnato e ti fustighi con qualche integratore. È vero, qualche volta la rabbia ti monta dentro. Non sai da dove proviene, ma subito scorreggi e ti passa. Ridi pure e pensi che <strong>l&#8217;ottimismo italiano</strong> ti governa. Basta accendere la <strong>Tv</strong> e sentire quei politici infiocchettati che sparano cifre. «<strong>Non siamo mai stati meglio</strong>».</p>
<p dir="ltr">E tu ci credi. Sì, perché effettivamente vedi intorno a te la gente immobile; incazzata ma sorridente; indebitata ma sempre piena di desideri; leggiadra anche se racconta solo di problemi; pronta a rischiare ma sempre mandando avanti il proprio vicino; convinta pure se cambia idea ogni cinque minuti. Questo è <strong>l&#8217;ottimismo italiano</strong> che non abbandona mai nessuno.</p>
<p dir="ltr">Perciò ti senti un patriota, un essere pieno di speranza. Un vero italiano, sovrano a casa propria anche se una casa davvero tua non te la sei mai potuta costruire.</p>
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		<title>Elogio degli ex: qualcosa di politicamente logico</title>
		<link>https://www.borderliber.it/elogio-degli-ex-qualcosa-di-politicamente-logico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 18:54:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Elogio degli ex: qualcosa di politicamente logico&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale Gli ex sono i migliori: per amore della verità, alla quale pensano di essere arrivati all&#8217;improvviso, te le dicono in faccia come capita. Pur di farlo ti perseguitano. Diventa la loro priorità, quasi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Elogio degli ex: qualcosa di politicamente logico&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>Gli ex sono i migliori: per amore della verità, alla quale pensano di essere arrivati all&#8217;improvviso, te le dicono in faccia come capita. Pur di farlo ti perseguitano. Diventa la loro priorità, quasi una questione di vita e di morte.</p>
<p>Fidanzati, amici, colleghi politici, di lavoro e chi più ne ha più ne metta, nel momento in cui cambiano il loro status nei confronti di coloro che hanno amato, adorato o semplicemente fiancheggiato, diventano sagaci investigatori. E prima? Tutto bene: i difetti altrui erano opportunità di crescita.</p>
<p>«Ognuno ha i nemici che si merita. &#8211; <strong>mi ha detto un amico con qualche anno in più di me</strong> &#8211; I più tenaci sono quelli che hanno condiviso il potere. Pensa a coloro che hanno amministrato insieme e poi hanno litigato. Per anni si rinfacciano meriti e demeriti».</p>
<p>Il paesello è una nicchia sociale che va vissuta fino in fondo; uno dei pochi anfratti in cui la globalizzazione non è riuscita a penetrare. Nel suo romanzo &#8220;<strong>La chimera</strong>&#8220;, lo scrittore <strong>Sebastiano Vassalli</strong> faceva risalire &#8220;il costume del pettegolezzo&#8221; a quando i contadini e le comari, a causa della noia che portava l&#8217;inverno, si riunivano in gruppo e &#8220;fantasticavano&#8221; per ammazzare il tempo, attendendo la <strong>Primavera</strong> e il ritorno nei campi. Parliamo del <strong>XVII secolo</strong>, ma è sempre attuale.</p>
<p>Nel paesello, invece, il più del &#8220;<strong>pettegolezzo creativo</strong>&#8221; si crea intorno a un tavolo, mangiando e bevendo. I tempi sono cambiati, ormai ci si annoia anche lavorando. Voci di popolo, ad esempio, raccontano che in tempi passati mangiando e bevendo alcuni hanno suddiviso il paese, hanno deciso di costruire a più non posso, poi ruttando hanno discusso del futuro e delle possibili vocazioni. Oggi si vede il risultato: <strong>indigestione accompagnata da vomito.</strong></p>
<p>È successo anche che molti gruppi che hanno partecipato a quelle tavolate si sono litigati e sono diventati nemici. Ora c&#8217;è la seconda generazione, che non riuscirà a sistemare i danni lasciati perché sono troppi. Allora, si litigano tra di loro, anche se sono rimasti quattro gatti. Ma questo è un <strong>elogio agli ex</strong>, quindi nessuno ritorni a essere amico, altrimenti perdo il filo del discorso.</p>
<p>«Tu pensa &#8211; dice l&#8217;amico mio &#8211; c&#8217;è sta cittadina distrutta e senza speranza, che andrebbe riqualificata con le bombe. Tra qualche anno la spaccano in due con l&#8217;alta Velocità ferroviaria e qui pensano a prendersi meriti e demeriti. E tu sei ex di qualcuno?».</p>
<p>Io gli spiego che nella mia carriera di elettore ho scelto sempre la nuova proposta. Fatto sta che ora tutte le nuove proposte sono diventate vecchie; le ho viste all&#8217;opera e ciascuna si è addormentata a modo proprio o si è cullata sugli allori. Alle prossime elezioni si andrà per esclusione, per simpatia, perché a ben vedere sono tutti passati per il potere e, bene o male, ci sono rimescolamenti di ex che si sono innamorati di nuovo. Ma il nostro sarà comunque <strong>un elogio agli ex.</strong></p>
<p>«Lo vedi &#8211; <strong>risponde l&#8217;amico</strong> &#8211; qualsiasi cosa si trasforma in politica. I matrimoni terminano, i fidanzamenti si sciolgono, ma quando si tratta del potere gli <strong>ex</strong> possono coalizzarsi o contro un nemico comune o insieme a un ex nemico che si è dimostrato generoso. C&#8217;è sempre la controparte dell&#8217;interesse. Di questo passo tutti i meriti e i demeriti sono fuffa. <strong>Credi a me: nessuno ne esce salvo</strong>».</p>
<p>«Caspita &#8211; <strong>dissi al mio amico</strong> &#8211; questo discorso ha una logica impeccabile».<br />
«Questa non è logica, ma politica. &#8211; <strong>ha risposto lui</strong> &#8211; Con la logica è stato costruito il mondo, con la politica lo distruggeranno».</p>
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		<title>Ipocondria: una sospensione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ipocondria-una-sospensione-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:16:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ipocondria: una sospensione&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una immagine dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale. Non c&#8217;erano abbracci capaci di consolarti. Di folla in folla, con il respiro strozzato, cercavi riparo dalla solitudine che ogni risveglio ti donava. C&#8217;erano giorni che attraversavi con gli occhi spalancati, mormorando qualcosa che sembrava una supplica. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>&#8220;Ipocondria: una sospensione&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una immagine dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale.</strong></p>
<p dir="ltr">Non c&#8217;erano abbracci capaci di consolarti. Di folla in folla, con il respiro strozzato, cercavi riparo dalla solitudine che ogni risveglio ti donava. C&#8217;erano giorni che attraversavi con gli occhi spalancati, mormorando qualcosa che sembrava una supplica. <strong>Non sapevi dove andare, camminavi.</strong> Passo dopo passo, procedevi come un assetato nel deserto.</p>
<p dir="ltr">Cercavi un&#8217;oasi. Un luogo che ti togliesse dall&#8217;impaccio della solitaria corsa nel mondo. Pensare e non dire, sussurrare per non farsi percepire. Non era l&#8217;ipotesi del nulla dopo la morte che ti spaventava, ma l&#8217;essere sulla faccia della <strong>Terra</strong> senza consistenza che ti mortificava.</p>
<p dir="ltr">Ti sembrava di avere il vuoto davanti a te, di camminare in un vaporoso candore. Ciò che ti appariva di fronte &#8211; un essere umano, un animale, qualsiasi cosa &#8211; sembrava plasmato all&#8217;istante. Tu eri e non eri. Moribondo, forse assorto in quella dimensione in cui in ogni visione un demiurgo travasa il mondo.</p>
<p dir="ltr">Spezzate le parole, come il pane in un giorno di festa, ricomponevi quello che stava intorno. Inventavi la malattia. Avevi sintomi sparsi per il corpo e davanti agli occhi. Dovevi espellere qualcosa e a ogni passo lo stimolo diventava impellente. «Togliere, smaltire, distruggere, disintegrare. Non ingerire, non trattenere, non deglutire», ecco il tuo mantra mentale.</p>
<p dir="ltr">Passavano i secondi, con loro i minuti, poi le ore. Si manifestava la tua ipocondria. Dove si nascondeva il virus? C&#8217;erano batteri tra le tue mani o nell&#8217;aria che respiravi. Volevi essere un essere di puro intelletto; liberarti come un pensiero nell&#8217;aria e creare un mondo uguale ai tuoi ideali. Volevi essere una parola pronunciata da <strong>Dio</strong> e diventare forma solo per un attimo.</p>
<p dir="ltr">Era questo il tuo desiderio malato: credere che tu potessi diventare &#8220;<strong>verbo</strong>&#8221; e restare tale per sempre. Mai più carne, corpo, invecchiamento cellulare e cerebrale. Solo cosi non saresti più stato un uomo solitario, morente, desideroso di trasmigrare, di non appartenere a nessuno. Evaporare, essere ingerito dall&#8217;aria.</p>
<p dir="ltr"><strong>Ti chiedevi se ogni nascita porta con sé una malattia.</strong> «Che sia ogni madre una portatrice sana di distruzione, perché generando violenta la materia e chiama vita ciò che è un aborto? E sarà per questo che qualcuno benedice ciò che malamente si adatta al tempo e allo spazio?»</p>
<p dir="ltr">Erano queste le domande che aizzavano la tua ipocrondia, perché nonostante ti sentissi inadatto alla vita, cercavi di proteggerti e di renderti immortale. Dopotutto volevi rigenerati, procreare e dare aria a un essere che avesse le tue sembianze. Eri un personaggio contraddittorio che parlava con tutti della necessità di dissolvere ogni ceppo della specie umana. Tranne tu.</p>
<p dir="ltr">No, non volevi morire, anche se lo desideravi. Era la tua ipocondria un metodo di sopravvivenza. <strong>C&#8217;erano giorni nei quali ti chiudevi in casa, intrecciavi cappi che poi scioglievi al tramonto</strong>. Da ciascuna corda ti immaginavi penzolante; in qualcuna mettevi il collo e poi lo ritraevi. La tua malattia non ti permetteva di morire; neanche di vivere.</p>
<p dir="ltr">Eri come uno spirito che non era riuscito a trapassare o una realtà che non era stata capace di dissolversi in un sogno.</p>
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