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	<title>racconti Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Ultimo giorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 10:26:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ultimo giorno&#8221; è un racconto di Martino Ciano  Mentre camminavi lungo le strade del paese, la vista si faceva spazio tra i raggi vermigli del tramonto. Nel mare color lava tu seguivi il rimbalzare dei delfini. Era aprile, eri felice come se fosse il tuo ultimo giorno sulla Terra. Cercavi le parole per dare un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Ultimo giorno&#8221; è un racconto di Martino Ciano </strong></p>
<p dir="ltr">Mentre camminavi lungo le strade del paese, la vista si faceva spazio tra i raggi vermigli del tramonto. Nel mare color lava tu seguivi il rimbalzare dei delfini. Era aprile, eri felice come se fosse il tuo ultimo giorno sulla Terra. Cercavi le parole per dare un nome a quel sentire infinito. Ti sembrava d&#8217;essere libero, senza corpo, sospeso in aria anche se avevi i piedi piantati sulle mattonelle zebrate del marciapiede.</p>
<p dir="ltr">Ti elevavi alla ricerca di qualcosa che ti pungesse come una spina, che ti sfreggiasse la pelle come la lama di un coltello. Volevi un brivido, volevi pure sentirti soffocare, volevi mille emozioni insieme come se fosse stato l&#8217;ultimo giorno sulla Terra. Eri diviso tra lo spazio e il tempo, volevi correre e rimpiccioliti, volevi essere pure un corpo immobile incatenato alla noia.</p>
<p dir="ltr">Ricordavi le allucinazioni: il periodo in cui ti eri sottoposto a una terapia che ti faceva sentire umano. In quei momenti eri come un corpo in decomposizione: rilasciavi scaglie di pelle, ti strappavi uno a uno i capelli bianchi, staccavi con i denti le pellicine dalle dita. Intorno a te la vita. Forse era un tuo prodotto?</p>
<p dir="ltr">Ti vedevi come una nuvola di gas attraversata da colori fosforescenti. Ti sdoppiavi: eri tu onnipresente e onnipotente. Creavi mosche e colombe, cani e serpenti. Davi loro nomi e cognomi. Era il tuo ultimo giorno sulla Terra, ti sentivi nel tuo Eden.</p>
<p dir="ltr">Un giorno hai impugnato una pistola. Sei uscito di casa con essa tra le mani e nella mente. L&#8217;avevi nascosta nello zainetto di pelle insieme a una borraccia piena di tè verde. Ti sei incamminato verso la scuola che avevi cominciato a frequentare quarant&#8217;anni prima di quel momento e che avevi terminato trentacinque anni prima di quel momento. Volevi ammazzare qualcuno, solo per lasciare una traccia nei giorni a venire.</p>
<p dir="ltr">Uno, due, tre bambini. Una professoressa, forse. Anche un gatto o un cane randagio. Nessuno doveva capire contro chi tu ce l&#8217;avessi.  Non volevi che criminologi, psicologici e sociologi da salotto comprendessero le tue intenzioni. Volevi rendere loro la vita difficile. Avrebbero dovuto studiare il tuo caso per giorni e giorni, anzi per mesi e mesi, magari per anni.</p>
<p dir="ltr">E sei arrivato davanti al cancello, hai visto le finestre e le loro forme geometriche. Hai sentito la campanella suonare e un boato che conteneva urla di gioia, sedie che stridevano sulle mattonelle, felicità di una ricreazione. Fu in quel momento che ti sei portato la pistola alla tempia destra. Hai sorriso&#8230; doveva essere solo tuo l&#8217;ultimo giorno sulla Terra. Eccoti egoista e generoso in un solo colpo, poi&#8230;</p>
<p dir="ltr">Mentre camminavi lungo le strade del paese, la vista si faceva spazio tra i raggi vermigli del tramonto. Nel mare colore lava tu seguivi il rimbalzare dei delfini. Era aprile e non capivi in quale punto dell&#8217;universo tu fossi. Ogni cosa si decomponeva intorno a te, tutto era vita, la morte di Dio.</p>
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		<title>Arthur Schopenhauer: una confessione senza tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 12:01:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Gioco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Arthur Schopenhauer: una confessione senza tempo&#8221; è un articolo di Martino Ciano Ci siamo amati deridendoci, soffiandoci a vicenda il vento della vita nelle narici. La volontà ci ha unito le mani: chissà da quale tempo derivavamo. Il nostro primo e ultimo incontro era stato tra nebulose in formazione, in India, in Macedonia o in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Arthur Schopenhauer: una confessione senza tempo&#8221; è un articolo di Martino Ciano </strong></p>
<p dir="ltr">Ci siamo amati deridendoci, soffiandoci a vicenda il vento della vita nelle narici. La volontà ci ha unito le mani: chissà da quale tempo derivavamo. Il nostro primo e ultimo incontro era stato tra nebulose in formazione, in India, in Macedonia o in Galilea? Ovunque esso sia stato, noi ci siamo guardati e ci siamo mischiati.</p>
<p dir="ltr">La morte separa le anime. Abbiamo chiuso gli occhi su un&#8217;epoca per riaprirli su un&#8217;altra. E sebbene non ricordassimo l&#8217;origine e ciò che è stato in precedenza, in noi è cresciuta la consapevolezza che non vi è &#8220;fine&#8221;, ma &#8220;passaggio&#8221;. Cadendo di sogno in sogno, esistendo nell&#8217;esistenza necessaria ed eterna, ovunque ci sia il soffio della volontà, tutti esisteremo sempre.</p>
<p dir="ltr">Allora io vedo che persino darsi la morte è spegnere la luce su qualcosa che ci ha deluso, su una vita che tanto abbiamo amato, che abbiamo preso sul serio, che ci ha tradito. Perciò chi si ammazza non ha disprezzato l&#8217;esistenza, ma l&#8217;ha amata troppo e senza remore. Chi si lascia affascinare dalla vita, temendo che dopo di essa non ce ne sia un&#8217;altra terrena, è colui che la custodisce, che ne raccoglie i frutti, che sa come districarsi tra i pericoli e sa farne tesoro. Egli è convinto che &#8220;ce n&#8217;è una soltanto&#8221; e la viva fine in fondo, anche se disgraziata.</p>
<p dir="ltr">È allora la consapevolezza inconscia che, invece, ci sono più esistenze e più mondi visitabili che permette ad alcuni di dire facilmente &#8220;addio&#8221;? E chi sarà così franco, così capace di affermare che questo sia vero? Tutto ciò ribalterebbe idee e pensieri, farebbe a pezzi teologia, morale ed etica. Renderebbe Dio solo un osservatore incapace di governare la sua Creazione. Non ci sarebbero sospiri di Redenzione, ma tutto sarebbe solo un tentativo.</p>
<p>E se la volontà punisse chi fugge anzitempo dalla vita? È una condanna che bisogna scontare, la vita?</p>
<p dir="ltr">Io, <strong>Arthur Schopenhauer</strong>, non riuscirò mai a pronunciare con chiarezza queste cose. Lascerò che qualcuno le estrapoli. Non ho la forza di prendermi questa responsabilità. Non lo faccio per viltà, ma perché neanche io ne sono certo. Mi condannerei, se così non fosse, a ripulire la mia coscienza nei secoli. Ci sarà invece qualche discepolo che, in mio nome, nel tempo futuro, dirà tutto questo e lo proverà. O magari sarò proprio io con un altro nome, con altri abiti, con altre labbra, che pronuncerò queste teorie. Le dirò dimentico della mia precedente esistenza, scrollato d&#8217;ogni mia paura.</p>
<p dir="ltr">E poi verrà il giorno in cui si dirà che &#8220;Dio è morto&#8221; e che dalla sua decomposizione sgorga la vita. E man mano che la vita scomparirà, ecco che anche le scaglie di Dio svaniranno, riportando tutto al &#8220;nulla&#8221; e al &#8220;non-essere&#8221;, quindi alla verità dell&#8217;Esserci.</p>
<p dir="ltr">Io, <strong>Arthur Schopenhauer</strong>, non riuscirò a dire tutto questo con chiarezza, perché la consapevolezza che il mio tempo è breve mi perseguita. Non consegnerò i miei ultimi giorni alla follia, ancora non è giunto il momento di addormentarsi.</p>
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		<title>Calza di nylon per disquisizioni plastiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 15:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Calza di nylon per disquisizioni plastiche&#8221; è un racconto di Martino Ciano  Una calza di nylon viene meno, piano piano, come quando si sbuccia una banana. E balena una gamba, una forma affusolata, incantevole e ingannatrice. E tu che guardi in Tv le differenze tra un uomo e una donna, tra peloso e depilato, ancora [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Calza di nylon per disquisizioni plastiche&#8221; è un racconto di Martino Ciano </strong></p>
<p>Una calza di nylon viene meno, piano piano, come quando si sbuccia una banana. E balena una gamba, una forma affusolata, incantevole e ingannatrice. E tu che guardi in Tv le differenze tra un uomo e una donna, tra peloso e depilato, ancora ti stupisci per come il mondo mischia le carte, la carne, i generi, creando sottoinsiemi.</p>
<p>Una calza di nylon per coprire il volto. Ecco il rapinatore di un film anni Settanta del Novecento. I colori sbiaditi di un mondo di benessere. La pistola in pugno, i suoni scintillanti, analogici. Qualcosa ti ronza in testa, qualcosa di simile a una crisi energetica che mette ansia in chi ha bisogno di stare sempre in movimento. Vorresti un po&#8217; di quegli stabilizzatori per l&#8217;umore, affinché tu possa diventare come quegli uomini definiti normali, senza problemi, apaticamente felici.</p>
<p>Passare i pomeriggi davanti alla televisione ti piace. Sonnecchiare su una poltrona che ti divora la volontà, che assorbe le energie e ti costringe a chiudere gli occhi e a non tenere la mente desta. Dormire, morire un po&#8217; e poi svegliarsi in preda al mare moto emotivo. Affogare nel pianto senza motivo. Cosa fare? Chi essere? Infilarsi una calza di nylon lungo un braccio e sentirsi alternativi. Chi te lo chiede?</p>
<p>L&#8217;edizione straordinaria di un telegiornale irrompe davanti ai tuoi occhi. «La guerra è scoppiata», grida il conduttore in giacca nera e cravatta rossa. Una calza di nylon la immagini intorno al suo collo. È tempo di ballare e di chiedere una benedizione. Sono le cinque del pomeriggio. Entro un&#8217;ora, in Chiesa, si reciterà il Rosario. E proprio perché ti piace pensare a cose assurde, sei sicuro che anche Dio indossi calze di nylon per non fare torto ai cattolici arcobaleno.</p>
<p>Ti affidi ai tuoi filosofi d&#8217;avanguardia, quelli irregolari che trovavano ottimi argomenti tra prostitute e moderni pubblicani. Cioran se la faceva con i pastori e con le cameriere. «Dio si cerca quando abbiamo bisogno di qualcosa», le disse una sguattera, e questa rivelazione valse per lui più di mille teoremi teologici. Le dispute però non si fermano. La contemporaneità è il Medioevo 2.0. L&#8217;intelligenza artificiale ha sostituito i draghi e le streghe. I folletti appaiono con le droghe sintetiche. Alcuni trasportano sulle spalle pentole d&#8217;oro.</p>
<p>Il pluralismo è padre di una catastrofe imminente. Ci vorrebbero barbiturici più sofisticati per quietare il mondo. Invece anche gli atomi sono diventati schizofrenici e nessuno cerca più ordine e armonia. La retorica impone che tutti abbiano la risposta giusta per qualsiasi quesito. Tu odi coloro che hanno una risposta per tutto. Solo i dubbi salvano. Solo i sogni rendono le persone libere.</p>
<p>Intanto giochi con una calza di nylon. Ti spinge a riflettere, a dialogare con l&#8217;assurdo, a dire tutto senza dire niente. Ogni questione resta aperta. In caso contrario puoi trattenere il respiro mentre ti infili in testa un cappuccio. E poi trovare te stesso nel buio.</p>
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		<title>Al supermercato: un razionamento ideologico</title>
		<link>https://www.borderliber.it/al-supermercato-racconto-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 21:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Al supermercato: un razionamento ideologico&#8221; è un racconto di Martino Ciano Sono apparso a me stesso in una stanza trasformata, per dispetto, in un luogo comune. Mi sembrava di essere nel mezzo di una corsia d&#8217;ospedale, poi mi sono reso conto che di fronte a me c&#8217;era uno scaffale pieno di scatole colorate contenenti riso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Al supermercato: un razionamento ideologico&#8221; è un racconto di Martino Ciano </strong></p>
<p>Sono apparso a me stesso in una stanza trasformata, per dispetto, in un luogo comune. Mi sembrava di essere nel mezzo di una corsia d&#8217;ospedale, poi mi sono reso conto che di fronte a me c&#8217;era uno scaffale pieno di scatole colorate contenenti riso soffiato e fiocchi di mais da fare scivolare in tazze di latte parzialmente scremato. Ero quindi in un supermercato, in un tempio moderno in cui si esorcizza la carestia.</p>
<p>In uno schermo gigante vedevo passare le immagini ultra-realistiche di un uomo che accarezzava le banane, che odorava pomodori, che baciava lattughe prima di riporle in un cesto. «Così &#8211; dissi sussurrando &#8211; un dipendente del supermercato che sto attraversando cura la roba che comprerò». Questo è amore, amore disperato. Forse è un rito di abbandono o un modo dolce per lasciarsi alienare dal lavoro, magari è una nuova forma di love bombing.</p>
<p>Rimasi fermo con le mani salde al carrello che stavo tirando. Ero apparso a me stesso nel luogo sbagliato, ma nel momento propizio. Io pensavo a un&#8217;imminente guerra nucleare, all&#8217;insorgenza di un fungo atomico tra il banco dei latticini e il reparto carni. Saremmo stati travolti tutti, saremmo stati trasformati in quanti. Evviva la disintegrazione che mescolerebbe le cose, dando un calcio nel culo al rapporto qualità-prezzo. Eppure, mi sembrava normale che l&#8217;inflazione riuscisse ancora a incidere sui nostri umori. D&#8217;altronde campiamo facendoci conti quotidiani.</p>
<p>Poiché nessuno ha davvero qualcosa da dire, al supermercato ho almeno qualcosa da fare. Oltre a comprare posso bestemmiare per l&#8217;aumento dei prezzi. Mi chiedo qual è il motivo, visto che nulla di apparentemente significativo è accaduto nella mia vita. Non me ne frega niente delle città distrutte dalla guerra. Non m&#8217;importa della follia dei dementi al potere, messi lì da un popolo di altrettanti dementi. So che il popolo-gregge cerca l&#8217;uomo-bestia, perché dopotutto gli piace farsi sbranare. E io odo le masse, persino la democrazia mi ha rotto le scatole. Il suffragio universale è una truffa.</p>
<p>Al supermercato penso addirittura a un libro recentemente letto sull&#8217;impresa di Fiume, che fu una sorta di Repubblica poetica in cui vigeva il libero amore, la libertà assoluta e la dissoluzione di ogni convenzione. Cazzo, sembrava Woodstock e invece era in un posto conteso da Italia e Jugoslavia, nell&#8217;anno del Signore 1919. Lì emigrarono, affascinati dall&#8217;impresa, giovani anarchici, comunisti, arditi, nazionalisti e primi ferventi fascisti. Non si capiva niente, insomma, però si andava quasi sempre d&#8217;accordo. L&#8217;importante era dimostrare di essere contro qualcosa. Reggeva il comando il poeta D&#8217;Annunzio. Erano tutti delusi, come oggi, dell&#8217;Italia retta da un Governo di idioti che non sapevano da che parte stare. Manco i confini nazionali sapevano difendere, tant&#8217;è che il popolo se ne andava in giro a parlare di una certa &#8220;vittoria mutilata&#8221;. Era finita da meno di un anno la Prima Guerra Mondiale e si tirava a campare.</p>
<p>Al supermercato, quindi, ero affranto perché avrei voluto partecipare a un&#8217;impresa del genere. Invece, contemplavo le tavolette di cioccolato, cercando quelle con circa l&#8217;ottantacinque percento di cioccolato fondente. E intanto la pubblicità sul maxischermo andava di continuo. Mi venne il disgusto verso quell&#8217;attore che, magari per quattro spicci, doveva impersonare un dipendente alienato che preferiva passare la notte a palpare frutta, piuttosto che a coccolare sua moglie.</p>
<p>Ecco, ero apparso a me stesso nel luogo sbagliato, ma nel momento propizio. Avrei potuto dare vita a una rivoluzione, lì nel parcheggio. Avrei potuto incendiare un&#8217;auto, magari la mia per dare agli altri il buon esempio. Prima però avrei dovuto pagare il conto alla cassa, dando alla cassiera l&#8217;impressione di essere felicemente annoiato.</p>
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		<title>Guida in stato di insofferenza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/guida-in-stato-di-insofferenza-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 09:40:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Guida in stato di insofferenza&#8221; è un racconto di Martino Ciano  Trema, trema, sul ciglio della strada c&#8217;è un cinghiale. Se quello si lancia ti sfonda la macchina, se quello si lancia ti fai male e devi pure pagarti i danni. Ma tu continui a guidare, lo sorpassi e l&#8217;orizzonte lo divora. Dissolto. Prosciolto dalla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Guida in stato di insofferenza&#8221; è un racconto di Martino Ciano </strong></p>
<p dir="ltr">Trema, trema, sul ciglio della strada c&#8217;è un cinghiale. Se quello si lancia ti sfonda la macchina, se quello si lancia ti fai male e devi pure pagarti i danni. Ma tu continui a guidare, lo sorpassi e l&#8217;orizzonte lo divora. Dissolto. Prosciolto dalla colpa di esistere. Pericolo scampato per te. Addio, l&#8217;ungulato è stato archiviato. Se non lo vedi più, forse neanche più esiste. Le particelle che lo formano obbediranno allo sguardo di qualcun altro.</p>
<p dir="ltr">Certe guerre non ci sono se non in televisione. Sono forme di eversione, neanche di divisione. Creduloni sono coloro che si fanno venire l&#8217;ansia per bombe esplose nei deserti petroliferi. Pensaci quando metti benzina, quando agiti la pompa e vorresti dare fuoco a ogni cosa. Zitto, zitto, tu guidi per fuggire verso l&#8217;ignoto. La strada taglia il cucuzzolo del monte. In fondo, a valle, c&#8217;è il mare, ma prima ci sono troppe case. Tanti tetti rossi fanno un&#8217;emorragia urbana. In quel territorio in sofferenza, ormai dissanguato, c&#8217;è anche la tua dimora che cade a pezzi. Te l&#8217;hanno lasciata in eredità e te la devi tenere così. Gli avi ti hanno incastrato con il loro patrimonio terreno.</p>
<p dir="ltr">Guida in stato di insofferenza. Pigi l&#8217;acceleratore, azzardi in qualche curva ma non è tua intenzione schiantarti. La vita su un altro pianeta sarebbe migliore, persino quella dopo la morte. Qualsiasi cosa venga dopo una lucida supposizione che rende veggenti è migliore. Forse, forse, ma non crederci, poserai l&#8217;auto e andrai a passeggiare, muoverai le gambe e ti sentirai un elastico. Ti verrà anche voglia di fare all&#8217;amore, di baciare tutte le fanciulle del mondo, di addormentarti tra i seni gonfi di una donna ancora illibata.</p>
<p dir="ltr">Attento, attento, il mare ti ispira, la montagna ti sfama e la corsa verso casa segna la fine di un giorno che mai più tornerà indietro. E forse sognare a occhi spalancati si può. Sperare sembra un&#8217;attività diabolica, eppure a volte vince contro la consapevolezza di essersi feriti con le cose del mondo.</p>
<p dir="ltr">Intanto, trema, trema, si è fatto sera e domani si farà giorno. Nel buio guidi ancora in stato di insofferenza. Le cose del mondo non tramontano del tutto, questa è l&#8217;unica cosa che tiene in vita la specie umana.</p>
<p>&nbsp;</p>
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