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	<title>Divagazioni Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Pedine: una realtà possibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 17:50:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Pedine&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale Gli uomini muoiono per volere di qualcuno, tranne che per quello di Dio. E mentre l&#8217;Onnipotente guarda impassibile, cercando altri pianeti da colonizzare, c&#8217;è chi si butta a mare e prova a invadere in massa un continente. Si chiudono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Pedine&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Gli uomini muoiono per volere di qualcuno, tranne che per quello di <strong>Dio</strong>. E mentre <strong>l&#8217;Onnipotente</strong> guarda impassibile, cercando altri pianeti da colonizzare, c&#8217;è chi si butta a mare e prova a invadere in massa un continente. Si chiudono le frontiere, si inneggia alla guerra di liberazione dallo straniero, si cercano i colpevoli che spalleggiano la sostituzione etnica.</p>
<p dir="ltr"><strong>Le pedine sono povere</strong>, non hanno nulla da perdere. Morire in acqua o a casa loro, sulla terra ferma, non fa alcuna differenza. Sebbene nessuno veda nei loro volti i segni della disperazione, tant&#8217;è che mostrano i loro fisici asciutti e scolpiti da esemplari nel fiore dell&#8217;esistenza, essi sono ipnotizzati dalla fame di vita che l&#8217;occidente irradia per tutto il globo.</p>
<p dir="ltr">«<strong>Accoglici Europa, madre dal cuore grande e dalle gambe spalancate!</strong>», questo gridano i molti che si imbarcano e i pochi che sbarcano. Pedine sono coloro che aspettano quelli che arrivano, che guardano l&#8217;orizzonte temendo <strong>l&#8217;Uomo Nero</strong>. Allora, senti lo spirito distruttivo che nel nome del terrore disintegra intere civiltà e anche pseudo-tradizioni nazionali?</p>
<p dir="ltr">Guarda come ridono di noi gli uomini delle élite. Siedono ovunque. Sono in mezzo ai disperati, ai dispersi, a coloro che attendono sull&#8217;altra sponda con i fucili carichi. Incitano a emigrare, incitano a sparare. Incitano a invadere, incitano a respingere lo straniero. Guarda questi uomini potenti, usano la disperazione per metterci l&#8217;uno contro l&#8217;altro. <strong>Rubano ricchezze e sobillano la rivolta. Il più debole diventa anche il nemico di tutti.</strong></p>
<p dir="ltr">Stop globalizzazione, avanti cosmopolitismo. Sfruttati del mondo, uniamoci! Abbattiamo gli <strong>Stati</strong> costruiti sull&#8217;egemonia dei pochi attraverso una democrazia demenziale. La disperazione dovrebbe seppellire le diversità per resuscitare la solidarietà. Invece cosa è accaduto? A <strong>Oriente</strong>, il ricco sceicco, affamatore del suo popolo, spinge alla jihad; l&#8217;imam al servizio del male ti chiede di saltare in aria, in nome di un <strong>Allah</strong> che ti ripagherà in <strong>Vergini</strong> da deflorare.</p>
<p dir="ltr">A <strong>Occidente</strong> siedono uomini che non vedono l&#8217;ora di colonizzare <strong>Marte</strong>, di vivere in eterno e di creare un essere così potente da sconfiggere pure <strong>Dio</strong>. Intanto vogliono il tuo, il mio sacrificio. Con una mano ci nutrono e con l&#8217;altra ci fanno vomitare quel poco che abbiamo mangiato. Sosteniamo i loro pensieri, anche quando guidano le nostre crisi di identità. <strong>Vogliono sbarazzarsi di noi</strong>. Per loro, tu e io siamo numeri che hanno una breve utilità.</p>
<p dir="ltr">Non hanno il coraggio di distruggerci, ma aspettano che lo facciamo con le nostre mani. Loro muovono solo gli ingranaggi, poi lasciano che le nostre pulsioni di morte si mettano in moto. <strong>Ma ti prego, non devi credermi</strong>. Non seguire questo discorso se prima non l&#8217;hai sperimentato sulla tua pelle. Devi farne esperienza. Devi sentirti sfruttato e preso in giro; devi abbracciare una delle tante propagande che ogni giorno si accapigliano davanti ai tuoi occhi.</p>
<p dir="ltr"><strong>Sei un animale di destra o di sinistra?</strong> Vuoi essere contro tutto e tutti, fino a non essere neanche di te stesso o sei pronto a consegnare il tuo destino in mano a un despota illuminato? Hanno cercato di convincermi che bisogna accettare il proprio status di pedina tra le mani di questi politici, di questi benefattori del nulla. Secondo me, invece, bisogna diffidare di coloro che parlano di &#8220;<strong>male necessario</strong>&#8221; e di &#8220;<strong>bene comune</strong>&#8220;.</p>
<p dir="ltr">Non avere paura, non cercare più nessuno. Non resterà traccia di questa testimonianza. Sii una pedina nascosta. Il mondo finirà. Te lo prometto.</p>
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		<title>Le ragazze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 15:48:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bellomusto]]></category>
		<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Le ragazze&#8221; è una prosa di Doris Bellomusto. In copertina una foto modificata con l&#8217;intelligenza artificiale E poi ci sono le ragazze. Le ragazze non invecchiano, eppure si tengono addosso tutti i segni del tempo. Non temono smagliature né borse sotto gli occhi; si truccano quanto basta; si vestono come piace a loro; sorridono; si incazzano; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Le ragazze&#8221; è una prosa di Doris Bellomusto. In copertina una foto modificata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>E poi ci sono le ragazze. Le ragazze non invecchiano, eppure si tengono addosso tutti i segni del tempo.</p>
<p>Non temono smagliature né borse sotto gli occhi; si truccano quanto basta; si vestono come piace a loro; sorridono; si incazzano; chiacchierano; amano il vento e il sole; camminano a piedi e si guardano intorno; frequentano i vecchi e i giovani; si innamorano ancora e ancora e poi ancora e ancora, perché lo sanno che l&#8217;unico tempo speso bene è quello speso in amore, ma sanno anche che l&#8217;amore è tutto e niente e che fa bene non farlo ammuffire nel chiuso delle case.</p>
<p>Le ragazze sanno stare al mondo. Vanno incontro al tempo e al vento; arrivano in anticipo agli appuntamenti e sono contente di aspettare, perchè l&#8217;attesa sa di infanzia e di ricordi e ha il sapore delle more selvatiche.</p>
<p>Amano il mare le ragazze e quando nuotano sanno pregare e ridere, piangere e morire.</p>
<p>Sanno essere vecchie e bambine e negli occhi hanno sempre millenni e santità, eresie e segreti.</p>
<p>Se vi capita di riconoscerle, fateci caso, sono quasi sempre mature abbastanza da essere quasi vecchie queste ragazze.</p>
<p>Ecco perchè non si chiede mai l&#8217;età a una donna, non si può mai dire esattamente. Spesso, se è una ragazza ha vent&#8217;anni nel cuore e sessanta nel sangue.</p>
<p>E va bene così!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La questione termica: piromania popolare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 16:31:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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		<category><![CDATA[Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La questione termica&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale  È una questione di fuoco che divampa intelligentemente, tipo quando al calar del sole si solleva una leggera brezza che è capace di dare ristoro tanto agli uomini che alle fiamme. Non devi scomodare nessuno, basta che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La questione termica&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">È una questione di fuoco che divampa intelligentemente, tipo quando al calar del sole si solleva una leggera brezza che è capace di dare ristoro tanto agli uomini che alle fiamme. Non devi scomodare nessuno, basta che tu sia un bravo osservatore e che ti affidi alla natura.</p>
<p dir="ltr">È semplice appiccare un incendio sul Tirreno cosentino, possono farlo anche i bambini. Te ne vai in una zona appartata e prepari l&#8217;innesco in assoluta tranquillità. Diventi persino popolare, perché in tanti fotografano, postano sui social la tua opera d&#8217;arte e la commentano.</p>
<p dir="ltr">Ti dispiace solo dover rimanere anonimo. Speri infatti in un decreto legge urgente che permetta ai piromani di firmare il loro incendio. D&#8217;altronde, un incendio è un&#8217;opera dell&#8217;ingegno. Perché prendersi solo brutte parole dagli ambientalisti, dai politici che piagnucolano a comando e dal popolo incazzato?</p>
<p dir="ltr">Ci sono diverse scuole di pensiero sul perché del fenomeno degli incendi: ecomafie, psicopatologia, bonifica forzosa, questione climatica. Tutte si inseguono a vicenda e ciascuna mette al centro l&#8217;uomo, questo animale ignorante per il quale si invoca l&#8217;estinzione.</p>
<p dir="ltr">La questione termica mi affascina. Molti la usano per giustificare tutto ciò che avviene in estate. Studi scientifici provano che il caldo estremo fa impazzire ogni cosa del creato, principalmente gli esseri umani. Sciacquarsi la testa a mare serve a poco. Persino l&#8217;aria condizionata non risolve tanto, perché, come dice la parola stessa, non è naturale.</p>
<p dir="ltr">La questione termica ti manda in bestia, ti fa sudare e bestemmiare. Ti fa mangiare male, ti fa pensare male di tutto e tutti. In estate ogni complotto sembra realizzarsi con buona pace della società. Siamo tutti troppo impegnati a cercare aria fresca, a risparmiare energie. Non c&#8217;è possibilità di dire e fare cose intelligenti. Fanno male le gambe, le braccia e la testa. Diventiamo sonnambuli!</p>
<p dir="ltr">Ti racconto una cosa. Nel giugno 2026 un mio amico ha ricevuto un&#8217;email in cui mi veniva segnalato l&#8217;uso improprio di una foto in un articolo del 2022. Tra miliardi di utenti, di abusi e foto deformate hanno beccato proprio lui, gestore di una pagina di nicchia. L&#8217;occhio del sorvegliante è sempre attivo, tranne per le cose grandi, immense, che interessano la società.</p>
<p dir="ltr">La tecnologia non sa fermare l&#8217;esperto piromane che usa ancora tecniche contadine. Anche in questo caso si chiama in ballo la questione termica: ad alte temperature certe macchine stravaganti fanno boom boom. L&#8217;uomo invece è sempre attivo, in qualche modo se la cava.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lacan e Bakunin: due &#8220;fantasmi&#8221; contro lo stress ideologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:55:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Leggere Lacan&#8221; di Slavoj Žižek, Bollati Boringhieri, 2009 e &#8220;Stato e Anarchia&#8221; di Michail Bakunin, Feltrinelli, edizione 1969 Ripescare dalla propria libreria un saggio di Slavoj Žižek su Lacan e un classico del pensiero politico come &#8220;Stato e Anarchia&#8221; di Michail Bakunin; rileggere con spirito adulto entrambe le opere [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Leggere Lacan&#8221; di Slavoj Žižek, Bollati Boringhieri, 2009 e &#8220;Stato e Anarchia&#8221; di Michail Bakunin, Feltrinelli, edizione 1969</strong></p>
<p>Ripescare dalla propria libreria un saggio di <strong>Slavoj Žižek</strong> su <strong>Lacan</strong> e un classico del pensiero politico come &#8220;<strong>Stato e Anarchia</strong>&#8221; di <strong>Michail Bakunin</strong>; rileggere con spirito adulto entrambe le opere e notare che la fluidità con cui si attraversano le pagine è migliorata rispetto alla prima volta; finire i due libri nell&#8217;arco di dieci giorni, ammettendo a sé stessi che certe cose non &#8220;muoiono&#8221;, semplicemente riposano &#8220;inconsce&#8221;.</p>
<p>La prima lettura di questi testi avvenne nel <strong>2012</strong> per fame di conoscenza, mentre oggi è l&#8217;istinto di autodifesa dal pattume contemporaneo a guidare questo secondo passaggio. Può darsi anche che sia avvenuto per altri motivi, magari inconsci. Certamente, è rimasta immutata la parola che, ieri come oggi, me li fa accostare. D&#8217;altronde, <strong>Lacan</strong> è uno dei più controversi psicanalisti del Novecento, mentre <strong>Bakunin</strong> è il padre dall&#8217;anarchismo.</p>
<p>Il mio immaginario legò questi due personaggi attraverso l&#8217;idea del &#8220;<strong>Grande Altro</strong>&#8220;, quel contesto <strong>sociale-simbolico</strong> che ci forma, che ci fa essere in un certo modo e che ci domin. A lui obbediamo, a lui paghiamo dazio sia nel bene che nel male. Il simbolico detta il nostro linguaggio e tante altre cose. Bisogna prenderne coscienza.</p>
<p>Ora, questo è un concetto bellissimo di <strong>Lacan</strong>, ma che c&#8217;entra con <strong>Bakunin</strong>? Diciamo che anche lui, pur tenendosi a distanza da <strong>Marx</strong>, sosteneva che il popolo può fare la <strong>Rivoluzione Sociale</strong> solo se prende coscienza del proprio potenziale, capendo fino in fondo quali sono i propri diritti.</p>
<p>Quindi, prendere <strong>coscienza</strong> vuol dire risvegliare quel qualcosa di rimosso che se ne sta nel nostro inconscio, dandogli un nome e un cognome e liberandolo dal suo <strong>status spettrale?</strong></p>
<p><strong>Spettrale!</strong> Ecco un altro concetto di <strong>Lacan</strong> che posso unire al discorso che sto facendo su <strong>Bakunin</strong>: <strong>il fantasma</strong>. La realtà è tanto traumatica che ogni oggetto diventa digeribile solo nel momento in cui il <strong>soggetto-fruitore</strong> ci mette intorno il suo &#8220;fantasma&#8221;. Stando così, la nostra realtà è frutto della nostra immaginazione, o meglio «è una sequenza di belle allucinazioni?».</p>
<p>Arrivati a sto punto, <strong>Lacan</strong> ha ragione pure quando sostiene che «<strong>il</strong> <strong>rapporto sessuale non esiste»</strong>? Perché? Perché, quando penetro o mentre la mia partner mi accoglie, entrambi pensiamo a qualcos&#8217;altro che ci renda reciprocamente sopportabili. Insomma, ci completiamo solo se aggiungiamo un pezzettino di ciò che abbiamo immaginato. Da persone diventiamo oggetti. E poi, quando non sopportiamo più, quando anche la nostra immaginazione fa cilecca, allora esplodiamo?</p>
<p>Be&#8217; sì! <strong>Bakunin</strong> poneva tra gli elementi che alimentano la rivoluzione la disperazione. <strong>La disperazione</strong> è una forza creatrice, quindi complice della nostra immaginazione. È persino capace di trattenere gli istinti ribelli e di farci giustificare ciò che subiamo. Però, quando viene meno combiniamo qualcosa di traumatico, come la rivoluzione. Capito che giro? <strong>Siamo proprio strani noi esseri umani</strong>.</p>
<p>Siamo così invischiati nel &#8220;<strong>Grande Altro</strong>&#8221; che persino i nostri desideri sono guidati da Esso, anche se pensiamo che loro sgorghino dalla nostra intimità più pura. Allora, penso a <strong>Bakunin</strong> e mi chiedo: «Chissà quale &#8220;<strong>Grande</strong> <strong>Altro</strong>&#8221; guidava la sua sete di distruzione dello <strong>Stato</strong>, visto che anche lo <strong>Stato</strong> è una delle migliori forme del &#8220;<strong>Grande Altro</strong>&#8220;».</p>
<p>Magari <strong>Lacan e Bakunin</strong> erano gemelli distanti nel tempo; o forse due fantasmi con cui travestiamo cose che in fin dei conti già sappiamo. Dopotutto, penso che ognuno di noi, se si abbandona alla catarsi, capisce che non tutte le cose avverse sono vissute da noi come una disgrazia</p>
<p>Pensare che <strong>Bakunin</strong> ce l&#8217;aveva pure con <strong>Marx</strong>. Secondo lui, infatti, il teorico del <strong>Comunismo</strong> avrebbe costruito un sistema statalista, quindi regolato dall&#8217;alto verso il basso, in cui alla fine c&#8217;era sempre una classe privilegiata che sottometteva il popolo. Cacchio, mica aveva torto il buon <strong>Bakunin</strong>, alla fine i &#8220;<strong>comunismi</strong>&#8221; si sono trasformati in stati polizieschi e dittatoriali. E pure la democrazia è combinata in questo modo.</p>
<p><strong>Lacan</strong> pure sosteneva che tante cose cattive, sadiche, che compiamo &#8211; <strong>un caso estremo sono le azioni dei fanatici </strong>&#8211; sono frutto della nostra reificazione che ci rende oggetto al servizio dei desideri del <strong>Grande Altro.</strong> Prendiamo un terrorista islamico, lui dice che si fa saltare in aria o uccide nel nome di <strong>Dio</strong>. Lui quindi è un oggetto tra le mani dell&#8217;Onnipotente e <strong>Dio è una delle incarnazioni del Grande Altro</strong>.</p>
<p>Anche i nazisti dicevano che erano fedeli al patto d&#8217;onore suggellato con il partito e con il loro capo. Infatti, molti di loro, appena appresa la notizia che Hitler era morto, si suicidarono perché non potevano vivere in un mondo senza nazionalsocialismo.</p>
<p>Quindi è vero che lo <strong>Stato</strong> va eliminato e che l&#8217;organizzazione della società deve partire dal basso, affinché non vi sia nessuna classe privilegiata? Certo, di questi tempi, con questi pastoni ideologici, <strong>Bakunin</strong> sarebbe stato strumentalizzato dai neoliberisti al grido di «<strong>Lo Stato è il problema</strong>», mentre <strong>Lacan</strong> sarebbe stato un influencer, anzi un mental coach.</p>
<p>E dopotutto possiamo ridere di queste cose e lasciare in pace, per primo io, sia <strong>Lacan che Bakunin</strong>?</p>
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		<title>Agricoltura: l&#8217;odore dei granai è solo una romanticheria?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/agricoltura-bora-dati-analisi-lettura-sud/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 12:40:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Puntare sull&#8217;agricoltura è una romanticheria o può essere una medicina contro un futuro sempre più alienante? Dati alla mano, Guido Borà fa un dettagliato quadro della situazione. In copertina una foto del centro storico di Scalea, in provincia di Cosenza, scattata dall&#8217;autore Immaginate di essere appena tornati da una fugace visita in una località turistica [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/agricoltura-bora-dati-analisi-lettura-sud/">Agricoltura: l&#8217;odore dei granai è solo una romanticheria?</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Puntare sull&#8217;agricoltura è una romanticheria o può essere una medicina contro un futuro sempre più alienante? Dati alla mano, Guido Borà fa un dettagliato quadro della situazione. In copertina una foto del centro storico di Scalea, in provincia di Cosenza, scattata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Immaginate di essere appena tornati da una fugace visita in una località turistica (nel caso specifico Scalea, in provincia di Cosenza) e un vostro conoscente affermi convinto che in quel luogo un tempo l’agricoltura era fiorente e che questa sarebbe stata la vera ricchezza (usando le sue parole, sarebbe dovuta restare agricola).</p>
<p>Per contestualizzare queste affermazioni, ricordo che, negli anni ‘30 del Novecento, la valle del Lao e il fiume Abatemarco, in provincia di Cosenza, furono interessati da un intervento di bonifica integrale che sanificò il territorio da paludi e acquitrini. L’agricoltura ne fu avvantaggiata, grazie allo sviluppo di impianti irrigui consortili che liberò i contadini dalla schiavitù del turno settimanale di irrigazione.</p>
<p>A questo punto, consentitemi una piccola digressione: quando passate in zone di pianura, fate caso se scorgete alberi di eucalipto; sono un segnale inequivocabile di un intervento umano. Questi alberi, con le loro grandi e profonde radici, contribuiscono a mantenere asciutte le terre in precedenza bonificate o ancora da bonificare.</p>
<p>Nonostante il nostro Paese sia ancora uno delle maggiori economie industrializzate dell’Occidente, il mito dell’agricoltura come fonte di ricchezza nazionale è duro a morire. Convinzioni individuali (secondo <strong>l’Indagine Eurispes-Confagricoltura del 2022</strong>, l’86 percento degli italiani considera l’agricoltura “una parte fondamentale dell’economia”) e retorica nazionale (<strong>Coldiretti</strong> sostiene artatamente che il cibo possa valere il 30 percento del Prodotto interno lordo) favoleggiano su una presunta forza economica di questo settore che, se efficacemente supportato, diverrebbe volano della crescita.</p>
<h3>L&#8217;agricoltura conviene?</h3>
<p><strong>Quando viene posta la seguente domanda</strong>: quanto pesa l’agricoltura sull’economia nazionale? Le risposte sono tra le più disparate, ma, facendo una media, si arriva al <strong>20 percento del Pil</strong>. Invece — e qui scatta la delusione sul viso di coloro che vengono a conoscenza delle cifre corrette — la quota del valore aggiunto del settore primario (foreste, agricoltura e pesca) ha superato di poco il <strong>2,4 percento del Pil nel 2024</strong>, evidenziando come, al contrario di quanto si creda, sia residuale (in altri Paesi come Usa, Germania e Francia questa percentuale è ancora più bassa: rispettivamente 0,8 percento, 0,9 percento e 1,4 percento).</p>
<p>Ma i problemi non sono finiti qui: rispetto ad altri Paesi, l’agricoltura italiana, dal lato della produzione, soffre di un grave problema strutturale, in quanto la proprietà è polverizzata in piccole e piccolissime aziende. A fronte di una grande distribuzione (Gdo) sempre più concentrata, gli agricoltori non hanno il potere di fissare i prezzi (si parla di monopsonio o oligopsonio). Su questo problema è in corso un’indagine da parte dell’Agcm (l’antitrust italiana) sull’incremento di prezzi dei generi alimentari registrato tra il 2021 e il 2024, <strong>pari a più 24,9 percento, contro il 17,3 percento dell’inflazione generale.</strong> Il differenziale di 8 punti percentuali potrebbe essere riconducibile in parte al potere di mercato della GDO.</p>
<p>Proprio per la struttura polverizzata delle aziende agricole, la produttività è molto bassa: nel 2024 il valore aggiunto (2,4 percento sul totale) era prodotto dal 3,6 percento degli addetti (<strong>erano il 42,2 percento nel 1951</strong>). Da cui, il valore aggiunto per occupato dell’agricoltura è 61.100 euro, mentre quello dell’economia in generale è di 91.600 euro. Il che significa che un occupato in agricoltura mediamente produce il 33 percento in meno di una qualsiasi addetto di un altro settore.</p>
<h3>La zappa è solo un attrezzo romantico?</h3>
<p>Un altro elemento di debolezza è la dipendenza da contributi e sussidi pubblici, sia a livello europeo sia a livello nazionale: nel 2024, a fronte di un valore aggiunto di 50,4 miliardi di euro, sono stati erogati contributi della Politica agricola comune <strong>(Pac, primo e secondo pilastro)</strong> e finanziamenti nazionali per un totale di circa 7,4 miliardi di euro, il 14,7 percento circa. Da quanto descritto fino adesso, è evidente che gli agricoltori sopravvivano a causa di margini estremamente ridotti.</p>
<p>Il mercato del lavoro è particolarmente frammentato, con un’elevata percentuale di manodopera occasionale non qualificata. Da dati Inps e Confagricoltura, <strong>nel 2024 il 90 percento degli operai erano braccianti giornalieri</strong> (900mila), di cui 400 mila stranieri. Il reclutamento rappresenta una nota dolente, una piaga illecita mai debellata, in quanto il principale intermediario tra domanda e offerta di lavoro è ancora il caporale. Si stima, inoltre, che vi siano circa 230 mila lavoratori irregolari (definiti in condizione di grave sfruttamento dall’Osservatorio Placido Rizzotto) che percepiscono salari, quando va bene, di 4 euro all’ora. In alcune aree più critiche si registrano concentrazioni molto alte di irregolari: oltre 10mila nella Capitanata, circa 12mila in Calabria, 8-10 mila in Piemonte e oltre 6mila in Trentino.</p>
<p>Concludo con tre episodi recenti di violenza inaudita, perpetrata nei confronti di alcuni braccianti agricoli extracomunitari: il 2 giugno 2018, a San Calogero (Vibo Valentia), Soumaila Sacko, bracciante maliano e sindacalista, fu ucciso a fucilate mentre recuperava lamiere per la baraccopoli di San Ferdinando. Nel giugno 2024, a Latina, un bracciante indiano, Satnam Singh, è morto dopo essere stato abbandonato davanti casa con un braccio amputato da un macchinario, senza soccorso dal datore di lavoro. <a href="https://www.borderliber.it/strage-di-amendolara-reimigrare-e-dimenticare/">Il 1° giugno 2026, ad Amendolara, in provincia di Cosenza, quattro braccianti migranti (Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad) sono stati bruciati vivi in un minivan da due caporali pakistani.</a></p>
<p>Per cui, senza fare di tutta l&#8217;erba un fascio, dobbiamo andare proprio orgogliosi di questo settore?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/agricoltura-bora-dati-analisi-lettura-sud/">Agricoltura: l&#8217;odore dei granai è solo una romanticheria?</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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