Calùra di Saverio Gangemi

Calùra di Saverio Gangemi

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “Calùra” di Saverio Gangemi, Rubbettino editore, 2025

Come una favola nera o simile a un mito ancestrale. Così “Calùra” di Saverio Gangemi ci porta nel mezzo di una storia cruda e schietta, che si aggroviglia intorno a un evento misterioso: un’ondata di caldo che stravolge la vita di tutti.

Gangemi richiama in un colpo solo Saramago e i maestri della distopia, aggiungendovi quel tocco di calabresità che ci fa immaginare, senza svelarci nulla, l’asperità del nostro territorio, nonché il fascino “matrigno” di una terra che sa tanto amare quanto vendicarsi.

Diverse le chiavi di lettura che possiamo applicare a “Calùra”. Possiamo vedere nell’albero della merda, intorno a cui tutto si muove, un presunto albero della vita e della morte, attraverso cui apprendere una nuova conoscenza, non per forza negativa o infarcita di morte. Possiamo vedere nei protagonisti novelli viandanti, scopritori di un mondo che a un certo punto diventa per loro ostile, se non più atroce di quello che abitavano prima che la sciagura si abbattesse.

Eppure nulla cambia, l’uomo prova a sopravvivere, anche se sa che forse è inutile resistere. Pensa che la calura sia una forma di punizione divina, un castigo della natura, qualcosa che è scaturito da una maledizione lanciata da chissà quale entità. Ma l’uomo c’entra qualcosa? Quanto è responsabile di tutto quello che è avvenuto?

Alle domande risponderà il lettore, qui possiamo solo riflettere intorno a un romanzo maturo che richiama i nostri tempi, nonostante i fatti siano collocati in un tempo in cui duchi e papi imponevano le loro leggi contraddittorie. Ma proprio questo costante richiamo, capace di uniformare con naturalezza il passato con il presente, rappresenta il punto di svolta dell’intero romanzo.

Il linguaggio schietto, senza orpelli, quasi figlio di una nuova oggettività, lascia al lettore la possibilità di mischiarsi nelle vicende, dandogli libertà di valutazione e di interpretazione. L’autore calabrese ci fa intendere che ama la letteratura che discute con il pubblico, che non si limita a intrattenere ma che suggerisce riflessioni e stimola confronti.

Insomma, “Calùra” è un romanzo di un calabrese che tra le sue pagine ha saputo dosare esperienza e fantasia, osservazione e pensiero, vita e coscienza.

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