Nero

Nero

“Nero” è un racconto di Roberto Saporito. In copertina una foto scattata dall’autore

Attraversi la grande piazza, cammini fino alla zona pedonale, cammini con una sorta di urgenza nelle gambe; la mano destra stringe una busta di plastica bianca e rossa con il logo di un negozio di abbigliamento che non esiste più da molti anni.

Sei vestito esattamente come eri vestito nel tuo studio: maglione nero largo e pieno di buchi e macchie di colore, pantaloni militari neri con macchie di colore, anfibi neri Doc Martens neri con macchie di colore; le macchie di colore sono rosse, blu, gialle, verdi, nere (più difficili da vedere sugli indumenti già neri), e quelle non nere sono vecchie: è un po’ che non usi quei colori.

Arrivi in centro e dove una volta c’era un grande negozio di abbigliamento d’autore c’è la sede della galleria d’arte “Cabaret Voltaire”, la galleria d’arte di Sam, la tua gallerista, la tua mercante, che non vedi da mesi, che ti telefona da mesi, telefonate alle quali non hai mai risposto.

Stavi pensando, dovevi prendere una decisione, dovevi fare qualcosa, dovevi cambiare qualcosa, eliminare qualcosa, anche. Arrivi alla galleria; attraverso la vetrina vedi Sam e uno dei suoi collaboratori che stanno posizionando una grande tela sulla parete, quadro che sembra rappresentare un acquario con tanti pesci colorati, un acquario iperrealista due metri per due metri, sembra, ad occhio.

Sam indica al suo assistente di abbassare la tela, e poi di alzarla e poi di spostarla a destra, sì, ma di meno, dice mentre tu stai entrando.

Sam ti guarda come se avesse visto un orribile fantasma e poi ti dice:
“Sei uno stronzo.”

L’assistente ti fa ciao ciao con la mano destra, ma senza aprire bocca.
Tu annuisci, sospiri e dici:

“Ciao Sam.”
“Ciao un cazzo” fa lei e poi rivolta all’assistente “Metti giù quel quadro.”

L’assistente appoggia, con cautela, la tela contro la parete, e vista l’aria che tira sparisce nel retro della galleria.

“Sei uno stronzo lo sai?” ribadisce.
“Sì, me l’hai già detto.”

Poi ti guarda, guarda come sei vestito e dice:
“Sei un disastro.”

Poi ti osserva meglio e chiede:
“Cos’hai in quel sacchetto?”
“La prova che sto lavorando” dici, e tiri fuori una tela cinquanta per cinquanta centimetri.
“Cos’è?” domanda Sam.
“Ne ho fatte cento negli ultimi sei mesi” dici orgoglioso.
“E i tuoi famosi colori arditi, le tue geometrie, le arzigogolate tele sagomate?”
“Ne ho fatti cento e sono tutti cinquanta per cinquanta” ribadisci.
“Gli altri sono di colori differenti?” chiede Sam.
“No, sono tutti uguali.”
“Sono tutti neri?” chiede ancora.
“Esatto, sono tutti neri, tutti cinquanta per cinquanta, tutti uguali e sono la mia prossima mostra” affermi definitivo.
“Tu sei matto” dice Sam.
“Sempre stato” affermi sorridendo lieve.
“Però sei il mio matto, mi piace l’idea, andiamo a vederli, adesso, nel tuo studio” dice quasi miagolando Sam.
“Davvero?” domandi.
“Certo, avevi dei dubbi?”
“Qualcuno” ammetti.

Tre mesi dopo le pareti bianche della galleria d’arte sono letteralmente invase dalle tue tele nere.

La galleria è piena di gente che beve, mangia e compra a prezzi folli tele completamente nere mentre un critico d’arte molto famoso racconta cose sulle tue opere che tu non avevi proprio pensato, sembra un incantatore di serpenti e la gente, sempre di più e, sembra, sempre più ubriaca, si accapiglia, al limite del venire alle mani, per accaparrarsi più opere possibile. A fine serata sono tutte vendute a prezzi inauditi.

Sam sorride e stravaccati sul divano Bocca di Gufram, una prima edizione del 1970, a forma di labbra rossissime, vi state finendo l’ennesima bottiglia di Champagne.

“Sembri triste” dice Sam.
“No, stavo solo pensando” dici.
“A cosa?” domanda Sam.
“Alla mia prossima mostra” dici.
“Di già?” domanda Sam, e continua “Hai già qualche idea?”
“Sì” affermi sorridendo.
“E cioè?” domanda.
“Cento tele nere sessanta per sessanta centimetri” dici raggiante come un personaggio di Keith Haring.
“Geniale, mi piace, sarà un altro successo” afferma definitiva Sam.

Chi è l’autore di Nero?

Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962. Ha studiato giornalismo. Ha diretto per trent’anni una galleria d’arte.

Ha pubblicato raccolte di racconti e romanzi, tra le raccolte di racconti ricordiamo “Harley-Davidson” (1996, Stampa Alternativa Editore, vendendone più di ventimila copie), e “Generazione di perplessi” (2011, Edizioni della Sera, quarta di copertina di Marco Vichi) e tra i romanzi ricordiamo: “Il rumore della terra che gira” (2010, Perdisa Pop, nella collana “Corsari” diretta da Luigi Bernardi), “Il caso editoriale dell’anno” (2013, come “Anonimo”, Edizioni Anordest), “Come un film francese” (2015, Del Vecchio Editore), “Respira” (2017, Miraggi Edizioni), “Jazz, Rock, Venezia” (2018, Castelvecchi Editore), “Come una barca sul cemento” (2019, Arkadia Editore), “In nessun luogo” (2022, A&B Editrice), “Figlio, fratello, marito, amico” (2024,Qed Edizioni), “Polimeri” (2025, Cose Note Edizioni).

Il 26 febbraio 2027 pubblicherà il suo nuovo romanzo “Residenza per scrittori” con Qed Edizioni. Suoi racconti sono stati pubblicati su alcune antologie e su innumerevoli Riviste Letterarie. A ottobre 2004 è stato invitato al Festival Letterario “Letteraria” a Pistoia, tra gli scrittori invitati: Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli, Massimo Carlotto, Luca Crovi. A giugno 2007 è stato invitato al Festival Letterario Lib[e]ri 2007 di Teramo, tra gli scrittori invitati: Marco Lodoli, Erri De Luca, Walter Siti. Ha collaborato con la Rivista Letteraria di Milano “Satisfiction” con una sua personale rubrica.

Nel 2013 il suo primo romanzo “Anche i lupi mannari fanno surf” [2002] diventa “oggetto di studio” di una delle dieci lezioni del corso di scrittura narrativa “Inchiostro rosso sangue”, per la precisione la settima intitolata “L’hard boiled in salsa italiana: il curioso caso di “Anche i lupi mannari fanno surf”, di Roberto Saporito.”, organizzato dalla Rivista Letteraria “Inchiostro” a Verona, insieme ai romanzi, oggetto di altre lezioni, di Giorgio Scerbanenco, Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto e Gianluca Morozzi.

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