Patrie lettere: polvere di zolfo per nasi stellari

Patrie lettere: polvere di zolfo per nasi stellari

“Patrie lettere: polvere di zolfo per nasi stellari” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale

Patrie lettere come galere: ti chiedono di partecipare con un tuo libro al mercato-gentile quotidiano. Ogni giorno un titolo in più per raccontare un mondo democraticamente bugiardo, nefasto, linguacciuto. Starne fuori vuol dire ammirare quanti si accapigliano per un po’ di pubblicità. La partecipazione sui social aumenta, le discussioni diventano furenti. Il «pubblicatore» si lancia in polemiche, concede “like” e commenti. Fa un po’ come quei personaggi pubblici che nelle varie trasmissioni costruite ad hoc, dopo disamine improbabili sullo status quo, vengono salutati dal conduttore con il loro ultimo libro in mano. Un chiaro «accattatevillo», secondo il lapalissiano ragionamento «come pensa, sicuramente così scrive».

Perciò le patrie lettere si spopolano sempre più degli artisti solitari, degli scrittori che leggono dal di fuori e che non vogliono essere merce di scambio. Risuona il detto antico che «la pubblicità è l’anima del commercio», noi possiamo aggiungere che nella nazione dei libri-marchetta anche il viso, il seno, i pettorali, il culo, l’addome scolpito e la posa ammiccante, tanto femminile quanto maschile, sono mezzi utili al mercato. Sono strumenti pure la malattia, il tentato suicidio, la compassione, il narcisismo passivo, nonché le parole cuore, amore e sole, persino la pusillanimità. Oh il dolore, quanto è commerciale. Cosa sarebbe un pubblicatore senza la sofferenza, senza i buoni consigli per lenirla; senza cagnolini, peluche, dolci, biscottini, tisane, fiorellini, a fare da cornice alla sua attività da buon Samaritano tra una pagina e l’altra? Leggere e scrivere: una mediocre elevazione.

Il popolo della patrie lettere condanna la violenza, la propaganda, ma alla fine usa le stesse forme fasciste: una martellante e militante «forza di bolla». Alza muri impenetrabili, recinti di filo spinato. Critici patinati fanno le loro dirette social con cui alimentano fenomeni da baraccone; anonimi incazzati si scagliano contro, garantendo una discussione duratura. Cominciano le analisi sui vari profili Facebook. Poi arriva il tempo del raccolto: ogni anno si mettono a confronto i dati. «Si pubblica troppo e si legge poco», ed ecco finita la diagnosi. Nessuno se ne importa, perché a ciascun abitante delle patrie lettere non interessa il sapere, ma fare di sé stesso qualcosa di migliore di qualcun altro, ossia un «pubblicatore», una sensibile persona di acculturata retorica che sa scrivere di tutto senza capirci nulla. In caso di errore basta sorridere. Niente spirito divulgativo se non del suo pensiero e del suo corpo. A «Cartalandia» ognuno è frutto della sua propaganda: libro in mano, sexting di parole, tentativi maniacali di vendere una copia, di accaparrarsi una presentazione, di entrare in un circolo esclusivo.

Poi arriva il tempo delle candidature farlocche ai premi nazionali, poi quello delle fiere, poi l’estate e infine il Natale. Il pubblicatore ha intanto nel cassetto altri mille romanzi e svariate raccolte di poesie. L’importante è produrre incessantemente. Produrre, stampare, promuovere, chiedere recensioni, chiedere interviste, entrare in una bolla, sfondare il cerchio magico, essere una marchetta originale in un mondo di marchettari. Così fan tutti finché morte non li separi. Amen.

In tutto ciò, cos’è una casa editrice? Il popolo delle patrie lettere ha creato la divisione in buone, ossia non a pagamento; cattive, cioè a pagamento. L’anomia è invece il self publishing. Nessuna di queste opzioni salva dall’egocentrismo, ciascuna infatti apre a scenari conformi alle esigenze odierne della fabbrica culturale. Ci sarà la casa editrice che sgomiterà per fare parte del recinto dorato, quella che creerà la propria nicchia e il solitario personaggio convinto-anticonformista che con il suo libro autoprodotto crederà di aver vinto una sfida con sé stesso e con il mondo.

Oltrepassato il confine delle patrie lettere ho trovato un cartello su cui era scritto: «Polvere eri e polvere tornerai». Fine della storia, finalmente aria di libertà.

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