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	<title>Ver Perenne Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il Ver perenne. Poesia e utopia in un romanzo in “sei movimenti”</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ver-perenne-maddalena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 06:22:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;Il Ver Perenne&#8221; di Fabio Razzi, Collettivo Distillerie, 2024 Ver perenne vuol dire luogo in cui ci si ritrova per discutere, per mangiare e per bere insieme, mentre il sottotitolo sembra una poesia o un enigma: “sei movimenti ultimo nessuno”. Però poi leggendo, dall’inizio alla fine, tutto è chiaro, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;Il Ver Perenne&#8221; di Fabio Razzi, Collettivo Distillerie, 2024</strong></p>
<p><strong>Ver perenne</strong> vuol dire luogo in cui ci si ritrova per discutere, per mangiare e per bere insieme, mentre il sottotitolo sembra una poesia o un enigma: <strong>“sei movimenti ultimo nessuno”</strong>. Però poi leggendo, dall’inizio alla fine, tutto è chiaro, anche se lo stile di scrittura è molto asciutto e a volte chiede di intuire, visto l&#8217;utilizzo di una punteggiatura e di un fraseggiare minimali.</p>
<p>C’è anche un tono epico, se vogliamo, e questo andare della narrazione essenziale, forse è tipico di chi frequenta la terra (<strong>“contadino, anarchico e poeta”</strong>, è la dicitura del titolo della postfazione del libro), come ha fatto e continua a fare Fabio in quella <strong>Montagnola</strong> senese dove ha sempre vissuto. Io l’ho incontrato pochi anni fa e non avrei immaginato che in un uomo di poche parole come lui, si nascondesse il “fiume” di parole che ho trovato nel libro.</p>
<p>Infatti mi ha spiazzato, e dovrebbe essere sempre così per chi scrive un libro: asciuttezza, essenzialità e verità, come ci insegnano certi maestri&#8230; come Alessandro Manzoni: <strong>utile per iscopo, interessante per mezzo, vero per soggetto. </strong>Nel libro <strong>Ver perenne</strong> c’è tutto questo e anche altro: la crudezza della vita dei campi e la fatica dei lavoratori, la ribellione, la rabbia, la diserzione, l’anarchia di fine <strong>Ottocento</strong> e di inizio <strong>Novecento. </strong>Non c&#8217;è retorica, ma descrizioni di paesaggi e di uomini, di albe, di tramonti e di atmosfere crepuscolari che non cedono mai all’idillio, anche se lo sfiorano a tratti.</p>
<p>C&#8217;è Berto che ricorda, all’inizio del libro, e i personaggi che affiorano dalla sua memoria e che attraversano il Novecento, fino al 1960. Non ci sono quasi mai date e riferimenti troppo netti, tutto si intuisce e si delinea perché i riferimenti sono precisi, nonostante le date e i numeri che molto spesso non appaiono.</p>
<p>Insomma, è la storia che ci appartiene e che ritorna, nella narrazione, e che ci fa assorbire i volti e i gesti di riscatto; a partire da alcuni lavoratori dei campi che si organizzano per ribellarsi alla tassa sul macinato, a fine Ottocento. Ci sono poi l&#8217;esilio e la diserzione di militanti anarchici e antimilitaristi, ma anche discordie tra impostazioni ideologiche collettiviste e individualiste, dimostrando così un panorama che non era troppo piatto o semplificato.</p>
<p>Ritroviamo qui un mondo rimosso che riprende cittadinanza e dignità, riacciuffate dopo e oltre l’era consumistica che ha spazzato via memoria e utopia.</p>
<h4>Nota a margine</h4>
<p>In un passo del libro si racconta che circa cento anni fa, per ribellarsi ai padroni, i braccianti avevano imposto un prezzo calmierato ai negozianti, con la forza, anche con la requisizione della merce; oggi, il commercio equo e solidale e molti produttori biologici, pretendono di fare la rivoluzione alzando i prezzi dei prodotti.</p>
<p><strong>Ivan Illich</strong> lo aveva predetto: i prodotti biologici sono riservati a pochi, sono elitari. <strong>Cristopher Lasch</strong> ha scritto il libro <strong>&#8220;La rivoluzione delle elites&#8221;</strong> e, se è per questo, anche un certo<strong> Francesco Terreri</strong>, in un forum di <strong>Ctm Altromercato</strong>, a Paestum, nel 2000, aveva ammesso che il commercio equo e solidale è un circuito elitario, non più di duecento mila persone in tutta <strong>Europa</strong> possono permettersi di comprare regolarmente il tè, il caffè e altri prodotti di questo tipo.</p>
<p>Sono punte di iceberg di svolte epocali e mutamenti antropologici di cui aveva già parlato <strong>Pasolini,</strong> e non solo lui, profetizzando l<strong>a trasformazione delle masse operaie e contadine in piccolo borghesi.</strong> Dico questo non per accusare o polemizzare, ma per tracciare una linea di svolta a volte poco visibile o poco considerata, esponendosi a confusioni antropologiche e politiche: <strong>la linea che divide l’azione diretta</strong>, il coraggio di affrontare i conflitti sociali dalla perdita di questo coraggio e, quindi, il ripiego verso soluzioni facili vendute come forme di “militanza” o di lotta.</p>
<p>Parlo del commercio equo, perché in un periodo del mio percorso sono stato militante in quel circuito, ma potrei da lì in poi fare un’analisi delle derive che <strong>dagli anni Novanta del Novecento</strong> hanno attraversato e attraversano le forme di militanza ecologista, cioè i vari arretramenti e difficoltà di affrontare i conflitti da parte di molti anarchici e altri movimenti di resistenza popolare.</p>
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