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	<title>Tamburino Archivi - BORDER LIBER</title>
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	<description>Sguardi al limite</description>
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		<title>Le luci di Cosenza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/garro-cosenza-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 06:24:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Babyblu. Bob Dylan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Rino Garro. Questo racconto è apparso con il titolo &#8220;Mister Tamburino&#8221;, in L&#8217;immaginazione n. 286 di Anna Grazia D&#8217;Oria e in Repubblica.it Lo dedico a mio padre, scomparso il mese scorso. Eccomi, sono qui. Cosa volete sentirvi dire? Cos’altro aspettate dalla mia lingua dalle mille lingue, ma non biforcute? Che altro, e altro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Rino Garro. Questo racconto è apparso con il titolo &#8220;Mister Tamburino&#8221;, in L&#8217;immaginazione n. 286 di Anna Grazia D&#8217;Oria e in Repubblica.it Lo dedico a mio padre, scomparso il mese scorso.</strong></em></p>
<p>Eccomi, sono qui. Cosa volete sentirvi dire? Cos’altro aspettate dalla mia lingua dalle mille lingue, ma non biforcute? Che altro, e altro e altro ancora? Che sono un <strong>jokerman</strong>?, un jolly buono per tutte le stagioni? Fino all’eternità?</p>
<p>Guardo dalla finestra il colmo della notte, il nero fiato silenzioso contro i vetri dallo spazio infinito. Hai visto le stelle stanotte, amore? Hai visto come – una a una – si consumano? <strong>Babyblue</strong>, triste amore mio, tu che sei sempre al mio fianco, ascolta ciò che dirò. Canterò così. Amici, fratelli. Stanotte, come tutte le volte, è notte di luna nera, che silenziosa gonfia il cuore di cuori devastati, disseminati di croci, ma forti ancora di speranza. Una luna che cresce a dismisura e dilaga, e spande silenziosa il suo</p>
<p>lugubre lenzuolo, mentre tutti, sotto le coperte, fanno finta di dormire. Lunga è la notte e avara di stelle, come ormai tutte le notti. E tutto è finito, <strong>Babyblue</strong>. Per me, per te, per il mondo intero. Il cielo – da lassù &#8211; ci sta crollando addosso, lo so, ma è crollato già un milione di volte, e io e voi abbiamo il cuore duro come la pioggia che cade pietrificata e rompe gli argini dei fiumi, che diventano oceani e spazzano il lerciume che abbiamo creato. Ma in fondo alle tenebre scorgo un albore, una luce che sembra brillare da ovest a est, che appare come un senso invincibile di gioia, che spezzerà catene e paure.</p>
<p>Amici, fratelli, <strong>Babyblue</strong>. Canto così, con voce belante, mentre scruto il nero della notte.</p>
<p>Canto davvero, a occhi chiusi, la chitarra appena scordata, quando dietro di me sento sghignazzare la vocina di mia moglie: “Sempre così&#8230; basta mezzo bicchiere e gli parte la parlantina.”</p>
<p>È come il taglio freddo del rasoio, ma mi sforzo e faccio finta di niente.</p>
<p>“Mezzo di rosso e gli si confondono le idee. Si crede il salvatore del mondo, lui.”<br />
Mi giro sorridendo: “Senti, stronza&#8230; gira al largo, va’.”<br />
“Sei stonato come una campana!”<br />
“Smamma, se no m’incazzo&#8230;”<br />
“Senti tu! Invece di occuparti di cazzate, fa’ aggiustare la lavatrice e vai a fare la spesa.”<br />
“Non rompere.”<br />
“Ah sì? E che mangiamo per cena, la musica? Bello, i soldi a casa li porto io, tu almeno va’ a comprare da mangiare, se trovi ancora aperto.”<br />
“Stronza.”<br />
“Stronzo.”<br />
“Vaffanculo.”<br />
“Coglione&#8230; fallito!”</p>
<p>Chiudo gli occhi. Di colpo sento lo stomaco bollire e il sangue schizzare al cervello, ma lei è già sgusciata fuori. Io, bestemmiando, mi chiudo a chiave. Spalle alla porta, sorrido a denti stretti, col fiato grosso.</p>
<p>Per un po’, attraverso i vetri della finestra, seguo verso ovest la linea limpida dei monti, e osservo, a valle, le luci della città. Sono bianche, gialle, arancio. Pulsano e brillano. Sembrano stelle che sorgono dal mare. Secoli fa, mentre mia sorella già dormiva nel seggiolone, mio padre mi portava in braccio qui, prima di mettermi a letto. Ogni sera guardavamo l’abete e i pini, nell’orto, farsi forti e alti, poi raggiungere i balconi e superare i tetti, e provare a eclissare le stelle. Mio padre puntava il dito al vetro, faceva dei nomi. Di là il Pollino. Di qua, dopo le montagne, Paola e il mare blu. Ma le luci bucavano il buio. Sembrano lampare, diceva, e mi spiegava cosa fossero. Se</p>
<p>fai il bravo, una sera andiamo a vederle da vicino. Per me erano attese di felicità, promesse di futuro. Dopo il bacio della buonanotte rimanevano a splendere a lungo negli occhi chiusi.</p>
<p>Poco a poco la mia immagine riflessa si appanna, svanisce dentro il vetro. Mi viene quasi da piangere. O da ridere. Fallito, fallito&#8230; fallito. È la punta di un trapano che scava dentro il cervello. Ronza regolare, costante. Poi ho uno scatto di rabbia: agguanto il mio disco preferito, lo metto sul piatto, alzo il volume al massimo. E comincio a urlare contro la luna che non c’è. Contro le luci di<strong> Cosenza.</strong></p>
<p>“Be&#8217;, eccomi. Sono qui. Cosa volete sentirvi dire?, che altro ancora? <strong>Babyblue</strong>, non essere così triste. Amici, fratelli, tutti&#8230; e stelle lassù che dovete ancora arrivare e pianeti oltre l’universo, ascoltatemi. Non abbiate paura. <strong>Babyblue</strong>, amore mio, amami, ti prego. E ascoltami. Ascoltatemi tutti! Sono Mister Tamburino. Mister Tamburino sulla torre di guardia, con la sua chitarra scordata e i suoi sogni congelati&#8230;</p>
<p><strong>Mister Tamburino</strong> suona per voi, per chi non ha sonno e non vuole dormire, per chi non ha più sangue nelle vene&#8230;<br />
Sì, io sono <strong>Bob Dylan</strong>, stanotte! E questa, sotto di me, è la <strong>Highway 61</strong>!”</p>
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