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	<title>Serie televisiva Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Dahmer. Vita e oscenità di un serial killer</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dahmer-serie-televisiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2022 02:36:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cannibalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone. In copertina la locandina di &#8220;Dahmer&#8221; È la serie più discussa del momento. Uscita lo scorso 21 settembre su Netflix, la serie ideata da Ryan Murphy e Ian Brennan, ha immediatamente raggiunto i primi posti nella classifica delle serie più viste in Italia, e non solo. Narra la storia di uno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Letizia Falzone. In copertina la locandina di &#8220;Dahmer&#8221;</strong></p>
<p>È la serie più discussa del momento. Uscita lo scorso 21 settembre su Netflix, la serie ideata da Ryan Murphy e Ian Brennan, ha immediatamente raggiunto i primi posti nella classifica delle serie più viste in Italia, e non solo.</p>
<p>Narra la storia di uno dei più famosi e controversi serial killer della storia americana. Jeffrey Dahmer si è reso responsabile di diciassette omicidi effettuati a cadenza quasi regolare tra gli anni 1978 e 1991, dimostrando già in queste cifre la disumanità che ha caratterizzato la sua storia, ma è diventato tristemente famoso per i cruenti metodi con cui infieriva sui cadaveri delle sue vittime: dal cannibalismo alla necrofilia, passando per alcuni tragici tentativi di lobotomia alla ricerca di una seconda vita per gli uccisi. Il Mostro di Milwaukee è stato per un decennio un vero e proprio incubo vivente, lasciato in libertà nonostante i sospetti dei suoi vicini perché sceglieva accuratamente i suoi obiettivi tra gli omosessuali di colore ed asiatici all&#8217;interno di un quartiere controllato poco e male dalla polizia del luogo.</p>
<p>&#8220;Please dont&#8217;go&#8221; (Per favore, non andare) è la frase che riesce a racchiudere le infinite sfaccettature del dramma psicologico che Jeffrey Dahmer vive durante la sua tormentata esistenza, ma non solo. La stessa frase è anche il titolo della canzone del 1979 del gruppo americano KC and The Sunshine Band, brano dai toni romantici tipico dei balli di fine anno delle<em> high school</em> d’oltreoceano, il quale risuona spesso durante questi 10 episodi, soprattutto in momenti drammatici che segnano la psiche del protagonista.</p>
<p>A Dahmer non interessava l’omicidio in sé, quanto tutto ciò che ne conseguiva. Un modus operandi metodico e analitico, con cui  procedeva nel mettere in atto la propria perversione. Una perversione che Murphy fa propria, in una messinscena altrettanto maniacale e dettagliata. Cominciando dalla ricostruzione in scala 1:1 dell’appartamento 213 degli Oxford Apartaments, dove l’assassino viveva e dove si è consumata la maggior parte degli omicidi. Murphy sviscera eventi e psicologie complesse in un eterno, terribile, presente, quello degli omicidi, che non sembra seguire alcun arco narrativo canonico. La serie procede per flashback, a partire dal momento dell’arresto, per poi muoversi a ritroso nel racconto. Ma ripropone istanti, scene, dettagli già mostrati in precedenza. Talvolta aggiunge pezzi di storia, altre volte li recide, ne perfora la superficie (quella della cronaca, raccontata dai mass media, e l’immaginario impostosi nella cultura di massa) per andare sempre più a fondo nella mente del mostro.</p>
<p>Sono caratterizzanti i numerosi primi piani lunghi, lenti, magistralmente costruiti per farci sentire intrappolati, insieme a lui e alle sue vittime, nelle diverse stanze dell’orrore. Con pochi e brevi dialoghi, percepiamo la solitudine e l’abbandono che segnano per sempre la personalità del protagonista. Esplora non solo gli efferati omicidi e il disgustoso modus operandi di un terribile serial killer, ma anche la sua psiche frammentata e dolorosa, senza cercare di giustificarlo in alcun modo eppure facendo luce sulle numerose problematiche di una società ottusa e anaffettiva come quella americana degli anni Settanta ed Ottanta.</p>
<p>Ogni polemica sulla presunta oscenità di questa serie è inaccettabile. Dahmer non rende il protagonista un eroe; adotta spesso e volentieri il punto di vista delle vittime e tiene in grandissima e delicata considerazione i sentimenti dei familiari. E proprio per l&#8217;attenzione dedicata alle vittime e alle loro famiglie, potrebbe essere considerata come un memoriale dedicato alle persone uccise. Perché Dahmer non si limita a raccontare la storia di un efferato criminale, ma si allarga a macchia d’olio, lentamente, inesorabilmente, narrando con grande perizia una miriade di aspetti, temi e dettagli, che solitamente vengono messi da parte. La storia viene narrata assumendo mille diversi punti di vista, offrendo grande rilievo all’ambiente umano nel quale Jeffry Dahmer è cresciuto e nel quale ha successivamente realizzato il suo delirio di sesso e cannibalismo.</p>
<p>Guardate Dahmer se avete lo stomaco forte, con la consapevolezza che alcune scene vi disturberanno, fatelo perché racconta una storia vera in maniera parecchio originale, costringendo lo spettatore a riflettere su temi come l’emarginazione sociale, la cattiveria, la sofferenza e la giustizia (divina e degli uomini). E nonostante la difficoltà di riuscire ad entrare in empatia con il personaggio, ci ritroviamo inconsciamente a sperare in un suo cambiamento, in una redenzione o, per lo meno, in una presa di coscienza. Ci scopriamo a “tifare” per un suo cambio di rotta, a sperare che prenda le decisioni giuste e che torni sulla retta via perché anche lui, in fondo, è un essere umano i cui demoni hanno preso il sopravvento, intrappolandolo in un vortice in cui sparisce la persona e rimane solo il mostro.</p>
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		<title>Stranger Things: un capolavoro di “cose strane”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jul 2022 02:32:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anni '80]]></category>
		<category><![CDATA[Cose]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
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		<category><![CDATA[Serie televisiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Stranger Things: un capolavoro di “cose strane” è un articolo di Letizia Falzone. In copertina la locandina di &#8220;Stranger Things&#8221; Poche ore dopo il lancio, gli ultimi due episodi della quarta stagione della serie Stranger Things, erano già stati spolpati da un gran numero di spettatori lasciando echeggiare nell’aria una semplice parola: capolavoro. La serie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Stranger Things: un capolavoro di “cose strane” è un articolo di Letizia Falzone. In copertina la locandina di &#8220;Stranger Things&#8221;</strong></p>
<p>Poche ore dopo il lancio, gli ultimi due episodi della quarta stagione della serie Stranger Things, erano già stati spolpati da un gran numero di spettatori lasciando echeggiare nell’aria una semplice parola: capolavoro.</p>
<p>La serie creata dai Duffer Brothers si basa su una idea chiara e precisa portata con coerenza alle estreme conseguenze. I due fratelli volevano semplicemente omaggiare il cinema e la letteratura di stampo fantascientifico con cui erano cresciuti, prendendo a riferimento i classici del genere degli anni 80, da Steven Spielberg a John Carpenter passando per i romanzi di Stephen King. I Duffer hanno scelto appositamente un cast di bambini per raccontare al meglio l’atmosfera di quegli anni: senza telefoni e internet i ragazzi erano avvantaggiati nello sperimentare svariati tipi di avventure, i piccoli nerd ad esempio si rifugiavano in D&amp;D, gioco di ruolo centrale nella trama dal momento che i <em>villain</em> prendono i nomi dei mostri del gioco.</p>
<p>La vicenda ha inizio nel novembre del 1983, quando a Howkins, una piccola e remota cittadina dell’Indiana, il giovane Will Byer scompare in circostanze misteriose. Nello stesso tempo, in un laboratorio segreto, un ricercatore viene ucciso da una creatura mostruosa e una ragazzina dai capelli rasati fugge dalla sua prigionia. Gli amici di Will, scossi da quanto accaduto, si improvvisano neo-detective e cercano di trovare il compagno perduto. Proprio grazie a Undici, scoprono che la città di Hawkins è il cancello per un altro mondo simile al nostro, chiamato <em>Sottosopra</em>, ma popolato da creature mistiche e pericolose. Questa scoperta smuoverà la tranquillità del piccolo centro.</p>
<p>Sono diverse ragioni dietro l’enorme successo che ha riscosso <em>Stranger Things</em> nei piccoli schermi di tantissimi paesi. La prima è che la serie tv prodotta da Netflix è di pregevole fattura dal punto di vista tecnico. La regia è curata e attenta. La fotografia precisa amplifica le sensazioni dello spettatore e lo immerge nel mare di eventi che travolgono Hawkins. Vogliamo parlare poi della colonna sonora? Chiaramente è facile scovare in quei mitici anni ’80 pezzoni che fanno da sottofondo alle avventure di Undici e compagni, ma non è altrettanto semplice scegliere quelli più adatti. Per quanto riguarda il lato attoriale e interpretativo bisogna dire che i ragazzi sono proprio bravi.</p>
<p>Quello che hanno creato i Duffer è un mondo a tratti coloratissimo, a tratti spaventoso, infatti la serie nasce con sfumature horror, ma allo stesso tempo segue i bambini durante la crescita, dalla preadolescenza fino al liceo. Oltre alla suspense e alla fotografia, la serie eccelle anche nella trattazione di temi quali amicizia, famiglia, bullismo e soprattutto l’esplorazione di sentimenti come la solitudine e l’inadeguatezza dell’adolescente, sempre alla ricerca di sé stesso e del coraggio per mostrarsi al mondo.</p>
<p>Ma Stranger Things, oltre ad essere un grande successo, è soprattutto un&#8217;emozionante lettera d&#8217;amore agli anni Ottanta, generata e modellata da film appartenenti a quel periodo. Soprattutto, la musica ha un ruolo preponderante. Vogliamo parlare della colonna sonora?</p>
<p>Il web è esploso quando Running Up That Hill di Kate Bush è salita al primo posto in classifica dopo trentasette anni. Una reazione simile è stata scatenata da Should I Stay or Should I Go dei Clash. Un’altra canzone che farà la storia di <em>Stranger Things 4</em> è probabilmente Master of Puppets dei Metallica, usata in una scena divenuta iconica a pochi giorni dall’uscita. I gemelli Matt e Ross Duffer, hanno saputo emozionarci, immedesimarci e commuoverci tenendoci incollati allo schermo. Destreggiandosi fra scene d’azione o scene comiche o ancora tragiche. Insomma non ci hanno fatto mancare nulla. Attendiamo con ansia il 2024 per la 5° stagione.</p>
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