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	<title>Sartori Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Anatomia della battaglia: Sartori e il &#8220;Fascismo&#8221; perenne</title>
		<link>https://www.borderliber.it/anatomia-della-battaglia-sartori-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2025 22:01:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Anatomia della battaglia&#8221; di Giacomo Sartori, Terrarossa edizioni, 2025 Un romanzo complesso in cui albergano contraddizioni profonde, conflitti ancestrali, distruzioni di totem e di tabù. &#8220;Anatomia della battaglia&#8221; di Giacomo Sartori è composto di frammenti che messi insieme formano una figura-specchio: quella del padre del protagonista in cui lui [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Anatomia della battaglia&#8221; di Giacomo Sartori, Terrarossa edizioni, 2025</strong></p>
<p>Un romanzo complesso in cui albergano contraddizioni profonde, conflitti ancestrali, distruzioni di totem e di tabù. <strong>&#8220;Anatomia della battaglia&#8221;</strong> di <strong>Giacomo Sartori</strong> è composto di frammenti che messi insieme formano una figura-specchio: quella del padre del protagonista in cui lui si riflette, si combatte, si risolve.</p>
<p>Il gioco dell&#8217;autore ruota intorno ai rigurgiti fascisti del genitore, rimasto fervente credente dell&#8217;ideologia di <strong>Mussolini</strong> e delle <strong>Camicie Nere</strong>, ma allo stesso tempo capace di sopravvivere a modo suo nella società democratica nata dopo la fine della guerra. La sua fedeltà ai principi del <strong>Ventennio</strong> non sparisce, anzi guida coerentemente le sue azioni, tanto da suscitare sia ammirazione che riprovazione.</p>
<p><strong>Come reagisce il figlio?</strong> Sogna una carriera da scrittore, si lega ai terroristi rossi, rinnega con facilità le sue idee, combatte ponendo i propri ideali nel mezzo di quel conflitto irrisolvibile in cui convivono amore e odio, va in <strong>Africa</strong> per un progetto di sviluppo e cooperazione nel quale non crede e verso il quale non ha mai avuto interesse.</p>
<p>Sull&#8217;altro fronte c&#8217;è il padre che combatte con spirito eroico un tumore. Lui, così vitalista, sempre pronto a immaginarsi cadavere sul campo di battaglia, proprio non vuole arrendersi a <strong>una morte comune</strong>. La sua discesa negli inferi e il suo modo di affrontare la malattia aprono nel figlio una profonda crisi esistenziale, tanto da non lasciare spazio a dubbi: pure lui puzza di fascismo, anche se le strade intraprese sono diverse.</p>
<p>Intorno a questa confessione si sviluppa il testo. Uno stile riflessivo ma crudo, fatto di pochi orpelli, attraverso cui l&#8217;autore non fa sconti né a sé stesso né al resto della famiglia, <strong>ci spinge a tirare le somme con gli antichi modelli, i cattivi maestri e le ataviche strutture sociali.</strong> Niente di tutto ciò è sparito, anzi ancora oggi persiste sotto una coltre di indifferenza e di buonismo che scansa il problema.</p>
<p>Il fascismo dei padri e il consumismo abbracciato dai figli; l&#8217;imperturbabilità di chi ha vissuto la guerra o ne ha visto gli effetti contro le tante dimenticanze delle generazioni che da allora si sono susseguite e che hanno gettato tutto in quel buco chiamato &#8220;rimosso&#8221;. La totalità delle cose ci riappare di fronte grazie a un impianto narrativo che ipnotizza fin dalla prima pagina.</p>
<p><strong>La guerra civile è davvero finita?</strong> In sostanza &#8220;no&#8221; e Sartori ce lo fa vedere mettendoci davanti agli occhi questa famiglia sgangherata, piena di lacune e di traumi irrisolti, ma anche così coerente con ciò che è la vita di ciascuno di noi, ossia un cumolo di contraddizioni che rendono ognuno un utile idiota.</p>
<p>Come dirà <strong>Sartori</strong> nella postfazione, tra queste pagine c&#8217;è tanto materiale autobiografico ma pure molte cose che non lo sono, e anche se questa affermazione non fosse del tutto vera, potrei dire tranquillamente all&#8217;autore che non c&#8217;è bisogno di precisare, <strong>perché siamo tutti sulla stessa barca.</strong></p>
<p>&#8220;<strong>Anatomia della battaglia&#8221;</strong>, già pubblicato nel 2005, viene ripreso dopo vent&#8217;anni risultando più attuale che mai. Questa sorta di lessico familiare, che a me è sembrato più un linguaggio in codice che si rinnova attraverso l&#8217;adeguamento dei simboli alle mutazioni delle epoche, è ancora vivo e vegeto ed è persino capace di scatenare veri e propri <strong>&#8220;blackout&#8221;</strong> del pensiero critico.</p>
<p>Insomma, <strong>Sartori</strong> va letto aprendo la mente, prestando attenzione ai dettagli. L&#8217;ironico smascheramento che avviene sotto i nostri occhi ci farà capire che &#8220;certe maschere&#8221; ancora coprono i nostri volti, addirittura siamo felici che qualcuno le guardi con stupore e invidia.</p>
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