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	<title>Sanità Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Fuori dal commissariamento: la Calabria e la strage della sanità</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fuori-dal-commissariamento-la-calabria-e-la-strage-della-sanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 08:01:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Fuori dal commissariamento: la Calabria e la strage della sanità&#8221; è un articolo di Martino Ciano La Calabria è fuori dal commissariamento della Sanità. Dicono che il 9 aprile 2026 sia una data storica per la regione più povera d&#8217;Europa. Dopo 17 anni la salute pubblica si toglie «una camicia di forza». Avete capito? Pure [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Fuori dal commissariamento: la Calabria e la strage della sanità&#8221; è un articolo di Martino Ciano </strong></p>
<p>La Calabria è fuori dal commissariamento della Sanità. Dicono che il 9 aprile 2026 sia una data storica per la regione più povera d&#8217;Europa. Dopo 17 anni la salute pubblica si toglie «una camicia di forza». Avete capito? Pure la «camicia di forza» hanno scomodato certi commentatori.</p>
<p>Ecco, mentre voi dite queste cose, io chiedo di ricordare i morti, di pensare a coloro che si sono dovuti svenare per curarsi. Pubblicate un&#8217;antologia dei viaggi della speranza dei calabresi. Quanti decessi per malasanità, per ritardi dei soccorsi, per carenze di mezzi, uomini e altri aggeggi? Tutte queste cose ce le dimentichiamo? Ma, soprattutto, sappiamo bene che non finiranno.</p>
<p>Ma ora bisogna festeggiare. Cosa? La Calabria è fuori dal commissariamento della Sanità. Poi ci penseremo, ché nel mezzo c&#8217;è stata una strage di innocenti. Non sono un pessimista se sottolineo che ci vorranno altri 17 anni per rimettere tutto in ordine. Cosa resta, infatti? Ospedali cadenti, ospedali depredati, ospedali senza medici, infermieri e operatori. Insomma, cosa trovi in un ospedale calabrese? Ognuno risponda secondo la propria esperienza.</p>
<p>E poi, c&#8217;è il Piano di rientro che va estinto. In poche parole, bisogna pagare i debiti. E sono tanti, troppi, difficili da quantificare. Ci provano a fare i conti, ma poi rettificano. Si sono sparate cifre e cifre, ma ancora nessuno è riuscito a metterci davvero testa. Quindi, cari amici, ancora c&#8217;è da soffrire. Comunque, al di là degli aspetti tecnici, con il commissariamento ci ha guadagnato la sanità privata. Quella sì che gode di ottima salute.</p>
<p>Una domanda sorge spontanea: ma perché noi calabresi non riusciamo a festeggiare del tutto? Perché siamo così polemici? Ecco, dicono che noi non abbocchiamo facilmente alle cose, a meno che non ci siano dei validi motivi. Tra questi motivi sosteniamo quello dell&#8217;equo scambio elettorale. Il sistema è il solito: «io ti voto, tu mi dai quello che ti chiedo e io credo in tutto ciò che dici».</p>
<p>Allora un amico mi ha chiesto: «Quindi sta succedendo questo?». Ah ma che domande. La fine del regime commissariale, in sostanza, ha sancito solo una cosa: la Sanità viene gestita dal governo regionale, quindi dalla politica con le sue scelte. «E i debiti? Chi li pagherà?». Logicamente noi, per altri decenni. E sono quelli che hanno fatto i precedenti governi, quasi sempre dello stesso colore politico. Anche se, nella sanità calabrese, il colore politico non conta.</p>
<p>Poi penso alla strage degli innocenti sul Tirreno cosentino. Ai casi avvenuti nelle strutture di Pria a Mare, Cetraro e Paola. Ecco, sono sempre più convinto che una delle disgrazie più grandi è avere la memoria corta. A causa della memoria corta ci sono popoli che hanno pagato per generazioni e generazioni. Uh quanti Saltimbanco vedremo festeggiare tra i don Chisciotte che hanno lottato per il finto-ospedale di Praia a Mare?</p>
<p>E i morti, e le fiaccolate, e le proteste, e i soldi spesi in avvocati, chi mai se li ricorderà? La Calabria è fuori dal Commissariamento della Sanità: ecco un&#8217;altra vittoria mutilata. Paghiamo i debiti e poi si vedrà.</p>
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		<title>Tutto pagato: Gioffrè e la sanità calabrese</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tutto-pagato-recensione-bora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 20:01:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Asp]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Guido Borà. In copertina: &#8220;Tutto pagato!&#8221; di Santo Gioffrè, Castelvecchi Editore, 2025 Avevo già trattato il delicato tema della sanità calabrese su BorderLiber auspicando ingenuamente un cambio di rotta a breve sulla base di alcuni principi universali. Ma nell&#8217;estate 2025 a Diamante, in provincia di Cosenza, si è verificato un grave episodio di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><strong>Recensione di Guido Borà. In copertina: &#8220;Tutto pagato!&#8221; di Santo Gioffrè, Castelvecchi Editore, 2025</strong></p>
<p style="text-align:left;">Avevo già trattato il delicato tema della sanità calabrese su BorderLiber auspicando ingenuamente un cambio di rotta a breve sulla base di alcuni principi universali. Ma nell&#8217;estate 2025 a Diamante, in provincia di Cosenza, si è verificato un grave episodio di intossicazione da botulino che ha portato alla morte di due persone e al ricovero di altre sedici. Ai primi sintomi le due vittime si erano recate in due ospedali: entrambe in una clinica privata di Belvedere Marittimo dove erano state invitate a recarsi presso strutture più attrezzate, mentre successivamente solo una all&#8217;ospedale di Cetraro, a gestione diretta della ASP di Cosenza. Sulla mancata diagnosi tempestiva che ha causato il decesso di due intossicati è intervenuta la procura di Paola in quanto &#8220;in alcuni casi il decorso clinico è stato aggravato dalla mancata tempestiva diagnosi&#8221;. Un caso di malasanità eclatante in una Regione dove quotidianamente il diritto alla salute dei suoi cittadini è sistematicamente negato da anni.</p>
<p style="text-align:left;">Per chiarire meglio il quadro riporto qualche dato della sanità calabrese di fonte Istat: nel 2024 la spesa sanitaria pubblica corrente (ossia solo la spesa in conto esercizio destinata a garantire i Livelli essenziali di assistenza) è stata poco più di 4 miliardi di euro, pari a 2.182 euro pro capite. Questo ammontare rappresenta l&#8217;11% del PIL regionale. Una cifra enorme tale da scatenare i più spregiudicati appetiti illeciti. Si tratta della quota rispetto al PIL più alta rispetto alle altre Regioni. Ad esempio, la spesa sanitaria della Lombardia, la più elevata in valore assoluto, corrisponde al 4,8% sul PIL regionale. Dalla riforma del Titolo V della Costituzione con la legge 2/2001, che ha delegato a Regioni e Province autonome l&#8217;organizzazione e la gestione dei servizi sanitari, si è assistito a un deficit sistematico di alcune Regioni, soprattutto al meridione. Per contenere i deficit (ricordo che i bilanci complessivi delle Regioni dipendono in media per il 70/75% dal finanziamento della sanità), dalla finanziaria 2005 è stato previsto un programma operativo di riorganizzazione, riqualificazione o potenziamento del Servizio sanitario regionale, oggi conosciuto come Piano di rientro, per le Regioni che presentavano un disavanzo sanitario strutturale superiore al 5% del finanziamento ordinario e delle entrate proprie sanitarie (legge 191/2009). Nel 2009 la Calabria è stata sottoposta al Piano e dal 2010 è stata commissariata.</p>
<p style="text-align:left;">A partire da quell&#8217;anno la Regione, presieduta da Scopelliti, ha disposto, al fine di contenere la spesa sanitaria e di razionalizzare l&#8217;assistenza ospedaliera, la chiusura di 18 ospedali. I posti letto ordinari sono diminuiti da 6.320 nel 2010 a 4.119 nel 2015, corrispondenti a 2,1 posti letto per mille abitanti, ben al di sotto dell&#8217;obiettivo della legge 135/2012 che prevedeva una media complessiva di 3,7 posti letto per mille abitanti. Le statistiche denunciano, in modo inequivocabile, i pessimi esiti sulla salute dei calabresi: nel 2023 la speranza di vita in buona salute alla nascita è tra le più basse d&#8217;Italia: rispetto alla media nazionale le donne vivono in buona salute mediamente cinque anni in meno, mentre gli uomini tre. Nel 2023 la sanità calabrese ha registrato un indice di fuga per ricoveri per acuti – ricoveri erogati ai residenti fuori regione rispetto al totale dei ricoveri erogati ai residenti – tra i più elevati in Italia: il 21,6% (dati SDO Ministero della salute). La mobilità sanitaria interregionale costa cara e drena risorse al sistema: la Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi Sanitari Regionali della Corte dei Conti del 2025 ha quantificato che dal 2014 al 2024 la mobilità interregionale è costata alla Calabria 2,8 miliardi di euro.</p>
<p style="text-align:left;">Questo è il contesto regionale in cui si è trovato ad operare Santo Gioffrè, autore del coraggioso volume di denuncia<strong> &#8220;Tutto Pagato! Il saccheggio della sanità calabrese raccontato da chi l&#8217;ha scoperto&#8221;</strong>. L&#8217;autore, medico, saggista e scrittore, descrive la sua breve ma davvero intensa esperienza di Commissario straordinario dell&#8217;Azienda Sanitaria Provinciale n. 5 di Reggio Calabria dal 31 marzo al 4 settembre 2015, giorno in cui Raffaele Cantone dichiarava illegittima la nomina in quanto era stato violato il d.lgs. 39/2013 (nessun dettaglio su questa vicenda per non spoilerare) e sanzionava la Regione chiedendo l&#8217;inibizione per tre mesi dell&#8217;allora Presidente Oliverio. La ASP in cui Gioffrè si era insediato era senza bilanci approvati dal 2013, anno in cui il collegio sindacale aveva bocciato i bilanci preventivo e consuntivo per mancanza di documentazione certa che attestasse le entrate e le uscite degli anni precedenti. La situazione contabile era da tempo fuori controllo: ad esempio, al 31 dicembre 2013, i debiti da regolarizzare su pignoramenti assegnati ammontavano a 395 milioni di euro.</p>
<p style="text-align:left;">Il commissario aveva avviato una &#8220;monumentale&#8221; ricognizione dei debiti volta al pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili. Tuttavia, numerosi ostacoli hanno impedito il raggiungimento degli obiettivi: ambiguità degli organi di controllo, omertà e resistenza dei collaboratori, indifferenza delle istituzioni, sistemi di protocollo fuori uso, difficoltà tecniche inimmaginabili, ostilità politiche, contesto sociale degradato. La mancanza di documentazione esponeva la ASP ai creditori: ad esempio, un aspetto chiave della vicenda furono gli accordi transattivi rispettivamente di otto milioni di euro con lo studio radiologico Fiscer e di sei milioni con la casa di cura Villa Aurora, che riguardavano somme che nel primo caso erano già state incassate tramite la cessione di parte del credito a una società di factoring e nel secondo caso si trattava di somme già incassate una prima volta in via ordinaria e una seconda volta in seguito ad azioni giudiziali. Un secondo elemento che ha dell&#8217;incredibile riguarda la possibilità di circolarizzare il debito: si tratta di una procedura in cui si chiede formalmente ai propri fornitori di comunicare per iscritto l&#8217;ammontare dei crediti che vantano verso l&#8217;azienda. Senza adeguata documentazione attestante l&#8217;avvenuto pagamento, i creditori possono gonfiare le richieste portando a un ulteriore aumento del debito della ASP.</p>
<p style="text-align:left;">Ulteriori elementi che vanno a discapito della certezza del diritto sono stati sia la difficoltà di ottenere i tabulati dei pagamenti da parte dell&#8217;ente cassiere che al tempo era la BNL – a sua volta subentrata al defunto Banco di Napoli – vanificando il tentativo di ricostruire i bilanci della ASP. Un secondo grave elemento è la mancata interoperabilità dei sistemi gestionali e di contabilità al momento della fusione della ASL di Reggio Calabria con le ASL di Palmi e di Locri. Quello che colpisce è l&#8217;inaudita violenza con cui l&#8217;ambiente si è scagliato contro l’ex commissario: l&#8217;esperienza è costata a Gioffrè sette procedimenti giudiziari dai quali è sempre uscito assolto.</p>
<p style="text-align:left;">Una considerazione finale, forse più una domanda generale sul SSN italiano per come è strutturato oggi. Tralasciando il caso particolare della Calabria, siamo sicuri che la creazione di 21 sistemi sanitari regionali così eterogenei tra loro e in molti casi iniqui (si pensi che le Regioni in piano di rientro sono ancora sette sulle nove originarie), su cui pesa la scure del regionalismo differenziato, sia una soluzione socialmente accettabile?</p>
<p>Buona lettura con <strong>&#8220;Tutto pagato!&#8221;.</strong></p>
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		<title>Enea: uno strappo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/enea-racconto-grandinetti-strappo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 22:01:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Enea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Enea: uno strappo&#8221; è un racconto di Daniela Grandinetti. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autrice «Si può rivestire adesso.» Il giovane dottore del Pronto Soccorso che stava di fronte a Enea aveva l’aria del dottorino che non si sbottona e ti fa penare prima di dirti cosa ti sia successo mentre Enea era [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Enea: uno strappo&#8221; è un racconto di Daniela Grandinetti. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autrice</strong></p>
<p>«Si può rivestire adesso.»<br />
Il giovane dottore del Pronto Soccorso che stava di fronte a Enea aveva l’aria del dottorino che non si sbottona e ti fa penare prima di dirti cosa ti sia successo mentre Enea era in pena, e parecchio. Cominciò a vestirsi, aveva il fiato pesante e faceva fatica a coordinare i movimenti.<br />
«Dottore, può dirmi cosa è stato?»<br />
«Diciamo che non è stato un infarto, così si tranquillizza. Anche perché se lo fosse stato non staremmo qui a parlare. È stato un malore che le ha dato sintomi molto simili all’infarto, ha fatto bene a chiamare il 118. Il cuore comunque è affaticato e non sottovaluterei questo allarme. Aveva fatto degli esami in precedenza?»<br />
«No, è diverso tempo che non prendo in considerazione la mia salute»<br />
«Al contrario dovrebbe, è ancora giovane, il suo peso, ad esempio, è decisamente troppo. Le consiglio di andare al più presto dal suo medico curante e farsi prescrivere gli accertamenti e i controlli che le segnerò. Poi non le resta che mettersi a dieta e fare del moto, magari si rivolga a uno specialista. Vedrà, in poco tempo tornerà come nuovo. La saluto adesso. L’infermiera l’accompagnerà per le dimissioni, là potrà anche ritirare il referto e le indicazioni per il suo medico curante.»<br />
Enea era confuso, il dottore aveva parlato ostentando una sicurezza fredda, lui invece avrebbe voluto fare domande e chiedergli di restare, non voleva tornarsene a casa da solo e rimanere da solo e rimuginare da solo e spaventarsi da solo. Si sentiva cacciato via.<br />
L’infermiera lo prese per una braccio, facendogli cenno di alzarsi. Attraversarono un corridoio, c’erano pazienti ovunque, in piedi, seduti, in barelle. La maggior parte di loro &#8211; notò Enea &#8211; aveva qualcuno accanto. Poi entrarono in una piccola sala, l’infermiera gli disse di aspettare il suo turno e aggiunse che una volta ritirato il referto poteva tornarsene a casa.<br />
«Va via?» Chiese Enea senza quasi volerlo a quell’infermiera giovane e sbrigativa.<br />
«Lei non ha più bisogno, stia tranquillo.»<br />
Enea si lasciò andare sulla sedia. Quanto ci sarebbe stato da aspettare? In cuor suo sperava fosse un’eternità, là dentro si sentiva al sicuro.<br />
«Può tornare a casa» Aveva detto l’infermiera. Anche lei voleva sbarazzarsi di lui al più presto, questa era la verità, tutti sembravano volersi sbarazzare di lui.<br />
Già! posso tornare a casa, ma il fatto è che io non ci voglio tornare a casa. Lo so come a va a finire. Va a finire che mi sembra di impazzire in quella casa fottuta. Se solo me ne potessi star qui, in un letto d’ospedale, dove qualche estraneo ti soccorre se hai bisogno di una fottutissima pillola, o di un maledetto schifosissimo pasto, che è sempre meglio delle porcherie che ingurgito in quantità industriali. Forse dovrei farmi ricoverare, una di quelle belle cliniche dove ti disintossicano. Ma quelle non le passa la ASL, quelle te le devi pagare. E con che cosa la pago io? Puttana maledetta, tutto mi hai portato via, anche la dignità, anzi, soprattutto la dignità. Io non voglio altro che fartela pagare, al diavolo le stronzate che mi dicono tutti. L’unico istinto vitale che mi morde dentro è la voglia di fartela pagare, stronza….»<br />
«Enea Longo?» La voce dallo sportello lo colse di soprassalto mentre si leccava i pensieri.<br />
«Sono io.»<br />
«Il suo referto… venga, deve firmare. Metta una firma qui.»<br />
Enea si avviò, prese la penna che gli stava allungando l’impiegato, una bic nera, e firmò il foglio bianco: e-n-e-a-l-o-n-g-o- , gli sembrò di firmare la sua condanna con tanto di nome e cognome.<br />
«Arrivederci.» L’impiegato riprese la penna senza neanche alzare la testa, ritirò il foglio e lo mise in una scatola, prendendo subito un’altra pratica. Enea lo guardò e si chiese di che colore avesse gli occhi, quale espressione contenessero, se a casa avesse dei figli e una moglie, se quella notte aveva scopato. Per un attimo ebbe l’impulso di strozzarlo, ma fu solo un attimo. Non era lui che voleva strozzare in realtà. Prese la sua busta e si incamminò all’uscita.<br />
L’aria fuori gli sembrò insopportabilmente calda, camminò lentamente, era uscito di casa la sera prima in ambulanza pensando di avere un infarto, non aveva con sé né soldi né documenti, avrebbe potuto fermarsi in un angolo sotto il colonnato e sembrare un senzatetto, un barbone qualsiasi.<br />
«Sparire per sempre… Ma se sparisco le faccio un favore, non deve affrontare neanche i sensi di colpa la stronza. Io invece voglio che mi veda, tutti i giorni, non m’importa mi veda in questo stato, basta mi veda, perché quello che sono è il risultato di quello che mi ha fatto. Hanno un bel dire tutti che devo pensare a me, che devo rifarmi una vita, che la devo lasciar perdere. Ma quando una donna ti succhia il sangue e poi ti lascia senza una parola a marcire nel poco che non si è portata via della tua vita e delle tue cose non merita di essere lasciata in pace. Merita di avere la vita rovinata così come lei ha rovinato la mia»<br />
«Enea… Enea….»<br />
Dall’altra parte del marciapiede un uomo lo stava chiamando, Enea si voltò ma non riconobbe quel volto che gli stava andando incontro.<br />
«Enea Longo…. Ma sei proprio tu?»<br />
Enea continuava a guardarlo inespressivo cercando un particolare in quell’uomo che gli ricordasse chi cazzo fosse.<br />
Giorgio, Giorgio Martini, sono passati un po’ di anni, ma hai sempre la stessa faccia…»<br />
Ecco chi era: Giorgio, Giorgio Martini, lo sgobbone della VC, quello che gli passava sempre gli esercizi di latino. Ma come avrebbe potuto riconoscerlo, non c’era niente del ragazzo di trent’anni prima in quell’uomo in giacca e cravatta.<br />
«Ti ricordi di me? Dire che viviamo nella stessa città ma non ci siamo più visti…»<br />
«Davvero…. Sì adesso mi ricordo, davvero strano, non ci siamo più visti…»<br />
«Bisognerebbe organizzarla prima o poi una bella rimpatriata della gloriosa VC, io qualcuno l’ho ritrovato su Facebook …. Il Bellini, il Grossi.. te li ricordi? Siamo usciti insieme qualche volta, ora che ti ho ritrovato si organizza… come ti butta? Sei sposato? Hai figli? Io lavoro in una finanziaria proprio qui all’angolo, ma guarda te che coincidenza. Sono sposato e ho due figli, maschi… e tu, dimmi un po’ di te..»<br />
Ma era sempre stato così loquace sto cazzo di Martini? Non lo ricordava così, era un ragazzo timido e foruncoloso, ma forse è che quando rivedi i compagni di scuola ti sembra fossero tutti timidi e foruncolosi, Enea a malapena ricordava com’era lui ai tempi del liceo, figurarsi se poteva ricordarsi del Martini del Grossi e del Bellini, l’unico Bellini di cui al momento avesse memoria era il cocktail. Lui si era sempre tenuto alla larga dai ricordi, dal passato e dai rimpianti. Lui si era laureato ed era diventato uno psicologo e aveva incontrato una donna bella da levare il fiato, più giovane di dodici anni. Se l’era sposata con un impeto pari a quello dell’attaccante che fa il gol più spettacolare della sua carriera. Cazzo quant’era bella Liliana, con quei tratti orientali presi dalla madre e un corpo avvenente, i capelli lunghi e lucidi come seta, le labbra rosse e corpose che ti facevano venire voglia di mangiarle, i seni piccoli e pieni con due capezzoli che diventano piccole cupole tra le dita… e ora tu Martini del cazzo ti presenti qui e mi chiedi come sto? Dieci anni fa dovevi chiedermelo… mi faccio le seghe pensando alla mia ex che mi ha lasciato con l’inganno, Martini. Eh già… tu magari tua moglie manco te la scopi più, vi sedete alla tv la sera e vi bevete le stronzate delle fiction, lei è sfatta e tu ti sei fatto l’amante. Io no Martini, io avevo un lavoro una casa e una famiglia, avevo due figli, due maschi anch’io. Avevamo comprato una casa che per averla ci siamo indebitati fino al midollo, perché Liliana amava le belle cose, la bella vita, la bella gente. E dopo la casa la villa in campagna, perché Liliana amava i cavalli e voleva che anche i suoi figli amassero i cavalli e il proprietario di quella tenuta aveva i cavalli Martini, pensa che stupido. Un uomo brutto come pochi, un coglione con i soldi e i cavalli. E li ho trovati io a letto insieme e quella notte me la sono scopata perché si ricordasse come si scopa, e lei godeva Martini, sapessi come godeva…. Se non fosse stato per quel corpo che mi faceva impazzire avrei dimenticato che era la madre dei miei figli e l’avrei ammazzata. Adesso si prende anche la casa, io non riesco a pagare gli alimenti, Martini, peso centoventi chili e bevo, pensi potrei fare lo psicologo in queste condizioni? Ai miei figli faccio schifo, loro vanno a cavallo nella tenuta del loro nuovo padre e lei è diventata la padrona là dentro e dice che non ho mai avuto spina dorsale, che non sono un buon padre, che non valgo niente….. e tu ti presenti adesso e mi chiedi come sto? Sto che sto tornando in uno schifo di appartamento in affitto dove devo raccogliere il vomito che ho lasciato ieri sera, birra e cioccolata, e che ho avuto quasi un infarto stanotte… vaffanculo Martini… vaffanculo…<br />
«Enea… Enea.. ma ti senti bene….?…»<br />
«Cosa?…. io? Sì, sto bene… scusa… scusa Martini, oggi è una giornata un po’ storta, magari ci sentiamo e ci vediamo un’altra volta»<br />
«Certo, certo… ma sei sicuro di star bene?»<br />
«No, non sto bene affatto, ma ho un appuntamento con un paziente tra poco, sai, faccio lo psicologo, devo andare, scusa Martini, devo andare»<br />
«Ti lascio il mio biglietto da visita, ci sono i miei numeri, chiamami mi raccomando, tu sei su Facebook? Davvero, organizziamo una sera anche con gli altri.»<br />
«No, non ci sono su Facebook , ti chiamo magari, adesso devo andare, sono in ritardo. Mi ha fatto piacere Martini.»<br />
«Anche a me Enea….. fatti sentire mi raccomando.»<br />
Enea si incamminò e sentì che Martini alle sue spalle era rimasto immobile a guardarlo, perplesso. Faceva di sicuro pena anche a lui.<br />
«La stessa faccia, ha detto che ho la stessa faccia, ma vaffanculo…. »<br />
Diede un’occhiata al biglietto: Lucio Martini, Sales Account Executive. BMP.<br />
«Che cazzo fa un sales account executive? Sei ancora lì che guardi Martini? E allora guarda, guarda che ci faccio con il tuo biglietto da visita del cazzo.»<br />
Enea strappò il biglietto in due, quattro, sei pezzi pensando ai bigliettini con le versioni di latino che gli passava Martini. Poi se li buttò alle spalle.</p>
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		<title>Vocabolario delle Aree interne: la grammatica dell&#8217;entroterra italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2024 03:39:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Guido Borà. In copertina: &#8220;Vocabolario delle Aree interne&#8221; a cura Nicholas Tomeo, Radici Edizioni, 2024 Nel 2020, poco più di 4 milioni e mezzo di italiani vivevano, e vivono tuttora, in 1.904 Comuni su una superficie di 970,52 chilometri quadri, individuati come aree interne dalla Strategia Nazionale delle Aree interne (SNAI) 2014-2020, proseguita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Guido Borà. In copertina: &#8220;Vocabolario delle Aree interne&#8221; a cura Nicholas Tomeo, Radici Edizioni, 2024</strong></p>
<p>Nel 2020, poco più di 4 milioni e mezzo di italiani vivevano, e vivono tuttora, in 1.904 Comuni su una superficie di 970,52 chilometri quadri, individuati come aree interne dalla <strong>Strategia Nazionale delle Aree interne</strong> (SNAI) 2014-2020, proseguita dalla programmazione 2021-2027. Si tratta di “aree non urbane in declino o a rischio demografico, ma il cui presidio attivo di comunità è cruciale per la tenuta complessiva del territorio sotto il profilo idrogeologico, paesaggistico e dell’identità culturale&#8221;. Sono numeri non trascurabili, in quanto si riferiscono al 7,7% della popolazione residente, al 24,1% dei Comuni e al 31,1% della superficie nazionale.</p>
<p>Aree con uno spopolamento significativo -1,4% tra il 2001 e il 2020 contro il +3,9% a livello nazionale, individuate a seconda della presenza o meno di servizi essenziali (istruzione, sanità e trasporti ferroviari) congiuntamente alla facilità relativa, espressa in termini di tempo, con cui raggiungere i Comuni definiti Poli, ossia in grado di offrire un&#8217;articolata offerta scolastica secondaria, un ospedale sede di DEA di I livello e almeno una stazione ferroviaria di categoria silver (fermate medio/piccole con traffico consistente superiore ai 2.500 passeggeri in media al giorno). Rilevante è anche la posta in gioco: <strong>dal 2014 il legislatore ha stanziato a favore della SNAI 591,2 milioni fino al 2023 di cui al luglio 2023 erano stati ripartiti 491,2 milioni di euro.</strong> La Missione 5, Componente 3, Investimento 1 del PNRR ha disposto 100 milioni di euro, con ulteriori 300 milioni di euro finanziati dal Fondo complementare per rafforzare la strategia delle are interne.</p>
<p>È questo il contesto in cui si inquadra il diffuso interesse sulle aree denominate “interne” del Paese – definizione alquanto imprecisa considerata anche l’inclusione di <strong>35 Comuni delle Isole minori</strong> – concretizzatosi, da qualche anno a questa parte, in numerose iniziative tra pubblicazioni, dibattiti, convegni e festival. A questo proposito, segnaliamo una nuova, meritoria, pubblicazione dell’editore Radici di Capistrello (AQ), il Vocabolario delle Aree interne a cura di <strong>Nicholas Tomeo</strong>, dottorando, tra i fondatori della scuola dei piccoli Comuni di Castiglione Messer Marino (CH), dal sottotitolo “100 parole per l’uguaglianza dei territori” &#8211; 352 pagine, da inserire a pieno titolo nel vivace dibattito in corso.</p>
<p>In un periodo storico in cui è urgente la ricerca di senso e la complessità dei fenomeni ne rende difficile l’esatto inquadramento, questo vocabolario, per l’ampiezza dei temi trattati, ha la capacità ermeneutica di fornire al lettore definizioni rigorose su molti lemmi. Per citarne qualcuno, senza fare torto a quelli non menzionati: in Agricoltura l’attività agricola è considerata una possibilità di vita e di impresa sebbene “non idilliaca”; in Amministrazioni locali si denuncia la mancanza di una <strong>“visione prospettica che dia un senso al denaro al tempo e alle energie che a queste forme di autogoverno si destinano”</strong>; in Borghi, forse tra i lemmi più taglienti, si ritiene urgente spostare lo sguardo da “i borghi per i borghesi” verso osservazioni di quell’insieme complesso e composito di pratiche e storie che crepa il borgo e fa uscire il paese.</p>
<p>Se l’assenza della cultura in queste aree è considerata una mancanza di dignità, nel lemma <strong>Cultura</strong> si denuncia l’aporia di quelle aree in cui l’unico canale di accesso alla cultura è proprio uno dei nemici da combattere: <strong>Amazon</strong>. Nel lemma Economia si nota, amaramente, l’impotenza sia della Politica agricola comune (PAC) sia delle Politiche di coesione, incapaci di invertire la rotta del “disgregarsi del patto di coabitazione tra le comunità antropiche e le terre alte”. Segnalo anche Fragilità, Interno, Istruzione, Mobilità, Montagne, PNRR, Sanità, Terremoto, Terre comuni, Valorizzazione, Welfare e così via.</p>
<p>Il volume non si configura, dunque, solo come un<strong> vocabolario delle aree interne</strong>, ma come un dizionario, in cui i 60 autori, tutti attori esperti di questi territori, non si limitano alla definizione e all’inquadramento del singolo lemma ma sviluppano utili riflessioni e approfondimenti. Il tema, palesemente scivoloso, è trattato, a livello politico e talvolta accademico, con slogan semplici di sicuro effetto mediatico ma dalle modeste ricadute pratiche: demonizzazione della città, esaltazione del lavoro della terra e dell’allevamento, visione idilliaca del ritorno alle origini, enfasi sulla valorizzazione a fini turistici. Il curatore Tomeo non cade in questo errore, inquadra il fenomeno in una prospettiva fattuale, riuscendo a mediare tra le varie istanze con il risultato di un prezioso strumento di consultazione. Probabilmente mancano alcuni lemmi, propongo Demografia, Mappe o Numeri grazie ai quali si sarebbe contribuito a contestualizzare meglio il fenomeno dal punto di vista quantitativo e visivo.</p>
<p>In conclusione, una riflessione personale sui diritti di cittadinanza e sulla secolare fuga dalla campagna, un fenomeno iniziato almeno dal Basso Medioevo (non con l’industrializzazione quando diventarono superflui) e non appena il contesto la rendeva praticabile. <strong>Nel Medioevo era in voga lo slogan, adesso abusato, di matrice germanica “la città rende liberi”: dopo l’anno Mille la nostra Penisola, sebbene fosse un fenomeno “europeo”, vide la costruzione di numerose nuove città – tra le più importanti Alessandria (1168) oppure L’Aquila (1254) – dove i contadini in fuga dall’indebolito potere feudale, confluivano in aggregazioni in cui poter godere di nuovi diritti individuali.</strong></p>
<p>Nel XIX secolo nel campidanese la vita agropastorale era talmente misera per cui i minatori, nonostante gli enormi rischi a cui andavano incontro, suscitavano invida tanto da essere soprannominati <strong>“minadoi dottoi”</strong> – ossia minatori dottori. È ancora nel XX secolo i contadini fuggivano dallo sfruttamento e dalla sopraffazione del notabilato locale, in cerca di lavoro, diritti e dignità personale. Il revival delle aree interne non sia immemore delle durissime condizioni della vita agropastorale, pena un’inaccettabile “mitizzazione”.</p>
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		<title>Un numero rosa</title>
		<link>https://www.borderliber.it/numero-rosa-poesia-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Oct 2023 02:01:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Numero]]></category>
		<category><![CDATA[rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Seno]]></category>
		<category><![CDATA[Tumore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Per molte i capelli non ci sono più. Un copricapo colorato racconta il fascino di un tempo, mostrandone un altro. Seduti si ascolta una voce, equità sociale ampiamente rispettata. Mi vien da pensare che almeno in questo luogo rosa, bianco e con i pavimenti finto parquet, esista una vera [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Per molte i capelli non ci sono più.<br />
Un copricapo colorato<br />
racconta il fascino di un tempo,<br />
mostrandone un altro.</p>
<p>Seduti si ascolta una voce,<br />
equità sociale ampiamente rispettata.</p>
<p>Mi vien da pensare che almeno in questo luogo rosa,<br />
bianco e con i pavimenti finto parquet,<br />
esista una vera democrazia del dolore.</p>
<p>Impari ad accettare le attese,<br />
a capire gli sguardi,<br />
a donare il tuo posto perché ti senti fortunato.</p>
<p>I ritardi non contano più.</p>
<p>In una fredda stanza d&#8217;albergo non ti aspetta nessuno.<br />
Passi lenti, lacrime e sorrisi per una pizza fredda.</p>
<p>Quante cose dobbiamo ancora capire?<br />
E intanto una voce registrata<br />
continua a chiamare un numero rosa.</p>
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