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	<title>Reagan Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L&#8217;io tiranno. Eric Sadin e la fine del mondo comune</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 02:11:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina &#8220;L&#8217;io tiranno&#8221; di Eric Sadin, Luiss University Press, 2022 Cosa ci ha reso così individualisti, disconnessi dalla realtà, incapaci di creare un dialogo improntato sul confronto e non solo sullo scontro? Cosa ci ha reso così bisognosi di svendere le nostre emozioni, di metterle in vetrina, di rendere ciascuno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina &#8220;L&#8217;io tiranno&#8221; di Eric Sadin, Luiss University Press, 2022</strong></p>
<p>Cosa ci ha reso così individualisti, disconnessi dalla realtà, incapaci di creare un dialogo improntato sul confronto e non solo sullo scontro? Cosa ci ha reso così bisognosi di svendere le nostre emozioni, di metterle in vetrina, di rendere ciascuno di noi attori in cerca di applausi?</p>
<p>Ce lo spiega <strong>Eric Sadin</strong> nel suo saggio <strong>&#8220;L&#8217;io tiranno. La società digitale e la fine del mondo comune&#8221;</strong>. Attraverso un sapiente intreccio tra storia, filosofia e analisi sociologica, lo studioso francese ci fa attraversare la<strong> postmodernità</strong>, luogo in cui la soggettività è ormai l&#8217;unica fede in cui bisogna credere.</p>
<p><strong>Colpa dei social?</strong> Certamente alcune dinamiche di autocompiacimento, attraverso le quali ognuno si idolatra e impone agli altri di seguire il suo esempio, hanno aiutato questo processo, anzi lo hanno velocizzato, ma dietro c&#8217;è una trafila di episodi fatta di teorie, esperimenti e delusioni collettive.</p>
<p><strong>Sadin parte dall&#8217;Età dei Lumi</strong>, epoca che propone due principi importanti, ossia <strong>individualismo e autoaffermazione</strong>. Tutto a fin di bene secondo i filosofi dell&#8217;epoca; infatti, per loro tali processi avrebbero dovuto produrre ricchezza e cooperazione. Invece, il tradimento a tutto tondo ha lasciato i propri segni, creando solo divisioni all&#8217;interno del corpo sociale.</p>
<p><strong>C&#8217;è poi la svolta degli anni Ottanta del secolo scorso</strong>, con l&#8217;avvento di un neoliberismo distruttivo che avrebbe dovuto rispondere alle delocalizzazioni e alla brusca interruzione del <strong>boom economico</strong> degli anni Settanta. Emblematico il diktat della premier inglese <strong>Margaret Thatcher</strong>, ovvero <strong>la società non esiste.</strong></p>
<p>Ma segni, simboli e voci fuori dal coro non sono mancate. <strong>A Sadin, ad esempio, potremmo fare notare che anche Pasolini era preoccupato per la nascente &#8220;società dei consumi&#8221;</strong>, che stava imponendo alle masse il peggiore dei fascismi.</p>
<p><strong>Tutto ciò cosa ha creato?</strong> Per il filosofo francese, <strong>con l&#8217;avvento dell&#8217;iPhone, di internet, del Big data e il surplus di informazione</strong>, l&#8217;individuo ha sempre di più interiorizzato l&#8217;idea di poter appartenere completamente a sé stesso, di poter essere onnipotente, di potersi bastare. Certo, <strong>la nostra boria</strong> aumenta man mano che in noi si generano frustrazione, insoddisfazione e insicurezza.</p>
<p>Questa quotidianità, in cui ognuno è in guerra contro l&#8217;altro e in cui la fiducia verso le istituzioni viene meno, innesca un&#8217;altra pericolosa tirannia, ossia <strong>quella che Simon Weil chiamava il &#8220;governo di nessuno&#8221;. </strong>L&#8217;ingovernabilità è un altro dei temi trattati da Sadin in <strong>&#8220;L&#8217;io Tiranno&#8221;</strong> e, anche in questo caso, la sua analisi è impeccabile.</p>
<p><strong>E il neoliberismo?</strong> Esso viene alimentato costantemente, perché attraverso una società democraticamente individualista, in cui ognuno può dire ciò che vuole mettendo persino in dubbio luminari d&#8217;ogni campo, in cui ognuno pensa di essere una minoranza che deve prevalere e affermare la propria esistenza, la speculazione e gli affari trovano campo libero.</p>
<p><strong>Si creano nuove merci e innovativi bisogni che pungolano i nostri desideri</strong>, che ci isolano dagli altri, che ci guidano verso quella felicità spettacolarizzata che rende impossibile ogni riforma e ogni collaborazione.</p>
<p>Sadin spiega anche le dinamiche che alimentano alcune battaglie civili perseguite per garantire dei diritti sacrosanti a delle minoranze, e di come queste lotte siano invece sfruttate per scopi economici, <strong>transumanistici</strong>, che sfaldano la società in nome di<strong> un individualismo sfrenato e malato.</strong></p>
<p>Ed ecco la contropartita, ossia gli attentati dei terroristi islamici, gli omicidi di massa compiuti da individui che si vendicano per non essere riusciti a fare parte del gioco. S<strong>ono comportamenti antisociali, ossia le anomie di cui tanto parlava Durkheim</strong>, ma che da fenomeni isolati e impossibili da categorizzare, tanto da apparire più unici che rari, <strong>sono ormai all&#8217;ordine del giorno.</strong></p>
<p>Insomma, in<strong> &#8220;L&#8217;io Tiranno&#8221;</strong> ce n&#8217;è per tutti. Sadin non dimentica niente e nessuno,<strong> per questo si tratta di un saggio che entra velocemente in testa, perché è il mondo nel quale viviamo e dal quale nessuno può dirsi salvo.</strong> Forse, a molti, questo libro potrà sembrare un sermone, ma così non è. È una sensazione che potrà venire solo a coloro che non vogliono prendere coscienza del disastro quotidiano o che ancora non hanno consapevolezza di ciò che sta accadendo.</p>
<p>Cosa importante, <strong>Sadin non analizza solo la situazione, ma suggerisce anche delle soluzioni.</strong></p>
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